mercoledì 21 maggio 2014

''L'APERTURA A DIO E IL RIFIUTO DEL MALE'’

incontro riflessione con la comunità terapeutica di Gemini

Un incontro insolito quello che ieri sera si è tenuto nella nostra parrocchia.
Insolito non per gli ospiti che vi hanno partecipato, perché i ragazzi della comunità terapeutica ‘’S. Francesco’’ di Gemini (LE) sono ‘’ di casa’’ qui da noi; da anni, infatti, si svolgono incontri-dibattiti con le loro testimonianze sulle tossicodipendenze (droga e alcool), sia in parrocchia che presso l’istituto comprensivo del paese.
Don Mimmo Ozza, fondatore della comunità, si occupa di loro da quasi trent’anni e li accompagna nel recupero secondo un percorso terapeutico ormai ben consolidato, nel quale anche la nostra parrocchia viene a volte coinvolta, con campi estivi o incontri periodici nel corso dell’anno.
Quest’anno, il tema dell’incontro è stato, dicevo, molto particolare, perché ‘’la dipendenza’’ non era da ‘’qualcosa’’ ma da ‘’qualcuno’’; un ‘’qualcuno’’ il cui  nome è già tutto un programma; la cui presenza viene spesso negata o poco riconosciuta, si preferisce pensare che noi del ventunesimo secolo siamo esenti dai suoi influssi, come se avessimo un’immunità particolare, speciale, che ci rende ‘’intoccabili’’ e rende ‘’innocuo’’ il suo intervento su di noi.
Sto parlando di ‘’qualcuno’’ che non si manifesta fisicamente, ma spiritualmente, che opera dentro di noi in maniera coatta, ma con tecniche molto chiare e precise, raffinate anche; si tratta del demonio, il nemico di Dio, l’unico nemico di Dio, presente fin dalla Creazione ed operante in ogni istante della Storia umana, istigando al male, alla violenza, a comportamenti che portano al rifiuto di Dio e del Bene e all’accoglienza di tutto ciò che è contro la Volontà e gli insegnamenti di Dio.
Molti ritengono ‘’superato e ridicolo’’ parlare di questi argomenti oggi, come se la sua presenza sia qualcosa legata solo a  determinate epoche storiche e a determinati luoghi.
Eppure tutti sono concordi nel dire che ‘’oggi il male dilaga’’.
Il male non viene da sé, ma è insidiato da una ‘’presenza’’ che preferisce farsi credere ‘’assente’’ per poter agire più in profondità e in maniera indisturbata.
Credere o non credere nella presenza e nell’azione del diavolo non è un fatto soggettivo, ma oggettivo, sono i fatti quotidiani che ce lo confermano in mille modi: dovremmo solo imparare a leggere correttamente i segni del tempo, come ci dice Gesù; ma, molte volte, a noi fa comodo non leggerli o far finta di leggerli e se pure li leggiamo preferiamo non prenderli in seria considerazione.
Non facciamo certo un bene a noi stessi, ma al demonio, la cui prima e più subdola tentazione è proprio quella di far credere che non esista, di convincere che la sua presenza sia un argomento superato e anacronistico.
Ma sappiamo, certo che lo sappiamo, che non è così.
Le messe nere e le sette sataniche non sono un’invenzione per spaventare i bambini; il male e la violenza al quale assistiamo ogni giorno non sono favole metropolitane; le superstizioni, i malocchi, le fatture, la cartomanzia e quant’altro ruota intorno a questo mondo cosiddetto ‘’dell’occulto’’ non provengono certo dagli insegnamenti della Chiesa, anche se molte volte, purtroppo, questi riti vengono realizzati con gesti e preghiere apparentemente ‘’normali’’, cioè si mascherano intenti malefici sotto azioni tipiche dell’ambiente cristiano e questo, ovviamente, trae in inganno, perché si è portati a credere che sia giusto e accettabile un simile rituale che conduce o induce al male o al dominio dell’altro per scopi soggettivi e certamente non provenienti dall’amore per l’altro.
Certo è un argomento molto complesso e delicato, contestato da tanti, praticato da molti, nei piccoli come nei grandi centri, nel passato come nel presente, eppure questo è un argomento che viaggia in parallelo con gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, con la stessa intensità e la stessa incidenza, in negativo ovviamente, sull’agire umano.
Credere o non credere, dunque?
A chi dobbiamo porgere l’orecchio? Di chi possiamo fidarci? A chi possiamo dare la nostra fiducia ed essere sicuri che la sua risposta sia quella giusta?
In primis, c’è  lo stesso nostro Creatore che ne ha avuto esperienza in quello che viene definito ‘’peccato originale’’ con la tentazione di Adamo ed Eva.
Gesù, poi, ha vissuto in prima persona il rapporto con Satana, sia subendo le sue tentazioni nel deserto che liberando numerose persone dalla sua presenza; gli apostoli ne hanno fatto esperienza e poi, lungo il corso delle Storia, tanti santi, da Sant’Antonio Abate nel deserto a Padre Pio nel suo piccolo convento, hanno sperimentato sulla loro vita il suo attacco spietato.
Sono conosciute e riconosciute da tutti le lotte di Padre Pio contro il demonio, un santo dei nostri tempi, un santo di cui ben conosciamo  ‘’la statura spirituale’’.
La Storia tutta è disseminata di esperienze simili, più o meno conosciute, più o meno intense, non c’è stata un’epoca in cui il demonio non abbia fatto sentire la sua presenza nella vita dell’uomo di fede e di quello non credente. La Storia stessa, ha riconosciuto, per esempio la relazione di Hitler con le sette sataniche e sappiamo quale ne sia stata la conseguenza.
Ma se proprio tutto questo non dovesse bastare, c’è una voce piuttosto autorevole in materia che può darci conferma e sicurezza su questo argomento: è la voce di papa Benedetto XVI, prima, e di papa Francesco, dopo.
Riporto, qui di seguito, l’omelia di papa Francesco tenuta nella Casa di S. Marta l’11 aprile scorso; un’omelia certamente non criptata, ma rintracciabile su tutti i siti cattolici o anche su You tube; quella che qui riporto è stata presa dal sito dell’Osservatore Romano.
In quest’omelia, il papa parla chiaramente, non usa mezzi termini, non nasconde verità… come sempre, naturalmente… il suo parlare semplice, limpido e sincero lo riconosciamo ormai tutti… ed anche su questo argomento non manca d’essere diretto ed andare dritto al cuore del problema…

… vi lascio in sua compagnia, dunque; ognuno, poi, come sempre, ne tragga le conclusioni, assicurandosi, però, di essere libero/a da condizionamenti, influenze, ideologie, convinzioni, superstizioni o cose simili che possono impedire la corretta lettura e comprensione di quanto il papa ci dice e  da cosa, o meglio da chi, paternamente, ci mette in guardia! 






                          Messa a Santa Marta

                          Il diavolo sicuramente


«Il diavolo c’è anche nel ventunesimo secolo e noi dobbiamo imparare dal Vangelo come lottare» contro di lui per non cadere in trappola. Ma per farlo non bisogna essere «ingenui». E perciò si devono conoscere le sue strategie per le tentazioni che hanno sempre «tre caratteristiche»: cominciano piano, poi crescono per contagio e alla fine trovano il modo per giustificarsi.
Papa Francesco ha messo in guardia dal ritenere che parlare del diavolo oggi sia roba «da antichi» e proprio su questo ha incentrato la sua meditazione nella messa celebrata venerdì 11 aprile nella cappella della Casa Santa Marta.
Il Pontefice ha parlato espressamente di «lotta». Del resto, ha spiegato, anche «la vita di Gesù è stata una lotta: lui è venuto per vincere il male, per vincere il principe di questo mondo, per vincere il demonio». Gesù ha lottato con il demonio che lo ha tentato tante volte e «ha sentito nella sua vita le tentazioni e anche le persecuzioni». Così «anche noi cristiani che vogliamo seguire Gesù, e che per mezzo del battesimo siamo proprio nella strada di Gesù, dobbiamo conoscere bene questa verità: anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio». Questo avviene «perché lo spirito del male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù».
Ma, si è chiesto il Papa, «come fa lo spirito del male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione?». La risposta a questo interrogativo è decisiva. «La tentazione del demonio — ha spiegato il Pontefice — ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole». Anzitutto «la tentazione incomincia lievemente ma cresce, sempre cresce». Poi «contagia un altro»: si «trasmette a un altro, cerca di essere comunitaria». E «alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica». Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre parole: «cresce, contagia e si giustifica».
Lo si evince anche dalla «prima tentazione di Gesù» nel deserto, che «sembra quasi una seduzione. Il diavolo va lentamente» e dice a Gesù: «Ma perché non fai questo? Buttati dal tempio e risparmi trent’anni di vita, in un giorno tutti ti diranno: ecco il Messia!». È la stessa cosa «che ha fatto con Adamo ed Eva». Il diavolo dice loro: «Assaggiatela questa mela, è buona, darà saggezza!». Il diavolo segue la tattica della «seduzione»: parla «quasi come se fosse un maestro spirituale, come se fosse un consigliere».
Ma se «la tentazione viene respinta», poi «cresce e torna più forte». Gesù, ha spiegato il Papa, lo dice nel Vangelo di Luca e avverte che «quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda torna». Ed ecco che «la tentazione è più forte, cresce. Ma cresce anche coinvolgendo altri». È proprio quello che è successo con Gesù, come racconta il passo evangelico di Giovanni (10, 31-42) proposto dalla liturgia. «Il demonio — ha affermato il Pontefice — coinvolge questi nemici di Gesù che, a questo punto, parlano con lui con le pietre nelle mani», pronti a ucciderlo. E qui «si vede chiarissima la forza di questa crescita» per contagio della tentazione. Così «quello che sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua tranquillo, diviene una marea, un fiume forte che ti porta avanti». Perché, appunto, la tentazione «cresce sempre e contagia».
La terza caratteristica della tentazione del demonio è che «alla fine si giustifica». Papa Francesco, in proposito, ha ricordato la reazione del popolo quando Gesù è tornato «per la prima volta a casa a Nazareth» e è si recato nella sinagoga. Prima tutti sono rimasti colpiti dalle sue parole, poi ecco subito la tentazione: «Ma costui non è il figlio di Giuseppe il falegname, e di Maria? Con quale autorità parla se non è mai andato all’università e non ha mai studiato?». Dunque hanno cercato di giustificare il loro proposito di «ucciderlo in quel momento, buttarlo già dal monte».
Anche nel brano di Giovanni gli interlocutori di Gesù vogliono ucciderlo, tanto che «hanno le pietre nelle mani e discutono con lui». Così «la tentazione ha coinvolto tutti contro Gesù»; e tutti «si giustificano» per questo. Per Papa Francesco «il punto più alto, più forte della giustificazione è quello del sacerdote» che dice: «Ma finiamola, voi non capite niente! Non sapete che è meglio che un uomo muoia per il popolo? Deve morire per salvare il popolo!». E tutti gli altri gli danno ragione: è «la giustificazione totale».
Anche noi, ha avvertito il Pontefice, «quando siamo tentati, andiamo su questa stessa strada. Abbiamo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora...». Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere» ha riconosciuto il Papa, confidando: «Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua».
Ecco perché, ha affermato ancora il Pontefice, si deve stare «attenti quando nel nostro cuore sentiamo qualcosa che finirà per distruggere le persone, distruggere la fama, distruggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si deve stare «attenti — ha aggiunto — perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà un marea tale che porterà a giustificarci del male»; proprio «come si sono giustificate queste persone» presentate nel Vangelo, che sono arrivate a dire di Gesù: «È meglio che muoia un uomo per il popolo».
«Tutti siamo tentati — ha affermato il Pontefice — perché la legge della nostra vita spirituale, della nostra vita cristiana, è una lotta». E lo è in conseguenza del fatto che «il principe di questo mondo non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo».
Certo, ha concluso il Papa, «qualcuno di voi — forse, non so — può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!» Ma, ha ribadito «guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è anche nel secolo ventunesimo. E non dobbiamo essere ingenui. Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di lui»
                                                          ( dall' Osservatore Romano dell'11 - 04 - 2014)


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