''Compresi che l'Amore racchiudeva tutte le vocazioni'' (Madre Teresa di Calcutta) - Blog registrato nei SITI CATTOLICI ITALIANI
giovedì 22 maggio 2014
mercoledì 21 maggio 2014
incontro riflessione con la comunità
terapeutica di Gemini
Un incontro insolito quello che ieri sera si è tenuto nella nostra parrocchia.
Insolito non per gli ospiti che vi hanno partecipato, perché i ragazzi
della comunità terapeutica ‘’S. Francesco’’ di Gemini (LE) sono ‘’ di casa’’
qui da noi; da anni, infatti, si svolgono incontri-dibattiti con le loro testimonianze
sulle tossicodipendenze (droga e alcool), sia in parrocchia che presso l’istituto
comprensivo del paese.
Don Mimmo Ozza, fondatore della comunità, si occupa di loro da quasi
trent’anni e li accompagna nel recupero secondo un percorso terapeutico ormai
ben consolidato, nel quale anche la nostra parrocchia viene a volte coinvolta,
con campi estivi o incontri periodici nel corso dell’anno.
Quest’anno, il tema dell’incontro è stato, dicevo, molto particolare, perché
‘’la dipendenza’’ non era da ‘’qualcosa’’ ma da ‘’qualcuno’’; un ‘’qualcuno’’
il cui nome è già tutto un programma; la
cui presenza viene spesso negata o poco riconosciuta, si preferisce pensare che
noi del ventunesimo secolo siamo esenti dai suoi influssi, come se avessimo un’immunità
particolare, speciale, che ci rende ‘’intoccabili’’ e rende ‘’innocuo’’ il suo
intervento su di noi.
Sto parlando di ‘’qualcuno’’
che non si manifesta fisicamente, ma spiritualmente, che opera dentro di noi in
maniera coatta, ma con tecniche molto chiare e precise, raffinate anche; si
tratta del demonio, il nemico di Dio,
l’unico nemico di Dio, presente fin dalla Creazione ed operante in ogni istante
della Storia umana, istigando al male, alla violenza, a comportamenti che
portano al rifiuto di Dio e del Bene e all’accoglienza di tutto ciò che è
contro la Volontà e gli insegnamenti di Dio.
Molti ritengono ‘’superato e ridicolo’’ parlare di questi argomenti
oggi, come se la sua presenza sia qualcosa legata solo a determinate epoche storiche e a determinati
luoghi.
Eppure tutti sono concordi nel dire che ‘’oggi il male dilaga’’.
Il male non viene da sé, ma è insidiato da una ‘’presenza’’ che preferisce farsi credere ‘’assente’’ per poter agire più in profondità e in maniera
indisturbata.
Credere o non credere nella presenza e nell’azione del diavolo non è
un fatto soggettivo, ma oggettivo, sono i fatti quotidiani che ce lo confermano
in mille modi: dovremmo solo imparare a leggere correttamente i segni del
tempo, come ci dice Gesù; ma, molte volte, a noi fa comodo non leggerli o far
finta di leggerli e se pure li leggiamo preferiamo non prenderli in seria
considerazione.
Non facciamo certo un bene a noi stessi, ma al demonio, la cui prima e
più subdola tentazione è proprio quella di far credere che non esista, di convincere
che la sua presenza sia un argomento superato e anacronistico.
Ma sappiamo, certo che lo sappiamo, che non è così.
Le messe nere e le sette sataniche non sono un’invenzione per
spaventare i bambini; il male e la violenza al quale assistiamo ogni giorno non
sono favole metropolitane; le superstizioni, i malocchi, le fatture, la cartomanzia
e quant’altro ruota intorno a questo mondo cosiddetto ‘’dell’occulto’’ non
provengono certo dagli insegnamenti della Chiesa, anche se molte volte,
purtroppo, questi riti vengono realizzati con gesti e preghiere apparentemente ‘’normali’’,
cioè si mascherano intenti malefici sotto azioni tipiche dell’ambiente
cristiano e questo, ovviamente, trae in inganno, perché si è portati a credere
che sia giusto e accettabile un simile rituale che conduce o induce al male o
al dominio dell’altro per scopi soggettivi e certamente non provenienti dall’amore
per l’altro.
Certo è un argomento molto complesso e delicato, contestato da tanti,
praticato da molti, nei piccoli come nei grandi centri, nel passato come nel
presente, eppure questo è un argomento che viaggia in parallelo con gli
insegnamenti della Chiesa Cattolica, con la stessa intensità e la stessa
incidenza, in negativo ovviamente, sull’agire umano.
Credere o non credere, dunque?
A chi dobbiamo porgere l’orecchio? Di chi possiamo fidarci? A chi
possiamo dare la nostra fiducia ed essere sicuri che la sua risposta sia quella
giusta?
In primis, c’è lo
stesso nostro Creatore che ne ha avuto esperienza in quello che viene definito ‘’peccato
originale’’ con la tentazione di Adamo ed Eva.
Gesù, poi, ha vissuto in prima persona il rapporto con Satana, sia
subendo le sue tentazioni nel deserto che liberando numerose persone dalla sua
presenza; gli apostoli ne hanno fatto esperienza e poi, lungo il corso delle
Storia, tanti santi, da Sant’Antonio Abate nel deserto a Padre Pio nel suo
piccolo convento, hanno sperimentato sulla loro vita il suo attacco spietato.
Sono conosciute e riconosciute da tutti le lotte di Padre Pio contro
il demonio, un santo dei nostri tempi, un santo di cui ben conosciamo ‘’la statura spirituale’’.
La Storia tutta è disseminata di esperienze simili, più o meno
conosciute, più o meno intense, non c’è stata un’epoca in cui il demonio non
abbia fatto sentire la sua presenza nella vita dell’uomo di fede e di quello
non credente. La Storia stessa, ha riconosciuto, per esempio la relazione di
Hitler con le sette sataniche e sappiamo quale ne sia stata la conseguenza.
Ma se proprio tutto questo non dovesse bastare, c’è una voce piuttosto
autorevole in materia che può darci conferma e sicurezza su questo argomento: è
la voce di papa Benedetto XVI, prima, e di papa Francesco, dopo.
Riporto, qui di seguito, l’omelia di papa Francesco tenuta nella Casa
di S. Marta l’11 aprile scorso; un’omelia certamente non criptata, ma
rintracciabile su tutti i siti cattolici o anche su You tube; quella che qui
riporto è stata presa dal sito dell’Osservatore Romano.
In quest’omelia, il papa parla chiaramente, non usa mezzi termini, non
nasconde verità… come sempre, naturalmente… il suo parlare semplice, limpido e
sincero lo riconosciamo ormai tutti… ed anche su questo argomento non manca d’essere
diretto ed andare dritto al cuore del
problema…
… vi lascio in sua compagnia, dunque; ognuno, poi, come sempre, ne
tragga le conclusioni, assicurandosi, però, di essere libero/a da
condizionamenti, influenze, ideologie, convinzioni, superstizioni o cose simili
che possono impedire la corretta lettura e comprensione di quanto il papa ci
dice e da cosa, o meglio da chi, paternamente,
ci mette in guardia!
Messa a Santa Marta
Il diavolo sicuramente
«Il diavolo c’è anche nel ventunesimo secolo e noi dobbiamo imparare dal Vangelo come lottare» contro di lui per non cadere in trappola. Ma per farlo non bisogna essere «ingenui». E perciò si devono conoscere le sue strategie per le tentazioni che hanno sempre «tre caratteristiche»: cominciano piano, poi crescono per contagio e alla fine trovano il modo per giustificarsi.
Il Pontefice ha parlato espressamente di «lotta». Del resto, ha spiegato, anche «la vita di Gesù è stata una lotta: lui è venuto per vincere il male, per vincere il principe di questo mondo, per vincere il demonio». Gesù ha lottato con il demonio che lo ha tentato tante volte e «ha sentito nella sua vita le tentazioni e anche le persecuzioni». Così «anche noi cristiani che vogliamo seguire Gesù, e che per mezzo del battesimo siamo proprio nella strada di Gesù, dobbiamo conoscere bene questa verità: anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio». Questo avviene «perché lo spirito del male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù».
Ma, si è chiesto il Papa, «come fa lo spirito del male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione?». La risposta a questo interrogativo è decisiva. «La tentazione del demonio — ha spiegato il Pontefice — ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole». Anzitutto «la tentazione incomincia lievemente ma cresce, sempre cresce». Poi «contagia un altro»: si «trasmette a un altro, cerca di essere comunitaria». E «alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica». Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre parole: «cresce, contagia e si giustifica».
Lo si evince anche dalla «prima tentazione di Gesù» nel deserto, che «sembra quasi una seduzione. Il diavolo va lentamente» e dice a Gesù: «Ma perché non fai questo? Buttati dal tempio e risparmi trent’anni di vita, in un giorno tutti ti diranno: ecco il Messia!». È la stessa cosa «che ha fatto con Adamo ed Eva». Il diavolo dice loro: «Assaggiatela questa mela, è buona, darà saggezza!». Il diavolo segue la tattica della «seduzione»: parla «quasi come se fosse un maestro spirituale, come se fosse un consigliere».
Ma se «la tentazione viene respinta», poi «cresce e torna più forte». Gesù, ha spiegato il Papa, lo dice nel Vangelo di Luca e avverte che «quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda torna». Ed ecco che «la tentazione è più forte, cresce. Ma cresce anche coinvolgendo altri». È proprio quello che è successo con Gesù, come racconta il passo evangelico di Giovanni (10, 31-42) proposto dalla liturgia. «Il demonio — ha affermato il Pontefice — coinvolge questi nemici di Gesù che, a questo punto, parlano con lui con le pietre nelle mani», pronti a ucciderlo. E qui «si vede chiarissima la forza di questa crescita» per contagio della tentazione. Così «quello che sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua tranquillo, diviene una marea, un fiume forte che ti porta avanti». Perché, appunto, la tentazione «cresce sempre e contagia».
La terza caratteristica della tentazione del demonio è che «alla fine si giustifica». Papa Francesco, in proposito, ha ricordato la reazione del popolo quando Gesù è tornato «per la prima volta a casa a Nazareth» e è si recato nella sinagoga. Prima tutti sono rimasti colpiti dalle sue parole, poi ecco subito la tentazione: «Ma costui non è il figlio di Giuseppe il falegname, e di Maria? Con quale autorità parla se non è mai andato all’università e non ha mai studiato?». Dunque hanno cercato di giustificare il loro proposito di «ucciderlo in quel momento, buttarlo già dal monte».
Anche nel brano di Giovanni gli interlocutori di Gesù vogliono ucciderlo, tanto che «hanno le pietre nelle mani e discutono con lui». Così «la tentazione ha coinvolto tutti contro Gesù»; e tutti «si giustificano» per questo. Per Papa Francesco «il punto più alto, più forte della giustificazione è quello del sacerdote» che dice: «Ma finiamola, voi non capite niente! Non sapete che è meglio che un uomo muoia per il popolo? Deve morire per salvare il popolo!». E tutti gli altri gli danno ragione: è «la giustificazione totale».
Anche noi, ha avvertito il Pontefice, «quando siamo tentati, andiamo su questa stessa strada. Abbiamo una tentazione che cresce e contagia un altro». Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo «un po’ di invidia per quella persona o per l’altra», non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera «cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora...». Proprio «questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere» ha riconosciuto il Papa, confidando: «Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana», che «comincia così, soavemente, come il filo d’acqua».
Ecco perché, ha affermato ancora il Pontefice, si deve stare «attenti quando nel nostro cuore sentiamo qualcosa che finirà per distruggere le persone, distruggere la fama, distruggere la nostra vita, portandoci alla mondanità, al peccato». Si deve stare «attenti — ha aggiunto — perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando cresce e contagia sarà un marea tale che porterà a giustificarci del male»; proprio «come si sono giustificate queste persone» presentate nel Vangelo, che sono arrivate a dire di Gesù: «È meglio che muoia un uomo per il popolo».
«Tutti siamo tentati — ha affermato il Pontefice — perché la legge della nostra vita spirituale, della nostra vita cristiana, è una lotta». E lo è in conseguenza del fatto che «il principe di questo mondo non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo».
Certo, ha concluso il Papa, «qualcuno di voi — forse, non so — può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo nel secolo ventunesimo!» Ma, ha ribadito «guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è anche nel secolo ventunesimo. E non dobbiamo essere ingenui. Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di lui»
( dall' Osservatore Romano dell'11 - 04 - 2014)
domenica 18 maggio 2014
sabato 17 maggio 2014
MARIA...
REGINA DEL POPOLO
E’ certamente singolare il dono di Maria di conquistare i cuori di
piccoli e grandi, di gente colta e di gente analfabeta, di uomini e donne
di ogni epoca e di ogni estrazione sociale; ai suoi numerosissimi titoli bisognerebbe
aggiungerne un altro: Maria, Regina del
popolo!
Di certo è la più amata dai popoli di ogni tempo; i cuori di tante
popolazioni le appartengono per quella devozione popolare che nasce da un cuore
umile che, nella sua miseria ed ignoranza anche dei concetti minimi della fede,
cerca un Rifugio, uno Scoglio sicuro, una Mano materna che lo sollevi dal fango
quotidiano.
Maria ha il dono grande di attirare a sé i cuori più induriti,
quelli dei più impenitenti, quelli dei più lontani ed ostinati… li attira a sé
e li dona a Gesù, impegno quotidiano della sua missione materna, quella cioè di
ricondurre le anime a Colui che le ha redente con il Suo Sangue.
Non si contano i Santuari e le Chiese dedicate a Maria, ognuna di
loro ha una storia legata alla Presenza della Madre Misericordiosa, ad un suo
intervento miracoloso, ad una sua interazione con questo mondo, spesso a Lei
ostile, ma che Lei non ha mai abbandonato a se stesso, ha invece curato le sue
ferite, si è chinata su di loro con materno affetto, ha teso la Sua Mano ad
ogni richiesta di aiuto, non ha mai condannato nessuno, ma tutti ha sempre
perdonato, anche chi ignobilmente aveva bestemmiato il suo santo Nome.
Proprio per questo, il popolo non ha mai trascurato di cantare le grandezze
di Maria, di implorare le sue benedizioni, il suo soccorso, il suo Amore di
Madre, di Madre del Signore e Madre del Popolo di Dio.
Mentre ci avviamo verso il termine di questo mese a Lei dedicato,
vogliamo con Lei scoprire alcune pagine di ‘’storia religiosa popolare’’, ripercorrere cioè con Maria il nostro
Bel Paese seguendo le sue tracce, da nord a sud, da est ad ovest; sulle orme
della Madre dei popoli, vogliamo scoprire l’amore del popolo per la Sua Madre
alla quale ha dedicato stornelli e canti provenienti direttamente dal cuore, canti
popolari che nella loro semplicità e monotonia ritmica raccontano gli interventi della Madre del
Cielo e la incoronano Madre della Terra, Madre dei figli del Figlio, Madre ‘’ad
honorem’’, nelle cui Mani ogni popolo ha consegnato le chiavi del proprio
cuore, quelle della propria parrocchia, quelle della Chiesa che da sempre solca
il mare tempestoso dell’eresia e dell’incredulità.
Prima di cominciare questo nostro cammino, che ci vedrà all’estremo
sud, al Santuario di Tindari, a Patti, in Sicilia, a Maria affidiamo il nostro
cuore…
Maggio, mese dei fiori, mese delle rose,
mese di Maria, il più bel
Fiore dell'Umanità.
Maria, silenziosa Compagna
dei giorni nostri,
Guida sicura della Barca di
Pietro,
Madre che abbraccia chi le
ha ucciso il Figlio,
Madre del dolore, Sposa dell'Amore;
Madre del Cristo sofferente,
sostegno del Cristo morente,
Gioia del Cristo risorto.
sostegno del Cristo morente,
Gioia del Cristo risorto.
Madre della Misericordia
e Figlia misericordiosa,
campione di pietà è il Suo
Cuore,
esempio di umiltà il Suo
Amore.
Madre dalla porta sempre
aperta
Madre sempre desta e sempre
all'erta;
Madre e Maestra di
preghiera,
Madre, Vergine, Figlia e
Sposa,
Sorella, Maestra ed
Infermiera
sempre curva sulle ferite del mondo,
sempre pronta ad asciugare le lacrime
più amare e più solitarie.
O premurosa Crocerossina,
o dolcissimo Fiore profumato di santità,
o Vergine Maria
a te affidiamo questa fragile Umanità:
Tu che sei sempre al nostro fianco
Tu perdona quest’uomo stanco,
quest’uomo smarrito e disorientato,
riportalo sulle vie del Cuore,
che dal Male non sia annientato;
tienilo stretto a Te,
presentalo al Tuo Gesù;
guida, o Maria, i nostri passi,
sciogli i massi che ostruiscono il nostro cuore
siici Maestra, Tu, Madre del conforto…
Tu che sei Regina della Pace,
Trono del Perdono
e Sede Immacolata dell’ Amore!
LA MADONNA DI TINDARI
Circa l'origine del culto alla Madonna del Tindari, rimontando esso a tempi molto remoti, non si trovano notizie storiche ben definite e criticamente accertate. Esiste però una pia tradizione che non contenendo, almeno sotto l'aspetto
dell'ortodossia, alcunché d'inverosimile e di contraddittorio, possiamo accettare senz'altro, tanto più che si presenta su sfondo storico.
dell'ortodossia, alcunché d'inverosimile e di contraddittorio, possiamo accettare senz'altro, tanto più che si presenta su sfondo storico.
L'origine della devozione alla Madonna Bruna sembra infatti risalire al periodo della persecuzione iconoclasta.
Quando si calmò la tempesta, i marinai decisero di riprendere il viaggio: levarono l'ancora, inalberarono le vele, cominciarono a remare, ma non riuscirono a spostare la nave. Tentarono, ritentarono, ma essa restava ferma lì, come se fosse incagliata nel porto.
Essi allora pensarono di alleggerire il carico, ma , solo quando, tra le altre cose, scaricarono la cassa contenente il venerato Simulacro della Vergine, la nave poté muoversi e riprendere la rotta sulle onde placide del mare rabbonito.
Sono sconosciuti i luoghi di provenienza e di destinazione dell'Immagine sacra.
Partita la nave che aveva lasciato il carico, i marinai della baia di Tindari si diedero subito da fare per tirare in secco la cassa galleggiante sulla distesa del mare.
Fu aperta la cassa e, con grande stupore e soddisfazione di tutti, in essa fu trovata la preziosa Immagine della Vergine.
Sorse il problema ove collocare quell'Immagine. Si decise di trasportare il Simulacro della Vergine nel luogo più alto, il più bello, al Tindari, dove già da tempo esisteva una fiorente comunità cristiana.
La tradizione che fa arrivare la statua della Madonna a Tindari all'epoca degli iconoclasti, probabilmente verso la fine del secolo VIII o nei primi decenni del secolo IX, trova motivo di credibilità nel fatto che Tindari fu sotto la dominazione dei Bizantini per circa tre secoli (535-836); che la Sicilia si oppose con energia all'eresia degli iconoclasti; che a Tindari, essendo stata sede di diocesi per circa cinque secoli, fosse fiorente la professione della fede cristiana, e quindi facile l'accoglienza della sacra immagine.
Detta ipotesi, oltre che nel contesto storico, trova ancora una qualche consistenza in un'ininterrotta tradizione pressoché unanime.
Il colle del Tindari, così suggestivo, santificato dalla presenza della Madonna, divenne così il sacro, mistico colle di Maria.
La Madonna è rappresentata seduta, mentre regge in grembo il Figlio divino, che tiene la destra sollevata, benedicente. Ella inoltre porta in capo una corona di tipo orientale, una specie di turbante, ricavato nello stesso legno, decorato con leggeri arabeschi dorati.
Migliaia e migliaia di fedeli sono passati dinanzi alla Vergine pietosa, che per tutti ha avuto un sorriso ed una grazia.
A te, o Maria, Madonna del Tindari, affido questa Chiesa, che ti riconosce e ti invoca come Madre. Tu, che ci precedi nella peregrinazione della fede, conforta questo popolo, a te devoto, nelle difficoltà e nelle prove, affinché possa divenire per questa società un segno della costante presenza di Cristo nel mondo.
A te, Madre degli uomini, affido la Chiesa di Patti, con i suoi generosi impegni, le sue cristiane aspirazioni, i suoi timori, le sue speranze. Non lasciarle mancare la luce della vera sapienza. Guidala nella ricerca della libertà, della giustizia per tutti, della santità. Fa’ che le nuove generazioni di questa meravigliosa isola incontrino Cristo, via, verità e vita. Sostieni, o Vergine Maria, il cammino della fede di questo tuo popolo ed ottieni per tutti la grazia della salvezza eterna.
O clemente, o pia, o dolce Madre di Dio e Madre nostra, Maria.
Preghiera recitata da SS. Giovanni Paolo Il dinanzi al venerato simulacro della Madonna del Tindari, in occasione del suo pellegrinaggio al Santuario, mattina del 12 giugno 1988.
_________________________________________________________________
RICHIESTA DI INDULGENZA PLENARIA PERPETUA
PENITENZIERIA APOSTOLICA
Prot. N. 206/09/I
BEATISSIMO PADRE,
D. Antonino Gregorio Tenente, Rettore del Santuario sotto il titolo della Madonna del Tindari, situato nel territorio della Diocesi di Patti, con la piena approvazione
dell’Ecc. Vescovo, appoggiando volentieri l’istanza l’Em.mo Cardinale Arciprete della
Basilica Papale di S. Maria Maggiore, rivolge umili suppliche alla Santità Vostra, perché
conceda benigno il dono dell’Indulgenza plenaria a tutti i fedeli che si recano con
devozione nel suddetto Santuario mariano.
I cristiani che sono soliti accedere al già ricordato Tempio, venerano con speciali
sentimenti di fede la B. V. Maria Madre di Dio, e giustamente riconoscono, da una parte,
che questa sincera devozione, per sua stessa natura, conduce ad un miglioramento della
condotta di vita e ad un alacre impegno di progredire nelle virtù, specialmente della
Fede, Speranza e Carità verso Dio e il prossimo, e dall’altra parte sanno che il dono
dell’Indulgenza, in quanto richiede la completa esclusione del legame a qualunque
peccato, porta come conseguenza una sempre più bella fioritura della fede nell’anima.
Affinché i fedeli conseguano realmente questi beni desiderati, spetterà allo zelo di coloro
a cui è affidato il Santuario di mettere a disposizione un numero abbondante di
confessori.
Il legame spirituale, sigillato per mezzo della preghiera e delle opere di carità, con il
Principale Tempio Mariano [di S. Maria Maggiore in Roma], sul cui modello vengono
stabiliti i giorni arricchiti dell’Indulgenza, ha lo scopo di rafforzare la comunione e il
vincolo filiale e gerarchico con la Santità Vostra e altresì il senso dell’unità cattolica, dal
momento che i fedeli in ogni parte della Chiesa hanno caro questo stesso vincolo. E Dio, ecc.
3 Aprile 2009
La Penitenzieria Apostolica, in virtù delle facoltà speciali concesse dal Sommo Pontefice, accoglie molto volentieri le suddette richieste e concede l’Indulgenza Plenaria,
alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera
secondo le intenzioni del Sommo Pontefice), che i fedeli veramente pentiti potranno
lucrare nel Santuario di Maria SS. del Tindari, partecipando devotamente a una sacra
celebrazione, o almeno recitando il Padre Nostro e il Credo:
a) nel giorno della festa titolare della Basilica di S. Maria Maggiore (5 agosto);
b) nel giorno della festa titolare del Santuario di Tindari;
c) nelle solennità liturgiche della Beata Vergine Maria;
d) una volta l’anno, in un giorno scelto liberamente dal singolo fedele;
e) tutte le volte che si compiono pellegrinaggi comunitari al Santuario per devozione alla Madonna.
Il presente decreto è valido in perpetuo. Nonostante qualunque cosa in contrario.
Giovanni Francesco GIROTTI, O.F.M. Conv.
Vescovo titolare di Meta, Reggente
Giovanni Maria Gervais
Aiutante di Studio
La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore,
Primo tempio dedicato alla Santissima Madre di Dio,
gloria e lode del Concilio di Efeso, risplende nei secoli per la
devozione del Popolo di Dio e soprattutto dei Romani Pontefici,
che ne hanno incrementato l’importanza con numerosi benefici spirituali.
Lo speciale legame, chiamato VINCOLO SPIRITUALE DI
AFFINITA’, porta a rinnovare con la Basilica Papale Liberiana
l’antico rapporto spirituale, in forza del quale prende valore la
richiesta presentata alla Penitenzieria Apostolica di concedere, in
determinate circostanze, le seguenti indulgenze plenarie, fra
quelle di cui gode la stessa Basilica di Santa Maria Maggiore:
1. Nel giorno della festa titolare della Basilica Liberiana, cioè il 5 agosto;
2. Nel giorno della festa titolare del Santuario [di Tindari];
3. In tutte le solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio;
4. Una volta l’anno, in un giorno scelto liberamente dal singolo fedele;
5. Tutte le volte che si compiono pellegrinaggi comunitari al
Santuario per devozione alla Madonna.
Queste indulgenze sono concesse volentieri, alle solite condizioni,
alla Chiesa: SANTUARIO
Dedicata: MARIA SS. DEL TINDARI
Sita in: TINDARI
Diocesi: PATTI
La suddetta Chiesa è iscritta nei registri della Basilica insieme al
rescritto della Penitenzieria Apostolica con cui, secondo le norme,
sono state concesse le Indulgenze.
Si rilascia il presente attestato perché i fedeli e i pellegrini
prendano conoscenza di quanto sopra per l’incremento e il
rafforzamento della loro fede.
Dato a Roma, il giorno 3, mese di aprile, dell’anno 2009
S. R. E. il Cardinale Bernard Francis Law
Arciprete della Basilica Papale Liberiana
Il Delegato del Capitolo
R. D. Ciro Bovenzi

IL PAPA GRANDE
Dio ha bisogno di uomini forgiati dalla misericordia
Dio ci ha preparato una festa.
Una festa per il più grande regalo concesso a noi cntemporanei. La canonizzazione di Wojtyla è il vertice di una storia di misericordia. Nel momento più duro e difficile per la Chiesa dei nostri giorni è arrivato un uomo che ha conquistato il mondo alla causa di Cristo. Fra le tante meraviglie, un’osservazione: nel 2000 Giovanni Paolo II ha istituito la festa della Divina Misericordia, è morto il sabato sera che la precede, è stato canonizzato in quello stesso giorno. Come non vedere un disegno della Provvidenza?
Anche Papa Francesco ci parla continuamente della misericordia di Dio.
È l’ora di imparare a rivolgersi alla Sua misericordia con tutto il cuore...
Davanti ai pericoli,
davanti alle mie fragilità,
davanti alle aggressioni contro la tua Chiesa,
Signore, Tu m’inviti ad affidarmi a Te
che sei la misericordia.
Devo imparare che assomigliarTi
significa essere misericordioso,
è ora che io impari ad amare.
Solo così m’identifico con Te
e la nostra comunione è vera.
Perdonare, saper voler bene:
è questo il cammino della felicità
e della vita eterna.
«Non abbiate paura!»,
ci dice Karol,
di «spalancare le porte» del nostro cuore.
Sembra sempre che i Tuoi amici siano minoranza,
perseguitati e sbeffeggiati,
ma Tu ci inviti a lavorare,
pregare, sorridere e perdonare.
Alla fine il Cuore di Gesù
e il Cuore di Maria,
immagine della tua misericordia,
prevarranno.
E grazie Signore per i Tuoi continui regali, (un omaggio canoro a Giovanni Paolo II)
per averci dato Papa Roncalli e Papa Wojtyla.
Una festa per il più grande regalo concesso a noi cntemporanei. La canonizzazione di Wojtyla è il vertice di una storia di misericordia. Nel momento più duro e difficile per la Chiesa dei nostri giorni è arrivato un uomo che ha conquistato il mondo alla causa di Cristo. Fra le tante meraviglie, un’osservazione: nel 2000 Giovanni Paolo II ha istituito la festa della Divina Misericordia, è morto il sabato sera che la precede, è stato canonizzato in quello stesso giorno. Come non vedere un disegno della Provvidenza?
Anche Papa Francesco ci parla continuamente della misericordia di Dio.
È l’ora di imparare a rivolgersi alla Sua misericordia con tutto il cuore...
davanti alle mie fragilità,
davanti alle aggressioni contro la tua Chiesa,
Signore, Tu m’inviti ad affidarmi a Te
che sei la misericordia.
Devo imparare che assomigliarTi
significa essere misericordioso,
è ora che io impari ad amare.
Solo così m’identifico con Te
e la nostra comunione è vera.
Perdonare, saper voler bene:
è questo il cammino della felicità
e della vita eterna.
«Non abbiate paura!»,
ci dice Karol,
di «spalancare le porte» del nostro cuore.
Sembra sempre che i Tuoi amici siano minoranza,
perseguitati e sbeffeggiati,
ma Tu ci inviti a lavorare,
pregare, sorridere e perdonare.
Alla fine il Cuore di Gesù
e il Cuore di Maria,
immagine della tua misericordia,
prevarranno.
E grazie Signore per i Tuoi continui regali, (un omaggio canoro a Giovanni Paolo II)
per averci dato Papa Roncalli e Papa Wojtyla.
(Pippo Corigliano)
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