giovedì 1 maggio 2014

PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
PARTE QUARTA (3 - 20) 
[3]La discendenza numerosa degli empi non servirà a nulla;
e dalle sue bastarde propaggini
non metterà profonde radici
né si consoliderà su una base sicura.
[4]Anche se per qualche tempo mette gemme sui rami,
i suoi germogli precari saranno scossi dal vento
e sradicati dalla violenza delle bufere.
[5]Si spezzeranno i ramoscelli ancora teneri;
il loro frutto sarà inutile, non maturo da mangiare,
e a nulla servirà.
[6]Infatti i figli nati da unioni illegali
attestano la perversità dei genitori nel giudizio di essi.
La morte prematura del giusto
[7]Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
[8]Vecchiaia veneranda non è la longevità,
né si calcola dal numero degli anni;
[9]ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
e un'età senile è una vita senza macchia.
[10]Divenuto caro a Dio, fu amato da lui
e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito.
[11]Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti
o l'inganno non ne traviasse l'animo,
[12]poiché il fascino del vizio deturpa anche il bene
e il turbine della passione travolge una mente semplice.
[13]Giunto in breve alla perfezione,
ha compiuto una lunga carriera.
[14]La sua anima fu gradita al Signore;
perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere;
non riflettono nella mente a questo fatto
[15]che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti
e la protezione per i suoi santi.
[16]Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita;
una giovinezza, giunta in breve alla perfezione,
condanna la lunga vecchiaia dell'ingiusto.
[17]Le folle vedranno la fine del saggio,
ma non capiranno ciò che Dio ha deciso a suo riguardo
né in vista di che cosa il Signore l'ha posto al sicuro.
[18]Vedranno e disprezzeranno,
ma il Signore li deriderà.
[19]Infine diventeranno un cadavere spregevole,
oggetto di scherno fra i morti per sempre.
Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto,
e li schianterà dalle fondamenta;
saranno del tutto rovinati,
si troveranno tra dolori
e il loro ricordo perirà.
Gli empi compaiono in giudizio
[20]Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati;
le loro iniquità si alzeranno contro di essi
per accusarli.

PER RIFLETTERE INSIEME…
È strano, a volte, come poche parole, una breve frase irrighi la terra assetata del cuore, permettendole, così, di produrre erbe e frutti saporiti e come, a volte, testi o discorsi lunghissimi ti lascino indifferente, come se fosse acqua che passa fra i granelli di sabbia impossibilitata a fecondare e produrre.
Il versetto-guida, l’acqua feconda,  di questa seconda parte del capitolo quarto della Sapienza è il quattordicesimo:

14]La sua anima fu gradita al Signore;
perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere;
non riflettono nella mente a questo fatto.
Estrapoliamo alcuni concetti che esso contiene e che racchiudono il senso di tutti gli altri: un’anima gradita a Dio, trovandosi in un ambiente malvagio, viene protetta dal pericolo del peccato, viene letteralmente ‘’rapita’’ dal Signore, sottratta in anima e corpo, preservata nella sua purezza, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l'inganno non ne traviasse l'animo, [12]poiché il fascino del vizio deturpa anche il bene e il turbine della passione travolge una mente semplice.
La Mano potente e la Saggezza del Signore proteggono, l’anima a Lui gradita, dal ‘’fascino del vizio’’ cioè dalla seduzione del Male che è capace di deturpare e travolgere una mente semplice, come a dire: lo spirito è forte, ma la carne è debole; le passioni, il vizio, l’inganno, la malizia agiscono sulla mente affascinandola e seducendola,  così da prendere il sopravvento sulle verità del cuore, sulla volontà del cuore e cadere, inconsapevolmente, nella rete tessuta dal Male.
E certo non è un caso raro o un rischio da poco, è la realtà quotidiana di noi tutti; di noi tutti, perché la forza della seduzione che il Male esercita su di noi supera di gran lunga le nostre capacità di difenderci e proteggerci, è una potenza spirituale che ci attrae come l’alta marea attrae le acque del mare scagliandole sulla spiaggia con potenza.
Da soli non abbiamo mezzi sufficienti per resistere a tale forza attrattiva, perché viene dall’interno e non dall’esterno e noi siamo abituati a considerare ‘’nemici’’ coloro che ci attaccano da fuori, ci guardiamo e facciamo guerra all’altro uomo posto in agguato dietro l’albero  per farci cadere nelle sue mani, ma non teniamo in nessuna considerazione ‘’il nemico che ci portiamo dentro’’ e che fa strage di noi con il nostro consenso.
Il Nemico numero 1, quello più agguerrito, che non demorde mai e che non sopporta che Qualcuno gli metta i bastoni fra le ruote, sta dentro di noi e molto spesso, con la nostra approvazione, fa scempio della nostra vita.
Sì, siamo noi a permettergli di distruggere la nostra vita; noi che siamo convinti di potercela cavare da soli; noi che abbiamo lo sguardo attento e circospetto intorno a noi, pronti a guardare con diffidenza chi è diverso da noi per colore, costume o lingua; noi che crediamo di essere sempre nella verità e nella giustizia; noi che ci crediamo giudici infallibili, comandanti strategici, sede della sapienza e della saggezza; noi che crediamo di essere sempre a posto in tutto e con tutti; siamo proprio noi che diamo non solo asilo, ma anche libertà d’azione e armi ben lucidate al Nemico che ospitiamo dentro e ci lasciamo sedurre da quello che ci propone e che alletta i nostri istinti e le nostre passioni, facendo una strage delle nostre qualità migliori che soccombono facilmente,  perché non sorrette dalla nostra fiducia in Dio: per avere fiducia e sperare nell’aiuto dell’Altro, dovremmo riconoscere la nostra debolezza e la nostra fragilità in questo combattimento spirituale che si snoda lungo tutto il percorso della nostra vita; ma il nostro orgoglio ci rende potenti e sicuri, ci convince di non essere bisognosi dell’aiuto di nessuno.
I popoli, dice il versetto 14, nella loro logica mondana, vedono e non comprendono, non riflettono, non sanno andare più in profondità della superficie, cogliere il  senso di quanto accade.
Non sanno perché non possono, essendo loro accecati dalle false luci, essendo loro sotto la seduzione del Male che ottenebra la vista del cuore.
È una condizione esistenziale reale, concreta, perché questa seduzione si traduce in scelte di vita, in comportamenti, in idee e princìpi che poi regolano il mondo, i rapporti fra i popoli ed ovviamente anche quelli interpersonali; il fascino del vizio deturpa la bellezza del bene e noi… lasciamo che sia! Nessuno oppone resistenza a questa situazione imperante dentro di noi! Nessuno! Nessuno di noi lo fa! O per lo meno sono casi rari, più unici che rari!
Troppo unici! Troppo rari… rispetto al numero crescente della popolazione mondiale distribuita nel tempo. Sono troppo pochi quelli che organizzano la loro vita ponendo come prioritaria la lotta contro il Male che vuole sedurre l’anima semplice; ma quei pochi che lo hanno fatto sono dei fari potentissimi, la cui Luce supera le barriere del tempo e dello spazio e brilla in eterno, senza pericolo che si possa spegnere, perché è Luce Eterna, è Amore Eterno, è Potenza di Dio.
I popoli sanno, conoscono queste Luci, ma non sono disposti ad imitarle, sono convinti che è solo questione di fortuna, di favoritismi da parte di Dio, non hanno capito o non vogliono capire che si tratta invece di coraggio personale, di risposta personale all’invito che Dio fa all’anima, quello di lasciarsi plasmare da Lui, quello di seguire, liberamente, Lui; si tratta di una scelta personale, di una decisione, forte, decisa e difficile, di abbandonarsi completamente nelle Mani e nella Volontà di Dio. Si tratta di una scelta condivisa fra l’anima e Dio, non è un favoritismo esclusivo di Dio, che non discrimina mai come facciamo noi uomini, non è un privilegio riservato ad alcuni e negato ad altri: è troppo facile pensarla così, perché così fa molto comodo, così si assegna la responsabilità solo a Dio, ai suoi criteri di scelta, liberandoci dalla fatica del nostro scegliere, del nostro rispondere a qualcosa che ci impegna più di quanto saremmo disposti a fare.
Il Signore non fa preferenze, mai; il Signore chiama tutti, perché vuole la salvezza di tutti; se a Lui rispondono in pochi è solo perché la potenza del Male ci ha sedotti così tanto da toglierci quel pizzico di intelligenza capace ancora di farci ragionare e farci vedere il pericolo da una parte e la verità dall’altra.
Non poche volte mi è capitato di verificare quanto la seduzione del Male sia forte sin dall’infanzia, sin dai primi anni di vita; sembra che il Nemico si attivi ben presto per attrarre a sé un’anima, prima ancora che essa possa sperimentare la bellezza dell’Amore di Dio; sembra che s’ingegni sin da subito per accaparrarsi quell’anima prima che qualcuno le parli del grande dono della Vita che Qualcuno, per Amore, le ha fatto e di come quello stesso dono è stato riscattato a prezzo non di cose corruttibili, ma del Sangue di un Dio.
È importante sottolineare come il Nemico agisca ‘’seducendo’’ cioè illudendo i sensi, puntando sulle passioni carnali; Dio, invece, agisce ‘’sulla Bellezza della Verità’’, Dio non seduce perché la Verità è di per sé Bella e l’anima riconosce liberamente tale Bellezza e ne viene attratta con naturalezza, senza inganni, senza distorsioni, senza perversioni, senza condizionamenti o influenzamenti di nessun genere. L’anima è libera, non è prigioniera della seduzione.
La seduzione toglie la coscienza; la Bellezza attiva la coscienza che liberamente si lascia avvolgere dalla Verità.
Sono due condizioni estremamente diverse, nella forma, nella sostanza, nel principio di verità.
La nostra condizione esistenziale, però, quella di tutti, quella reale e quotidiana è quella del fascino della seduzione, dell’attivazione delle passioni, della totale ignoranza della Verità.
È  questa quella condizione che produce quelle periferie esistenziali che papa Francesco sta cercando di riportare alla nostra attenzione,  cioè a prenderne coscienza, avendole noi sommerse in profondità abissali, per non vederle e non dover accettare il fatto che esistono dentro di noi e che siamo noi quelli che hanno bisogno di aiuto immediato per risorgere dalle nostre iniquità, dalle nostre miserie spirituali, dalla morte spirituale per  mancanza di cibo, una morte molto più pericolosa e dilagante di quella fisica per fame e mancanza di acqua.
La prima necessaria resurrezione è quella della coscienza, attraverso la quale l’anima risorge e riprende il suo posto originario: accanto a quel Dio che l’ha riscattata a caro prezzo; in seguito alla quale risorgono quei valori spirituali universali, quei valori cristiani che hanno cambiato ed elevato la vita a benedizione, dandole quel senso di giustizia e di uguaglianza dei quali era stata privata per millenni.
Le periferie esistenziali a cui papa Francesco fa riferimento non sono solo i ghetti e le baraccopoli alle periferie delle metropoli, ma sono, prima di tutto, le nostre derive spirituali, le nostre morti esistenziali, i nostri annegamenti nel vizio, il nostro soccombere al fascino del Male senza voler opporre nessuna volontà.
Il nostro ‘’lasciare che sia’’ sull’onda di una scia, quella del Male, che stravolge e guida la maggior parte dei cuori umani.
Il mondo segue la sua logica e ci trascina lontano da quella di Dio, il mondo ci seduce e noi ci lasciamo sedurre, noi… cittadini del mondo e noi… popolo di Dio, due nostre identità contenute in una sola vita, ma sia l’una che l’altra soggiogata al potere del Male.
Volendo riferirci in modo più diretto agli argomenti che i versetti che stiamo esaminando ci propongono oggi, vediamo qual è la logica del mondo sulla questione specifica.
La discussione ruota intorno al concetto di ‘’vecchiaia’’:
per il mondo: vecchiaia veneranda è la longevità e si calcola dal numero degli anni;
per Dio: la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un'età senile è una vita senza macchia.
Due posizioni, due criteri, opposti e ben distinti. Due logiche, come sempre.
Vediamo quali.
Per il mondo, una vita ‘’felice’’ deve essere lunga di anni, ricca di soldi, forte nel potere sugli altri. Di una  vita si può dire che ha vissuto intensamente se ha potuto partecipare e godere pienamente di tutte le opportunità di divertimento e di ricchezza che il mondo le ha proposto.
Per essere graditi ed apprezzati dal mondo, bisogna, quindi, tener conto, esclusivamente, di questi due parametri: ricchezza e potere, o meglio dire… avere una dose massiccia, con molte scorte di riserva, di orgoglio ed egoismo.
Il Signore, invece, ribalta tutto questo e ci propone una misura diversa, un parametro diverso con il quale misurare ‘’una vita’’ e cioè avere una dose massiccia, con molte più scorte di riserva del primo caso, di umiltà, pazienza e carità.
L’espressione ‘’ un'età senile è una vita senza macchia’’ mi riporta alla mente le parole del sacerdote che, dopo aver rivestito il bambino che sta battezzando con la veste bianca, gli dice di portarla senza macchia per tutta la sua vita; una vita benedetta è quella che giunge alla sua fine, breve e lunga  che sia, avendo mantenuta intatta quella veste, candida come il giorno del suo Battesimo, immacolata, perfetta, gradita a Dio.
Una delle differenze sostanziali tra il Mondo e Dio consiste nel traguardo che essi si pongono con i loro interventi: 
1.    il mondo punta alla ‘’felicità immediata’’ che consiste, il più delle volte, in un appagamento materiale in compensazione di un appagamento psicologico più difficile da raggiungere;
2.    il Signore punta, invece, sulla ‘’perfezione’’ di una vita, cioè sull’intensità e sulla profondità con le quali si vive una vita che guarda agli abissi dello spirito e ne vede le miserie e le fragilità; dalla profondità di questi abissi vede, però, anche l’abisso dell’Amore di Dio che sorregge la miseria umana innalzandola a sé, rivestendola della Sua Grazia e rendendola a Sé gradita nella semplicità del suo essere. Un’anima simile sa che la felicità non è di questo  mondo: la Madonna stessa disse a Bernadette che non le prometteva la felicità in questo mondo, ma nell’altro!
Ecco i due estremi, i due parametri, le due logiche: felicità mondana o perfezione spirituale? Conquista (temporanea) del mondo o conquista (imperitura) della Vita Eterna?
Si gioca su questi due punti la nostra scelta di vita.
Se per tentare di raggiungere la felicità mondana occorre lottare, fare a pugni, sgomitare a destra e a sinistra per conquistarsene una piccola fetta, per raggiungere la perfezione spirituale la lotta non solo non è da meno, ma è mille volte  più faticosa e violenta, perché nel primo caso il nemico è chi mi sta di fronte e mira al mio stesso traguardo: conquistare l’oggetto dei desideri di entrambi; nel secondo caso il nemico mi sta dentro e come traguardo mira alla conquista di me stesso, della mia stessa vita, attenta al mio diritto ad una eternità felice!
È molto più infida la situazione, in questo secondo caso, molto più atroce il combattimento, molto più deleterio lo svilimento, molto più rischioso e difficile il raggiungimento della vittoria; proprio per questo la massa rinuncia a tale combattimento, è troppo duro, con scarse possibilità di vincere … senza l’intervento di Dio.
Il punto sta proprio in questo: se noi escludiamo Dio dalla nostra vita, come potremmo sperare di farcela? Se noi non lo chiamiamo in nostro aiuto, se noi non siamo convinti di aver bisogno del suo aiuto, se noi non gli diamo nessuna fiducia e nessuno spazio nella nostra vita… come possiamo sperare di farcela?
Gli inganni tramati alle nostre spalle sono due, dunque: il farci credere che non c’è nessuna lotta da innescare dentro di noi; il farci credere che non abbiamo bisogno di Dio per risolvere le nostre questioni esistenziali.
Così illusi… facciamo fuori Dio e diamo campo libero, piena libertà d’azione, carta bianca al Nemico di Dio!
Siamo alla deriva esistenziale! Siamo ad un passo dal precipizio!
Con un solo colpo facciamo fuori noi stessi e Dio! Ci facciamo… autogoal!
Che lo riconosciamo o no: Dio è sempre legato all’uomo; se cade l’Uno cade pure l’altro… immancabilmente!
Nel momento in cui facciamo fuori Dio, la nostra vita perde il suo valore e precipita nel baratro del nulla.
Quel nulla esistenziale decantato dai filosofi che ha come conseguenza la Morte Eterna!
Siamo in pieno e reale nichilismo!
Non un nichilismo filosoficamente ipotizzato, ma un nichilismo realmente realizzato!
Se c’è un argomento sul quale in questo Libro si torna spesso è proprio questo: prendere coscienza del nostro destino eterno, accettare come Verità assoluta che c’è un destino eterno, che non è una possibilità, un’ipotesi, una speculazione religiosa o filosofica o, come credono in molti, un argomento usato dalla Chiesa per spaventare e mantenere così il suo potere sulle coscienze umane; comprendere dove ci porta l’iniquità e dove ci porta l’umiltà; dove ci porta la negazione di Dio e dove ci porta l’affidamento totale della nostra vita nelle Sue Mani.
Il Signore vuole portarci a capire che è Lui che ci dice queste cose, non l’uomo.
È Sua Volontà che l’uomo sappia queste cose, che l’uomo comprenda queste cose, che tutto venga a lui svelato, che sappia la Verità sul suo destino ultimo: non sono invenzioni degli uomini, non è invenzione della Chiesa fatta dagli uomini, ma Volontà della Chiesa guidata dallo Spirito: sono Verità dello Spirito, non dell’uomo, Verità, però, destinate agli uomini.
Nei versetti 3  e 6 viene ribadito proprio questo concetto già più volte espresso nei capitoli precedenti; quest’insistenza su questo argomento che noi snobbiamo facilmente, sul quale vorremmo sorvolare, perché non ci piace molto quel che ci dice, ci parla di un’urgenza, un’emergenza che va tenuta e messa in conto: in questi versetti si parla di perversità e delle conseguenze di questa perversità; si parla dell’empietà e del suo apparente consolidamento, del suo temporaneo radicamento su una base apparentemente solida e duratura (agli occhi del mondo), ma che in realtà si rivela molto precaria e senza fondamenta (agli occhi di Dio).
Ci dice, in poche parole, che se continueremo a costruire una società basata su principi empi, di perversione, non fondati, cioè, sulla legge naturale, sulla Sapienza divina, sul diritto e sulla giustizia, questa discendenza non avrà futuro, perché pagherà le conseguenze del suo dissennamento e della scelleratezza di chi l’ha orientata su strade che non corrispondono a quelle stabilite dal Creatore.
È un avvertimento forte, chiaro nelle sue conseguenze, deciso e determinato, senza alternative perché quando ci si pone di fronte alla Verità, l’alternativa non ha senso; non ci sono due strade, ma Una sola è quella sicura, quella vera, quella giusta e, in questo caso, è quella prospettata dalla Sapienza divina: la via dell’Amore, dell’obbedienza e del rispetto delle Leggi divine.
Non esistono altre ‘’basi sicure’’.
Il concetto è chiaro e non lascia dubbi o spazi di interpretazione.
Ma i popoli non comprendono!
Questo è il vero problema: i popoli non comprendono, pur sapendo, pur vedendo, pur sperimentando… non comprendono!
La durezza del loro cuore impedisce loro di lasciarsi penetrare dalla Verità!
È interessante notare come anche sulla difficoltà di comprensione si ritorni spesso in questo Libro, la ritroveremo, infatti,  ancora anche nei capitoli successivi, dal primo all’ultimo: mi chiedo perché?
Perché, con tutti gli argomenti che ruotano intorno alla vita dell’uomo, si ponga l’accento su questa incapacità dell’uomo di comprendere la logica divina e la sua tendenza a stravolgere la Sua Legge o, peggio ancora, a capovolgerla!?
La risposta potrebbe essere questa: capita anche a noi uomini, spesso direi, di sentire il bisogno di sottolineare, di rimarcare, di evidenziare, in modi e tempi diversi o successivi, argomenti che ci stanno molto a cuore, che riteniamo prioritari, che riteniamo essenziali e fondamentali per migliorare la nostra vita o per comprendere e far comprendere in maniera più chiara e approfondita l’argomento proposto.
Il Signore fa la stessa cosa: il discernimento di ciò che è giusto e di ciò che è empio è di fondamentale e vitale importanza per la destinazione ultima dell’uomo: la vita eterna ha due opzioni, in questo caso le alternative ci sono e fanno anche la differenza.
Il Signore, rimarcando questi argomenti, ricordandoceli come un ritornello (ma con molta delicatezza, non certo come  quei tormentoni estivi che ci bombardano i giorni con ritmi parossistici!), vuole farci capire l’importanza di questi temi, la necessità di tenerli sempre presenti, l’urgenza di non soprassedere mai, di non sottovalutarli mai, di non lasciarli mai sopraffare da altri discorsi, magari più piacevoli e apprezzati, ma meno efficaci e meno necessari alla salvezza eterna.

Proseguendo nella lettura dei versetti successivi e riprendendo il concetto della ‘’longevità’’, ci troviamo di fronte ad una affermazione stravolgente, che ci apre ad una verità che noi uomini non condividiamo facilmente, per il semplice motivo che il nostro modo di misurare la vita, come dicevo prima, è opposto a quello utilizzato dal Signore: noi misuriamo la vita contando semplicemente il numero degli anni, non accettiamo e non giustifichiamo morti premature, una vita è longeva se raggiunge i 100 anni, al di sotto di questo limite è un’ingiustizia.
Ci siamo dati un parametro, un limite tutto nostro, al di sotto del quali emerge l’ingiustizia e la crudeltà di un Dio che prima dà e poi toglie sadicamente, magari nel fiore degli anni, quasi per una cattiveria  implicita nascosta dietro un apparente amore per quest’uomo che dice di aver creato per amore.
È facile pensarla così e, purtroppo, sono proprio in tanti a pensarla così: Dio ‘’rovina’’ i progetti dell’uomo, per questo è un  Dio  ingiusto, cattivo, malvagio perché gode delle sofferenze umane e non tiene conto né dell’età né delle esigenze familiari di colui/colei che riprende con Mano potente e violenta.
Un pensiero del genere viene, però, soltanto a chi non conosce le Scritture e non conosce il modo di agire di Dio, non conosce la sua logica, non conosce, cioè, affatto Dio.
Quel Dio a cui fa riferimento l’ha, probabilmente, soltanto sentito nominare nei bar o ne ha un ricordo sbiadito e poco corretto della sua infanzia; chi ragiona così non ha mai incontrato Dio, non ha mai conosciuto il Suo Pensiero, non si è mai chiesto se l’interpretazione che il mondo dà dei Suoi Pensieri corrisponde a Verità, se è davvero quello il pensiero di Dio, se davvero il Suo comportamento nasce  e si base sull’inganno dell’amore: prima dice di amare l’uomo, poi lo distrugge improvvisamente e crudelmente.
No, non solo non comprendiamo, ma neppure ci chiediamo se quel che crediamo di aver compreso corrisponde a Verità. Pieni del nostro sapere tutto di tutti, ci convinciamo di sapere tutto anche di Colui che non conosciamo affatto, affibbiandogli pensieri e comportamenti che non gli appartengono, anzi che sono esattamente l’opposto di quello che sta nel Cuore di Dio.
Questa nostra convinzione non è cosa da poco, perché noi pervertiamo la Verità e di questo dobbiamo darne conto!
La Verità qual è?
Il Signore, come sempre, è chiarissimo in questo, non usa mezzi termini né fa panegirici, afferma con estrema chiarezza che:
[7]Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
[8]Vecchiaia veneranda non è la longevità,
né si calcola dal numero degli anni;
[9]ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
e un'età senile è una vita senza macchia.
In questi tre versetti è racchiusa la logica di Dio ed è su questa che bisogna fondare i nostri pensieri prima di esprimere con parole cose che non conosciamo.
Primo punto: Dio non ha creato la Morte per l’uomo, ma la Morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo.
Secondo punto: molte volte, le morti premature e precoci sono conseguenza della scelleratezza umana, non certamente del volere di Dio: le vittime della Concordia o del traghetto della Corea del Sud, tanto per fare due esempi recenti, non sono certamente state volute da Dio, ma sono conseguenza dell’imperizia umana.
Terzo punto: se proprio vogliamo ragionare sui numeri, il cosiddetto ’’salmo  di Mosè’’ cioè il salmo 90, al versetto 10 recita così:’’ 10 I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni e per i piú forti a ottanta’’;
Si parla di un limite di età che va dai 70 agli 80 anni per i più robusti; quest’affermazione va letta correttamente però:  questo limite va inteso come una possibilità non come un diritto, come invece noi facciamo, come sempre ce ne appropriamo e stravolgiamo i pensieri di Dio: se la morte coglie qualcuno in giovane età ce ne lamentiamo perché è una crudeltà, se la morte tarda a venire in chi conta già numerose primavere ce ne lamentiamo perché è un’ingiustizia farlo soffrire così a lungo!  Abbiamo sempre da ridire, da commentare, da giudicare, non ci va mai bene niente, non accettiamo mai niente della volontà di Dio… perché… perché la nostra volontà si base su principi diversi rispetto a quelli di Dio.
La prima differenza consiste proprio nell’importanza che l’uomo dà al numero degli anni, che non è un parametro tenuto in grande considerazione da Dio, il Quale pone l’attenzione sulla qualità degli anni e non sulla quantità.
Si può morire in giovane età ed aver raggiunto una pienezza di vita molto più significativa di colui che muore in tarda età, ma che non ha maturato quella sapienza che avrebbe dovuto raggiungere.
Al concetto di perfezione, dunque, nella logica di Dio, si aggiunge quello della maturità, della pienezza dello spirito, che rende sapiente e pienamente vissuta la vita ricevuta in dono.
Mi vengono in mente, a questo proposito, numerose  testimonianze esemplari: quella di Nennolina, la bambina di 6 anni che aveva colto, nella sua brevissima vita, il Mistero dell’Amore di Dio, della Trinità, del dolore trasformato in amore, in dono verso Chi ci ama e si ama; quella di  santa Teresina del Bambin Gesù, san Tarcisio, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, sant’Agnese, sant’Agata, santa Lucia, san Vito, santa Giovanna d’Arco, san Gabriele dell’Addolorata, san Giorgio… la nostra contemporanea e conterranea Maria Marchetta, per la quale sono state avviate le pratiche per la beatificazione, per aver vissuto il suo dolore in maniera esemplare, strettamente unito al dolore di Cristo e per essersi offerta come vittima per l’unità dei cristiani…   e  tanti altri santi, martiri e beati contemporanei e non, che hanno appena sfiorato la vita e sono ritornati nella Casa del Padre in un tempo cronologico brevissimo, ma con una pienezza spirituale eccezionale, straripante per l’esemplarità dei loro anni spesi interamente per testimoniare l’Amore di Dio per l’uomo e l’amore dell’uomo per Dio.
Sono coloro che sono divenuti cari a Dio, amati da Lui, giunti in breve alla perfezione spirituale, pur provati da mille tormenti, fisici e morali, pur considerati abbandonati da Dio, nei momenti più bui e pericolosi della loro acerba vita.
Hanno vissuto  bufere di ogni genere che si sono abbattute  sulla loro tenera vita, hanno affrontato pericoli e tentazioni enormi, ma hanno sempre affrontato ogni cosa con quella fiducia e quell’abbandono totale nella mani di Dio  che ha permesso loro di vivere in conformità alla volontà di Dio e raggiungere così traguardi spirituali d’eccellenza.
La loro vita è stata breve, ma… il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita; una giovinezza, giunta in breve alla perfezione, condanna la lunga vecchiaia dell'ingiusto.’’
L’esemplarità della loro vita conferma i versetti 13 e  15: ‘’Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera… la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti e la protezione per i suoi santi’’.
Altri due esempi, a conferma  di tutto questo, ci vengono dalla recente beatificazione di Giovanni XIII e Giovanni Paolo II che, come diceva papa Francesco nella sua omelia: hanno attraversato la storia umana senza mai lasciarsi trascinare dal Male che pure hanno incontrato nell’esercizio del loro Ministero papale o meglio… pastorale!
La loro vita, che sia stata più o meno lunga, non importa, ciò che resta sono i frutti di una vita piena, intensa, saggia, sapiente, retta, giusta… guidata dalla Volontà di Dio e non dai propri progetti o interessi personali!
Ecco ciò che è gradito a Dio: la qualità non la quantità.
Lui non misura gli anni in lunghezza, ma in profondità e altezza, preferisce la verticalità all’orizzontalità, non ciò che si prolunga solo in linea retta, ma ciò che si amplia in tutte le direzioni, che si allarga come l’apertura del cuore che oltrepassa la fisicità terrena, che oltrepassa il tempo e lo spazio; l’altezza di una vita che raggiunge stature incalcolabili!
Nel verso 17, il Signore ritorna sulla differenza dello sguardo: quello umano coglie l’apparente sconfitta del giusto, che sarà disprezzato dall’empio che non capirà il progetto di Dio su quell’anima né mai capirà da cosa quell’anima sia stata messa al sicuro dalla Mano Potente e Sapiente di Dio; lo sguardo di Dio, invece, coglie la bellezza straordinaria di una vita ricevuta in dono e offerta e ridonata a Chi quel dono ha fatto, Dio non dimentica e non abbandona chi si affida nelle Sue Mani e ne fa un capolavoro di santità.
Il loro ricordo durerà per sempre, mentre quello degli empi perirà, saranno precipitati a capofitto, rovinati, schiantati dalle fondamenta, derisi ed oggetto di scherno per sempre, saranno muti, la loro voce morirà insieme a loro e alla spregevolezza della loro vita.
Non sono minacce, non sono tentativi di intimidazione, ma soltanto la chiarezza del parlare di Dio, che non mente, che non tace la Verità, che non nasconde cose spiacevoli, ma dice ad alta voce e con autorevolezza cosa ci attende al termine di ogni vita; Egli non ha bisogno di farsi propaganda, né di raccogliere voti a favore, non teme di farsi nemici, non  nasconde la Verità per non perdere possibili ‘’clienti’’, a Lui interessa che ognuno sappia la Verità e che questa Verità non lasci dubbi di nessun genere, a nessuno.
Questo capitolo termina con un versetto che sintetizza tutto quanto espresso nei versetti precedenti e dice che anche gli empi, come i giusti, si presenteranno un giorno davanti al Suo Giudizio, per rendere conto dei loro peccati, in quel caso non sarà la Destra di Dio a sentenziare contro di loro, ma le loro stesse iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli, saranno le loro stesse scelte ad accusarli davanti a Dio per le iniquità commesse.
Non sarà Dio a stabilire la loro destinazione eterna, ma le loro stesse opere, le loro scelte, i loro pensieri, le loro decisioni, le loro azioni che parleranno e stabiliranno  la destinazione ultima.
Riprendendo il salmo 90, vediamo come Mosè intende la vita e cosa chiede al Signore:
1 O Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.
Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi da sempre e per sempre tu sei DIO.
Tu fai ritornare l'uomo in polvere e dici: «Ritornate, o figli degli uomini».
Poiché mille anni ai tuoi occhi sono come il giorno di ieri quando è passato, o come una vigilia, nella notte.
Tu li porti via come un'inondazione. Essi sono come un sogno, sono come l'erba che verdeggia la mattina.
La mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e dissecca.
Poiché siamo consumati dalla tua ira e siamo atterriti dal tuo furore.
Tu metti le nostre colpe davanti a te, i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.
Poiché tutti i nostri giorni svaniscono nella tua ira; finiamo i nostri anni come un sospiro… 
10quel che costituisce il loro orgoglio non è che travaglio e vanità, perché passa in fretta e noi ce ne voliamo via.
11 Chi conosce la forza della tua ira e il tuo furore secondo il timore che ti è dovuto?
12 Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore savio.

Quest’ultimo versetto del salmo sembra riprendere il versetto 9 di questo capitolo della Sapienza, dove si dice che la canizie per gli uomini sta nella sapienza e un'età senile è una vita senza macchia, in un cuore savio.
È la sapienza raggiunta che fa la differenza, non il calcolo degli anni; e quando si parla di Sapienza ci si riferisce a quella conoscenza profonda delle cose divine che non cercano risposte a fenomeni fisico-chimici, ma dà risposte a fenomeni che oltrepassano il sentire sensoriale ed istintivo.
L’immagine o il senso che ci viene dato della vita, in questo salmo, è quello della caducità delle cose terrene come del corpo stesso, della temporaneità del tempo terreno:  noi siamo polvere; mille anni per noi sono un’infinità, per Dio sono come il giorno di ieri quando è passato o come una veglia nella notte; i nostri anni sono come un sogno, come l’erba che verdeggia e fiorisce la mattina e poi alla sera è falciata e dissecca; questa nostra vita, alla quale siamo tanto legati, altro non è se non un lampo improvviso nella notte, un filo d’erba che oggi c’è e domani non più, un fiore che oggi fiorisce e domani è già seccato.
Basterebbe riflettere soltanto su questi concetti per comprendere il senso della nostra vita e decidere la strada da percorrere; ma se non dovessero bastare, ne possiamo aggiungere un altro: vivete ogni giorno, dice il Signore, come se fosse l’ultimo!
Ecco la misura, ecco il parametro, ecco l’unica Verità da tener presente: la Morte è fuori dal tempo, non ha misura, non ha tempo, non ha parametri: la Morte ha solo il presente! Il suo presente! Quel suo presente atemporale che agisce sul nostro presente temporale e lo stravolge, lo rapisce… in qualsiasi momento, senza tener conto di chi, di come, di quando, di cosa succederà, di cosa ne sarà di chi resta…
Quel che a noi dovrebbe interessare è, dunque, soltanto il vivere ogni giorno senza debiti con la giustizia divina, perché possiamo essere chiamati a comparire davanti a Lui in qualsiasi momento del giorno e della notte, con o senza preavviso.
Il Signore, certo, sa bene che l’uomo non comprende queste cose, anzi che preferisce non comprendere queste cose, sa che l’uomo, nel suo presumere di sé, non accetterà mai la fragilità del suo essere ‘’creatura ‘’e non ‘’creatore’’ e si porrà sempre in posizione di sfida davanti al suo Dio e quando subirà la sconfitta allora reagirà ribaltando le responsabilità: è un Dio cattivo che non tiene conto dei progetti umani.
Il versetto 20 della Sapienza riprende e conferma il versetto 8 del salmo:  ‘’Tu metti le nostre colpe davanti a te, i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto’’ e saranno quei peccati stessi che punteranno il dito per accusarci e condannarci.
A conclusione di tutto questo, mi verrebbe da dire che sia saggio per noi unire la nostra implorazione a quella di Mose: ‘’Insegnaci, dunque, Signore, a contare i nostri giorni e dacci un cuore sapiente, che sappia dare spessore ai giorni che passano e sappia riempirli di amore per Te, di comprensione della Tua Parola, di quel timore che ti è dovuto, affinchè gli anni della nostra vita, che conoscono la forza della tua ira e la Giustizia della Tua Sapienza, si sottomettano alla Tua Volontà ed  implorino, in eterno, la Tua Misericordia.’’
Impariamo dunque a contare i nostri giorni secondo la Sapienza divina e impariamo a vivere la nostra vita come se ogni giorno fosse l’ultimo.
Impariamo a vivere dando ad ogni giorno il suo carico di lavoro e la sua giusta collocazione nel palinsesto della nostra vita: ‘’a ciascun giorno basta la sua pena’’.
Impariamo a vivere secondo la misura di Dio, secondo la sua Logica, secondo la Sua Legge.
Impariamo a vivere nel mondo senza essere del mondo, a vivere da uomini liberi seguendo la Volontà  di Dio e non da schiavi sottomessi alla  Legge del mondo.
Impariamo a dire con Mosè: ‘’  13 Ritorna, o Eterno! Fino a quando? E abbi pietà dei tuoi servi.
14 Saziaci al mattino con la tua benignità, e noi esulteremo e ci rallegreremo tutti i nostri giorni.
15 Rallegraci in proporzione ai giorni che ci hai afflitti e in compenso degli anni che abbiamo sofferto calamità
16 Sia manifesta la tua opera ai tuoi servi e la tua gloria ai loro figli.
17 La grazia del Signore Dio nostro sia su di noi, e rendi stabile per noi l'opera delle nostre mani;  sí, rendi stabile l'opera delle nostre mani.’’
Impariamo a dire con Mosé: ‘’ Rendi stabile, Signore, l’opera delle tue mani, l’opera delle tue Mani rendi stabile, Signore, che la nostra anima non vacilli e possa raggiunge i Campi Eterni e in essi godere della smisuratezza del Tuo Amore.’’
Poter comprendere ed imitare una vita di santità è la ricerca e la valorizzazione di un senso che oltrepassa la vita mortale stessa, per aprirsi ed illuminarsi di quella sovranità divina, di quella Legge che le ha dato vita per Amore e con Amore.

Dacci un cuore bambino, Signore, perché possa renderti l’onore che meriti, perché possa lodarti ogni mattino e rimettere a Te, ogni sera, nelle Tue Mani… il giorno appena trascorso, dono del Tuo Amore!

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