domenica 26 marzo 2017

MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

Messaggio della Regina della Pace alla veggente Marja - 25 marzo 2017



“Cari figli!
In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprire i vostri cuori alla misericordia di Dio affinché attraverso la preghiera, la penitenza e la decisione per la santità iniziate una vita nuova. 
Questo tempo primaverile vi esorta, nei vostri pensieri e nei vostri
cuori, alla vita nuova, al rinnovamento. 
Perciò, figlioli, io sono con voi per aiutarvi affinché nella determinazione diciate SÌ a Dio e ai comandamenti di Dio. 
Non siete soli, io sono con voi per mezzo della grazia che l'Altissimo mi dona per voi e per i vostri discendenti. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

mercoledì 22 marzo 2017

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L’ELOQUENTE SILENZIO DI GIUSEPPE

È sicuramente un po’ sconcertante la figura di San Giuseppe, uomo giusto, uomo amato, ma sicuramente poco conosciuto; lui, infatti non ci lascia una sola parola, una sola espressione che possa far trapelare tutta l’emozione e la commozione del ruolo ricoperto… eppure lo sentiamo così vicino a noi come nessun altro!
Di lui conosciamo solo la reazione iniziale di fronte al segreto di Maria e quel sogno in cui gli fu rivelata la Verità.
A dire il vero, forse sono proprio i suoi sogni l’unica cosa che conosciamo di lui: il Signore gli parla nel sogno e gli rivela i misteri della sua missione e tutto quello che deve fare per custodire quella Santa Famiglia che gli è stata affidata e che deve difendere con la sua vita, la sua saggezza e la sua premura, con il suo essere ‘’uomo di Dio’’, incaricato da Dio stesso di vigilare sul Suo Unico Figlio, mandato sulla Terra per salvare i peccatori.
Risultati immagini per san giuseppe immagini sacreDopo il disorientamento iniziale, Giuseppe pronuncia il suo ‘’fiat’’ proprio come la sua sposa e si mette al servizio di Dio, accetta di essere  il padre terreno di Dio, colui  che deve assicurare il sostentamento a quel Figlio così ‘’speciale’’, con il lavoro onesto e concreto delle sue mani.
Se è vero che non ci lascia parole (anche quando Gesù, dodicenne, si smarrisce nel tempio e viene ritrovato dopo tre giorni, sarà Maria a parlare e a riprendere suo Figlio, evidenziando la loro preoccupazione di genitori: io e tuo padre eravamo preoccupati e ti abbiamo cercato per giorni); se è vero che Giuseppe agisce nel silenzio, non possiamo comunque non vedere la sua presenza costante dietro  quel Figlio, la cui paternità diventa per lui un santo privilegio: guidare, proteggere, accompagnare il Figlio di Dio nel suo breve cammino sulla Terra!
Quale Grazia! Quale beato privilegio!
Solo considerando fino in fondo questo mistero, senza mai riuscire a comprenderlo completamente, si può leggere il silenzio di Giuseppe che diventa più eloquente di mille discorsi.
Risultati immagini per san giuseppe immagini sacreIl suo è il silenzio di chi vive lo stupore quotidiano del doversi prendere cura del Figlio Unigenito di Dio!
È il silenzio di chi non riesce a capire come mai sia stato scelto proprio lui per questo santo compito.
È il silenzio di chi adora e ‘’conserva  e medita tutte quelle cose nel suo cuore’’ ancor più di Maria stessa.
Lui guarda quel Figlio e lo vede crescere, il suo è uno sguardo paterno carico di stupore e di amore, di incomprensione forse anche dell’immeritata Grazia concessagli.
È il silenzio di chi porta avanti la sua opera senza mai, neanche per un istante, insuperbirsi per quella scelta divina nei confronti della sua umile persona.
Ne aveva certo di motivi di cui andare orgoglioso, era stato scelto dal Padre per fare da padre a suo Figlio: cos’altro poteva chiedere di più!?
Risultati immagini per san giuseppe immagini sacreMa Giuseppe adempie al suo compito restando sempre nell’ombra, dietro quel Figlio che non aspettava, ma che è diventato ‘’la missione della sua vita’’, ha vissuto il resto della sua vita prostrandosi in silenzio verso di Lui, rimettendo e affidando tutto se stesso alle Sue Mani.
Sì, Giuseppe ha vissuto tutto lo sconcerto di essere ‘’figlio del Figlio’’, proprio come la sua mamma: ‘’Figlia del suo Figlio’’.
Una condizione paradossale, sicuramente non consueta, sicuramente difficile: si è trovato ad essere genitore di Colui che avrebbe potuto rivoltare il mondo con un solo gesto della sua Mano, nelle cui  Mani c’era il destino di un’Umanità intera!
E quale è stata la sua reazione?
Giuseppe si pone al servizio del Figlio con quell’umiltà e quella riservatezza che rivelano quel suo amore adorante e premuroso che dice tutto , che racchiude il coraggio del suo Sì: il coraggio di fare da padre a chi aveva creato ogni cosa, a Chi era il Suo Dio, Colui al Quale doveva la sua adorazione e il suo servizio.
Certo che il suo silenzio adorante e meravigliato è più eloquente di mille discorsi!
Giuseppe si pone dietro Suo Figlio, non solo per seguirlo, ma per proteggerlo e per difenderlo dai pericoli che sempre incombevano sul suo Capo.
Giuseppe si pone dietro Suo Figlio con quella riservatezza adorante che racchiude tutto il suo ruolo di padre: difensore e protettore di un Figlio che gli è stato dato come un Dono di Grazia!
È l’unico caso al mondo in cui non è il Figlio a doversi rimettersi alla volontà del padre, ma il padre a rimettersi alla volontà del Figlio: non la mia, ma la tua Volontà si compia in me!
Giuseppe, uomo di parola, fedele alla Parola Vivente: una volta offerto il suo Sì, non torna più indietro, ma mette tutta la sua persona al servizio di ciò che gli è stato chiesto e resta in silenzio, silenzio operoso e vigile, premuroso e attento, costante e sicuro.
Giuseppe è una figura straordinaria non per le cose straordinarie che ha compiuto, ma per la straordinarietà del suo silenzio, quel suo silenzio fatto di responsabilità e fedeltà, di meraviglia e di azione costante, sempre pronto ad intervenire, ad agire, a rimboccarsi le maniche perché nulla manchi a quel Figlio amato più di quanto un uomo mortale possa mai fare.
Giuseppe mette sempre davanti a sé Suo Figlio,  non  oscura mai la Sua Presenza, non impone mai la sua, non si inorgoglisce mai per quel compito sì alto per il quale è stato scelto, un compito che è toccato solo a lui, a nessun altro è stato chiesto tanto; a lui è stato chiesto di credere e di agire di conseguenza, di non guardarsi mai indietro lasciandosi prendere dallo sgomento per quel compito che lo faceva rabbrividire, ma anche sperare.
La vita del Figlio di Dio dipendeva dall’opera delle sue mani e dalla tempestività delle sue decisioni, dal suo fidarsi delle parole degli angeli che lo mettevano in guardia da tutto ciò che avrebbe potuto mettere in pericolo la Sua Famiglia .
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Il suo è l’esempio di un affidamento totale, perché nessun uomo avrebbe potuto conoscere ciò che era nei progetti di Dio per la salvezza del mondo, da solo non avrebbe potuto svolgere il suo ruolo di padre di quel Figlio a cui il Cosmo intero aveva fatto festa nella Notte Santa della Sua Nascita terrena!
Quale uomo avrebbe potuto contemplare il Mistero del Natale e non svenire per la gioia e non morire per la paura di ciò che gli veniva rivelato!
Solo Giuseppe: uomo giusto, uomo riservato, uomo umile, uomo operoso, uomo contemplativo, uomo premuroso, uomo di parola, uomo di fede.
È nel silenzio del suo cuore, nell’assenza delle  parole, ma nell’eloquenza dei fatti che Giuseppe dice e parla del suo essere stato ed esserlo per sempre ‘’padre putativo del Suo Signore’’.
Ci sarebbe da svenire a questa consapevolezza!
Sì, le vertigini prendono e il cuore va in fibrillazione nel pensare a questo compito!
Come si fa ad essere il padre di Dio!!!
Giuseppe ha assolto al suo compito contemplando ogni cosa nel suo cuore e senza mai tirarsi indietro un solo istante alla parola data.

Ecco, Giuseppe non è l’uomo delle parole, ma è l’uomo della Parola, davanti a Lui c’era la Parola Vivente, quella Parola davanti alla quale tutte le altre parole tacciono, non possono che tacere e lasciare che sia la Parola Viva a parlare.
Le parole di Giuseppe restano nel silenzio commosso del suo cuore per dare tutto lo spazio alla Parola Vivente che cresceva in Grazia e Virtù sotto i suoi occhi e tra le sue mani.
La riservatezza di Giuseppe ci parla del suo aver saputo dare l’assoluta priorità alla Parola Vivente, messa al primo posto nella sua via e nel suo cuore, davanti alla cui potenza ogni altra parola diventa insignificante ed inutile.
È stato lui il primo ad  adorare la Parola di Dio fattasi Carne e scesa in mezzo a noi!
È stato lui a contemplarne il mistero e a vivere su di sé tutta la potenza edificatrice di quella Parola che un giorno ‘’disse e tutto fu’’!
Giuseppe è il modello insuperabile di adorazione della Parola!
È lui che ci dà il modello pieno di come si adora la Parola: davanti alla Parola, le parole devono tacere, si adora nel silenzio, nella profondità del proprio cuore, e si ama con tutto il proprio cuore, tutta la propria forza e tutta la propria mente.
Si ama e si tace.
Risultati immagini per san giuseppe immagini sacreDavanti alla Parola non si può fare altro!
Non è necessario fare altro.
Non c’è altro da fare se non… adorare il Mistero della Parola Rivelata e Incarnata!
Giuseppe è l’uomo del silenzio.
È il padre dell’ascolto.
È colui che sa, ama e adora con tutto se stesso la Parola di Dio a lui donata e offerta alla sua protezione!
Ecco l’eloquenza di Giuseppe: un modello altissimo di santità vissuta nel silenzio operante della carità, ineccepibile nella fedeltà, incontrastabile nella cura premurosa, silenziosamente adorante nella totalità del suo essere padre e figlio del Suo Figlio!
San Giuseppe, nel suo evangelico silenzio, ci parla di tutto questo, dissolve i nostri interrogativi e le nostre invadenti curiosità, ci racconta del suo stupore e del suo impegno quotidiano nel darsi da fare, concretamente, per la sicurezza fisica di Suo Figlio, ai Piedi del quale offre e lascia il suo cuore di padre, di figlio, di cristiano salvato.
Giuseppe, uomo santo per quel santo amore che ha saputo portare, vivere e manifestare a quel Santo Figlio che non aspettava, ma che tanto ha poi saputo amare.
Il Padre ha avuto bisogno delle sue mani, dei suoi occhi, del suoi piedi per proteggere Suo Figlio e ha chiesto il suo aiuto perché niente mancasse a quel Figlio tanto Amato, gli ha affidato la Persona più cara in assoluto al Suo cuore: il Suo Figlio Unigenito, fatto della stessa sua sostanza!
Ci fu mai compito più santo offerto ad una creatura umana!?

Ecco, dunque, il modello più alto che ogni cristiano, che si dica e sia tale per davvero, deve imitare… dopo il Cristo, nostro e suo Signore!

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martedì 21 marzo 2017

MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

Messaggio della Regina della Pace alla veggente Mirjana - 18 marzo 2017



“Cari figli,
il mio desiderio materno è che i vostri cuori siano
riempiti di pace e che le vostre anime siino pure
affinché alla presenza di mio Figlio possiate vedere il
Suo volto. Perché, figli miei, come madre so che avete
sete di consolazione, speranza e protezione.
Figli miei, voi, coscientemente ed incoscientemente
cercate mio Figlio.
Anch' io mentre trascorrevo il tempo terreno gioivo,
soffrivo e con pazienza sopportavo i dolori finché il
mio Figlio, nella sua gloria, li ha eliminati.
Perciò dico a mio Figlio: Aiutali sempre! 
Voi, figli miei, con amore veritiero illuminate le tenebre
dell'egoismo che avvolgono sempre di più i miei figli.
Siate generosi. 
Le vostre mani e il vostro cuore siano sempre aperti. 
Non temete.
Abbandonatevi a mio Figlio con fiducia e speranza.
Guardando verso di Lui vivete la vita con amore.
Amare significa donarsi, sopportare e mai giudicare.
Amare significa vivere le parole di mio Figlio.
Figli miei, come madre vi dico: 
soltanto l'amore veritiero guida alla felicità eterna

lunedì 13 marzo 2017

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IL TEMPO DELL’UMILTA’

La quaresima porta sempre con sé un bagaglio di domande che ci mettono in crisi se non in difficoltà con noi stessi.
È un tempo di riflessione, di scandaglio interiore, di rinunce concrete; tempo di fermarsi a fare un attimo i conti con se stessi; è il tempo in cui occorre raccontarsi tante verità taciute, dolorose, spesso scomode, spesso volutamente ignorate perché superano la nostra capacità di integrarle nel nostro vissuto, perché stonano, disorientano, fanno male, fanno star male.
Tutto ciò che non viene integrato nel tessuto della propria esistenza, finisce con il disintegrare l’esistenza stessa.
Quel qualcosa di cui non si vuole prendere coscienza, non svanisce solo per il fatto che noi scegliamo di ignorarlo, di fingere che non ci sia.
Quel qualcosa di invisibile,  ma di reale allo stesso tempo,  fa un suo percorso ben preciso e se non trova la soluzione di cui ha bisogno comincia a rodere, a lacerare, a corrodere  anche il buono e il bello che sicuramente c’è in ognuno.
Integrare in sé ciò che non si vuole o non si sa come fare rende inquieti, angosciati, suscita  quel lieve malessere che serpeggia dentro i tuoi pensieri e ti rendono incapace di gestire la tua emotività, la tua interiorità, la tua spiritualità, la tua vita tutta intera, vita in cui la serenità si riduce sempre più, la gioia si spegne lentamente come una candela e il malessere avanza.
È una situazione sicuramente non bella da vivere, ma sono pochi quelli che possono dire di non esserci mai passati… pochissimi… se non rari.
La vita molte volte va in pezzi, si rompe in mille frantumi come un vaso di cristallo che scivola dalle mani, tutto crolla come un castello di sabbia per la fragilità della nostra condizione ed anche per quella nostra difficoltà nell’ integrare ciò che non riusciamo ad accettare, ad ammettere, a confessare a noi stessi, perché facciamo fatica a prenderci le nostre responsabilità,  ad accettare le conseguenze dei nostri comportamenti, non sempre corretti.
È difficile fare i conti con se stessi, si è più spesso perdenti con se stessi che con gli altri, perché il giudice più severo è la propria coscienza.
Si usa dire ‘’Dio perdona, io no’’, per dire che il Signore è grande anche perché ci perdona cose grandi, mentre noi siamo piccoli proprio perché non riusciamo a perdonarci nemmeno le cose più piccole.
Piccole cose che spesso ingigantiamo, grandi cose che troppo facilmente riduciamo o ignoriamo.
Nell’uno o nell’altro caso, la conseguenza è sempre quel sottile malessere che ti toglie la gioia di vivere, ti fa perdere di vista l’essenziale, l’importanza e la necessità dell’essenziale: la verità!
Risultati immagini per quaresima immaginiLa verità rende liberi, si legge nel Vangelo, ma la verità ha sempre un costo molto alto, perché la verità è un bene prezioso e ciò che è prezioso ha un valore inestimabile.
La Quaresima è proprio questo: tempo di sincerità, tempo di verità, tempo di umiltà… ed è forse proprio quest’ultima la cosa più difficile: essere umili significa piegarsi, non spezzarsi,  farsi flessibile, docile, assumere un atteggiamento di sottomissione a se stessi, alla propria volontà, così difficile da piegare, spesso tanto inflessibile da vanificare ogni sforzo.
Umiltà non è umiliazione.
Umiltà è riconoscere la propria condizione di creatura davanti al Creatore, ciò richiede la sottomissione del proprio orgoglio, della propria superbia che fanno credere di essere superiori a tutti, anche a Dio,  l’orgoglio è un demone invincibile, radicatissimo, inestirpabile, sin dai primi anni di vita … l’orgoglio di sé si vince solo con un atto di umiltà.
Un atto di umiltà non  è proprio la cosa più facile, perché l’orgoglio è scaltro, porta a giustificare, sottovalutare, sviare, ridurre, sminuire, semplificare, nascondere, ingannare se stessi… l’umiltà fatica a farsi strada e spesso si perde per strada come tutti i buoni propositi, come tutte le buone intenzioni.
La forza dell’umiltà perde vigore, sfiancata dalla prepotenza dell’orgoglio, così piano piano s’arrende, si lascia atterrare da una forza superiore che fa di tutto per non cedere alla Verità.
Sì, bella prova di coraggio è quella di inginocchiarsi davanti ad un confessore, davanti a Dio e dire: Padre ho peccato contro di Te e contro il cielo…
Padre ho peccato!
La frase più difficile in assoluto, perché l’imbarazzo, la vergogna, la difficoltà con se stessi, il dover piegare se stessi come un giunco e considerarsi capaci di peccare, ammettere con se stessi di aver compiuto qualcosa di non degno, di non buono, di non giusto… è una fatica che supera le nostre forze.
In questi casi, ci vengono incontro altre pratiche, direi ascetiche, ma forse solo semplicemente ‘’umane’’,  cioè alla nostra portata, di uso quotidiano, pratiche a misura di tutti, perché semplici da realizzare, tipo il digiuno, la rinuncia, la preghiera.
Si sottovalutano molto, nei nostri tempi, queste pratiche, spesso sembra ridicolo il praticarle oggi, nell’era del benessere, nei tempi del ‘’tutto è possibile’’; quando si pensa ad esse la mente automaticamente torna indietro, al Medioevo, ai tempi in cui la rinuncia veniva spontanea perché il cibo mancava, il rigore morale  portava a flagellare il proprio corpo per l’intemperanza dello spirito, a portare su di sé il segno dell’orgoglio ferito e sottomesso.
L’umiltà, però, lo sappiamo, non ha Tempo, non è né di oggi né di ieri, l’umiltà è dell’uomo che vuole essere se stesso! Sempre !
Dell’uomo che si riconosce tale e che vuole ristabilire in sé un equilibrio  che lo porta a vivere la sua esistenza così come è stata concepita, il suo rapporto con se stesso, con gli altri e con Dio così come dovrebbe essere: di servizio.
L’umiltà è un servizio che si rende a se stessi.
Che si rende al prossimo.
Che si rende a Dio.
A se stessi perché è la prova che ci si vuol bene: non è l’ergermi a padrone assoluto della mia vita che mi fa forte o importante,  ma il riconoscere la Verità, quella di essere ‘’polvere’’, quella di essere bisognoso di una Mano e di un Soffio che dia vita a questo ‘’pugno di fango’’, a questa ‘’cenere’’ di cui siamo fatti.
Al prossimo perché ristabilendo l’equilibrio dentro di me, sono portato a vivere i rapporti interpersonali con maggiore giustizia, rispetto, semplicità, genuinità, in poche parole… più umanamente.
Immagine correlataA Dio perché si riconosce la sua Regalità, la Sua Misericordia, la Sua Giustizia e ci si rimette alla Sua Bontà, ci si sottomette alla Sua Carità.
Tutto viene riequilibrato, riportato alla giusta misura, all’essenziale, a ciò che deve essere.
Per capire la difficoltà di tutto questo ed anche l’inganno di cui si potrebbe essere vittime nel praticare le forme di penitenza, quali il digiuno, la rinuncia… riporto due frammenti degli scritti di san Girolamo sull’umiltà e sul digiuno, che sono molto esplicative, parole incisive da incidere sul proprio cuore e tenerle sempre vive con lo sforzo quotidiano della propria vita…
L`umiltà, custode di tutte le virtù

Nessun`altra cosa devi ritenere che sia più pregevole e più amabile dell`umiltà, in quanto questa virtù è quella che ti preserva e che ti fa custode - per così dire - di tutte le altre virtù. Non c`è altro che ci rende così accetti agli uomini e a Dio del ritenerci all`ultimo posto per umiltà, anche se siamo in vista, grazie ai meriti della nostra vita. Tant`è vero che la Scrittura dice: Quanto più sei grande, tanto più ti devi umiliare, e allora troverai grazia davanti a Dio (Sir 3,18); e Dio fa dire al profeta: Su chi altro mi poserò, se non su chi è umile, in pace, e timoroso delle mie parole? (Is 66,2). L`umiltà a cui devi tendere, però, non è quella che si mette in vista e che viene simulata dal portamento esteriore o dalle parole sussurrate a metà, ma quella che lascia trasparire un genuino sentimento interiore. Una cosa, infatti, è avere una virtù, e altra cosa lo scimmiottarla; una cosa è andare dietro a un`ombra di realtà, e altra cosa è seguire la verità.
Quella superbia che si nasconde sotto certi accorgimenti di umiltà è molto più mostruosa.
Non so perché, ma i vizi che si mascherano con apparenze virtuose sono molto più ripugnanti
(Girolamo, Le Lettere, IV, 148,20  - a Celanzia)
Digiuno incompleto
Se digiuni due giorni, non ti credere per questo migliore di chi non ha digiunato. Tu digiuni e magari t`arrabbi; un altro mangia, ma forse pratica la dolcezza; tu sfoghi la tensione dello spirito e la fame dello stomaco altercando; lui, al contrario, si nutre con moderazione e rende grazie a Dio. Perciò Isaia esclama ogni giorno: Non è questo il digiuno che io ho scelto, dice il Signore (Is 58,5), e ancora: Nei giorni di digiuno si scoprono le vostre pretese, voi tormentate i dipendenti, digiunate fra processi e litigi, e prendete a pugni il debole: che vi serve digiunare in mio onore? (Is 58,3-4). Che razza di digiuno vuoi che sia quello che lascia persistere immutata l`ira, non dico un`intera notte, ma un intero ciclo lunare e di più? Quando rifletti su te stessa non fondare la tua gloria sulla
caduta altrui, ma sul valore stesso della tua azione.

giovedì 2 marzo 2017

“Cari figli, con materno amore vengo ad aiutarvi ad avere più amore, il che significa più fede. Vengo ad aiutarvi a vivere con amore le parole di mio Figlio, in modo che il mondo sia diverso. Per questo raduno voi, apostoli del mio amore, attorno a me. Guardatemi col cuore, parlatemi come ad una Madre dei vostri dolori, delle vostre sofferenze, delle vostre gioie. Chiedete che preghi mio Figlio per voi. Mio Figlio è clemente e giusto. Il mio Cuore materno desidererebbe che anche voi foste così. Il mio Cuore materno desidererebbe che voi, apostoli del mio amore, parlaste con la vostra vita di mio Figlio e di me a tutti coloro che sono attorno a voi, in modo che il mondo sia diverso, in modo che ritornino la semplicità e la purezza, in modo che ritornino la fede e la speranza. Perciò, figli miei, pregate,  pregate, pregate col cuore. Pregate con amore, pregate con le buone opere. Pregate perché tutti conoscano mio Figlio, che il mondo cambi, che il mondo si salvi. Vivete con amore le parole di mio Figlio. Non giudicate, ma amatevi gli uni gli altri, affinché il mio Cuore possa trionfare. Vi ringrazio! 

martedì 28 febbraio 2017

TEMPO DI AMARE
TEMPO DI PREGARE


Cari amici,
la Quaresima è un tempo di grazia durante il quale, insieme a Gesù nel deserto, ci prepariamo alla grande festa di Pasqua, centro vitale della fede cristiana. Nella nostra società secolarizzata, dove il tempo sacro è stato cancellato, per dare spazio all'orgia ininterrotta dell'effimero, ha un grande valore la testimonianza di un tempo riservato a Dio e alla preghiera, al digiuno e alla penitenza, per richiamare l'uomo ai valori eterni dello spirito. Entriamo nel tempo quaresimale col desiderio di cercare Dio nella preghiera, riservando ad essa uno spazio quotidiano, in modo tale che la sua voce interpelli il nostro cuore e illumini la nostra vita. Lavoriamo su noi stessi, al fine di purificare il cuore dalle proliferazioni dell'egoismo, che deturpano la bellezza dell'anima e rendono schiavi del peccato. Apriamo il cuore alla carità, facendoci carico degli altri, attraverso i quali Gesù ci chiede di essere amato. Nel cammino perseverante verso la Pasqua si rafforzerà la nostra fede e diventerà più luminosa la nostra testimonianza. Anche noi, come gli apostoli, avremo in dono da Gesù la pace della Pasqua.

Padre livio

sabato 25 febbraio 2017

MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

Messaggio a Marija del 25 febbraio 2017

“Cari figli! Oggi vi invito a vivere profondamente la vostra fede e a pregare l'Altissimo affinché la rafforzi, cosicché i venti e le tempeste non possano spezzarla. Le radici della vostra fede siano la preghiera e la speranza nella vita eterna. Già adesso, figlioli, lavorate su voi stessi, in questo tempo di grazia nel quale Dio vi dona la grazia affinché attraverso la rinuncia e la chiamata alla conversione siate uomini dalla fede e dalla speranza limpide e perseveranti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.


martedì 14 febbraio 2017

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BEATI I MITI
Beati i miti?
Ma chi sono i miti?
Cos’è la mitezza?
Forse la mitezza è tra le virtù più difficili da definire, perché può essere facilmente scambiata per una debolezza, una fragilità, un atteggiamento di rinuncia alla reazione; colui che non fa mai un passo avanti per far valere i suoi diritti, per mostrare le sue capacità, ma resta da parte, in silenzio, come sospeso tra una verità che non emerge e una realtà che non viene capita.
Il mite rinuncia alla difesa di se stesso.
Difficile capire come si fa a non difendere se stessi, le proprie idee, la propria verità.
Molto difficile capirlo e molto difficile non farlo.
In questo mondo dove tutti si ergono a giudici di tutti e di tutto, con o senza i titoli per farlo, è raro trovare chi non lo fa.
Ma i miti ci sono e sono anche tanti, per fortuna!
Il ritratto del mite è la parafrasi dell’inno dell’amore di Paolo:
il mite non si gonfia,
è paziente,
è benigno
non è invidioso
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
Mai ritratto fu più adeguato per esprimere la mitezza.
La mitezza è quel lasciarsi portare sulle spalle fidandosi di Colui che ti porta dove vuole e dove tu non sai.
La mitezza è quel lasciarsi portare in braccio come un bambino, abbracciati al collo del Papà che cammina con passo sicuro, portandoti dove tu non sai, ma dove non hai paura di andare se hai fiducia in Chi ti porta.
La mitezza è quel ‘’Sì’’ che ti permette di abbandonarti ad una Volontà più grande della tua e più sapiente.
La mitezza è quella rinuncia di sé che ti permette di avere un Bene superiore a te stesso: l’Aiuto Divino.
La mitezza è quel lasciar parlare ‘’lo Spirito che agisce in te’’ e sperare in Lui: non preparatevi né discorsi né difese, sarà lo Spirito a parlare per voi
La mitezza è uno stile di vita, un modo di vivere basato sulla quiete e sulla pace, sulla certezza di avere un Avvocato che ti difende all’occorrenza e senza parcelle da pagare.
Certo, sembra tutto bello, tutto santo, tutto desiderabile, ma sembra anche tutto impossibile, quasi un’ utopia.
Un desiderio e uno stato impossibili da raggiungere.
Impossibili perché essere miti significa dominare quel mondo di emozioni, stati d’animo, impulsi, istinti interiori che troppo facilmente prendono il sopravvento per la forza con cui si impongono e chiedono attenzione, rivendicano i loro diritti a manifestarsi, esigono le loro libertà.
Liberare gli istinti significa lasciar parlare una voce dentro di noi che parla solo al singolare: io!
La mitezza invece parla al plurale: noi, un noi che comprende l’io e Dio, che include, cioè, nel suo parlare, il parlare di Qualcun Altro in sé: sarà lo Spirito a parlare per voi!
Difficile da capire.
Impossibile da realizzare, considerato quanto ci teniamo a quell’io che emerge con forza e spinge a leggere ogni cosa dal proprio punto di vista e a mettere al centro di ogni cosa solo se stessi.
È tanto difficile quanto diffusa la tendenza a riempire ogni cosa di sé, senza lasciare spazi o margini d’intervento da parte di altri.
La mitezza non è rinuncia, ma pazienza.
La mitezza non è debolezza, ma la forza di amare anche chi non ti ama.
La mitezza non è fuga dalle responsabilità, ma una più accentuata responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Risultati immagini per gesù buon pastore immaginiLa mitezza non è paura, non è sottomissione, non è schiavitù da una debolezza di cui non ci si sa liberare: la mitezza è la giustificazione degli altri e la comprensione di atteggiamenti diversi che richiedono tempi più lunghi per maturare.
La mitezza è quel saper pronunciare quel Padre Nostro con le parole e con il cuore e dire: fa’ tu!
Pensaci tu. Io verrò con Te , dovunque Tu vorrai senza timore se sarai Tu a guidarmi.
La mitezza scaturisce da un incontro e dalla consapevolezza che il nostro essere non è il padrone di ogni cosa e non è la ragione assoluta di ogni cosa, non è il possessore assoluto della verità, ma Verità e Ragione scaturiscono dall’accettazione di un ridimensionamento di se stessi e di un ampliamento dello spazio in cui anche gli altri possono dimorare.

Mitezza è condivisione.
È comprensione.
È partecipazione.
È pazienza.
È dominio di sé.
È quell’Amore che tutto perdona.
Essere miti è difficile, perché la mitezza appartiene a Dio: fate come me che sono mite ed umile di cuore.
Essere miti è difficile.
Forse impossibile.
Ma si può!
Rinunciando un po’ a se stessi.
Includendo un po’ gli altri in se stessi.
Tendendo un po’ la mano verso l’alto.
Avendo il coraggio di chiedere aiuto a chi TUTTO PUO’!
LA MITEZZA NON E’ MERITO NOSTRO… MA UN DONO GRATUITO ED IMMERITATO CHE VIENE DALL’ALTO, QUANDO E COME TU NON SAI!
UN DONO D’AMORE PERCHE’ TU POSSA FARTI… AMORE!

giovedì 2 febbraio 2017


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE


Messaggio a Mirjana del 2 febbraio 2017


“Cari figli, voi che cercate di presentare a mio Figlio ogni giorno della vostra vita,
 voi che provate a vivere con lui, 
voi che pregate e vi sacrificate, 
voi siete la speranza in questo mondo inquieto. 
Voi siete i raggi della luce di mio Figlio, 
un vangelo vivente, e siete i miei cari apostoli dell’amore. 
Mio Figlio è con voi.
Egli è con coloro che pensano a lui, che pregano.
 Allo stesso modo, però, egli aspetta pazientemente quelli che non lo conoscono.
Perciò voi, apostoli del mio amore, pregate col cuore 
e mostrate con le opere l’amore di mio Figlio. 
Questa è l’unica speranza per voi,
ed anche la sola via verso la vita eterna.
 Io, come Madre, io sono qui con voi. 
Le vostre preghiere rivolte a me
 sono per me le più belle rose d’amore. 
Non posso non essere là dove sento profumo di rose. 

C’è speranza! Vi ringrazio”.

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mercoledì 1 febbraio 2017


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COME UNA CLESSIDRA


Se c’è un anelito che accomuna gli uomini di tutte le razze, le generazioni, le popolazioni e di tutti i tempi fra di loro è il desiderio di incontrare Dio, quella sommersa nostalgia di Dio che ci inquieta, ci mette in crisi, ci crea un bisogno così profondo da farci star male, perché si avverte un’Assenza importante nella propria vita che non si riesce a colmare in nessun modo
L’incontro con Dio è lo scopo della nostra vita terrena ed è anche il legame interiore che ci unisce agli altri.
Un filo sottile, quasi invisibile, appena percettibile, un desiderio così profondo, ma allo stesso tempo così vivo e forte che non puoi non sentirlo, non esserne cosciente.
Invisibile, sottile, quasi impercettibile… eppure c’è ed è realissimo.
Lo sanno tutti.
Lo sappiamo tutti.
Nonostante i nostri sforzi di ignorarlo.
Nonostante le assurde e paradossali negazioni da parte di tanti.
Quante volte abbiamo sentito questa frase da atei convinti: se avessi la fede anch’io!
Quanti atei dichiarati e convinti avrebbero voluto avere il dono della fede, lo dicono con rammarico, con rassegnazione, ma allo stesso tempo con quell’anelito di sottofondo che ci conferma ciò che loro non vogliono accettare: Dio è in tutti e ha dato il dono della fede a tutti, non fa parzialità Lui, non nega la gioia di incontrarlo a nessuno… chi non riesce a incontrarlo è solo perché … non vuole, non perché non può!
Incontrare Dio è dunque il nostro principale bisogno.
Incontrare Dio si può.
Direi anche che … si deve, altrimenti la nostra vita sarà stata vana, senza senso, inutile oserei dire!
Pensando a questo nostro bisogno di incontrare Colui che ci ha creati, mi veniva in mente un’immagine: una clessidra!
A ben pensarci, il nostro incontro con il Signore può essere rappresentata come una  clessidra.
La clessidra, quest’ orologio ad acqua o a sabbia, formato da due vasi conici comunicanti fra loro per i vertici, costituiva anticamente la misura del tempo; usata spesso come simbolo del fluire del tempo, della caducità della vita umana e quindi anche della morte.
Io vorrei aggiungere anche come simbolo del rapporto fra l’uomo e Dio e vi spiego perché…

Se la guardiamo bene, essa è composta da due contenitori di vetro a forma di imbuti capovolti l’uno sull’altro.
Risultati immagini per clessidra immaginiLa parte bassa ha una base inferiore molto larga che gradualmente si restringe fino a ridursi ad un puntino, un forellino da dove possono passare solo pochissimi granellini di sabbia per volta, scanditi dal tempo, anzi… a scandire il tempo.
La parte alta ha la base superiore molto larga e a sua volta si restringe gradualmente verso il basso fino a ridursi anch’essa a un forellino della stessa misura di quello che viene dal basso, fino a coincidere, a combaciare perfettamente con esso e a formare, in quel punto,  un unico canale da dove far passare minuscoli granellini di sabbia che dall’alto scendono verso il basso.
Anche il nostro incontro con Dio avviene con le stesse modalità. Esattamente le stesse.
Vediamole insieme…
Dio che è grande e immenso nella sua Onnipotenza ed Onniscienza si fa piccolo piccolo, fino ad incarnarsi nel corpo di un piccolo Bambino.
Risultati immagini per clessidra immaginiDio, Essere Divino,  si umilia a tal punto da farsi piccolo per incontrare noi in un punto preciso, in un momento preciso, dall’altra parte del cielo; l’uomo, creatura terrena, con il  suo io eutrofico occupa molto spazio, riempie ogni cosa di sé, si allarga a dismisura in questo spazio terreno, la sua persona di fa così ampia da non lasciare più spazio per niente e per nessuno.
Diventa impossibile entrare in contatto con queste persone, perché non ci sono spazi disponibili, non c’è spazio per gli altri, pieni come si è solo di se stessi.
La base inferiore larga della clessidra rappresenta proprio questo stato dell’uomo, questo suo volersi allargare in forme concentriche ed orizzontali mettendo se stesso al centro di tutto; così stando le cose,  l’uomo non si eleverà mai dalla terra, resterà legato alla materia e non potrà mai raggiungere il suo Creatore che pure è sceso per incontrare lui.
Risultati immagini per clessidra immaginiDio, da parte sua, ha preso l’iniziativa ed è sceso sulla terra, si è incarnato in un corpo, bussa alla porta del cuore di ciascuno di noi, aspettando il nostro consenso, la nostra libera adesione, la nostra spontanea disponibilità… Dio ha fatto la sua parte.
Anche l’uomo deve fare la sua parte; per incontrare Dio  è necessario prima di tutto avere un desiderio grande di Lui, un desiderio talmente grande da trasformarsi in ‘’fuoco’’ che brucia, anzi in fuoco che arde ma non brucia, non distrugge ma crea; l’accensione del desiderio porta a sollevarsi, ad innalzarsi verso l’alto, a sollevarsi dal materialismo e dal modernismo, che sono zavorre che trattengono in basso,  per raggiungere sfere un po’ più alte.
Solo se l’uomo ascolta l’anelito del suo cuore, alza lo sguardo e tende la sua mano per afferrare quella di Chi sta dall’ altra parte e riesce ad afferrarla… allora quell’incontro sarà realtà.
Per tutti!
Sarà la nostra realtà. Sarà la concretizzazione del nostro sogno.
La concretizzazione di un bisogno inestinguibile.
Ma quale strada deve seguire l’uomo per salire verso l’alto?
Risultati immagini per clessidra immaginiOsserviamo quell’imbuto capovolto della clessidra che da una base larga si restringe fino a diventare un forellino.
Questa immagine ci dice che l’uomo, se vuole elevarsi verso l’alto, deve, man mano, restringere il suo io e farsi sempre più piccolo, sempre più piccolo, fino ad eliminare tutto quell’apparato, quel substrato, quelle sovrastrutture che ingigantiscono il suo io riempiendolo di cose non necessarie, non significative; svuotandosi cioè di quella boria, di quell’orgoglio, di quella superbia che lo fanno sentire onnipotente, per  ridursi, finalmente all’essenziale, per riprendere, cioè, finalmente, il suo giusto spazio e vivere ogni cosa nel loro giusto rapporto :-Beati i miti, i puri di cuori…
-  Beati gli umili, i piccoli - ci dice anche Maria - fatevi piccoli se volete essere  grandi davanti a Dio.-
Ecco la strada: smantellare quell’architettura di sovrabbondanza di Io che lo pone al centro del mondo, per poter trovare quel Centro che combacia perfettamente con quell’altro Centro che scende dall’alto.
Se l’uomo diminuisce, elimina tutto ciò che è superfluo, gli resterà solo il centro del suo essere.
Quel centro occupa uno spazio ridottissimo, ridotto com’è adesso all’essenziale; smantellate, dunque,tutte le architravi, ridotto al cuore della sua natura, lo spazio che viene così ad occupare corrisponde perfettamente a quella piccolezza a cui Dio ha voluto ridursi per incontrare l’uomo.
Ora i due forellini coincidono nel centro: Dio si è fatto piccolo piccolo; l’uomo si è fatto piccolo piccolo, le misure corrispondono, l’incontro può avvenire, i forellini coincidono, si toccano nella loro parte più intima,  il foro dell’uno è ora un tutt’uno con quello dell’Altro; c’è un punto in cui i due diventano una cosa sola, un punto in cui l’uomo si fonde con Dio e la sua mano stringe quella di Dio: l’incontro è avvenuto, il contatto c’è stato.
Ma non basta.
Quel punto in cui il Creatore incontra la creatura non è uno spazio chiuso, ma un forellino, un canale da dove scendono i granellini scanditi dal tempo; da quel canale, che collega perfettamente il basso con l’alto, scende la Grazia, come acqua, come vento, come fuoco, come respiro!
La Grazia di Dio scende nell’uomo che si è fatto piccolo per incontrare l’Onnipotente e quella Grazia adesso rende davvero grande quell’uomo che ha rinunciato alla grandezza offertagli dal mondo; la sua vera grandezza l’ha realizzata grazie alla sua piccolezza.
Risultati immagini per clessidra immaginiSolo adesso comprende che per essere grandi occorre farsi piccoli.
Solo ora capisce lo scandalo dell’Incarnazione, lo scandalo della Croce
Solo adesso capisce l’amore grande di Dio per l’uomo: un amore che lo ha portato a spogliarsi della sua Divinità per prendere la povertà della carne… per poter incontrare l’uomo.
Ora capisce quell’anelito profondo che lo lacerava e che non riusciva a definire: incontrare Dio.
Ora capisce che l’incontro avviene solo a certe condizioni.
L’incontro avviene se entrambe le parti desiderano incontrarsi; ma soprattutto se entrambe le parti si fanno piccole piccole: Dio nella sua Divinità, l’uomo nella sua egocentricità.
Un Dio piccolo non è un piccolo Dio, non perde niente della sua Divinità, ma l’amplifica nell’Amore che questo gesto comporta.
Un uomo piccolo non è un piccolo uomo, un uomo di serie B, un uomo invisibile, ma un uomo che ha imparato ad amare, in maniera illimitata e ad ogni condizione.
L’incontro può avvenire solo su un terreno comune: l’Amore!
Dio ama tanto l’uomo da farsi tanto piccolo.
Se l’uomo ama tanto Dio da farsi tanto piccolo… allora l’incontro avverrà e non mancherà.
Certo, non facilmente, non senza dolore, non senza sacrifici, senza rinunce, senza disprezzi, senza mortificazioni… non viene risparmiato niente a chi intraprende questo cammino: la strada si fa sempre più stretta, sempre più in salita, sempre più insidiosa, sempre più lontana… ma lui lo sa, ne è sicuro, che al termine quell’incontro ci sarà e darà senso a tutto quello che è stato, a tutto quello che si è sopportato.
L’Amore è il Luogo d’incontro per eccellenza in cui il Creatore incontra la creatura nella sua intimità e gli si fa intimo fino a condividerne la stanchezza e il pianto, il dolore e la fatica.

Ecco, quest’incontro è come una clessidra, la cui unica caratteristica ‘’anomala’’ è che non può essere ribaltata per rimettere indietro il tempo.
È sempre Dio dall’alto che scende ed è sempre l’uomo dal basso che sale.
Ma anche se la clessidra non può essere ribaltata, ciò non toglie lo scorrimento continuo della Grazia, sempre nuova, sempre fresca, sempre potente, fiume d’acqua viva che rinnova e rigenera e dà vita.
Non serve invertire la direzione, perché l’uomo perennemente proteso verso l’alto riceve grazia su grazia, come un fiume in piena, senza interruzioni, senza limitazioni.
La fonte della Grazia non inverte la rotta, scorre e scorre… inesauribile… all’Infinito… per l’Eternità.
L’incontro dunque è possibile a tutti.
La strada è stata indicata a tutti.
Il desiderio è in tutti.
La possibilità è stata data a tutti, senza distinzioni o preferenze!
Basta provarci…
Le difficoltà maggiori o minori dipendono da quanto il nostro io è disposto a spogliarsi del suo egoismo egocentrico.
La scelta è solo nostra.
La decisione è solo nostra.
La possibilità è in noi.
La volontà.
La volontà è il segreto.
Signore, voglio incontrarti!
Ed il Signore è lì, pronto, con la Mano tesa e ti aspetta.
Aspetta proprio te.
Te, così come sei.
Per Lui sei prezioso.

E Lui… è prezioso per te?