giovedì 31 marzo 2016


caravaggio
Vieni in mezzo a noi Signore Risorto

Entra, Signore risorto,
nei nostri luoghi protetti,
nei nostri rifugi sicuri,
nel chiuso delle nostre comunità.
Entra e spalanca le porte
della paura e della diffidenza
perché una nuova solidarietà diventi possibile.
fano fidarsi non vedere






Signore  risorto,
che hai spezzato le catene della morte,
vieni in mezzo a noi e spezza tutto ciò
che ci trattiene dal seminare nel mondo
gesti di misericordia, semi di accoglienza,
pane di riconciliazione.
Amen.

martedì 29 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE


"Cari figli!
Oggi vi porto il mio amore. Dio mi ha permesso di amarvi 

e per amore invitarvi alla conversione. 
Figlioli, voi siete poveri nell’amore e non avete ancora compreso che  mio figlio Gesù per amore ha dato la Sua vita per salvarvi e per donarvi la vita eterna. 
Perciò pregate figlioli, pregate, per poter comprendere nella preghiera l’amore di Dio. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata ".

mercoledì 23 marzo 2016

Risultati immagini per giubileo della misericordia

LA MISERICORDIA è…  UNA PAROLA BUONA

Qualche anno fa, andai a far visita ad una persona ammalata 
della nostra parrocchia.
Era una persona anziana di circa 80 anni, che non conoscevo bene personalmente, ciò che sapevo di lei erano solo le cose cattive 
che dicevano  gli altri.
Era una persona piuttosto nervosa, agitata, sempre arrabbiata per tutto e con tutti, per questo bestemmiava spesso.
Insoddisfatta di tutto.
Per alcune ore al giorno aveva una badante, ma per buona parte della giornata  era quasi sempre sola.
Seduta su una piccola sedia a sdraio, impossibilitata a muoversi, perché le gambe non le reggevano più, aveva bisogno dell’aiuto di qualcun altro per ogni cosa.
La sua porta era sempre aperta, perché non avrebbe potuto aprire da sola.
Avendo qualche minuto a disposizione, 
quel pomeriggio decisi di passare da casa sua.
Bussai alla sua porta ed entrai quando mi rispose  avanti.
Rispose al mio saluto con un accenno di sorriso che si spense subito sul suo volto rugoso e aspro. Cominciò subito a lamentarsi di questo e di quello, della sua condizione, della famiglia che l’aveva abbandonata, dell’autonomia che più non aveva, di tutto il male vissuto…
Non la interruppi e la lasciai parlare, le sue parole avevano un tono duro, polemico, arrabbiata con tutti, arrabbiata con la vita, arrabbiata con Dio.
Quando ebbe finito, le chiesi se avesse bisogno di qualche cosa, se c’era qualcosa che potevo fare per lei, visto che la badante sarebbe tornata 
solo dopo qualche ora.
Lei mi guardò.
Aveva uno sguardo amaro.
Non era tristezza, ma amarezza.
Sofferenza.
Un’angoscia che esplodeva in rabbia.
No – rispose lei , con un tono tra il melodrammatico e la violenza che l’agitava dentro – in questo momento non ho bisogno di niente.
Allora –ripresi  io – me ne vado, non posso fermarmi più, 
ho da fare ancora tante cose.
-         Aspetta – continuò lei – non te ne andare, forse c’è una cosa che  puoi fare per me: ho bisogno di una parola buona!
Lì per lì, presa alla sprovvista, ebbi un attimo di perplessità, 
di disorientamento emotivo.
Tutto quello che mi aveva appena detto, mi aveva lasciata senza replica, non c’era spazio d’intervento; qualunque cosa avessi detto, rischiava di scatenare ancora di più la sua ira fino a giungere alla bestemmia.
Aveva la bestemmia troppo facile, anche in un semplice colloquio immancabilmente ne scappava qualcuna.
Volevo assolutamente evitare questo, perciò mi ero limitata 
a pochi e brevi interventi.
Ma ora? Ora che cosa potevo dirle?
Mi chiedeva la carità di una ‘’parola buona’’.
Ma quale?
Quale era la parola buona di cui aveva bisogno?
Era l’ultima cosa che mi sarei aspettata da lei.
La carità di una parola buona?
Cosa avrei potuto dirle?
Il tono usato fino a quel momento aveva fatto piazza pulita 
di ogni buon discorso e tentativo di consolazione.
Quello che avevo avvertito nel suo parlare, era stato il rifiuto del bene, 
la sua avversità per le cose buone!
Ma ora?
Ora perché quella richiesta?
Non avevo colto in lei il benchè minimo spazio per ‘’qualcosa di buono’’.
Era completamente piena di quell’insoddisfazione del vivere che ti fa considerare la Vita come una Matrigna, come una Giustiziera ingiusta, che si diverte a vedere soffrire le persone.
Il dolore e la rabbia accumulati per una vita l’avevano resa dura e spietata. 
Avevano bruciato in lei ogni germoglio di bene.
Litigava con tutti. A torto o a ragione.
Sembrava quasi che quel litigare fosse il suo unico modo di relazionarsi.
Non ne conosceva altri.
Ma adesso… quella richiesta… mi aveva letteralmente spiazzata!
Da lei… era l’ultima cosa che mi sarei aspettata!
Cosa potevo dirle?
Aveva una visione così dolorosa e perversa della vita, che poche parole non avrebbero avuto nessuna speranza di darle quell’attimo di sollievo 
che mi stava chiedendo.
Una parola buona!
E quale!
In una frazione di secondo, mi chiesi se era possibile che in un cuore così indurito e oppresso dalle sofferenze di una vita c’era ancora posto per qualcosa di buono.
La risposta venne poi da sé.
Feci una rapida ricognizione dentro di me e cercai quella che  poteva essere la parola più buona e più utile per quella situazione.
La parola ‘’buona’’ mi riportò alla mente il frutto del lavoro dei Vescovi nel loro ultimo convegno e valevole per questo decennio: 
Risultati immagini per gesù della divina misericordia
LA VITA BUONA DEL VANGELO.

VITA-BUONA-VANGELO.

Il modo in cui si armonizzavano queste  tre parole mi sembrò perfetto.

Il Vangelo che fa la vita ‘’buona’’  è Gesù.

Gesù è il Volto misericordioso del Padre.
E allora dissi: ‘’ La parola più buona per me è sicuramente questa: 

Padre nostro che sei nei cieli…’’.

Continuammo insieme.

Non pregava da tanto.
Qualche parola le sfuggiva anche.
Ma continuò lentamente insieme a me, cercando di recuperare 
ciò che aveva dimenticato.
-         Perché non continuiamo? – mi chiese alla fine della preghiera.
-         Ave o Maria, piena di grazia… -
E conclusi: ’’La misericordia del Signore consoli il nostro cuore 
e ci aiuti a ritrovare la strada giusta’’.
Concludemmo con il segno della Croce.
L’abbracciai e feci per andare via.
Lei mi afferrò per il braccio: ‘’E adesso perché te ne vai, 
non puoi fermarti ancora un po’?’’.
-         Mi dispiace, ma non posso. Ho delle cose urgenti da risolvere. –
-         Ma poi torni? –
-         Sì, torno a trovarti se lo vuoi.-
-         E quando torni? Non ti dimenticare di me! –
-         Tornerò presto. Appena potrò. 
Stai tranquilla che non mi dimentico di te! –
     -  Voglio proprio vedere. Dicono tutti così, poi… -

Risultati immagini per gesù della divina misericordia
Aveva gli occhi lucidi.

Le promisi che non l’avrei abbandonata.

La lasciai sulla sua sedia circondata da telecomando e telefonini.

Un po’ di stracci le ricoprivano le gambe.

Ma forse ora… un sassolino in meno le premeva sul cuore.
Sì, aveva il cuore schiacciato da enormi massi di pietra.
Quella ‘’Parola Buona’’ forse  ne aveva frantumato uno; un sollievo durato un istante, un breve attimo; 
il tempo di un respiro.
Breve, brevissimo atto.
Insignificante di fronte agli anni di pietra che si portava addosso.
Ma quell’attimo di respiro aveva contribuito a distendere una ruga sul suo volto.
Dire che fosse più serena certo che no, ma sicuramente aveva assorbito quella preghiera come il deserto l’acqua dell’oasi.
Una preghiera. Una lacrima.
Una vibrazione sconosciuta.
Un attimo di respiro per un cuore in apnea.
Non è niente.
Non hanno un potere prolungato.
Durano giusto il tempo del loro esistere.
Eppure… mi sembrò di vederla sorridere per un attimo.
Di un sorriso vero.
Diverso da quello appena accennato quando ero arrivata.
Un sorriso di speranza.
Il sorriso della misericordia.
Capivo che per riconciliarsi con Dio e con la vita e soprattutto con se stessa e gli altri, ci voleva ben altro.
Era terreno arido e duro, resistente e impermeabile.
Ma andava bene anche così.
Ero andata con il pensiero di porgerle un sorso d’acqua, se caso mai ne avesse avuto bisogno… le avevo dato un’acqua diversa.
Avevo attinto alla sorgente della Misericordia.
Ecco…Misericordia è…  la carità di una parola buona!
Sì, era una figlia in guerra con il Padre… pensava di essere stata messa fuori ormai dal suo Amore, di essere una figliastra, una dimenticata da tutti, dagli uomini e da Dio, una persona dalla quale tutti stavano lontano per la sua cattiveria, per il suo essere insopportabile, per il suo astio, il suo odio verso tutti… 
Aveva vissuto per un attimo il Volto Misericordioso di Dio, aveva per un istante provata la Gioia dell’essere dentro un Cuore misericordioso che non si dimentica di nessuno dei suoi figli, qualunque sia il loro grado di perversione.
Nessuno è escluso dall’Amore Misericordioso del Padre.
Per un attimo l’aveva sperimentato anche lei.
Nessuno aveva mai avuto ‘’misericordia’’ di lei e con lei.
Aveva vissuto nella convinzione di non meritare misericordia da parte di nessuno, tanto meno da Dio, convinta che neanche Lui l’avesse mai amata 
e si fosse mai occupata di lei.

Sono tornata da lei molte volte ancora.
All’inizio il suo tono era sempre aspro e sfiduciato.
Ma poi qualcosa in lei si muoveva sempre … 
non era facile riconciliarsi con Dio… 
ma cominciava a credere che forse era davvero  possibile, 
che anche per lei c’era ancora una speranza! 
Risultati immagini per giubileo della misericordia
Adesso lei non c’è più.
Ma adesso lei conosce la Verità.
Nessuno può dire se quell’attimo possa essere servito per sciogliere qualche nodo dentro di lei, ma sicuramente quell’istante di respiro non è passato inosservato alla Misericordia di Dio.
Ai suoi occhi non è andato perso.
Un solo istante… chissà… se può salvare un’anima… chissà… però… però…  di una cosa sono certa: senza quell’istante ogni speranza sarebbe stata davvero persa… adesso aveva un’opportunità… un’alternativa… una speranza… 
piccola piccola, sicuramente, … ma c’era!

Se c’è una cosa di cui ho piena certezza è che … 
di fronte alla Misericordia di Dio… tutto è possibile!

Tornando a casa, per strada, mi resi conto di aver ricevuto io più di quello che avevo dato.
Quella ‘’Parola Buona’’ aveva fatto prima di tutto bene a me… Padre Nostro
Avevo capito che la nostra logica è davvero lontana come l’Oriente dall’Occidente dalla logica di Dio: il bisogno di una parola buona  è scritto dentro il cuore di tutti
ed anche se macigni di pietra cercano di soffocarlo, niente possono davanti alla Sapienza di Dio che cerca e trova sempre la strada più giusta , a volte anche più impensabile, per far emergere quella goccia di Bene che ha posto dentro ognuno di noi. Il bisogno di Bene non potrà mai essere schiacciato nemmeno dai peccati più scarlatti. Il Male non avrà mai l’ultima parola!
Adesso ne avevo piena conferma.
Inoltre, da quel giorno, grazie a lei, quando anch’ io mi trovo in mezzo alle tempeste e alle difficoltà della vita ed ho bisogno di una parola buona, adesso so qual è: Padre Nostro che sei nei cieli… sia fatta la tua volontà… rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori  e…  non c’indurre in tentazione, ma facci strumento della tua misericordia.

E funziona davvero, perché da quel momento… quella notte non è più notte, davanti a me… il buio come Luce risplende… e quel freddo ed amaro turbamento che agita il mio cuore… lascia il posto all’abbraccio caloroso e dolce della Misericordia!
Risultati immagini per gesù della divina misericordia



BUONA PASQUA A TUTTI.

CHE IL SIGNORE RISORTO FACCIA RISORGERE ANCHE NOI DALLE TOMBE SCAVATE NEI NOSTRI CUORI E IN CUI ABBIAMO SEPPELLITO QUELLA PAROLA BUONA CHE E’ … 
GESU’ MORTO E RISORTO… 
PAROLA BUONA DI CUI TUTTI 
ABBIAMO BISOGNO!

sabato 19 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

"Cari figli, con cuore materno pieno d’amore verso voi, desidero insegnarvi l’abbandono completo a Dio Padre. Io desidero che voi impariate, guardandovi ed ascoltandovi dentro, come seguire la volontà di Dio. Desidero che voi impariate come avere fiducia nella Sua grazia e nel Suo amore come l’ho sempre avuta io. Per questo, cari figli, purificate i vostri cuori, liberatevi da tutto quello che è terreno e permettete a ciò che è di Dio, attraverso le vostre preghiere e il sacrificio, di formare la vostra vita cosicché nei vostri cuori, possiate avere il regno di Dio, possiate iniziare a vivere partendo da Dio Padre e a camminare sempre con mio Figlio. Per tutto questo, cari figli, dovete essere puri nello spirito ed essere pieni di amore e di misericordia. Dovete avere cuori puri e semplici e dovreste essere sempre pronti a servire.
Cari figli, ascoltatemi! 
Io dico tutto questo per la vostra salvezza. 
Vi ringrazio

martedì 15 marzo 2016

CANTO A TE, SIGNORE!

Assaporare l’amore
Signore Gesù,
il mondo ha sete di amore,
ha bisogno di assaporare perdono,
di sentirsi accarezzato dalla tenerezza:
ha bisogno di essere amato.
Estirpa da noi la resistente radice del risentimento,
della misura, del dono condizionato.
Insegnaci ad amare come te,
a essere desti e pronti nel correre
incontro a ogni fratello e sorella,
per condividere con loro
l’incontenibile amore di Dio Padre.
Amen

venerdì 11 marzo 2016

Apprezza ciò che nella tua esistenza c'è, non sottolineare ciò che manca. E ringrazia di cuore.




IL GIUBILEO IN FAMIGLIA
di BRUNO FERRERO - ANNA PEIRETTI, da Bollettino salesiano, gennaio 2016

La riconoscenza

Esiste un sentimento che è costruttivo e indispensabile per la famiglia, i rapporti umani, l'educazione e la vita. Sembra una cosa da niente. È la fibra dell'amore e quasi nessuno ci pensa. La chiamano “gratitudine” e con un sinonimo molto bello “riconoscenza”. Per don Bosco era importantissima. Aveva perfino inventato una festa apposita.

Era vicino l'inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi nel suo giardino.
«Che cosa stai facendo?» gli chiesero.
«Pianto alberi di mango» rispose.
«Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?»
«No, io non vivrò abbastanza, ma gli alberi sì. Ho pensato che per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il modo di dimostrare la mia riconoscenza». 


Ringraziare

L'uomo moderno s'indigna, protesta, si vendica, raramente ringrazia. Eppure tutto quello che abbiamo, lo dobbiamo a qualcuno. Cominciando dalla vita. Una bellissima preghiera che un tempo conoscevano anche i bambini comincia così: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato».
Dovremmo guardarci allo specchio ogni mattina e ogni sera ringraziando per ciò che siamo, ciò che abbiamo raggiunto, le gioie che abbiamo vissuto, i dolori che abbiamo superato e le lezioni che abbiamo appreso. Dovremmo “riscoprire” ogni giorno il miracolo dell'esistenza. 




Meravigliarsi

«Sì».
«Sì? Ma ne hai mai visto uno?»
«Un miracolo? Sì».
«Quale?»
«Tu».
«Io? Un miracolo?»
«Certo».
«Come?»
«Tu respiri. Hai una pelle morbida e calda. Il tuo cuore pulsa. Puoi vedere. Puoi udire. Corri. Mangi. Salti. Canti. Pensi. Ridi. Ami. Piangi...»
«Aaah... Tutto qui?» 


Tutto qui. È tragico non essere capaci di meravigliarsi. Il bambino si apre alla vita attraverso una catena di “stupori” e di meraviglie. Il compito più importante di un educatore è conservare questa capacità nei ragazzi che crescono: sarà la qualità più preziosa della loro esistenza. Perché chi sa stupirsi non è indifferente: è aperto al mondo, all'umanità, all'esistenza. Si viene al mondo con questa sola dote: lo stupore di esistere. L'esistenza è un miracolo. Gli altri, gli animali, le piante, l'universo, ci parlano di questo miracolo. E noi siamo miracolosi come loro. Per questo dobbiamo essere attenti e rispettosi.
Chi considera meravigliosa la vita, sente di amare l'umanità, la rispetta in sé e negli altri. Donando agli altri l'importanza che meritano, noi scopriamo la nostra importanza. La vita ha un valore, una dignità. Nessuno ha il diritto di deturparla. 


Sentirsi amati
 
Alessio, tre anni, chiede alla sorellina: «Raccontami la storia del lupo cattivo».
Lisa, dieci anni, risponde: «Ma no, non esistono lupi cattivi, ci sono solo lupi infelici».
Non esistono uomini cattivi. Gli esseri umani non sono cattivi, sono tristi. E i tristi diventano cattivi. Sono tristi perché non percepiscono la bellezza dell'esistenza.
La gratitudine è una virtù che nasce dalla gioiosa umiltà di sentirsi amati e di lasciarsi amare. Non è merce di scambio e non è “dovere”, ma purissimo, gratuito amore. 


È il segreto della famiglia. Significa dirsi a vicenda “Grazie perché esisti!” Si tratta soprattutto di imparare a “vedere”, accorgersi del valore delle persone che vivono con noi, di ciò che ci è accaduto o di qualcosa che magari già era nostro e non sapevamo quanto meraviglioso fosse.
In questo modo si formano due qualità essenziali dell'amore familiare. La prima è la stima. La seconda è il rispetto. Di qui nasce il vero collante della famiglia: il piacere di stare insieme


Diventare persone riconoscenti

Per coltivare la gratitudine nella quotidianità è necessario viverla come un allenamento. Occorre iniziare con piccoli pensieri quotidiani che vanno poi tradotti in parole, che conseguentemente si trasformano in azioni. Ecco alcuni semplici esercizi quotidiani. 

I tuoi genitori ti hanno donato quanto di più bello, importante e anche impegnativo esista: la vita. Prenditi cura di loro con piccoli gesti quotidiani (una telefonata, un sms, una sorpresa, ...) e sii loro grato per tutto ciò che hanno fatto per te, anche se e quando hanno commesso errori.
Non invidiare chi consideri essere più fortunato, solo perché ritieni che abbia o sia di più di te. Apprezza ciò che nella tua esistenza c'è, non sottolineare ciò che manca. E ringrazia di cuore. 


Ogni persona che incontri sta combattendo contro dolori di cui tu non sai niente. Sii gentile, offri il tuo contributo e fa' in modo che la tua presenza sia sempre migliore della tua assenza. Sii grato anche per chi non ti piace o per chi ti fa arrabbiare: è proprio grazie a loro che puoi imparare, crescere, migliorare e mettere in pratica un po' di pazienza, compassione. 
La notte precedente la sua esecuzione, Jacques Decour, un partigiano francese, scrive un'ultima lettera alla famiglia: «Ora che ci prepariamo a morire, pensiamo a ciò che verrà. È il momento di ricordarci dell'amore. Abbiamo amato abbastanza? Abbiamo passato molte ore del giorno a meravigliarci degli altri uomini, a essere felici insieme, a sentire il peso del contatto, il peso e il valore delle mani, degli occhi, del corpo?».

Preghiera del grazie
 
Grazie è la preghiera felice
Di chi fa quel che dice.
Grazie è la preghiera forte
Di chi del cuore apre le porte.
Grazie è la preghiera grata
Di chi risponde con la risata.
Grazie è la preghiera quotidiana
Di chi fa una vita buona e sana.
Grazie è la preghiera migliore
Di chi è capace d'amore.

giovedì 3 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

“Cari figli la mia venuta a voi è per voi un dono del Padre Celeste. Per mezzo del suo amore vengo per aiutarvi a trovare la via verso la verità, a trovare la via verso mio Figlio. Vengo a confermarvi la verità. Desidero ricordarvi le parole di mio Figlio. Egli ha pronunciato parole di salvezza per il mondo intero, parole d’amore per tutti, l’amore che ha mostrato col suo sacrificio. Anche oggi però molti miei figli non lo conoscono, non vogliono conoscerlo, sono indifferenti. A causa della loro indifferenza, il mio Cuore soffre amaramente. Mio Figlio è sempre stato nel Padre. Nascendo sulla terra, ha portato la Divinità, mentre da me ha assunto l’umanità. Con lui la Parola è giunta in mezzo a noi. Con lui è giunta la Luce del mondo, che penetra nei cuori, li illumina, li ricolma d’amore e di consolazione. Figli miei, possono vedere mio Figlio tutti quelli che lo amano, poiché il suo volto è visibile attraverso le anime che sono ricolme d’amore verso di lui. Perciò, figli miei, apostoli miei: ascoltatemi! Lasciate la vanità e l’egoismo. Non vivete soltanto per ciò che è terreno, materiale. Amate mio Figlio e fate sì che gli altri vedano il suo volto attraverso il vostro amore verso di lui. Io vi aiuterò a conoscerlo il più possibile. Io vi parlerò di lui. Vi ringrazio”

sabato 27 febbraio 2016


DAR DA BERE AGLI ASSETATI

Risultati immagini per dar da bere agli assetati immagini


O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, *
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz'acqua.
(SALMO 62, 2-9)


Come terra deserta. Arida. Senz’acqua.
No, non sto parlando dell’estesissimo deserto del Sahara, né della sconosciuta Siberia né  del lontanissimo deserto del Kahalari, sto parlando di qualcosa a noi molto più vicino ed intimo, di molto più esteso anche del deserto più grande del mondo, sto parlando del DESERTO DELLA NOSTRA ANIMA.
La nostra anima ha sete.
Ha sete del Dio Vivente.
Che cosa significa questo?
Innanzitutto ci dice che la nostra sete non è solo quella fisiologica, facilmente saziabile, almeno in una parte del mondo; ma c’è un’altra sete, più profonda, più estesa, più insaziabile perché più sconosciuta, più difficile da ‘’ascoltare’’, da percepire, quindi più difficile da dissetare… più difficile perché la nostra attenzione è rivolta unicamente alle richieste del corpo, a quel corpo che chiede soddisfazione immediata, altrimenti fa sentire i suoi morsi e la sua ribellione in maniera così dolorosa, da obbligarci a dare attenzione e risposta al più presto.
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immaginiLa sete interiore, invece, quella dell’anima è spesso sommersa, nascosta dietro strati e strati di durezza, prepotenze, egoismi, presunzioni… sotto una montagna gigantesca di peccati che la schiacciano al punto da farla estinguere, non perché sia stata soddisfatta, ma per incapacità di  riconoscerla; facciamo ‘’morire la sete’’ dentro di noi, perché siamo diventati così aridi al punto da far diventare la nostra aridità qualcosa di normale nella nostra condizione umana, ci siamo assuefatti a questa condizione al punto da dimenticare il nostro bisogno di sete interiore.
Siamo un deserto arido.
È normale che il deserto sia arido, ma non è normale che la nostra anima sia un deserto arido.
Noi siamo fatti per la fertilità, per la vita, per la riproduttività, per la nascita e la crescita, noi siamo campi fertili, distese di vegetazione e vita, noi siamo un campo di grano pronto per il raccolto, siamo abbondanza, ricchezza di raccolto, siamo fatti per il raccolto… invece… invece la nostra terra non fiorisce più, non produce più frutti, siamo terra arida, deserta, senz’acqua… e senz’acqua non c’è vita.
C’è dunque qualcosa dentro la nostra natura che non va, qualcosa che rinnega se stessa, che trasforma se stessa e ci fa essere diversi da ciò che siamo: non siamo terra deserta, ma terra fertile!
Per essere terra fertile, però, occorre irrigarsi spesso o lasciarsi irrigare da mani sapienti e generose.
Purtroppo, la secchezza della nostra ‘’terra’’ ci ha resi duri da talmente tanto tempo che abbiamo dimenticato il passaggio dolce e ristoratore dell’acqua che scorre e accarezza la terra ridandole vita e capacità di generare vita.
Siamo deserti. Siamo rimasti deserti troppo a lungo.
Siamo vastissimi deserti che si accontentano di essere tali.
Che credono di essere tali.
Che si sono rassegnati ad essere tali ed hanno dimenticato i tempi della fertilità.
Siamo deserti rassegnati.
Rassegnati ad essere deserti.
Ma se questa è la nostra scelta, questa non è la nostra vera realtà.
Andiamo contro noi stessi.
Facciamo violenza a noi stessi.
Occorrerebbe sentire quella ‘’sete’’, sentire la sua morsa, sentire i suoi crampi, lasciarsi lacerare dalla sete insaziabile, lasciarsi strappare le vesti dal bisogno di acqua, lasciarsi penetrare ancora da un raggio di luce che viene a svegliare la vita dentro di noi.
Quanta sete nel mio cuore… solo in Dio si sazierà!
È un grido lacerante… quanta sete nel mio cuore… è un grido lacerante che mi dice qual è il mio vero problema: sono assetata; e mi dice anche qual è la soluzione: ho bisogno di Dio.
Sì, quanta sete nelle profondità abissali del nostro cuore, anche le vie più sotterranee sono rimaste asciutte, neanche più una goccia; la sopravvivenza stessa è a rischio.
Una sete che si sazierà soltanto in Dio.
Una sete, però, che noi non sentiamo più… per questo  è destinata a restare SETE, un’arsura infinita e straziante il cui dolore non percepiamo più.
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immaginiÈ la nostra condizione di uomini e donne abituati a dare risposte immediate ed abbondanti solo ai bisogni del corpo e a lasciare inascoltato il grido del nostro cuore, il suo bisogno di acqua pura.
Quel bisogno di acqua pura che altro non è se non  quell’angoscia che a volte ti prende e tu non sai darle un nome o un volto, non riesci a capirne la provenienza, la causa; è un’angoscia che ti strazia e ti sbatte come il vento fa con i panni stesi al sole o con la tenera erba appena germogliata e ti stravolge, ti annienta, ti annulla e tu non sai perché.
O meglio… non vuoi sapere il perché, non vuoi chiedertelo, dovresti fare i conti con una terribile realtà che non ti va o non hai il coraggio di affrontare: la realtà della tua vita interiore che non è quella che credi che sia, ma tutt’altra cosa da ciò che credi che sia… è deserto arido, senz’acqua, non campo rigoglioso percorso da fiumi di acqua viva.
Come siamo diversi nella nostra duplice realtà: fuori belli, sazi e vivi, dentro sporchi, assetati e morti!
Siamo come la doppia identità del dottor Jekyll e mister Hyde, sì siamo uno strano caso di terribile ambiguità, di sdoppiamento di personalità: dal dentro al fuori e dal fuori al dentro. Diversi. Persone diverse.
Eccessivamente curati fuori, sporchi e trasandati dentro; eccessivamente saziati fuori, terribilmente affamati ed assetati dentro.
No, non servono né l’ecografia né la Tac e nemmeno una risonanza magnetica per tracciare il quadro della nostra situazione interiore, non riuscirebbero ad oltrepassare l’invisibile, a cogliere l’Assoluto di cui siamo immagine.
La nostra interiorità ha una sua personalità, un suo bisogno di mangiare e bere, di saziarsi e ristorarsi… ma noi siamo troppo presi dal saziare e ristorare il nostro corpo, perché ‘’il ventre è – ormai- il nostro dio’’, siamo fatti o peggio ci siamo ridotti solo a ‘’carne’’, e diamo ascolto solo ai morsi, ai bisogni, alle richieste della carne, tutto il resto… è a noi sconosciuto, è da noi rifiutato direi, un rifiuto volontario, perché lo spazio interiore è scomodo e pesante, ingombrante, ci è d’ostacolo, rallenta il nostro passo,  ci induce a fermarci, rallenta la soddisfazione dei bisogni materiali, toglie spazio alle nostre urgenze esclusivamente fisiche.
Poveri noi!
Non siamo che erba secca, fieno, paglia bruciata dal sole ed invece siamo convinti di essere baobab rigogliosi carichi di frutti!
Poveri noi, perché annulliamo la parte migliore di noi e diamo spazio illimitato a quella parte destinata a perire, a ridursi in polvere, inanimata e inutile polvere.
Ci dice la Madonna nel messaggio del 25 febbraio scorso: ‘’Avete dimenticato lo scopo della vostra vita, il senso della vostra esistenza, vi siete persi in voi stessi, amate poco e pregate di meno’’.
Non poteva esserci fotografia più perfetta di questa: non preghiamo, non sappiamo amare e viviamo sazi di noi stessi, siamo noi al centro del nostro mondo. Siamo noi il centro di ogni cosa. Il fine ultimo di ogni cosa.
E non potrebbe esserci inganno più tragico di questo.
Abbiamo usurpato il centro all’Unico Vero Centro che ne ha vero e pieno diritto: a Cristo, vero e unico Centro di ogni cosa, in Lui tutto è ricapitolato, tutto confluisce in Lui, è quel Mare a cui giungono tutte le acque del mondo e solo in Lui trovano riposo .
Prendersi cura del proprio corpo non è un male in se stesso, anzi è un dovere verso se stessi, ciò che è male è l’esagerazione, dalla semplice e necessaria cura si è passati al ‘’ culto del corpo’’ , al punto da farlo diventare ‘’nuovo idolo, nuovo dio’’, centro primo ed unico della nostra attenzione.
Il ventre diventa il nostro dio, unico centro di interesse e di attenzione, al punto da  dominarci, ammaliarci,  schiavizzarci, asservirci totalmente.

Non è il mangiare in se stesso, ma quell’esagerazione immonda, quel compiacimento estremo, è quel saziarsi di mondanità che ci distrugge, che distrugge tanto la nostra stessa esteriorità, alterata nella sua bellezza originaria, quanto la nostra interiorità completamente annullata e cancellata dal nostro orizzonte di vita.
Il danno peggiore della mondanità è quello di averci privati della nostra tridimensionalità, del nostro spessore ed averci ridotti a ‘’figure piane’’, piatte, cioè a due dimensioni: altezza e larghezza, escludendo la profondità, quella profondità che ci dà la prospettiva tridimensionale, quel valore aggiunto che ci fa diversi  dalle cose e dagli animali.
Il problema vero è che noi non vogliamo essere diversi da loro, noi vogliamo essere proprio come loro, perché solo così potremo vivere in assoluta libertà tutta la nostra carica istintuale e soddisfare ogni più piccolo bisogno carnale, legittimo o meno che sia e sentirci sazi solo di questo.
Una sazietà transitoria, ovviamente!
Il nostro bisogno di saziare, di assecondare gli istinti più bassi che dentro si muovono toglie qualsiasi attenzione ai bisogni dello spirito, negando a se stessi la presenza di qualcosa di più grande e di più nobile che vive dentro di noi e che chiede la stessa attenzione data alla nostra corporeità.
Di te ha sete l’anima mia ed è una sete quotidiana, che si sveglia sin dal mattino: all’aurora ti cerco, a te anelo, come la cerva ai corsi d’acqua, come la sabbia arsa sotto il sole, di Te ha bisogno l’anima mia… che soccombe perché non so più trovarti, non so più riconoscerti, non so più come saziare la sete che mi devasta.
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immaginiL’allarme è globale: la desertificazione avanza, la siccità aumenta, il deserto mangia i terreni un tempo fertili,  il deserto conquista  l’Occidente più di quanto si possa pensare;  l’aridità interiore ha ormai invaso tutto l’Occidente che ha perso la memoria dei tempi in cui era ‘’valle fertile, capace di essere e donare vita nuova’’.
Noi ci siamo inariditi e la cosa peggiore è che rifiutiamo che qualcuno riprenda ad irrigarci, sarebbe un dover ricominciare da capo, un abbattere per ricostruire… no, troppa fatica, chi ce la fa fare, stiamo bene così, con le nostre libertà conquistate, sì… come la libertà di lasciarci morire…
 È la decisione di qualche giorno fa di una donna malata di sclerosi multipla, intervistata dal TG2: ho già scelto il giorno in cui morire, è mio diritto farlo, non voglio soffrire!
Una scelta personale che diventa quasi diritto legale, è la conferma del nostro metterci al posto di Dio: solo io ho diritto di vita e di morte su me stessa.
Ecco, Dio non serve più, non ha nessun potere su di me, sono io padrona di me stessa, il corpo è mio e decido io se farlo vivere o morire.
Sconcertante!
Ciò che emerge non è tanto la sfida rivolta a Dio, quanto la nostra paura di soffrire, la nostra fragilità e la nostra consapevolezza di non poter fermare in nessun modo un processo degenerativo che porta alla corruzione del corpo, quella corruzione fisica che tanto spaventa, come se non fosse questa la realtà di ciascuno di noi, come se questo corpo fosse destinato all’eternità; questo accade quando la morte interiore anticipa la ‘’ sorella nostra morte corporale’’ per dirla con san Francesco; quando ‘’la sorella acqua’’ non ha più falde acquifere a cui attingere dentro di noi, quando tutto è ormai definitivamente inaridito dentro di noi.
In questa totale aridità, l’inesorabilità della malattia si fa tempesta di sabbia che oscura il Cielo e riduce tutto a tenebre, tutto a disperazione e la disperazione senza la luce della Speranza Vera induce a scegliere la morte come unica speranza, l’inganno è così realizzato: basta una tempesta di sabbia e tutto crolla, perché i castelli costruiti intorno a noi sono stati fondati sulla sabbia e non sulla Roccia.
 Risultati immagini per dar da bere agli assetati immagini
Sempre qualche giorno fa, sentivo l’esperienza, invece, di un giovane ragazzo, Nino Baglieri, di Modica (SI) che a  17 anni, il 6 maggio 1968, precipita giù da un’impalcatura alta 17 metri. Ricoverato d’urgenza, Nino s’accorge con amarezza di essere rimasto completamente paralizzato. C’è chi tra gli specialisti e i dottori arriva a proporre l’eutanasia, ma la madre coraggiosamente  si oppone, confidando in Dio e dichiarandosi disponibile ad accudirlo personalmente per tutta la vita.
I primi anni sono stati davvero tremendi, rifiutava quella situazione, avrebbe preferito morire piuttosto che vivere in quelle condizioni, poi, grazie alle preghiere della mamma, fervida e tenace credente, un po’ alla volta qualcosa è cominciato a cambiare dentro di lui, ha imparato a scrivere tenendo la penna in bocca ed ha scritto testi di una spiritualità eccezionale, la sua conversione interiore gli aveva ridato la vita, lo aveva portato a vita nuova, pur restando assolutamente immobile nel suo letto.
Per 40 anni ha vissuto come un ‘’tronco morto’’ fisicamente, ma come tenero germoglio capace di fruttificare interiormente; per lui è stata avviato il processo di beatificazione, perché ha fatto della sua sofferenza fisica un’opportunità per una rinnovata e riscoperta vita interiore, molto  viva e attiva, eccezionalmente e meravigliosamente vivace; un cammino di spiritualità frutto di un dono di Grazia non concessa per pietà per la sua condizione fisica, ma come risposta alle preghiere costanti della madre: bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato.
La sua è stata una guarigione spirituale di eccezionale bellezza e fervore; le sue ferite sono state risanate con l’Acqua dello Spirito che ha ridato vita ad un corpo morto.

Pur nella sua immobilità, Nino ha saputo essere testimone del Vangelo della gioia e della speranza. Acqua di sofferenza che si è fatta Acqua di conversione per tanti.
Assolutamente immobilizzato nel corpo, incredibilmente vivo nello spirito.
È possibile, sì, è possibile quando si accetta di bere quel ‘’Calice della salvezza’’  che ci viene offerto gratuitamente per amore; è possibile quando si fa dell’Amore la prima regola di vita e ci si affida ad essa.
Ecco, una madre assetata di giustizia, è stata ascoltata dal Giudice Supremo e le è stata fatta giustizia, ha avuto più di quello che ha chiesto: ha chiesto la vita per suo figlio e le è stata data l’eternità.
La generosità del Signore non ha paragoni.
Ha chiesto un sorso d’acqua, le è stato dato un ‘’fiume di acqua viva’’.
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immaginiCome nella piscina di Siloe: il corpo spirituale di suo figlio è stato guarito, una guarigione così straordinaria che ha messo in secondo piano la sua immobilità corporea.
Ecco, noi ci muoviamo tra due estremi: estrema sazietà corporea ed estrema aridità spirituale; estrema infermità corporea ed estrema libertà spirituale.
La nostra fede si muove tra due estremi: da una parte viviamo della promessa dell’acqua che disseta in eterno, dall’altra assecondiamo i bisogni del corpo come se non ci fosse altro in noi, come se fosse la carne la nostra unica realtà.
Speriamo in una promessa, ma in realtà non facciamo niente perché questa promessa possa realizzarsi in noi.
Eppure ci è stato dato tutto ciò che serve perché questo possa davvero realizzarsi; siamo stati immersi nell’acqua del battesimo, acqua purificatrice che ci rinnova prima e ci ritempra dopo.
Rinnovati dall’acqua della misericordia, siamo stati purificati dal Sangue della Passione; nel Suo Sangue, le acque amare del peccato sono state trasformate in acque vive della resurrezione
È necessario rinnovare il nostro Battesimo nella ‘’morte di Cristo’’, è solo lì che la nostra arsura epocale può trovare ristoro.
Perché se noi ‘’abbiamo sete del Dio Vivente’’, noi ‘’siamo - anche - la sete del Dio Vivente’’
’Ho sete!’’
È stata una delle ultime parole dell’Uomo-Dio su questa terra: ‘’Ho sete! Sete di anime, sete del vostro amore, sete di voi, voi siete la mia sete inestinguibile.’’
Il Cristo, il Figlio del Dio Vivente ci hai lasciato in eredità la sua sete,  se ne è andato assetato,  interiormente lacerato dall’implacabile  ‘’sete di noi’’.
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immaginiUcciso dai nostri chiodi e dalle ferite atroci inflitte al Suo Corpo, ma ancor più da quell’ Acqua che non abbiamo saputo dargli quando ci ha chiesto da bere.
Non siamo stati ‘’ ACQUA’’ per Lui, ma ‘’ACETO’’, aceto amaro che brucia ancora di più le sue ferite interiori ed esteriori.
Non gli siamo andati incontro con la brocca dell’acqua fresca attinta dal pozzo di Sichem,  ma con una spugna imbevuta di aceto, attinta al pozzo amaro  del nostro peccato, della nostra superbia.
’Ho sete!’’
È consuetudine non negare l’ultima sigaretta al condannato, noi invece gli abbiamo negato anche l’ultimo desiderio: l’acqua del nostro amore.
Lui ci hai lavati nel suo sangue, ci ha dissetati all’acqua sgorgata dalle sue piaghe, ci hai saziati con il vino di Cana, ci ha ristorati con l’acqua della roccia, la nostra sete non gli è mai stata estranea, non è rimasto mai indifferente neanche alle nostre necessità fisiche.
Noi, invece, abbiamo deriso la sua sete: una spugna di aceto gli abbiamo offerto. Fiele e aceto in cambio dell’Acqua ristoratrice!

Perdonaci Signore,
non abbiamo saputo dissertati un tempo,
quando ‘’non sapevamo chi era Colui che crocifiggevamo’’;
ma  non sappiamo farlo neanche oggi,
che sappiamo molto bene chi abbiamo crocifisso
e chi continuiamo a crocifiggere
con le nostre arroganze e presunzioni.

 Ti sei addossato anche la nostra sete, Signore
e il carico si è fatto
ancor più insopportabile!

Perdonaci, Signore,
perché siamo rimasti indifferenti anche
all’ultima richiesta del Condannato,
l’aridità del nostro cuore
non ha saputo esaudire neanche il suo ultimo desiderio.

La nostra crudeltà supera
quella di coloro che urlarono a Pilato:
‘’Crocifiggilo, crocifiggilo!’’

Sì, continuiamo a crocifiggerti
e a farti morire assetato oggi più che mai,
perché dentro di noi non scorre più ‘’Acqua’’,
siamo ormai a secco da tempo.
Ma se noi non possiamo darti quell’Acqua che ci chiedi
e se non sappiamo essere ‘’Acqua per te’’,
allora dacci Tu da bere, Signore;  
dacci Tu la tua acqua che disseta,
liberaci da quest’arsura che ci distrugge,
che ci allontana da te, Fonte d’acqua pura.

Dacci da bere Signore
e non stancarti mai di dissetarci,
di saziare l’ arsura del nostro cuore; 
‘’facci Acqua’’ , fiumi di acqua
così che anche noi possano straripare di ‘’Acqua Viva’’
e possiamo dissetare il mondo che ha fame e sete di TE.
 Risultati immagini per dar da bere agli assetati immagini
Dissetaci, Signore,
e facci acqua per dissetare le strade deserte del mondo,
per far fronte a quella desertificazione che ci devasta
e ci rende sterili;
aiutaci a metterci al servizio della Vita e non della Morte,
facci ‘’Acqua Viva’’  come Te,
che sei Fonte inestinguibile di Vita Eterna!
Facci ‘’Acqua Viva’’ per Te,
nostra Patria e nostra Felicità.

O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora Tu ci cerchi,
di noi ha sete l'anima tua,
di questa terra deserta, arida, senz'acqua

Siano le nostre lacrime di pentimento, Signore,
 l’acqua che ti disseta,
l’acqua che rinnova il mondo,
l’ acqua che ci porta  a Te,
Mare di Misericordia Infinita,
 e in Te trovi, finalmente,

pace, ristoro e quiete!
Risultati immagini per dar da bere agli assetati immagini