sabato 8 novembre 2014



PROFANATORI DI VERITA’

’Io prego me stesso, non prego nessun altro, oltre questa vita non mi interessa nient’altro, mi basta vivere questa vita, non sono credente, non credo nell’aldilà, però invidio i credenti, almeno loro hanno una via di sicurezza, io non ce l’ho’’ (Andrea Camilleri in un’intervista dell’8 novembre c.a. al TG2. )

Mi colpiscono alcune parole di quanto qui sopra riportato, che esprimono dei concetti enormi, che fotografano la realtà odierna o meglio dire quella che ha caratterizzato questi ultimi decenni in maniera forte e peculiare: io prego me stesso, non credo, invidio i credenti.
Tre aspetti che, ribaltati nel cristianesimo, stanno alla base della nostra fede: il credere, il pregare, il non peccare (l’invidia insieme con la superbia stanno alla base del peccato originale: per invidia il diavolo tentò Eva e per superbia si mise contro Dio pensando di esserGli pari se non superiore).
Il credere, il pregare, il non peccare fanno del cristiano colui che si sforza di mettersi in gioco, di migliorare se stesso, di vivere una vita dignitosa e rispettosa; qualcuno che si mette in cammino, senza mai fermarsi, senza mai stancarsi, senza mai raggiungere un traguardo che gli permetta di riposarsi, più il cristiano cammina, più ha la sensazione che la meta si allontani, perché per strada perde quella coltre spessa di egoismo e di egocentrismo, di superbia, invidia, gelosia, ira… man mano che queste ‘’squame’’ di paolina memoria, cadono dai nostri occhi, man mano che i muri crollano nel nostro cuore, come il muro di Berlino, ecco che ci si rende conto di quanto si sia lontani dalla Meta, ci si accorge che quell’esuberanza di cristiano-non credente-non praticante altro non era se non una maschera, un’enorme maschera di ferro, scioltasi lentamente al Fuoco dell’amore di Cristo, sì, c’è anche un’inversione di temperatura interna ed esterna: se prima si bruciava esteriormente per l’ira furibonda che si scatenava ogni qualvolta le cose non andavano secondo il proprio volere e si alimentava la freddezza glaciale interiormente,  dopo l’Incontro con l’Amore vero, la Scintilla della fede comincia a riscaldare quel ghiaccio secolare e a far sentire la gioia del tepore del cuore, fino a quando l’incendio scoppia ed allora ogni gelo, ogni freddezza si scioglie come neve al sole: il fuoco divampa nel cuore e si scopre con quale freddezza l’uomo risponde al Fuoco Divino e si comprende quanto si è miliardi di anni luce lontani da quella Meta che si credeva di potersela giocare addirittura al lotto, come una combinazione vincente da trovare con un sistemone geniale!
Fa molto impressione quell’espressione ‘’io prego solo me stesso’’, dico a me stesso ’’reggi, non mollare, non t’arrendere…’’, mi viene da chiedermi: ma davvero l’uomo crede di avere in sé tutta la forza necessaria per affrontare ogni cosa nella sua vita?
Davvero è convinto che è veramente opera sua, ingegno suo, volontà sua, forza sua superare ogni difficoltà?
Davvero pensa di poter fare a meno di Dio?
Davvero crede che l’unico dio è se stesso?
Se davvero è così… allora… lo squallore della nostra esistenza è al suo massimo storico!!!
La cosa che più  sconvolge è il rendersi conto di quanto sia abnorme l’incoerenza fra il pensare, l’agire  e il desiderare dell’uomo contemporaneo.
Da una parte, egli pensa ed è convinto che l’uomo sia dio, agisce come se fosse il dio di se stesso, l’unico dio da adorare, è la teoria tolemaica della fede: tutto ruota intorno alla volontà dell’uomo, centro e perno dell’universo; dall’altra desidera un mondo perfetto, un mondo di pace, di prosperità, di gioia.
Ma davvero pensa che la Pace sia opera sua? Che la prosperità sia opera sua? Che la Vera Gioia scatti allo schioccare delle sue dita, come fa il califfo con le sue concubine?
Davvero crede che questo mondo sia un califfato da poter governare prendendo come unico punto di riferimento se stesso e che tutto dipenda dalla sua volontà?
Se davvero lo crede… beh… allora… possiamo cominciare a contare gli anni a ritroso, come si fa per i secondi che separano dal Capodanno… perché così andiamo incontro all’autodistruzione dell’Umanità.
Ma perché siamo così ciechi da non voler guardare i segni dei tempi?
Perché siamo così ottusi da non renderci conto dove stiamo andando? Stiamo andando alla deriva, siamo ormai fuori da noi stessi e fuori dall’amore di Cristo… per nostra volontà, per nostra esclusiva volontà!
Ecco dove ci porta la volontà dell’uomo: fuori dalla nostra creaturalità!
Dimentichiamo di essere creature, dimentichiamo che non veniamo da noi stessi, che non ci siamo fatti da soli, che non respiriamo per nostra volontà, che non viviamo perché lo abbiamo deciso noi, dimentichiamo ogni cosa che ci riporta alla radice del nostro essere: siamo vivi per volontà Divina!
È l’unica verità che l’uomo cerca di oscurare, di negare a se stesso, di dimenticare, ma poi la realtà parla da sé, essa non può mentire, non può ingannare, illudere: la realtà ci mette davanti agli orrori e agli errori che stanno portando il mondo verso l’autodistruzione.
Qualche esempio?
Generazioni e generazioni smarrite e disorientate, dominate dalla violenza, dall’odio, dalla presunzione, dall’egoismo sfrenato che fa scambiare per amore il desiderio di possesso; mai come oggi siamo davanti alla perversione totale dell’amore: o mia o di nessun altro, o con me o ti uccido; la vita è mia e decido io quando morire, per amore di me stessa; il desiderio di maternità va realizzato a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche affittando a suon di quattrini geni, cromosomi e grembi disposti  a partorire per me; non c’è limite alla brama di denaro: corruzione, usura, concussione, commercializzazione dei disabili, dei bambini e dei loro organi; la guerra ad ogni livello: ultima in ordine di tempo: 43 studenti nel Messico massacrati perché  sospettati di essere contro il governo; Medioriente: migliaia di uomini massacrati, bruciati vivi, donne stuprate, bambini venduti, schiavizzati, violentati, uccisi tra le braccia delle mamme… e buttati nelle fosse comuni… c’è altro da dire???
Manca qualcos'altro nell’elenco… sì, mancano tutti i disastri ecologici che stanno portando via le fatiche di migliaia di famiglie, i cambiamenti climatici per l’ingordigia e la noncuranza dell’uomo, le epidemie per l’abbandono di tante popolazioni ancora senza acqua potabile e cibo a sufficienza… c’è un mondo corrotto e c’è un cuore umano deteriorato e ridotti in brandelli… ecco dove porta la volontà dell’uomo quando non è sostenuta da quella divina, quando non fa riferimento ad Essa, quando non invoca la sua Presenza, quando non rispetta il Suo Progetto di vita.
E parliamo pure dei progetti di vita degli uomini: tutti sono concordi nel dire che la famiglia è stata distrutta nella sua intimità, nella sua peculiarità, nella sua essenza, tutti vedono questi bambini tristi, depressi, aggressivi, violenti, incapaci di provare sentimenti o emozioni profonde, superficiali e fragili… fragilissimi, crollano come niente, vanno giù al primo soffio contrario, tendono al comando ma non accettano ordini, la figura genitoriale è evanescente, insicura, indecisa, scarsamente autorevole, c’è una vita familiare inesistente nella realtà, perché famiglia non è condividere un spazio, ma realizzare un incontro; quest’incontro non c’è più, è sempre più sfuggente e le relazioni familiari sempre più fragili e problematiche… a fronte di  tutto questo… cosa facciamo? Semplicemente si protesta e si fa ‘’disobbedienza civile’’  e si pretende che la Legge approvi unioni contro natura, così da destabilizzare completamente il concetto di famiglia!
Siamo di fronte alla decadenza morale, affettiva, sentimentale, etica, culturale, spirituale, scientifica anche, non c’è un aspetto che non sia stato intaccato dal Male torbido della concupiscenza e noi… come ci poniamo davanti a tutto questo?
Noi, come Andrea Camilleri, sulla soglia dei 90 anni… ci guardiamo intorno e concludiamo… è vero che il mondo va a rotoli, abbiamo stravolto ogni regola del Creato, abbiamo messo a rischio ogni esistenza, abbiamo distrutto il bello della vita… abbiamo trasformato la vita in un lugubre elenco di morti… è tutto vero questo… abbiamo sbagliato in tante cose… ma nonostante ciò… io… continuo a pregare solo e soltanto me stesso!
Ecco, il Vangelo di oggi è quanto mai appropriato… è la risposta di Dio alla nostra volontà di cancellarLo dalla nostra vita, ad espropriarlo dal nostro cuore… ma il nostro cuore gli appartiene… è opera delle Sue Mani, nessuno potrà mai cancellare questa Verità… tanto meno la misera volontà dell’uomo…

Dal vangelo di Giovanni 2,13-22

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambia monete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».
Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

L'incontro di Gesù nel Tempio non è con persone che cercano Dio, ma con commercianti del sacro… sembra una scena di oggi, siamo noi come loro… venditori a buon mercato delle cose sacre, dell’amore di Dio… la nostra è una svendita di noi stessi, della vita, della fede… di Dio!
Sì, abbiamo trasformato questo nostro mondo in un ‘’mercato disonesto’’, siamo mercanti di vanità e imbroglioni, proprio come i mercanti del tempio: l’ira di Gesù non è contro il mercato in sé, che aveva la sua ragion d’essere nei pressi del tempio (per cambiare le monete imperiali con le monete del tempio e per vendere gli animali da sacrificare nel tempio), ma contro la violenza che in quel mercato veniva generata, per l’uso o meglio dire ‘’l’abuso’’ che si faceva del proprio lavoro, occasione di guadagno indebito, denaro sporco, sfruttamento dei poveri, aumento dei prezzi, approfittatori delle necessità altrui… e non è questo, forse, ciò che accade nei ‘’mercati’’ di oggi, una corruzione globale, a ben guardare non è forse proprio la corruzione ciò più di ogni altra cosa unisce l’intero mondo?
Uno sfruttare ed approfittare della debolezza altrui che avviene nel modo più subdolo, che disonora questo nostro ‘’corpo’’ quale ‘’Tempio dello Spirito’’, così come ci ricorda Paolo: “Fratelli, voi siete edificio di Dio. … Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi”.
La risposta di Gesù alla richiesta di un segno da parte dei Giudei è per loro enigmatica, incomprensibile, così come accade per l’uomo chiuso alla fede, incapace di cogliere l’annuncio profetico; ma se in un certo senso si può, volendo, giustificare i Giudei ed anche gli apostoli che non sapevano quello che sarebbe accaduto di lì a breve: la morte e la resurrezione di Cristo (anche se i Giudei ben conoscevano le Scritture e sapevano bene che questi fatti erano stati più volte profetizzati nella letteratura veterotestamentaria), non siamo giustificabili noi che abbiamo conosciuto e sperimentato tale Verità, ci è stata testimoniata e documentata in modo inequivocabile… ma noi siamo più chiusi dei Giudei e Camilleri ce ne dà un esempio potremo anche dire ‘‘eccellente’’… ecco … non è la cultura la via di accesso alla fede, non è l’essersi o meno realizzati nella vita ciò che permette di andare oltre il visibile, non è l’avere o meno fantasia, capacità creativa, capacità descrittiva o logiche narrative, ma è l’incontro personale con Gesù, Tempio della Parola.
Perché questo incontro avvenga è necessaria una sola condizione, anzi tre: credere, pregare, non peccare.
Credere… nella Verità. Pregare… con umiltà. Non peccare… per amore di Dio e del prossimo.
Tre aspetti che implicano una scelta di vita ben precisa, un’impostazione di vita che non lascia margini di fuga: o si crede o non si crede!
Non cristiani a metà, non testimoni occasionali o all’occorrenza, ma coerenti e santi in ogni situazione.
Impossibile! È una richiesta assurda e irrealizzabile? Una richiesta… oscena?
Può darsi… ma noi siamo ‘’pietre vive’’ del Tempio di Cristo, siamo compartecipi di quel Tempio ‘’demolito e ricostruito in tre giorni’’, siamo il popolo dei ‘’tempi nuovi, della Nuova Alleanza’’, il popolo che ha assistito alla Ricostruzione del Tempio, che ha ricevuto lo Spirito Paraclito, Testimone ed Artefice della Ricostruzione stessa.
Siamo il popolo della Speranza, il popolo della Salvezza, o almeno questo dovremmo essere, in realtà siamo ‘’un popolo di disperati, di ingannatori, di illusionisti’’, capaci di invidiare la fede altrui, ma incapaci di chiederla con quella umiltà che è la sola strada per accedere ai gradini del Tempio, il passpartout per avere udienza nella Casa del Padre.

Se la lampada della fede non viene accesa dallo sforzo di porsi ai piedi del Tempio ed implorare misericordia … tutto è vano, tutto diventa impossibile, non resta che ‘’invidiare’’ , aggiungere così peccato su peccato: all’orgoglio si accompagna l’invidia, che invece di sciogliere i nodi che ne impediscono l’avvicinamento, li pietrificano, li induriscono… li trasformano in pietre spigolose, pietre sconnesse, impossibili da armonizzare con quelle postegli accanto… noi siamo pietre che il Signore mette insieme con il cemento del Suo Amore, ma perché questo dia buoni risultati è necessario essere ‘’docili’’ nelle Sue Mani e lasciarsi ‘’porre’’ dove Lui ha stabilito, Architetto eccellente… che ben conosce il posto più adatto per ciascuno di noi nella costruzione del Suo Tempio Santo… ma la nostra presunzione di voler decidere noi il posto dove essere posti, rende instabile la costruzione che cade, così, su se stessa, cade rovinosamente sulle proprie debolezze, sulla nostra fragilità di uomini orgogliosi, presuntuosi, prepotenti, egocentrici, infingardi, violenti, sfruttatori, traditori… mercanti che… credono di sfuggire alla Giustizia di chi abita in quel Tempio che loro credono di servire… siamo noi… mercanti di oggi…  distruttori del Tempio che ci è stato affidato e del quale ci è stato chiesto di entrare  a farne parte… non siamo ‘’pietre vive’’ ma ‘’pietre moribonde’’ che si contorcono nei rantoli dell’agonia; siamo ‘’pietre purificate dal Sangue dell’Agnello’’… pietre accarezzate e amate dall’Amore di Dio… ma il nostro orgoglio ci trasforma in ‘’flagellatori di noi stessi e del prossimo’’, la sferza della violenza che agisce in noi ci trasforma in adulatori di noi stessi, giustizieri degli altri, autoproclamatori del ‘’regno del male’’… PROFANATORI DI VERITÀMERCANTI DI VANITÀMERCANTI DI MORTE!  

giovedì 6 novembre 2014




MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

Messaggio a Mirjana del 2 Novembre 2014


«Cari figli,sono con voi con la benedizione di mio Figlio, con voi che mi amate e che cercate di seguirmi. Io desidero essere anche con voi, che non mi accogliete. A tutti voi apro il mio Cuore pieno d’amore e vi benedico con le mie mani materne. Sono una Madre che vi capisce: ho vissuto la vostra vita e ho provato le vostre sofferenze e gioie. Voi, che vivete il dolore, comprendete il mio dolore e la mia sofferenza per quei miei figli che non permettono che la luce di mio Figlio li illumini, per quei miei figli che vivono nelle tenebre. Per questo ho bisogno di voi, di voi che siete stati illuminati dalla luce e che avete compreso la verità. Vi invito ad adorare mio Figlio, affinché la vostra anima cresca e raggiunga una vera spiritualità. Apostoli miei, allora potrete aiutarmi. Aiutare me significa pregare per coloro che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Pregando per loro, voi mostrate a mio Figlio che lo amate e lo seguite. Mio Figlio mi ha promesso che il male non vincerà mai, perché qui ci siete voi, anime dei giusti: voi, che cercate di dire le vostre preghiere col cuore; voi, che offrite i vostri dolori e sofferenze a mio Figlio; voi, che comprendete che la vita è soltanto un battito di ciglia; voi, che anelate al Regno dei Cieli. Tutto ciò vi rende miei apostoli e vi conduce al trionfo del mio Cuore. Perciò, figli miei, purificate i vostri cuori ed adorate mio Figlio. Vi ringrazio!»

mercoledì 5 novembre 2014

CANTO A TE, SIGNORE!
Dire Dio

Dio! dice la porta schiudendosi
sulla strada piena di passanti.
Dio! dice l'ape posandosi
sulla ciotola cerchiata di luce.
Dio! dice il vento che rigira
senza fine la sua fronda familiare.
Dio! dice il tordo chinandosi
per bere il cielo nello stagno.
Dio! dice la neve ricoprendo
di lana le fredde carreggiate.
Dio! dice il bambino vedendosi
giocare nelle braccia di sua madre.
E solo, quaggiù, l'uomo attende
per dire Dio a modo suo.

(M. Carême, Il sapore del pane)




 LIBERAMI GESU’.. 


Io amo Gesù, amo Maria!
Liberami Gesù, liberami Maria,
e la Divina Volontà in me sempre sia!

lunedì 3 novembre 2014

MORIRE… CON DIGNITA’!?

Non so se mi ha fatto più male la notizia della scelta di Brittany di ‘’lasciarsi morire’’ o le parole con le quali è stata data la notizia al TG, che portavano con sé tutto il sapore dolciastro dello scoop e tutta l’amarezza insopportabile della sconfitta: ‘’ha scelto di MORIRE CON DIGNITA’ ‘’.
Così il mondo ha appreso della morte di Brittany che ha organizzato la sua morte come l’evento più importante della sua vita.
Ma mi chiedo: COSA C’ENTRA LA DIGNITA’ CON IL SUICIDIO PREMEDITATO ED ORGANIZZATO?
C’è da chiederselo e c’è anche da darsi delle risposte plausibili… ammesso che ci siano!
La nostra tendenza ad addolcire con parole ‘’importanti’’ anche le notizie più devastanti ha raggiunto davvero il limite… se non l’ha già oltrepassato da tempo!
È di moda la parola ‘’DIGNITA’ ‘’ in questi ultimi giorni, tirata in ballo dal papa nelle sue udienze e nei suoi appelli al mondo sulla ‘’dignità del lavoro, dignità della vita, dignità della famiglia…’’ ed ecco che il mondo subito la strumentalizza mettendola dappertutto, anche dove proprio cozza contro la crudeltà del concetto che accompagna: un suicidio assistito non è certo una morte dignitosa!
Certo che non lo è! Guai se lo fosse!
Autorizzerebbe i tanti milioni di persone in tutto il mondo, dichiarati ''senza speranza'' dalla scienza, a togliersi la vita, creando in loro la convinzione di aver fatto ‘’un atto di carità verso se stessi’’, un gesto di attenzione al proprio corpo… è terribile questo!
È terribile perché le parole trasformano i valori, li fanno apparire per ciò che non sono, li deviano dal loro concetto di fondo, pervertono le idee, stravolgono le convinzioni, distruggono il concetto di ‘’VALORE’’ stesso, perché diventa una sorta di contenitore dove ci si può mettere di tutto, anche la morte assistita che diventa così ‘’dolce, giusta, desiderabile’’ solo perché è l’uomo che può scegliersela da solo!
La sua vita è soltanto nelle sue mani, può farne ciò che vuole… è l’eco di quel ‘’il corpo è mio e me lo gestisco io’’ che ha riempito le bocche dei sessantottini svuotandone per sempre il cuore.
 ‘’La dolce morte’’ non può e non potrà mai essere un valore, non ha niente a che fare con i valori, non solo con quelli tipicamente cristiani, ma nemmeno con quelli etici che riguardano l’intera Umanità: il concetto di eutanasia che significa appunto ‘’dolce morte’’ è un termine coniato per depistare ed invertire il concetto di vita con quello di morte e viceversa.
Perché si è arrivati a tanto? Come abbiamo potuto permettere che si arrivi a tanto?
Una domanda la cui risposta spaventa… terrorizza!
C’è una Umanità, non una generazione sola, ma un’ intera Umanità, composta da ogni fascia di età e da ogni provenienza sociale, che mostra al mondo la sua fragilità!
Smarrito il concetto di VITA ecco che emerge negli uomini tutta la fragilità della carne, delle emozioni, della speranza.
Il suicidio assistito altro non è se non la sconfitta del cuore!
La sconfitta dell’uomo.
La sconfitta della vita.
La sconfitta della Scienza… perché quando la Scienza non può risolvere, non può intervenire oltre certi limiti ecco che s’inventa una soluzione estrema: dato che non posso salvarti, posso aiutarti a morire e posso anche addolcirti ed abbreviarti la morte!
Vi sembra una soluzione questa!
A scuola capita, a volte, di trovarsi di fronte ad un ragazzo che è fiero del suo sapere, sempre pronto a dare le risposte giuste, anche quelle più difficili, sembra sicuro di sé, un genio che tutti vorrebbero come figlio; poi accade che un giorno di fronte alla sua incapacità di svolgere una consegna assegnata, egli scoppi in lacrime e si rifiuti di eseguire il compito, perché si  trovato di fronte a qualcosa che si rende conto non è in grado di svolgere; la sua fierezza si trasforma in rabbia e rifiuto di mettersi alla prova. Le sue lacrime ne rivelano la fragilità, il suo rifiuto la sconfitta morale, uno schiaffo morale al suo orgoglio lievitato in maniera abnorme.
Sono situazioni reali che si verificano tutti i giorni fra i banchi della scuola.
È la stessa reazione della Scienza davanti al confine della Morte: la Scienza, gonfia dei suoi successi, non accetta i suoi limiti e rivela tutta la sua fragilità nel momento in cui condisce di dignità e di dolcezza la sua sonora sconfitta! La scienza non versa lacrime, ma esulta per il risultato raggiunto: è riuscita a far passare per vittoria la sua più disastrosa sconfitta: non ti lascio sola di fronte all’inevitabilità della morte, ma ti accompagno come un caro amico, non temere, non soffrirai, è questione di istanti, non ti accorgerai di nulla, fidati, stai tranquilla, vedrai… sarà dolce morire così!
È come trovarsi davanti ad una persona disperata che ti porge un pugnale e ti dice: ’’Uccidimi perché non voglio più vivere!’.
Chi prenderebbe quel pugnale e farebbe quanto gli viene chiesto? Chi? C’è qualcuno che avrebbe il coraggio di farlo o non si cercherebbe forse di abbracciare quella persona, di disarmarla,  consolarla e farla sentire amata, non la si aiuterebbe forse a riflettere, non la si inviterebbe a calmarsi e a trovare insieme altre soluzioni meno drastiche, meno estreme?
Dire sì al  suicidio assistito è impugnare quel pugnale e spingerlo profondamente nel petto di chi glielo porge!
Spingere un pugnale nel petto di una persona o infilarle un ago avvelenato in un braccio è la stessa cosa, cambia il mezzo utilizzato, il gesto apparentemente meno cruento dell'ago rispetto al pugnale... ma il risultato è lo stesso, l'obiettivo è lo stesso: uccidere una persona!
Con o senza il suo consenso, resta un omicidio; se c'è anche la volontà dell'ammalato, allora c'è anche l'aggravante del suicidio!
 Il sibilo del Serpente è ben rintracciabile in questa azione, ma nessuno ci fa caso, perché … sono azioni fatte per  confortare, per aiutare, che danno quella risposta che si vuol sentirsi dire: non soffrirai affatto, non soffrirai più, non lascerò che tu soffra ancora, ci sono qua io e farò per te quel che tu non riesci a fare da sola!!!
Che cos’ha di diverso, dunque, il ‘’suicidio assistito’’ dalla ‘’pena di morte’’ in vigore in tanti Stati e contro la quale si manifesta da tutti gli angoli della Terra?
Dove sta la differenza fra le due scelte?
Che nella prima è una scelta personale e nella seconda è conseguenza di una condanna?
Differenza apparente: è un suicidio nel primo caso e un omicidio nell’altro, ma resta in ogni caso ‘’una scelta di morte’’ da parte dell’uomo, diretta verso se stessi o verso gli altri, per motivi diversi, ma sempre conseguenza di quella mentalità che porta a credere che ‘’la morte’’ sia una soluzione, una possibilità di salvezza!
Salvezza dai dolori di questo mondo, salvezza perché si toglie di mezzo un pericoloso killer e quindi si mette al sicuro la popolazione… salvezza per la scienza che non deve ammettere i suoi limiti, ma esultare per le sue ‘’amare vittorie’’ che altro non sono se non disperate sconfitte.
Ecco, diciamolo chiaro: il tentativo di tanto clamore è spingere ad una legalizzazione dell’eutanasia, strumentalizzare questi casi di grave sofferenza apparentemente  per avviare una riflessione in Parlamento, come si suol dire, in realtà si mira a convincere le coscienze che ciò sia un diritto di tutti e quindi ottenere un’approvazione dal basso, così il gioco è fatto: quando la popolazione spinge, preme verso determinate scelte, il Governo non può non ascoltare la volontà comune, non può non tenerne conto,  le decisioni che dovrà prendere dovranno essere il più possibilmente aderenti alla volontà del popolo.
Presentare la morte di Brittany come una ‘’libertà’’ un diritto dovuto, come una cosa buona, una scelta che sa quasi di romanzesco, che emoziona, che commuove … ‘’certo, avrebbe sofferto tanto e poi sarebbe morta lo stesso, meglio così, si è evitata tante sofferenze inutili!’’, è questa l’idea che viene commercializzata, è questa la convinzione che viene lasciata passare per giusta, è questo il concetto di vita e di morte che viene avvalorato!
E noi lo accettiamo mettendoci l’anima in pace… povera ragazza… almeno così ha smesso di soffrire!
La sofferenza umana è terribile, lo sappiamo, ad ogni livello, ad ogni età, di fronte alla sofferenza bisogna davvero porsi con tutto il rispetto di cui si è portatori, guai a deriderlo, a banalizzarlo o a sottovalutarlo, la sofferenza mette l’uomo in uno stato di fragilità coatta, perché porta con sé una serie di implicazioni psicologiche che devastano più della malattia stessa.
Avere a che fare con la sofferenza umana, sia essa fisica che morale o spirituale, mette sempre in uno stato di ‘’ riverenza ’’ , sì… di ossequio e di soggezione allo stesso tempo… rivela tutta la fragilità della carne, la fragilità delle emozioni, il limite umano: non è possibile oltrepassare il confine della Vita se la Volontà divina non interviene!
Ieri, al telegiornale, si sono susseguite due notizie: il suicidio assistito di Brittany, ragazza ventinovenne affetta da tumore al cervello e la vicenda di una donna adulta che ritorna alla vita dopo che il suo cuore si è fermato per 20 minuti grazie all’intervento ad una beata in via di canonizzazione alla quale la sua famiglia si era affidata promuovendo una veglia con le suore del posto.
Due vicende contemporanee, due risposte diverse alla morte, a morte sicura in entrambi i casi.
Quale la migliore? Quale la più giusta?
Se la morte di Brittany viene fatta passare quasi come una forma di speranza verso chi non ha più speranza, la seconda è l’esempio di chi spera contro ogni speranza: la donna aveva subito un incidente in cui aveva persa la vita un’altra persona ed anche lei era stata data per spacciata pe le gravi ferite riportate all’addome e al cuore. Nel suo caso la sua famiglia ha chiesto aiuto a chi ha potere oltre la morte e la sua richiesta è stata accolta: il cuore si è fermato per venti muniti, il primario chirurgo aveva abbandonato l’intervento dicendo di non voler operare su un cadavere, qualcuno però non si è arreso ed ha continuato il massaggio cardiaco a cuore aperto, mentre la famiglia era riunita in preghiera… si avverte la presenza di una Forza nella sala operatoria… poi il cuore riprende a battere e la donna è salva!
La sua famiglia non ha perso la speranza, anche dopo che  ormai la scienza aveva abbandonato, aveva tratto le sue tragiche conclusioni: è morta, non si può tornare indietro quando il cuore smette di funzionare!
Nel caso di Brittany, invece, la famiglia, il marito e la madre, hanno appoggiato e sostenuto la scelta della ragazza, tenendole la mano nel momento del distacco, standole vicino quando sul suo letto qualcuno le regalava la  morte.
Due vicende che ci interpellano profondamente, ci sconvolgono per l’intensità delle emozioni e del dolore che portano con sé e ci aprono spazi di riflessione che non potranno chiudersi velocemente come si è abituati a fare di fronte alle notizie giornalistiche.
La parola ‘’suicidio’’ accompagnata dall’aggettivo ‘’assistito’’ diventa una sorta di panacea, un rimedio, un’occasione che la Scienza concede a chi non ce la fa più; sa quasi di beneficenza questa possibilità, quando invece nasconde un orrore tragico e terribile.
Negli ultimi tempi assistiamo ad un fenomeno davvero anomalo: se da una parte la Scienza cerca di salvare anche chi non ha più speranza, dall’altra parte  toglie  speranza a chi sa che non potrà più fare niente per darle ancora giorni da vivere.
La notizia, sempre al TG è di qualche sera fa: al Gasline di Genova si cerca di salvare una bambina di 26 settimane portata in grembo da una madre dichiarata morta e tenuta in ‘’vita’’ con le macchine che respirano ed alimentano un corpo considerato clinicamente morto.
Tentativo estremo, ma denso di speranze!
È un accanimento terapeutico? È la lotta per la vita? È la speranza che non muore?
È la Scienza che non molla?
Le risposte sono diverse a seconda del valore che si dà alla vita e della ‘’potenza’’ che si dà alla Scienza o al Creatore della vita.
Risposte diverse!
Ma davvero possono esserci risposte diverse di fronte ad una scelta di Vita?
Davvero si può soppesare la Vita e la Morte e scegliere ora l’una ora l’altra?
Lo sconcerto prende, l’indecisione avanza, la fragilità disorienta, la miseria umana prende il sopravvento sulla speranza evangelica!
È vero che S. Francesco si rivolgeva alla morte chiamandola ‘’nostra sorella Morte corporale’’ , ma quanta distanza c’è tra la sua definizione e la scelta di Brittany: S. Francesco l’accoglieva come parte della vita e compartecipe alla Vita stessa, non la intendeva come un ostacolo ma  nemmeno come una soluzione, una via di fuga, ma semplicemente come realtà della nostra vita terrena di fronte alla quale tutti siamo messi e che bisogna accoglierla quando essa decide di farci visita; Brittany, invece, ha strumentalizzato la morte, cercando in essa la vita che non avrebbe più potuto avere, secondo la Scienza, ma chi può escludere l’intervento divino, chi può opporsi o prevenire la Volontà divina!? Chi può conoscere il domani? Il dopo?
Tanti si sono risvegliati dal coma profondo dopo anni, tanti si sono salvati dopo la dichiarazione della scienza di non poter fare più nulla.
Come spiegare il caso di un tredicenne il cui  Cuore si ferma per 15 minuti e poi riparte tra lo stupore e l’incredulità dei medici che, malgrado loro, si trovano a gridare al  miracolo?
È accaduto a ROMA l’ 11 ottobre del 2008: ‘’un ragazzino di 13 ha visto il suo cuore smettere di battere per quasi 15 minuti, per poi riprendere a pulsare. Il giovane atleta, James Dorothy, promessa britannica del tennis, si stava allenando quando ha avuto un malore. Chiamati i soccorsi il ragazzino è stato portato subito in ospedale dove lo avevano dato per spacciato, invece anche dopo ben 900 secondi senza palpiti, il cuore di James ha ripreso a funzionare.
E ora gli stessi medici del Great Ormond Street Hospital di Londra che lo hanno rimesso in piedi gridano al ‘’miracolo.’’
«Per me è stato sconvolgente - dice a sua volta la madre del giovane, Sarah - l'ho lasciato lì sul campo a giocare a tennis, e mentre lo pensavo impegnato nel solito allenamento lui era in una stanza di rianimazione circondato da 12 medici. Non mi hanno dato molte speranze, e mi hanno spiegato che se il cuore si ferma per oltre 10 minuti è già altamente compromesso».
E invece James ce l'ha fatta, è  vivo, il suo cuore sta bene, non potrà più giocare a calcio, ma potrà vivere!
Chi potrà, dunque, mai delimitare i confini tra la Vita e la Morte?
La Scienza, da una parte, resta esterefatta di fronte a certi eventi, dall’altra continua a credere di avere il potere di vita e di morte: di dare la vita quando vuole e di dare la morte su richiesta personale!
Definirla contraddizione paradossale è dir poco, direi: orgoglio fuori luogo, orgoglio ferito, incapacità di accettare i propri limiti… è la stessa incapacità che sta emergendo in questa umanità contemporanea: la fragilità delle emozioni, del pensiero, della speranza, quando la vita non è più un valore da tutelare, un dono da accogliere e rispettare, quando si lascia morire la Vita di fronte alla possibilità di lasciar vivere la Morte e si sceglie quest’ultima… allora è segno che la miseria umana ha davvero toccato il fondo se non l’ha già oltrepassato da tempo!
Nessuna volontà umana può o deve sostituirsi a quella divina. Mai. Nessuno mai.
Ed invece la realtà ci mette di fronte altre verità, altre scelte.
C’è da augurarsi e da lavorare affinchè l’uomo rinsavisca da questa sua ‘’moderna e quanto antica malattia’’ che lo corrode da dentro che è quella di … farsi dio al posto di Dio!
Morire con dignità non significa affatto ‘’libertà di uccidersi’’, ma saper soffrire, accettando la morte, con il sorriso sulle labbra, come Maria Marchetta, come Nennolina, come Santa Teresina, come tutta quella schiera di uomini e donne che davvero hanno saputo accogliere la morte corporale come ‘’la visita di una cara sorella’’.
Difficile sicuramente, impossibile sì… ovviamente per gli uomini che camminano senza Dio… non a chi sceglie Dio come compagno del proprio dolore e nelle sue mani affida la sua vita!

La dignità della morte non consiste nello scegliersi l’ora o il modo della propria dipartita o il farmaco più indolore e rapido, ma nell’accogliere quel dolore che non si è in grado di accettare e di sopportarlo e farne strumento di salvezza, esempio di vita, luogo di speranza, prova dell’amore per la vita e desiderio di Vita Eterna!

domenica 2 novembre 2014




…E IO LO RISUSCITERÒ NELL’ULTIMO GIORNO
(Giovanni 6,37-40)


"Cari figli! Pregate in questo tempo di grazia e chiedete l’intercessione di Tutti i Santi che sono già nella luce. Loro vi siano d’esempio e d’esortazione di giorno in giorno, 
sul cammino della vostra conversione.
Figlioli, siate coscienti che la vostra vita è breve e passeggera.
Perciò anelate all’eternità e preparate i vostri cuori nella preghiera.’’

…è parte del messaggio del 25 Ottobre scorso dato dalla Madonna a Medjugorje; in esso la Madonna ci invita ad imitare i Santi, coloro che hanno conquistato la Palma della Gloria; ci invita alla conversione; ci invita alla preghiera; ci invita a riflettere sul senso e sulla caducità della vita; ci invita ad anelare all’eternità; ci invita a prepararci per l’Incontro finale.
Una serie di inviti che implicano una vita intera.
Che complicano, possiamo anche dire, una vita intera, sì perché fare i conti con questi argomenti è davvero difficile, richiede una revisione generale della propria esistenza alla luce delle Beatitudini evangeliche che tracciano il percorso della santità, della conversione, della salvezza.
Per chi conosce i messaggi della Madonna, non si meraviglierà se anche questa volta  anticipa di qualche giorno le grandi festività cristiane, come sempre Ella segue il calendario liturgico,  i ritmi della nostra vita cristiana; in questo caso, il riferimento al senso della vita e al desiderio di eternità non è casuale, ma in perfetta sintonia con la Chiesa che celebra la festa di tutti i Santi e la commemorazione dei defunti.
Entrambe queste ricorrenze ci riportano al Mistero dell’Eternità e della santità, ma ci pongono anche interrogativi particolarmente impegnativi, sempre molto provocatori, sempre densi di incertezze e dubbi, sempre fortemente legati alla radicalità o meno della nostra fede; le nostre risposte, infatti, dipenderanno dalla tenuta della nostra fede, dalla profondità e dall’adesione più o meno salda alla Parola del Salvatore.
Ma vediamo di affrontare (senza nessuna pretesa – ovviamente - di completezza), questi grandi temi che  inquietano alcuni e lasciano indifferenti altri.

Se c’è una domanda che ha sempre accompagnato l’uomo fin da quando ha cominciato ad esistere sulla terra è quella sulla vita e sulla morte.
In questi millenni scorsi le risposte sono state tante, in base alle mentalità del tempo, al grado di percezione e di conoscenza che ciascuno possedeva, in base alla cultura in cui era immerso e alle correnti filosofiche o intellettuali emergenti nelle varie epoche.
Sia l’uomo comune che il filosofo hanno sempre messo in relazione la vita con la morte, hanno dato importanza a questo corpo mortale, hanno capito che c’è un mistero troppo grande che riguarda il senso di questa vita e che  l’ignoto è il grande protagonista della  morte.
Le loro conclusioni sono state più o meno giuste, più o meno sbagliate, ciò che possiamo dire con certezza è che c’è stato sicuramente un cammino importante dell’umanità, almeno per una parte di essa, giunta a comprendere che esistono alcuni concetti che trascendono la nostra realtà  terrena e vanno ben oltre la nostra capacità logico-razionale ed intuitiva di cogliere ciò che non è visibile.
In tutto questo, la fede ha avuto sicuramente un grande spazio, si è posta come ‘’unico mezzo’’ capace di  cogliere ciò che la ragione non riesce a comprendere e di dare risposta a ‘’quell’ignoto’’ che tanto spaventa e angoscia l’umanità;  l’inconveniente, se così vogliamo dire, è il fatto che la fede non è ‘’scienza’’, cioè le verità di fede non sono dimostrabili empiricamente e, secondo i principi dell’Illuminismo di storica memoria,  ciò che non può essere riprodotto nei laboratori, ciò che non è catalogabile in quadri concettuali o leggi fisiche … non è attendibile!
Questa convinzione ha attraversato i secoli, ha prodotto diatribe e dibattiti accesi, posto questioni spesso irrisolvibili.
Irrisolvibili per un semplice motivo: nel porsi la domanda sulla vita e sulla morte si fa riferimento soltanto al visibile, alla parte materiale e corruttibile, si dimentica che su questi argomenti intervengono altri aspetti che fanno pienamente parte della vita umana e che hanno un’ importanza dalla quale non si può prescindere, che non si può ignorare, che non si può oscurare, soltanto perché non è immediatamente visibile o percepibile: l’uomo è corpo e anima, la sua natura non è simile a quella degli  animali ma a quella di Dio: gli animali sono solo carne, Dio è Puro Spirito, noi siamo ‘’carne impastata di Spirito’’, sono presenti in noi entrambi gli aspetti, per cui viviamo nella carne ma sotto la guida dello Spirito.
Questo aspetto non è cosa trascurabile o credulonerìe  degli uomini di fede, è una realtà, è la nostra realtà, non è una corrente filosofica o un modo di pensare o una fragilità emotiva: noi siamo corpo e spirito.
La nostra Ragione si è sempre opposta a questa verità, se vogliamo scorrere un po’ la storia dell’umanità, i grandi nomi della scienza, della filosofia, dell’arte anche, persone di grande cultura hanno fortemente influenzato le coscienze proprio in questo senso, ottenendo una larga adesione alle proprie idee e contribuendo  ad orientare, in maniera sbagliata, la società in cui vivevano; riporto qui di seguito solo alcuni di questi esempi, sufficienti a darci un’idea di quanto l’uomo si sia più adoperato nel cercare di negare la Verità che non nel darle conferma:
Parmenide (515-450 a.C.), filosofo greco: La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non su spiegazioni mitologiche del cosmo, ma su un metodo razionale, servendosi in particolare della logica formale di non-contraddizione.
Crizia (460-403 a.C.), politico e filosofo greco: La divinità è uno strumento politico atto al governo della sfera personale dei cittadini. Il divino è stato inventato dai governanti affinché gli uomini smettessero di infrangere le leggi di nascosto, convincendoli dell'esistenza di una forza soprannaturale in grado di osservarli in qualsiasi momento e in seguito giudicarli.
Democrito (460-357 a.C.), filosofo greco, padre del materialismo: Democrito considera ogni oggetto inanimato o vivente come materia costituita da particelle indistruttibili e indivisibili che chiamò "atomi". Sosteneva che gli dèi sono fatti di atomi proprio come gli esseri umani e che non interagiscono affatto con noi
Carneade (214-129 a.C.), filosofo greco materialista: Fu uno scettico radicale e il primo a sostenere il fallimento dei metafisici che volevano scoprire un significato razionale nelle credenze religiose.
Baruch Spinoza (1632-1677), filosofo olandese, uno dei massimi esponenti del razionalismo: dopo un esame della Bibbia, concluse che è stata scritta per l’immaginario collettivo e che la stessa non fornisce alcun insegnamento, né metafisico e nemmeno insegna nulla su dio.
Arthur Schopenhauer (1788 – 1860), filosofo tedesco: "Il medico vede l'uomo in tutta la sua debolezza; il giurista lo vede in tutta la sua cattiveria; il teologo in tutta la sua sciocchezza". La sua filosofia può ricollegarsi ad un idealismo ateo.
Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872), filosofo tedesco: postulò che Dio fosse solo la proiezione della volontà umana e delle sue migliori qualità.
Max Stirner (1806-1856),filosofo tedesco Hegeliano, uno dei padri del nichilismo, esistenzialismo e anarchismo.
Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900), uno dei maggiori filosofi dell'ottocento: «La morale dello schiavo cristiano colloca l’uomo in uno stato d’inferiorità, creandone una virtù». Dichiarando «Dio è Morto» considerava la religione come un alibi davanti alle debolezze umane e alle sue disgrazie. Rifiutava Dio, che l’uomo ha inventato per spingere se stesso alla rassegnazione. Con la morte di Dio, l’uomo alienato si libera dal fardello della trascendenza divina.
Alfred Adler (1870-1937), psichiatra austriaco: pensava che Dio fosse solo una proiezione psicologica che potesse essere di aiuto per molti.
Bertrand Russell (1872-1970),matematico, filosofo, e attivista politico inglese: Scrisse un libro dal titolo "Perché non sono cristiano".
Jean-Paul Sartre (1905-1980),scrittore e filosofo francese: «Dio non esiste, gli uomini non hanno altra scelta che prendere in mano il loro destino, tramite le condizioni politiche e sociali che li circondano».
Woody Allen (1935), attore comico, il maggiore esponente della comicità intellettuale new-yorkese: «Per te sono un ateo, ma per Dio sono una leale opposizione.»
George Carlin (1937-2008), comico americano, attore e autore, ha scritto molti monologhi sulla non esistenza di Dio.
Marco Bellocchio (1939), regista cinematografico italiano: “Io sono ateo ma affermare il proprio ateismo oggi è una cosa molto fuori moda: c'è un'esplosione di conversioni, a destra, a sinistra, dappertutto.
Bob Dylan (1941), cantante e intellettuale americano, guida una motivatissima crociata contro il creazionismo. Si definisce ateo, agnostico e difensore di Darwin, aggiungendo che oggi la religione non ha più motivo di esistere.
André Comte-Sponville (1952), filosofo materialista, razionalista e umanista francese, si definisce un ateo fedele. "La fedeltà è ciò che resta della fede quando la si è perduta.
Michel Onfray (1959), filosofo francese legato a una visione materialista: "Dio non è morto perché non è mortale. Una finzione non muore."
Drammatica quest’ultima affermazione!!!
Questo rapido e quanto mai incompleto excursus storico-sociale sul concetto di religione e sulla esistenza di Dio è sufficiente per farci capire che quanto più il pensiero umano sembra aver toccato sfere d’eccellenza, tanto più grande e forte è l’opposizione a Dio, la negazione della sua esistenza.
L’uomo che crede di avere in sé le verità, crede di poter negare l’unica Verità vera e lo fa intervenendo ad ampio raggio, influenzando, spesso molto efficacemente, grandi masse di popolazione anche per molti secoli.
Tutto questo accade quando la Ragione lavora da sola, quando viene separata dal resto delle facoltà umane, quando viene innalzata ad unica  " facoltà che dà i principi della conoscenza a priori", quella famosa ‘’Ragion pura’’ di kantiana memoria, dove per pura si intende ‘’assolutamente indipendente dall’esperienza, tradizionalmente riferita alla materia impura’’.
Ma l’uomo non può essere scisso nelle sue facoltà, tutto in lui contribuisce alla comprensione del concetto di vita, di morte, di fede: la Ragione da sola può raggiungere sì alcune conoscenze, ma saranno sempre e soltanto parziali e limitate se non intervengono le altre facoltà a disposizione della mente e dell’animo umano, è nel loro insieme che l’uomo può cogliere la Verità, se tutto partecipa, in modo unanime e armonico, alla visione unitaria del senso dell’esistere; così facendo, l’uomo è in grado di andare oltre i limiti della Ragione, del visibile, dell’esperienza materiale, permettendo a Dio di intervenire e di entrare nella sua storia, ma soprattutto di riconoscere il Suo Passo nel nostri giorni.
Bisogna, infatti, sottolineare che è stato dato certamente all’uomo di cogliere il senso del divino, ma che da sole la Ragione e la volontà dell’uomo non bastano, occorre un’alleanza, potremo anche dire ‘’una complicità’’ tra l’uomo e Dio, una relazione intima che permette l’interazione fra le due dimensioni esistenziali: quella divina e quella terrena.
La Ragione da sola può fare ben poco, è fortemente limitata se non permette a tutte le altre forze di interagire con lei per una comprensione più profonda del mistero della vita.
Sono tanti gli esempi che confermano l’importanza del coinvolgimento di tutta la persona umana in una corretta indagine metafisica; la storia ci mette davanti tante esperienze ‘’umane’’ che dimostrano, inequivocabilmente, quale è veramente la nostra realtà, quale è la verità sulla nostra esperienza terrena.
I santi che si sono avvicendati nel corso dei secoli sono state persone simili a noi in tutto e per tutto: analfabeti o intellettuali, poveri o ricchi, donne e uomini,  grandi e piccoli, perfino bambini, di ogni tempo, di ogni parte del mondo, di ogni situazione socio-economica, di ogni credo politico o religioso… sono davvero tante le esperienze in questo campo che hanno dato risposte e prove che non lasciano dubbi e che non possono essere ignorate, a meno che non si voglia negare l’evidenza; anche in questo caso riportiamo qualche esempio, anzi un esempio per tutti: la conversione di Bruno Cornacchiola, ateo convinto e determinato ad uccidere il papa, ci dà lui stesso le risposte alle nostre domande , in un’intervista di un giornalista fatta qualche anno fa:

-          Caro Cornacchiola, tu sei testimone di fatti che suscitano ironica curiosità negli scettici e vivo interesse nei credenti. Come ti senti di fronte a questo mistero che ti supera?
-          Io parlo sempre in modo semplice. Il mistero che ho vissuto, l'apparizione della Madonna, lo confronto col mistero che ha il sacerdote. Questi è investito di una potenza divina per la salvezza del prossimo. Lui non si accorge della grande potenza che ha, ma la vive e la distribuisce agli altri. Così è per me davanti a questo grande fatto. Ho la grazia non tanto di vedere la grandezza dell'accaduto, quanto di vivere una vita pienamente cristiana.
-          Partiamo dagli antefatti. Tu eri miscredente, nemico acerrimo della Chiesa e avevi in animo di uccidere il papa Pio XII. Come arrivasti a tanto odio?
-          All'odio arrivai attraverso l'ignoranza, cioè la non conoscenza delle cose di Dio. Da giovane appartenevo al Partito d'Azione e a una setta protestante, agli Avventisti. Da questi ricevetti una forma di odio verso la Chiesa e i suoi dogmi. Non ero miscredente, ma soltanto pieno di odio verso la Chiesa. Credevo di aver raggiunto la verità, invece combattendo la Chiesa odiavo la verità. Volevo uccidere il papa per liberare il popolo da una schiavitù e da una ignoranza nella quale, come mi insegnavano, lo teneva la Chiesa. Quello che intendevo fare ero sicuro che fosse a beneficio dell'umanità.
-          Poi un giorno, il 12 aprile 1947, tu fosti protagonista di un evento che fece cambiare rotta alla tua vita. In una zona malfamata e periferica di Roma, tu "vedesti " la Madonna. Puoi dire in breve come andarono esattamente le cose?
-          Qui bisogna fare una premessa. Tra gli avventisti ero diventato direttore della gioventù missionaria. In questa veste cercavo di educare la gioventù a rifiutare l'Eucaristia, convincendola che non è presenza reale di Cristo; a rifiutare la Vergine, convincendola che non è Immacolata, a rifiutare il Papa convincendola che non è infallibile. Dovevo parlare di questi argomenti a Roma, in piazza della Croce Rossa, il 13 Aprile 1947, che era di domenica. Il giorno prima, sabato, volli portare la mia famiglia in campagna. Mia moglie era malata. Portai con me solo i bambini: Isola, 10 anni; Carlo, 7 anni; Gianfranco, 4 anni. Presi anche la Bibbia, un taccuino e una matita, per stendere appunti su quello che dovevo dire il giorno seguente.
Senza dilungarmi, mentre i bambini giocano, perdono e ritrovano la palla. Io gioco con loro, ma la palla si perde di nuovo. Vado a cercare la palla con Carlo. Isola va a raccogliere dei fiori. II bambino più piccolo rimane solo, seduto ai piedi di un albero di eucalyptus, di fronte a una grotta naturale. Ad un certo punto chiamo il bambino, ma non mi risponde. Preoccupato mi avvicino a lui e lo vedo inginocchiato davanti alla grotta. Lo sento mormorare: “ Bella signora!” io penso ad un gioco. Chiamo Isola e questa arriva con un mazzetto di fiori in mano e si inginocchia pure lei esclamando: “Bella signora!”
Poi vedo che anche Carlo s'inginocchia ed esclama: « Bella signora! ». Cerco di farli alzare, ma sembrano pesanti dei quintali. Mi metto paura e mi chiedo: ma che cosa succede? Non penso ad una apparizione, ma ad un incantesimo. Ad un tratto vedo due mani bianchissime uscire dalla grotta, mi toccano gli occhi e non ci vedo più. Poi vedo una luce magnifica, splendente, come se il sole fosse entrato dentro la grotta e vedo quella che i miei bambini chiamano la  “Bella Signora”.
E' scalza, con un manto verde sulla testa, un vestito bianchissimo e una fascia rosa con due lembi fino al ginocchio. In mano ha un libro color cenere. Lei mi parla e mi dice: « Io sono quella che sono nella Trinità divina: sono la Vergine della Rivelazione” e aggiunge: “Tu mi perseguiti. Ora basta. Rientra nell'ovile e obbedisci ». Poi aggiunse tante altre cose per il Papa, per la Chiesa, per i sacerdoti, per i religiosi…

Mi fermo qua, perché credo che ce ne sia abbastanza per capire che il Mistero fa parte della nostra vita, il Mistero ci sorprende, ci esorta, interviene nella nostra vita, ci rivela la nostra identità, ci mette davanti alla Verità, e la Verità è una sola, quella che la stessa Madonna della Rivelazione diede a Bruno che, in qualità di protestante, cercava di combattere la Chiesa con la Bibbia stessa, proprio come accade ancora oggi un po’ in tutto il mondo, l’obiettivo è sempre lo stesso: quello di mettere la Chiesa contro se stessa, cogliere la Parola in fallo, in contraddizione, così come i farisei e i sadducei facevano al tempo di Gesù, ma la Madonna è chiara e precisa nel rispondere a questi tentativi:  ‘’Tu puoi scrivere contro di me, ma io sono quella che è scritta qui, nella Bibbia: Immacolata, sempre Vergine. Madre di Dio, Assunta in Cielo’’.
Sì, noi possiamo scrivere tutto quello che vogliamo, manomettere la Bibbia stessa, come fanno alcune sette, negare l’evidenza dei fatti, cercare verità alternative… ma saranno sempre imprese che cadranno nel vuoto, perché la Verità non può e non potrà mai smentire se stessa.
La Verità di Dio ha forza in se stessa, non è come le verità degli uomini: dette e negate, trovate e rinnegate… Dio, invece, ha Una-Sola-Parola, una Parola Eterna ed Universale: ‘’Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
La Ragione, da sola, non potrà mai cogliere il senso dell’eternità, perché la Ragione è finita, mentre l’eternità è infinita, la Ragione stessa comprende che il Finito non può contenere l’Infinito; ma se l’uomo è capace di tanto, vuol dire che intervengono altre risorse, altre facoltà che permettono alla Ragione di andare oltre se stessa; la Ragione non viene esclusa da queste esperienze mistiche, ma mantiene tutte le sue facoltà, coniugandole con quelle dell’anima e dello spirito.
I tanti trasporti mistici, le tante conversioni ‘’eccellenti’’ come quella di sant’Agostino, ci hanno rivelato che c’è una realtà spirituale parallela a quella terrena, intercomunicabile con essa, accessibile a tutti, c’è una porta aperta sul cuore, una via d’accesso al Mistero dell’Eternità.
Ecco, ritornando al Mistero dell’Eternità dal quale siamo partiti, queste esperienze così diverse, che si contrappongono direi: quelle di chi nega con convinzione e quelle di chi dalla negazione è passato alla comprensione dei misteri della fede, per esperienza diretta, hanno influenzato il pensiero di intere generazioni anzi, potremmo dire che, a distanza di secoli, ancora influenzano fortemente il pensiero contemporaneo, al punto da portare ad una spaccatura netta, ad uno scontro tra due posizioni completamente opposte, almeno questo è ciò che emerge ad una prima analisi del problema: da una parte ci sono coloro che dicono che ‘’la vita è una sola, bisogna godersela pienamente’’ , dove per ‘’godimento’’ si intende ‘’ mangiare e bere a dismisura e concedersi tutti i piaceri e i divertimenti che si riescono a collezionare’’; dall’altra parte ci sono coloro che dicono che ‘’la vita è un cammino verso l’eternità, bisogna vivere bene ogni momento’’, dove ‘’per vivere bene’’ s’intende ‘’ mettersi al servizio di Dio e del prossimo’’.
Individuate queste due macro categorie, ora vediamo le sottocategorie in cui esse si dividono, anzi a voler essere precisi, il primo gruppo quello dei ‘’beoni’’ è piuttosto compatto e determinato sulla propria posizione, sono pochi quelli che si discostano dall’idea centrale del senso che hanno scelto di dare alla loro vita; per quanto riguarda il secondo gruppo, invece, le cose sono un po’ diverse: se l’idea di fondo è quella della proiezione  verso l’eternità, le modalità, l’intensità, la costanza e la coerenza con questa idea varia da persona a persona, per cui ci troviamo di fronte a questa situazione: siamo tutti cristiani, siamo tutti credenti, però la vita è oggi, pensiamo al presente, al futuro ci penseremo a suo tempo; se davvero c’è un paradiso lo sapremo solo quando saremo dall’altra parte, non dobbiamo preoccuparcene oggi, abbiamo ben altre preoccupazioni, urgenze e difficoltà, non mancano i problemi da risolvere, le necessità e gli imprevisti, ne abbiamo abbastanza non c’è che dire; pensiamo oggi ai problemi di questo mondo e penseremo domani ai problemi dell'altro mondo.
C’è dunque un andare nettamente fuori da quella visione cristiana della vita, un discostarsi pericolosissimo, una distanza preoccupante tra il credo cristiano e la vita del cristiano, preoccupante perché egli è davvero convinto di essere un ‘’buon cristiano’’, in realtà il suo cristianesimo fa un po’ acqua e la sua fede è molto ma molto diluita nell’ acqua torbida ed avvelenata del pressapochismo, del relativismo, del secolarismo, dell’indifferenza, della superficializzazione della fede stessa, una fede ad acqua di rose,  a pelo d’acqua, che non scalfisce più di tanto, che non occupa spazio più di tanto, che non produce più di tanto, che non ascolta e che non dice più di tanto.
Si potrebbe quasi parlare di ‘’omologazione’’ di pensiero, tra quello del laicista ateo e quello del cristiano-non-cristiano,  non c’è molta differenza tra i due, a quanto pare, il risultato è lo stesso, se non peggiore: chi sceglie di mettersi fuori da un credo religioso fa una sua scelta, sbagliata ma consapevole, il suo  schieramento è chiaro e netto  (speriamo non definitivo!); chi, invece, dice di ‘’star dentro l’ovile’’, ma in realtà razzola in altri campi o si nutre in altri pascoli, oltre a rinnegare ciò che egli stesso dice di professare, è incoerente e infedele a se stesso, confuso in se stesso, vive un senso di appartenenza che in realtà non ha mai scoperto quale sia, crede che la sua adesione sia al cristianesimo, ma il suo comportamento e il suo pensiero smentiscono questa adesione, la sua identità non è coerente con quanto egli dice di credere.
Si vive una sorta di ambiguità, un’ambivalenza pericolosa, dannosa per se stessi ed anche per gli altri, perché il cristiano che crede di vivere da cristiano, non sa di essere un ‘’modello’’ per gli altri, un ‘’esempio’’ per chi guarda le sue opere e ascolta le sue parole, per cui ciò che lui dice viene preso in seria considerazione da chi ascolta, viene imitato spesso da chi guarda; un cattivo cristiano darà dunque un cattivo esempio se non è coerente con ciò in cui dice di credere, creerà convinzioni sbagliate in chi ha bisogno di modelli chiari, affidabili, coerenti, sicuri.
Non poche volte capita di sentire, in luoghi magari impensabili, come davanti ai bar o nei negozi, la tanto famosa quanto disastrosa frase ‘’ e va pure in chiesa ogni giorno!’’, come a dire che ci si aspetta che la condotta di coloro che pregano ogni giorno sia impeccabile, perfetta, indiscutibilmente corretta; quando a questa condotta non corrispondono fatti o parole adeguate ecco che la società grida alla scandalo, si stupisce e finisce con il credere, a buona ragione, che si può essere buone e brave persone anche senza essere dei ‘’cristiani’’, perché non tutti i cristiani sono buoni, anzi il numero di coloro che possono dirsi davvero tali è ben esiguo, tanto esiguo… troppo esiguo, drammaticamente esiguo!
Cosa ci dice tutto questo? Su che cosa dobbiamo riflettere? Qual è il problema vero?
Anzi direi ‘’ chi è il problema vero’’?
Il problema vero è l’uomo e la sua fragilità, la sua drammatica scelta di rifiutare l’aiuto di Colui che tutto può e nel cui Nome tutto è possibile!
Il problema vero è solo questo: credere o meno in Colui che ci ha salvati!
Il Vangelo di oggi dice: ‘’chiunque vede il Figlio e crede in lui avrà la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno’’.(Giovanni 6,37-40)
Un credere che non vuol dire ‘’credo però…, credo ma…, credo se…, credo… ma non sono del tutto sicuro che…’’; il ‘’Credere’’ cristiano è un patto di Alleanza indissolubile, a tempo indeterminato, credere in tutto e per sempre, credere come fiducia e abbandono totale; non si può essere credenti a metà, credenti a singhiozzo, credenti… che non credono veramente!
Questo ‘’credere’’ ci chiede tutto e ci prende tutto, ma soprattutto ci dà tutto, ci riempie di tutto, ci soccorre in tutto.
Questo credere così assoluto e totalizzante spaventa in questi tempi dove le certezze sono inesistenti, dove i tempi sono da intendersi sempre parziali e limitati; spaventa un’ adesione totale, un fidarsi ad occhi chiusi, spaventa perché in questo mondo, la cronaca ci insegna che non ci si può fidare più neanche di se stessi, assistiamo ad una crescita esponenziale del numero degli omicidi/suicidi in ambito familiare: di chi fidarsi, se non ci si può fidare del proprio padre e della propria madre? Genitori biologici a tutti gli effetti! Carne della propria carne e sangue del proprio sangue! Di chi fidarsi, dunque?
Sì, solo Lui è sicuro, solo Lui è affidabile, solo Lui è fedele, solo Lui ha una sola Parola ed è il suo ‘’Sì’’ all’uomo, ‘’Sì, conto su di te, sì ho fiducia in te, sì resterò con te fino alla fine, sì non smetterò mai di bussare al tuo cuore, sì non smetterò mai di amarti, nonostante la tua infedeltà e il rifiuto del Mio Amore’’.
È un SI’, questo, che ci salva, ci ridona speranza, ci santifica… sì, il Sì di Dio all’uomo è il sigillo della santità: l’uomo è santo perché Dio gli ha detto di Sì!
Ed è su questo Si’ che noi ci giochiamo la nostra vita terrena e quella ultraterrena: se al suo SI’ corrisponde il nostro Si’, allora niente potrà separarci, né morte né tribolazione, né dolore né sofferenza; se, invece al suo SI’ corrisponde il nostro NO o il nostro SI’ parziale e limitato, allora tutto sarà più difficile, tutto sarà più complicato: ecco, dice il Signore, poiché tu non sei né carne né pesce allora ti vomiterò dalla mia Bocca!
Nel rispetto della libertà dell’uomo, il Signore accetta il suo rifiuto, il suo mettersi fuori dalla Sua Protezione, fuori dalla Sua Misericordia, fuori dal Suo Amore… in questo caso sarà la Sua Giustizia ad intervenire, a guidare la Sua Mano.
L’uomo è libero di mettersi fuori, di negare, di opporsi, di credere in quella ‘’leale opposizione’’ di cui è convinto Woody Allen, può illudersi di essere così grande da potersi opporre alla grandezza di Dio, di combattere con Lui da pari a Pari, sì l’ipertrofico IO umano può anche giungere a convincersi di tanto, ma non potrà mai impedire a Dio di esercitare la Sua Giustizia e la Giustizia di Dio, lo sappiamo (e se non lo sappiamo è bene tenerlo ben presente!)… è ben diversa dalla giustizia umana!
Anche ora, in questi giorni, in cui l’argomento ‘’ETERNITA’ ’’  ci sfiora un po’ più da vicino, perché le visite al cimitero ci stimolano in questo senso, le risposte che ci diamo sono sempre le stesse, di fronte alla morte si risponde con la ’’ rassegnazione, colpa di un cattivo destino, del Signore che ci manda i castighi, del Signore che ci toglie le persone care, perché l’uomo è solo una pedina nelle Mani del Signore, come piace a Lui così va la nostra vita, a Lui non interessa la nostra sofferenza, non ha riguardo per nessuno, il Signore è ingiusto, gioca sporco con la vita dell’uomo …’’.
Non sono certo queste le risposte di un cristiano, neanche la realtà della morte ci fa comprendere il senso della nostra fede, anzi ce lo distorce ancora di più, mentalità pagane si sovrappongono, l’ ignoranza della fede  fa il suo gioco, l’analfabetismo religioso dilagante ci porta su sponde nemiche.
Forse proprio in questi giorni più che in altri, proprio nel trovarci faccia a faccia con la morte, con la sua violenza, con la sua crudeltà, proprio in questi giorni… la nostra fede vacilla più che mai!
Superare la violenza della morte non è facile, ringraziare il Signore quando ci viene a mancare una persona cara non è scontato né tantomeno ‘’normale’’, non è normale ringraziare nel dolore, è più normale accusare per quel dolore, puntare il dito, scagliarsi contro.
I Santi che festeggiamo in questi giorni e i nostri cari defunti ci parlano, invece, di una verità diversa: la morte non è l’ultima parola, con la morte non finisce ogni cosa, la morte non annulla l’uomo, la morte è stata sconfitta una volta per tutte, la morte non può niente contro l’uomo che crede in Dio, la morte non ha potere contro il Signore della Vita: chi ha scelto di camminare in Dio durante la sua vita, non può dubitare di essere in Lui dopo la sua morte; ognuno si troverà sulla strada che ha scelto di percorrere.
Le persone più anziane di fronte a domande sull’eternità, usano rispondere: ’’Nessuno è mai tornato dall’aldilà per darcene conferma’’; a ciò si potrebbe rispondere: ‘’ Gesù è il Primo dei Risorti, Lui stesso ce ne dà prova inequivocabile; la Sua Resurrezione è la prova più schiacciante e concreta della resurrezione dei nostri corpi, come Lui ci ha promesso’’.
Ma non basta, no non ci basta la Sua Parola, la parola degli uomini che negano tale Verità  ha più potere su di noi che non quella di Cristo.
Allora chiediamoci, col viso tra le mani: ‘’In chi io credo? In che cosa io credo? Che cristiano sono? Sono davvero un cristiano? Credo davvero nella resurrezione dell'ultimo giorno? Credo davvero che Gesù è risorto? Credo nella vita eterna?''
Chiediamocelo, tutti, ed abbiamo il coraggio di rispondere sinceramente, onestamente, togliendo ogni ipocrisia dal nostro cuore, facendo come Pietro che riconosce il suo peccato ed implora il perdono dal Maestro e non come Giuda che riconosce il peccato e diffida della Misericordia del Signore.
Il rischio grave è quello di dare per scontata la risposta, di rispondere immediatamente senza riflettere veramente, convinti di essere a posto, convinti di aver compreso ogni cosa e di comportarsi di conseguenza; non si può trattare delle cose di Dio così come facciamo con quelle degli uomini, con superficialità e pressapochismo, sulle cose di Dio bisogna riflettere molto profondamente, ripetutamente, consapevolmente, saggiamente ed anche quando siamo sicuri della nostra risposta bisogna continuare a chiedersi ogni giorno se si continua a camminare sulla strada giusta oppure si è deviato, bisogna fare una verifica quotidiana, costante, sincera, perchè è molto, troppo facile smarrirsi, deviare, credere di essere al sicuro quando invece si è già fortemente in pericolo.
Occorre chiedersi se davvero crediamo che il nostro è il Dio della Vita Vera, quella Vita che ci è stata promessa e di cui i Santi già sperimentano la bellezza e il gaudio; se il nostro è il Dio della Speranza, dell’ Amore, della Gioia… se crediamo che tutto quello che ci è stato promesso ci verrà dato veramente…  se prendiamo sul serio la Parola di Dio o se diamo importanza alle parole umane che, la storia ci insegna, ricadono su se stesse, creando un gran polverone e lasciando solo macerie, macerie che ci sporcano e ci appesantiscono, macerie che seppelliscono il nostro cuore, lasciandolo morire non avendo più aria da respirare.
Il cristiano è colui che cerca il Respiro di Dio… ed il Signore è ben felice di darlo a chi lo cerca con cuore puro e sincero!
E tu, tu che credi di essere un buon cristiano, hai mai cercato il Respiro di Dio? La Sua Voce? la Sua Volontà? Pensaci. Pensaci. Pensaci!