venerdì 10 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 35)



Stavamo attraversando un bosco ed egli era immerso nella preghiera, quando a un tratto mi disse: – Che disastro! La chiesa brucia e il campanile è caduto. – Non evocare queste immagini vuote – gli dissi – è una tentazione questa. Devi respingere ogni fantasticheria. Come puoi vedere quello che avviene in città? Siamo ancora lontani dodici verste. Egli mi obbedì e si rimise a pregare in silenzio. Verso sera arrivammo in quella città e vidi infatti, parecchie case incendiate e un campanile crollato (era costruito su travi di legno), e tutt’intorno la gente discuteva, meravigliandosi che il campanile nel crollo non avesse schiacciato qualcuno. A quanto potei capire, la sciagura era avvenuta proprio nel momento in cui il cieco aveva parlato nel bosco. In quell’istante lo sentii dire: – Secondo te, la mia visione era vana, e pure è andata così. Come non ringraziare il Signore Gesù Cristo che rivela la sua grazia ai peccatori, ai ciechi e agli sciocchi? Grazie a te, anche, che mi hai insegnato l’attività del cuore! – Se vuoi amare Gesù Cristo, amalo pure, e se lo vuoi ringraziare, ringrazialo; ma prendere visioni qualsiasi per rivelazioni dirette della grazia, questo no, perché è una cosa che avviene spesso naturalmente, secondo l’ordine delle cose. L’anima umana non è completamente legata alla materia. Può vedere nell’oscurità, e gli oggetti lontani quanto quelli vicini. Ma noi non coltiviamo questa facoltà dell’anima, anzi la soffochiamo con il peso del nostro corpo opaco e con la confusione dei nostri pensieri distratti e leggeri. Quando ci concentriamo in noi stessi e astraiamo da tutto quel che ci circonda e aguzziamo l’ingegno, allora l’anima ritorna completamente a se stessa, agisce con tutta la sua potenza, ed è questa un’azione naturale. Il mio starets defunto m’ha detto che non solo gli uomini di preghiera, ma anche persone malate o particolarmente dotate, quando si trovano in una stanza buia, vedono la luce che emana da ogni oggetto e penetrano gli altrui pensieri. Ma gli effetti diretti della grazia di Dio, durante la preghiera del cuore, sono così alti che non c'è lingua capace di descriverli; è impossibile paragonarli ad alcunché di materiale; il mondo sensibile è basso in paragone alle sensazioni che la grazia ridesta nel cuore. Il mio amico ascoltò queste parole con estrema attenzione e divenne anche più umile; la preghiera si sviluppava senza posa nel cuore e lo confortava in modo indicibile. La mia anima era felice e io ringraziavo il Signore che mi aveva fatto conoscere tanta pietà in uno dei suoi servi. Infine Giungemmo a Tobolsk; lo condussi all’ospizio e, dopo avergli detto affettuosamente addio, ripresi la mia strada solitaria. Per un mese me ne andai tranquillo e lieto, sentendo quanto siano utili ed efficaci gli esempi vivi. Leggevo spesso la Filocalia e vi verificavo tutto quello che avevo detto al cieco. Il suo esempio infiammava di zelo, la mia dedizione e l’amore per il Signore. La preghiera del cuore mi rendeva così felice quanto non avrei creduto lo si potesse essere sulla terra, e mi chiedevo come le delizie del regno dei cieli avrebbero potuto essere più grandi di queste. La felicità non soltanto illuminava l’intimo dell’anima mia: anche il mondo esterno mi appariva sotto un aspetto stupendo, tutto mi chiamava ad amare e a lodare Dio; gli uomini, gli alberi, le piante, le bestie, ogni cosa mi era familiare, e dovunque io trovavo l’immagine del nome di Gesù Cristo. A volte mi sentivo così leggero che credevo di non avere più un corpo e di fluttuare dolcemente nell’aria; a volte rientravo completamente in me stesso. Vedevo in modo chiaro il mio intimo e ammiravo il magnifico edificio del corpo umano; a volte sentivo una gioia grande come se fossi diventato re, e in mezzo a tutte queste consolazioni mi auguravo che Dio mi concedesse di morire al più presto e di far traboccare la mia riconoscenza ai suoi piedi nel mondo degli spiriti. Certo io presi troppo piacere in queste sensazioni, oppure forse Dio decise così, ma dopo un po’ di tempo sentii nel mio cuore una specie di timore e un tremito continuo. – Non sarà mica una nuova disgrazia – mi dissi – o una tribolazione come quella che ho dovuto affrontare per quella ragazza alla quale avevo insegnato la preghiera di Gesù nella cappella? –. I pensieri mi opprimevano come le nuvole, e io ricordavo le parole del beato Giovanni di Karpathos, il quale disse che il maestro è spesso lasciato al disonore e sopporta tentazioni e tribolazioni per coloro che ha spiritualmente aiutati. Dopo aver lottato contro tali pensieri, mi immersi nella preghiera che li dissipò completamente. Mi sentii più forte e dissi: – Sia fatta la volontà di Dio! Sono pronto a sopportare tutto quello che Gesù Cristo mi manderà per espiare il mio indurimento e il mio orgoglio. D’altro canto, coloro a cui ho rivelato in questi tempi il mistero della preghiera interiore vi erano stati preparati dall’azione misteriosa di Dio prima di incontrarmi –. Questo pensiero mi calmò del tutto e camminai nella preghiera e nella gioia, più felice di prima. 

giovedì 9 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 34)



Riflettei a quel che avevo letto e trovai che andava bene per me; così mentre cucivo mi misi a ripetere sottovoce la preghiera e me ne sentivo felice. Le persone che vivevano con me nell'izba se ne accorsero e mi presero in giro:– Sei uno stregone, che borbotti senza posa? O che fai l'incantesimo? Per non farmi capire, smisi di muovere le labbra e mi provai a dire la preghiera muovendo soltanto la lingua. Alla fine, mi ci sono così abituato che la lingua recita la preghiera giorno e notte, e questo mi fa bene. Continuai a lavorare per parecchi anni finché, quasi all'improvviso, divenni completamente cieco. Da noi, in famiglia, abbiamo quasi tutti l'acqua oscura in fondo agli occhi. Poiché sono molto povero, il comune mi ha trovato un posto nell'asilo di Tobolsk. È là che vado, ma i signori di qua mi hanno trattenuto, perché vogliono darmi una carrozza per arrivare fin là. – Come si chiamava il libro che tu hai letto? Non era la Filocalia per caso? – Parola mia, non lo so. Non ho guardato il titolo. Andai a prendere la mia Filocalia. Ritrovai nella quarta parte le parole del patriarca Callisto che il cieco mi aveva detto a memoria e cominciai a leggere. – È proprio questo – gridò il cieco –. Leggi, leggi fratello, perchè è veramente magnifico. Quando giunsi al passo in cui si dice: bisogna pregare con il cuore, mi chiese che cosa questo voleva dire e come lo si praticava. Gli dissi che tutto l'insegnamento della preghiera del cuore era esposto in modo dettagliato in questo libro, la Filocalia, ed egli mi chiese con insistenza di leggergli tutto quello che la riguardava. – Vediamo un po' come si può fare – gli dissi –. Quando conti di partire per Tobolsk? – Anche subito, se vuoi – rispose il cieco. – Benone. Vorrei partire di qua domani, non ci rimane che partire insieme e durante il cammino io ti leggerò tutto quello che riguarda la preghiera del cuore e ti indicherò come scoprire il tuo cuore e penetrarvi. – E la carrozza? – disse lui.– Lascia perdere la carrozza. Da qui a Tobolsk non ci sono che centocinquanta verste, andremo adagio; in due nella solitudine è bello camminare; e camminando si va bene leggendo e parlando della preghiera. Ci mettemmo così d'accordo; la sera il signore venne a chiamarci per la cena e, dopo aver mangiato, gli spiegammo che desideravamo andarcene e non avevamo bisogno di carrozza, perché volevamo leggere la Filocalia. Il signore ci disse con calore: – La Filocalia è piaciuta molto anche a me; ho già scritto la lettera e preparato il denaro e domani, quando vado in tribunale, manderò il tutto a Pietroburgo per ricevere la Filocalia con il prossimo corriere.

L'indomani dunque ci mettemmo in cammino, dopo aver molto ringraziato quei buoni signori per la loro carità e la loro dolcezza; ci accompagnarono tutti e due per una versta e infine ci salutammo per sempre. Andavamo pian piano con il cieco, percorrendo in media da dieci a quindici verste al giorno, e tutto il resto del tempo ce ne stavamo seduti nei luoghi appartati e leggevamo la Filocalia. Lessi tutto quello che riguardava la preghiera del cuore, seguendo l’ordine indicato dal mio starets, ossia cominciando dai libri di Niceforo il Monaco, di Gregorio il Sinaita, e via di seguito. Quale attenzione e quale ardore metteva nell’ascoltare quelle cose! Cominciò poi a pormi delle domande tali sulla preghiera che la mia mente non bastava per rispondergli. Dopo aver ascoltato la mia lettura, il cieco mi chiese di insegnargli un mezzo pratico di trovare il suo cuore con la mente, di introdurvi il nome divino di Gesù Cristo e di pregare così interiormente con il cuore. Gli dissi: – Tu certamente non vedi, ma con l’intelligenza ti puoi rappresentare quel che hai veduto un tempo, un uomo, un oggetto o le tue membra, il braccio o la gamba: puoi immaginarlo nitidamente come se tu lo vedessi e puoi, benché cieco, dirigere il tuo sguardo verso di esso? – Lo posso sì – rispose il cieco. – Fa’ così, allora. Immagina il tuo cuore, volgi gli occhi come se tu lo vedessi attraverso il petto, e ascolta con l’orecchio teso come esso batte un colpo dopo l’altro. Quando ti sarai abituato, cerca di adattare a ogni battito del cuore, senza perderlo di vista, le parole della preghiera. Ossia, con il primo battito dirai o penserai: Signore; con il secondo: Gesù; con il terzo: Cristo; con il quarto: abbi pietà; con il quinto: di me; e ripeti spesso l’esercizio. Ti riuscirà facile perché sei già abituato alla preghiera del cuore. Poi, quando ti sarai abituato a questa attività, comincia a introdurre nel tuo cuore la preghiera di Gesù e a farla uscire insieme con il ritmo del respiro. Ossia inspirando l’aria, di’ o pensa: Signore Gesù Cristo; ed ispirando: abbi pietà di me! Se tu farai in questo modo abbastanza spesso e per un certo tempo, proverai un lieve dolore al cuore, poi a poco a poco sentirai sorgere un benefico calore. Con l’aiuto di Dio, giungerai così all’azione costante della preghiera all’interno del cuore. Ma guardati specialmente da ogni rappresentazione, da ogni immagine che nasca nel tuo spirito mentre preghi. Respingi ogni fantasia, perché i Padri ci raccomandano, per non cadere nell’illusione, di serbare vuoto lo spirito da ogni immagine durante la preghiera. Il cieco, che mi aveva ascoltato attentamente, si applicò con zelo a fare quanto gli avevo suggerito, e la notte, nelle soste, vi trascorreva lunghi tratti di tempo. Dopo cinque giorni, sentì nel cuore un calore intenso e una indicibile felicità; per di più aveva un desiderio vivissimo di dedicarsi senza posa alla preghiera, che gli rivelava l’amore che egli portava a Gesù Cristo. A volte vedeva una luce, ma non gli appariva davanti oggetto alcuno; quando entrava nel suo cuore, gli sembrava di vedere sfavillare la fiamma luminosa di un gran cero che sfuggendo all’esterno, lo illuminava interamente; e questa fiamma gli permetteva anche di vedere oggetti lontani, come capitò una volta. 

mercoledì 8 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 33)



Si rifece il silenzio; davanti a me stava seduto un accattone dell'asilo, completamente cieco. Il signore lo aiutava a mangiare, gli divideva il pesce, gli porgeva il cucchiaio e gli versava da bere. Lo guardai con attenzione e mi accorsi, che nella sua bocca sempre socchiusa, la sua lingua si muoveva continuamente. Mi chiesi se non stesse recitando la preghiera e lo guardai con maggiore attenzione. Alla fine del pasto, una vecchina si sentì male; soffocava ed emetteva dei gemiti. Il signore e la consorte la condussero nella loro camera e la stesero sul letto; la signora rimase con lei a curarla, il prete andò a cercare a ogni buon conto i santi doni e il signore ordinò la carrozza per correre in città a cercare un medico. Tutti si sparpagliarono. Avevo in me come una fame di preghiera; provavo un bisogno violento di lasciarla sgorgare, da due giorni ormai ero tranquillità né silenzio. Sentivo nel mio cuore come un'onda traboccare ed espandersi in tutte le membra, e poiché la trattenevo, ebbi un acuto male al cuore, ma un male benefico che mi spingeva soltanto alla preghiera e al silenzio. Compresi allora perché i veri adepti della preghiera perpetua fuggivano il mondo e si nascondevano lontani da tutti; compresi anche perché il beato Esichio disse che il colloquio più elevato non è che una chiacchierata se si protrae troppo, e mi ricordai le parole di sant'Efrem il Siro15: "Un buon discorso è d'argento, ma il silenzio è d'oro puro". Pensando a tutto questo, arrivai all'ospizio: tutti dormivano dopo il pasto. Salii nel granaio, mi calmai, riposai e pregai un poco. Quando i poveri si svegliarono, andai a trovare il cieco e lo condussi in giardino; ci sedemmo in un angolo appartato e cominciammo a parlare. – Dimmi, in nome di Dio e per il bene della mia anima, tu reciti la preghiera di Gesù? – È molto tempo ormai che la ripeto senza posa. – Che effetto ne ricavi? – Solo che non ne posso più fare a meno, né di giorno né di notte. – Come ti ha rivelato Dio questa attività? Raccontamelo, fratello, in ogni particolare. – Ebbene, io sono un artigiano di qua, mi guadagnavo il pane facendo il sarto, andavo negli altri governatori, nei villaggi e cucivo i vestiti dei contadini. In un villaggio mi capitò di rimanere un po' di tempo in casa di un contadino per vestire tutta la famiglia. Un giorno di festa che non c'era nulla da fare, scorsi tre vecchi libri sulla mensola che stava sotto le icone. Chiesi a quella gente:
– C'è qualcuno tra voi che sa leggere?
Mi risposero: – Nessuno; questi libri sono di uno zio che sapeva leggere e scrivere. Presi uno di quei libri, l'aprii a caso e lessi queste parole che ancor oggi ricordo a memoria:

La preghiera perpetua consiste nell'invocare senza posa il nome del Signore; seduto o in piedi, a tavola o al lavoro, in ogni occasione, in ogni luogo e in ogni tempo, bisogna invocare il nome del Signore. 

martedì 7 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 32)


 A un tratto gli dissi: – Penso, piccolo padre, che dovete spesso avere delle noie con il vostro asilo. Vi sono tanti fratelli nostri che diventano pellegrini per indifferenza o per pigrizia, e che ne combinano di tutti i colori per la strada, come ho dovuto spesso constatare. – No, quelli sono molto rari – rispose il signore – . Non abbiamo visto mai che veri pellegrini. Ma quando non hanno l'aria molto raccomandabile, noi siamo ancora più gentili con loro e li tratteniamo un po' di tempo nell'ospizio. A contatto con i nostri poveri, fratelli di Cristo, spesso essi si correggono e se ne vanno con cuore umile e dolce. Non molto tempo fa ne ho avuto un altro esempio. Un commerciante della nostra città era caduto così in basso che veniva cacciato a bastonate e nessuno voleva dargli nemmeno un tozzo di pane. Era ubriacone, violento, attaccabrighe, e per di più rubacchiava quando poteva. Un giorno egli capitò da noi spinto dalla fame; chiese pane e acquavite, perché bere gli piaceva. Lo ricevemmo affabilmente e gli dicemmo: rimani da noi avrai acquavite finché ne vuoi, ma a un patto: dopo aver bevuto andrai a dormire, e se darai il minimo scandalo, non solo ti cacciamo via per sempre, ma chiederemo al commissario di polizia di farti incarcerare per vagabondaggio. Accettò e rimase da noi. Per una settimana e più, egli bevve veramente finché poté; ma ogni volta, secondo la sua promessa e perché aveva paura di rimanere senza alcool, andava a coricarsi nel suo letto o a sdraiarsi zitto zitto in fondo al giardino. Quando riprendeva i sensi i nostri fratelli dell'asilo gli parlavano e lo esortavano a dominarsi almeno un po'. Così egli cominciò a bere meno e in capo a tre mesi era diventato assolutamente sobrio. Ora lavora non so più in che posto e non mangia più il pane degli altri. È venuto a salutarmi proprio l'altro ieri. – Quale saggezza in questa disciplina guidata dalla carità! – Pensai tra me ed esclamai: – Sia benedetto Dio, la cui misericordia agisce dentro le mura della vostra casa! Dopo tutti questi discorsi, ci assopimmo, e sentendo la campana suonare l'Ufficio del mattino, andammo i chiesa, dove già si trovavano la signora e i bambini. Ascoltammo l'Ufficio, poi la divina liturgia.
Eravamo nel coro con il signore e il suo figliuolo, la signora e la fanciullina erano invece all'apertura dell'iconostasi per vedere l'elevazione dei sacri doni. Mio Dio, come pregavano tutti e quali lacrime di gioia versavano! I loro volti erano così illuminati che, a forza di guardarli, mi misi a piangere anch'io! Alla fine dell'Ufficio, i padroni, il prete, i servi e tutti i mendicanti si misero insieme a tavola; c'erano una quarantina di mendicanti, infermi, malati e bambini. Quale silenzio e quale pace intorno a quella tavola! Facendomi coraggio, dissi sottovoce al signore: – Nei monasteri si leggono le vite dei santi durante il pasto; potreste fare altrettanto perché avete il Menologio al completo. Il signore si rivolse alla moglie e disse: – Ascoltare è un vero piacere per me, ma quanto a leggere, per carità! Non ho un minuto libero. Appena metto piede in casa mia non so più dove sbattere il capo, tante son le brighe e i pensieri, ci vuol questo, occorre quest'altro; un sacco di bambini; il bestiame per i campi: tutto il giorno passa in queste miserie e non rimane un minimo per leggere e per istruirsi. Tutto quello che ho imparato in seminario l'ho dimenticato da un bel pezzo. A queste parole mi sentii fremere, ma la signora mi prese il braccio e mi disse:– Il padre parla così per umiltà, tende sempre a umiliarsi, ma è un uomo eccellente e molto pio; è vedovo da tanti anni, educa lui tutti i suoi nipotini, e per di più recita spesso gli uffici. Queste parole mi richiamarono un passo di Niceta Stethatos13 nella Filocalia: "È secondo la disposizione interiore dell'anima che si apprezza la natura degli oggetti", ossia ciascuno si forma un'idea degli altri secondo quello che egli stesso è; e più avanti si legge ancora: "Colui che giunge alla preghiera e all'amore vero non distingue più gli oggetti, non distingue i gusti del peccatore, ma ama ugualmente tutti gli uomini e non li condanna, come Dio fa brillare il sole e cadere la pioggia sui buoni e sui cattivi". 

domenica 5 ottobre 2014



MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A

MIRJANA - 2 OTTOBRE

«Cari figli, con materno amore vi prego: amatevi gli uni gli altri! 
Che nei vostri cuori sia come mio Figlio ha voluto fin dall’ inizio: al primo posto l’amore verso il Padre Celeste e verso il vostro prossimo, al di sopra di tutto ciò che è di questa terra. 
Cari figli miei, non riconoscete i segni dei tempi? Non riconoscete che tutto quello che è intorno a voi, tutto quello che sta succedendo, accade perché non c’è amore? 
Comprendete che la salvezza è nei veri valori, accogliete la potenza del Padre Celeste, amatelo e rispettatelo. Camminate sulle orme di mio Figlio.
Voi, figli miei, apostoli miei cari, voi vi radunate sempre di nuovo attorno a me perché siete assetati, siete assetati di pace, di amore e di felicità. Dissetatevi dalle mie mani!  Le mie mani vi offrono mio Figlio, che è Sorgente d’acqua pura. 
Egli rianimerà la vostra fede e purificherà i vostri cuori, perché mio Figlio ama con cuore puro ed i cuori puri amano mio Figlio. Solo i cuori puri sono umili e hanno una fede salda. Io vi chiedo cuori del genere, figli miei! Mio Figlio mi ha detto che io sono la Madre del mondo intero: prego voi, che mi accogliate come tale, che con la vostra vita, preghiera e sacrificio mi aiutiate affinché tutti i miei figli mi accolgano come Madre, perché io possa condurli alla Sorgente d’acqua pura. 
Vi ringrazio!
Cari figli miei, mentre i vostri pastori, con le loro mani benedette, vi offrono il Corpo di mio Figlio, ringraziate sempre nel cuore mio Figlio per il suo sacrificio e per i pastori che vi dà sempre di nuovo»




MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE


Messaggio del 25 Settembre 2014
"Cari figli! Anche oggi vi invito perché anche voi 
siate come le stelle che con il loro splendore 
danno la luce e la bellezza agli altri affinché 
gioiscano. Figlioli, siate anche voi splendore, 
bellezza, gioia e pace e soprattutto preghiera per 
tutti coloro che sono lontani dal mio amore e 
dall’amore di mio Figlio Gesù. Figlioli, 
testimoniate la vostra fede e preghiera nella 
gioia, nella gioia della fede che è nei vostri cuori 
e pregate per la pace che è dono prezioso di 
Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”


Cari amici,nel messaggio del 25 Settembre la Regina della Pace ci esorta ad essere testimoni della fede nella gioia. E’ la gioia il motivo dominante che attraversa l’intero messaggio. Il dono della fede riempie i cuori di gioia ed è nella gioia che deve essere diffuso.
La fede si espande per irradiazione, come ama sottolineare Papa Francesco.La Madonna ricorre al paragone delle stelle:"Cari figli! Anche oggi vi invito perché anche voi siate come le stelle che con il loro splendore danno la luce e la bellezza agli altri affinché gioiscano".
Le stelle non parlano, ma irradiano luce e  bellezza. Allo stesso modo noi dobbiamo essere delle stelle per i lontani, irradiando l’amore, la pace e la gioia:"Figlioli, siate anche voi splendore, bellezza, gioia e pace e soprattutto preghiera per tutti coloro che sono lontani dal mio amore e dall’amore di mio Figlio".
La Madonna ci vuole far comprendere che diffondiamo il vangelo vivendolo nella gioia e alimentandolo nel nostro cuore con la preghiera. Solo così la nostra testimonianza sarà efficace:"Figlioli, testimoniate la vostra fede e preghiera nella gioia, nella gioia della fede che è nei vostri cuori e pregate per la pace che è dono prezioso di Dio".
All’ inizio del mese missionario la Madonna ci insegna in che modo possiamo essere missionari verso tutti coloro che sono lontani dal suo amore e di quello di suo Figlio Gesù.
Vostro Padre Livio

UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 31)


 Venne un giorno da noi un vecchio mendicante che non si reggeva più in piedi; aveva il passaporto di un soldato liberato ed era così povero che andava in giro quasi nudo; parlava poco e proprio come un contadino. Lo accogliemmo nell'asilo; dopo cinque giorni cadde malato, lo trasportammo nel padiglione e mia moglie ed io ci occupammo esclusivamente di lui. Quando ci rendemmo conto che stava per morire, facemmo venire il nostro prete che lo confessò, gli diede la comunione e gli ultimi sacramenti. Il giorno prima di morire si alzò, mi chiese un foglio di carta e una penna, e insistette perché la porta rimanesse chiusa e nessuno entrasse mentre egli scriveva il suo testamento, che avrei dovuto poi recapitare a suo figlio, a Pietroburgo. Rimasi stupito, quando vidi che scriveva benissimo e le sue frasi erano veramente corrette, eleganti e piene di affetto. Ti mostrerò domani quel testamento, ne ho serbato una copia. Tutto questo mi meravigliò moltissimo e, spinto dalla curiosità, gli chiesi di raccontarmi la sua origine e la sua vita. Egli mi fece giurare che non ne avrei parlato con alcuno prima della sua morte, e per la gloria di Dio mi fece questo racconto. – Ero un principe e ricchissimo; conducevo la vita più dissipata, brillante e lussuosa che si possa immaginare. Mia moglie era morta e vivevo con mio figlio, che era capitano della Guardia. Una sera, mentre mi preparavo per andare a un ballo di gala, persi la calma contro il mio cameriere; nella mia impazienza lo colpii alla testa e ordinai che lo si rimandasse a casa sua. Questo avveniva la sera, e l'indomani il domestico morì di una infiammazione al cervello. Ma non si diede molta importanza alla cosa e, pur rimproverandomi la mia violenza, finii per dimenticare l'accaduto. Dopo sei settimane, il cavaliere cominciò a comparire nei miei sogni; ogni notte egli veniva a tormentarmi e a muovermi rimproveri, ripetendo continuamente: – Uomo senza coscienza, tu mi hai ucciso! –. Poi lo vidi anche mentre ero sveglio. L'apparizione divenne sempre più frequente, fino a diventare l'assillo di ogni istante. A un certo momento, oltre a lui cominciai a vedere anche altri morti, uomini che avevo offeso in modo grossolano, donne che avevo sedotte. Tutti mi rivolgevano dei rimproveri e non mi lasciavano più pace, tanto che non potevo più dormire né mangiare o fare qualsiasi altra cosa; ero ormai all'estremo delle mie forze e la pelle si attaccava alle ossa. Gli sforzi dei migliori medici non ottennero alcun risultato. Partii allora per l'estero, ma dopo sei mesi di assidue cure, non solo non avevo migliorato in nulla, ma le terribili apparizioni continuavano a intensificarsi. Mi ricondussero a casa più morto che vivo; l'anima mia, prima di venir separata dal corpo, ha conosciuto in pieno le torture dell'inferno; da allora ho creduto all'inferno e ho saputo che cosa sia. In mezzo a quei tormenti compresi finalmente la mia infamia, mi pentii, mi confessai, liberai tutti i miei servi e feci voto di passare il resto della mia vita nei lavori più duri e di nascondermi sotto le vesti di un mendicante per essere il più umile servo della gente di infima condizione. Avevo appena preso con fermezza questa decisione che le apparizioni cessarono di ossessionarmi. La mia Riconciliazione con Dio mi dava una gioia tale, un tale sentimento di conforto che non posso esprimerlo degnamente. Ho capito allora per esperienza che cosa è il paradiso e che il regno di Dio si realizza all'interno dei nostri cuori. In breve tempo mi rimisi completamente, misi in esecuzione il mio progetto e, fornito del passaporto di un ex-soldato, lasciai segretamente il luogo della mia nascita. Sono ormai quindici anni che vado errando per la Siberia. A volte mi sono fatto assumere da contadini per dei lavori secondo le mie forze, altre volte ho mendicato in nome di Cristo. Ah, in mezzo a tante privazioni, quale felicità ho goduto! Quale beatitudine, quale pace della coscienza! Può comprenderla solo colui che la misericordia divina ha tratto da un inferno di dolore, per trasportarlo al paradiso di Dio. Con queste parole mi consegnò il testamento, perché lo spedissi a suo figlio, e il giorno dopo morì. – Ecco, ne ho una copia nella Bibbia che si trova nel mio sacco. Se lo volete leggere ve lo mostrerò. Eccolo qua. Spiegai il foglio e lessi: "In nome di Dio glorificato nella Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Carissimo figliolo, da quindici anni tu non rivedi tuo padre, ma nella sua oscurità egli riceveva ogni tanto notizie di te e nutriva per te un amore paterno. È questo amore che lo spinge ora a inviarti queste ultime parole perché ti siano guida nella vita. Tu sai quanto ho sofferto per riscattare la mia vita colpevole e leggera; ma tu non sai la felicità che mi hanno data, durante questa vita oscura ed errante, i frutti del pentimento. Muoio in pace presso il mio benefattore che è anche il tuo perché i benefici fatti al padre devono raggiungere anche il figlio affezionato. Esprimigli la mia riconoscenza con tutti i mezzi che sono in tuo potere. Lasciandoti la mia paterna benedizione, ti esorto a ricordarti di Dio e ad obbedire alla tua coscienza; sii buono, prudente e ragionevole; tratta con benevolenza tutti i tuoi dipendenti, non disprezzare i mendicanti o i pellegrini, memore che solo lo spogliamento di tutto e la vita errante hanno permesso a tuo padre di trovare il riposo dell'anima. Pregando Dio che ti accordi la sua grazia, chiudo gli occhi serenamente nella speranza della vita eterna, grazie alla misericordia del Redentore degli uomini, Gesù Cristo". È così che noi parlavamo con quel buon signore.

venerdì 3 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 30)


 Inizio della preghiera: Padre nostro che sei nei cieli: nel libro che avete letto si afferma che queste parole significano che bisogna amare fraternamente il nostro prossimo, perché siamo tutti figli di uno stesso Padre. È giusto, sì, ma i Padri aggiungono un commento più spirituale. Dicono che, pronunciando quelle parole, bisogna elevare lo spirito verso il Padre celeste e ricordarsi l’obbligo di essere in ogni istante alla presenza di Dio. Le parole: Sia santificato il tuo nome si spiegano nel libro con la necessità di far attenzione a non invocare invano il nome di Dio; ma i commentatori mistici vi vedono la domanda della preghiera interiore del cuore, ossia, perché il nome di Dio sia santificato, bisogna che sia inciso nell’intimo del cuore e che con la preghiera perpetua santifichi e illumini tutti i sentimenti, tutte le forze dell’anima. Le parole Venga il tuo regno sono spiegate così dai Padri: vengano nel nostro cuore la pace interiore, il riposo e la gioia spirituale. Nel libro si spiega che le parole Dacci oggi il nostro pane quotidiano riguardano i bisogni della nostra vita corporale e quel che è necessario per venire in aiuto al prossimo. Ma Massimo il Confessore intende per pane quotidiano, il pane celeste che nutre l’anima, ossia la parola di Dio, e l’unione dell’anima con Dio nella contemplazione e nella preghiera perpetua nel profondo del cuore. – Ah, la preghiera interiore è un’impresa difficile, quasi impossibile a coloro che vivono nel mondo – esclamò il padrone di casa – occorre tutto l’aiuto del Signore anche per poter compiere senza pigrizia la preghiera ordinaria. – Non dite questo, piccolo padre. Se fosse un’impresa superiore alle forze umane, Dio non l’avrebbe imposte a tutti. La sua forza si compie nella debolezza (2Cor 13,9) e i Padri ci offrono mezzi che facilitano molto la via verso la preghiera interiore. – Non ho mai letto nulla di preciso su questo argomento – disse il signore. – Se volete, vi leggerò qualche passo della Filocalia. Presi la Filocalia, cercai un brano di Pietro Damasceno nella terza parte, a pagina 48, e lessi quanto segue:
Bisogna lasciarsi indurre a invocare in nome del Signore più spesso ancora del respiro, in ogni tempo, in ogni luogo e in ogni circostanza. L’Apostolo dice: Pregate senza posa; egli insegna con questo monito che bisogna ricordarsi di Dio in ogni momento, in ogni luogo e in ogni cosa. Se tu costruisci qualcosa, devi pensare al Creatore di tutto quello che esiste; se vedi la luce, ricordati di colui che te l’ha data; se guardi il cielo, la terra, il mare e tutto quello che essi contengono, ammira e glorifica colui che li ha creati, se ti copri con una veste, pensa a colui dal quale l’hai ricevuta e ringrazialo, lui che provvede alla tua esistenza. Insomma, che ogni gesto ti sia motivo di celebrare il Signore, così tu pregherai senza posa e l’anima tua sarà sempre nella gioia.
Vedete com’è facile il sistema e accessibile a tutti coloro che abbiano anche un barlume di sentimento umano. Quel brano piacque molto ai due sposi. Il marito mi abbracciò con entusiasmo, mi ringraziò, sfogliò la Filocalia e disse: – Bisogna proprio che comperi questo libro; lo ordinerò a Pietroburgo; ma per ricordarmene meglio, voglio copiare subito il passo che hai detto. Dettamelo, ti prego. Lo trascrisse subito in bella scrittura, poi esclamò: – Mio Dio! Ho appunto un’icona di Damasceno! (era probabilmente san Giovanni Damasceno). Aprì l’immagine e fissò sotto l’icona il foglio che aveva appena trascritto dicendo: – La parola viva di un servo di Dio, messa sotto la sua immagine, mi stimolerà spesso a mettere in pratica questo consiglio salutare. Poi andammo a cena. Tutti erano di nuovo a tavola insieme con noi, uomini e donne. Quale silenzio raccolto e quale calma durante la cena! Dopo aver finito, tutti dicemmo la preghiera, compresi i bambini, e mi pregarono di leggere l’inno a Gesù dolcissimo. I servi andarono a dormire e noi rimanemmo, tutti e tre, nella stanza. La signora allora mi portò una camicia bianca e delle calze. Mi inchinai profondamente e dissi: – Piccola madre, non posso prendere le calze, non ne ho portate mai, noi portiamo sempre delle fasce. Tornò dopo un poco con una vecchia casacca di panno che tagliò a strisce larghe. E il padrone di casa, dopo aver dichiarato che le mie scarpe non servivano più a nulla, me ne portò un paio di nuove che egli calzava al di sopra degli stivali. – Va’ in quella camera – mi disse – Non c’è nessuno, potrai cambiarti di biancheria. Andai a cambiarmi e tornai verso di loro. Mi fecero sedere su una sedia e si misero a calzarmi, il marito arrotolava le fasce, la moglie mi calzava le scarpe. Dal principio non volevo lasciarli fare, ma essi mi fecero sedere dicendo: – Siedi e taci, Cristo ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Non riuscii a resistere e mi misi a piangere; e anch’essi piangevano con me. Allora la signora si diresse verso la camera dei suoi figli per la notte, mente il signore e io andammo in giardino per intrattenerci un poco nel padiglione. Rimanemmo a lungo, sdraiati per terra e si conversava. A un tratto egli mi si avvicinò e mi disse: – Rispondimi in coscienza e in verità. Chi sei? Devi essere di famiglia nobile e fingi di essere un semplice. Leggi e scrivi benissimo, pensi e parli con correttezza; certo non hai ricevuto l’educazione di un contadino. – Ho parlato con cuore aperto tanto a voi che a vostra moglie; ho raccontato le mie origini con tutta sincerità e non ho mai pensato di mentire o di ingannarvi. E a quale scopo? Quello che dico non viene da me, ma dal mio saggio starets defunto, o dai Padri che ho letto; e la preghiera interiore, che più di tutto illumina la mia ignoranza, non l’ho acquistata da me; è nata nel mio cuore per misericordia divina e grazie all’insegnamento dello starets. Ognuno può altrettanto; basta immergersi più silenziosamente nel proprio cuore e invocare un po' di più il nome di Gesù Cristo, si scopre ben presto la luce interiore, tutto diventa chiaro, e in questa chiarità appaiono certi misteri del Regno di Dio. Ed è già un grande mistero, quando l'uomo scopre questa capacità di rientrare in sé, di conoscersi veramente e di piangere dolcemente sulla propria caduta e sulla sua volontà pervertita. Non è molto difficile pensare in modo sano e parlare con le persone, è una cosa possibile perché la mente e il cuore esistevano prima della scienza e della saggezza umana. Si può sempre coltivare la mente con la scienza o l'esperienza; ma dove non c'è intelligenza, l'educazione non giova a nulla. Quello che c'è è che noi siamo lontani da noi stessi e che non desideriamo ravvicinarci, anzi fuggiamo sempre per non trovarci faccia a faccia con noi stessi, preferiamo cose da poco conto alla verità, e pensiamo: mi piacerebbe avere una vita spirituale, occuparmi della preghiera, ma non ne ho il tempo, gli affari e le preoccupazioni mi impediscono di dedicarmi veramente. Ma che cosa è più importante e più necessario: la vita terrena dell'anima santificata o la vita passeggera del corpo per il quale noi ci diamo tanta pena? Così la gente arriva o alla saggezza o alla stupidità. –Scusa, fratello caro, non ho parlato per semplice curiosità, ma per benevolenza e per sentimento cristiano, perché due anni fa ho incontrato un caso che era proprio curioso.


mercoledì 1 ottobre 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 29)


Per poter conservare con maggiore agio il silenzio, mi inchinai davanti alla signora e le dissi: – Vi prego, madre mia, in nome di Dio, è molto tempo che conducete una vita così santa? Raccontatemi come siete giunta a questo grado di bontà. – È molto facile – disse lei –. Mia madre è pronipote di san Giosafat di cui sono onorate le reliquie a Belgorod. Avevamo là una grande casa e un’ala era stata affittata a un signore di pochi mezzi. Egli morì, e sua moglie morì a sua volta, dopo aver messo al mondo un bambino. Il neonato era completamente orfano. Mia madre lo raccolse in casa sua, e io nacqui l’anno dopo. Crescemmo insieme, avevamo gli stessi maestri ed eravamo come fratello e sorella. Quando mio padre morì, la mamma lasciò il villaggio e venne a stabilirsi con noi in questo paese. Quando fummo in età adatta, mia madre mi maritò con il suo protetto, ci donò questa borgata e si ritirò in convento. Dopo averci impartito la sua benedizione, ci raccomandò di vivere da cristiani, di pregare Dio con tutto il cuore e di osservare prima di tutto il comandamento più importante, quello dell’amore per il prossimo, aiutando i poveri, fratelli di Cristo, educando i nostri figli nel timor di Dio e trattando i nostri servi come fratelli. È così che noi viviamo da dieci anni in questa solitudine, cercando di obbedire ai consigli di nostra madre. Abbiamo un asilo per i mendicanti; ve ne sono più di dieci in questo momento, infermi o malati; se vuoi, andremo a visitarli domani. Alla fine del suo racconto le chiesi: – E dov’è il libro di Giovanni Climaco che volete mandare a vostra madre? – Rientriamo, te lo farò vedere. Avevamo appena cominciato a leggere che arrivò il padrone. Ci abbracciammo cristianamente come fratelli, poi egli mi condusse in camera sua, dicendo: – Vieni, fratello, nel mio studio, benedici la mia cella. Forse lei ti ha infastidito (indicava sua moglie). Quando trova un pellegrino o un malato, è così felice che non lo lascia più né la notte né il giorno, è una vecchia consuetudine della sua famiglia. Entrammo nello studio. Quanti libri! Che splendide icone, e la croce, in grandezza naturale, davanti a cui stava un Vangelo! Mi segnai e dissi: – Voi avete qui, piccolo padre, il paradiso di Dio. Ci sono il Signore Gesù Cristo, la sua purissima Madre e i suoi santi servi; ed ecco qui le loro parole e i loro insegnamenti vivi e immortali; penso che dovete trovare un gran gusto a intrattenervi con loro. – Eh sì – disse il signore – mi piace molto leggere. – Che genere di libri avete? – chiesi. – Ho molti libri spirituali. Ho qui il Menologio, le opere di Giovanni Crisostomo, di Basilio il Grande, molte opere filosofiche e teologiche e moltissimi sermoni di predicatori contemporanei. Questa biblioteca mi è costata cinquemila rubli. – Non avete per caso un lavoro sulla preghiera? – chiesi. – Mi piacciono molto i libri sulla preghiera. Ecco qui un opuscolo recente, opera di un prete di Pietroburgo. Il signore trasse fuori un commento sul Padre nostro e cominciammo a leggerlo. Poco dopo arrivò la signora che portava il tè: i bambini reggevano un cestino d’argento pieno di pasticcini, come non ne avevo mai assaggiati. Il signore mi prese il libro, lo passò alla moglie e disse: – Ce lo leggerà, legge molto bene, e intanto noi ci rifocilliamo un po’. La signora si mise a leggere. Sempre ascoltando, io sentivo la preghiera che saliva nel mio cuore; più essa leggeva e più la preghiera si sviluppava e mi riconfortava. A un tratto vidi una forma passare rapidamente nell’aria, come se fosse il mio starets defunto. Feci un gesto, ma per nasconderlo dissi: – Scusatemi, mi ero distratto. In quel momento, ebbi l’impressione che lo spirito dello starets penetrasse nel mio e lo illuminasse, e sentii in me come una grande chiarezza e molte idee sulla preghiera. Mi segnai e mi sforzai di respingere quelle idee, mentre la signora terminava la lettura e il signore mi chiese se mi era piaciuta. La conversazione si svolse su questo argomento. – Mi piace molto – dissi –. D’altra parte il Padre nostro è più elevato e più prezioso di tutte le preghiere scritte che noi abbiamo; perché è il Signore Gesù che ce l’ha insegnato. Il commento che voi avete letto è molto buono, ma è completamente rivolto verso la vita attiva del cristiano, mentre io ho letto nei santi Padri una spiegazione che è soprattutto mistica e orientata verso la contemplazione. – In quali Padri l’hai trovato? – Oh, in Massimo il Confessore per esempio, e nella Filocalia di Pietro Damasceno. – Te ne ricordi? Puoi ripetercene qualche passo? – Certo. 

UN RACCONTO PER L'ESTATE
RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 28)



Una famiglia ortodossa. Stavo attraversando il governatorato di Toblosk e mi trovai un giorno in una piccola città. Non avevo più pane e così entrai in una casa per chiederne un poco. Il padrone di casa mi disse: – Capiti al momento buono. Mia moglie ha appena ritirato il pane dal forno, prendi questo pane caldo e prega Dio per noi. Lo ringraziai calorosamente e, mentre parlavo, infilavo il pane nel sacco; la padrona mi vide e disse: – Che povero sacco hai, tutto strappato e liso! Te ne darò un altro. E mi diede un bel sacco nuovo. Li ringraziai dal profondo del cuore e partii. Nell’uscir di città, chiesi un po’ di sale in un negozio e il negoziante me ne diede un sacchetto. Ne fui felice e ringraziai Dio di avermi fatto incontrare persone così buone. – Posso star tranquillo una settimana – mi dicevo – potrò dormire senza inquietudini. Anima mia, benedici il Signore! (Sal 103 e 104,1)). Avevo fatto circa cinque verste dalla città quando vidi un modesto paesino con una modestissima chiesa di legno, dalla facciata dipinta e decorata con garbo. La strada passava lì accanto e io ebbi voglia di inginocchiarmi davanti al tempio di Dio. Salii la scalinata e recitai una preghiera. In un prato poco discosto dalla chiesa c’erano due ragazzini che giocavano; potevamo avere cinque o sei anni. Finita la preghiera me ne andai. Non avevo fatto dieci passi che sentii una voce gridare dietro a me: – Signor mendicante, signor mendicante! Aspetta! Erano i ragazzini che gridavano e correvano verso di me: un bambino e una bimbetta. Mi fermai e, accorrendo, essi mi presero per mano. – Andiamo dalla mamma, lei vuol bene ai mendicanti. – Non sono un mendicante, ma un passante, cari. – E che cosa hai nel sacco? – Il pane per il mio viaggio. – Non fa nulla, vieni con noi, la mamma ti darà il denaro per il viaggio. – E dov’è la vostra mamma? – chiesi . – Laggiù, dietro la chiesa, dopo gli alberi. Mi fecero entrare in un magnifico giardino, in mezzo al quale vidi una grande casa di ricchi; entrammo nel vestibolo. Tutto era pulito, in ordine, curato. La signora ci venne incontro. – Sono proprio contenta! Da che parte il Signore ti ha mandato a noi? Siedi, siedi, caro. Mi levò lei stessa il sacco, lo posò su una tavola e mi fece sedere su una comoda poltrona. – Vuoi mangiare? Vuoi prendere del tè? Hai bisogno di qualcosa? – Vi ringrazio umilmente – risposi – ho di che mangiare nel mio sacco e il tè lo posso bere, ma sono un contadino e non ne ho l’abitudine; la vostra gentilezza e la vostra cortesia mi sono più preziose di un pranzo: pregherò Dio che vi benedica per la vostra evangelica ospitalità. Dicendo queste parole sentivo un gran desiderio di rientrare in me. La preghiera ferveva nel mio cuore e avevo bisogno di calma e di silenzio per lasciare che quella fiamma salisse liberamente e per nascondere un poco i segni esteriori della preghiera: lacrime, sospiri, moti del viso o delle labbra. Così mi alzai e dissi: – Vi chiedo perdono, ma devo andarmene. Che il Signore Gesù Cristo sia con voi e i vostri cari figliolini. – Ah no! Che Dio ti guardi dal partire, non ti lascerò partire. Mio marito deve tornare questa sera dalla città, dove fa il giudice al tribunale del distretto. Sarà felice di vederti: egli considera ogni pellegrino come inviato da Dio. Per di più, domani è domenica, tu pregherai con noi all’Ufficio, e quel che Dio ci manderà lo mangeremo insieme. Da noi, per le feste, riceviamo almeno trenta poveri mendicanti, fratelli di Cristo. E tu non mi hai ancora detto tutto di te, da dove vieni, dove vai ora! Raccontami di te, mi piace sentir parlare coloro che venerano il Signore. Bambini, portate il sacco del pellegrino nella camera delle immagini, passerà la notte in quella. A queste parole mi stupii e mi dissi: – È un essere umano o un’apparizione? Così rimasi per aspettare il padrone. Raccontai in breve il mio viaggio e dissi che andavo a Irkutsk. – Bene! – disse la signora – Tu devi dunque passare per Tobolsk, mia madre vive in un convento di clausura; noi ti daremo una lettera e lei ti riceverà. Si va spesso a chiederle dei consigli spirituali; d’altro canto, tu potrai portarle anche un libro di Giovanni Climaco che abbiamo ordinato per lei a Mosca. Tutto va a meraviglia! Infine giunse l’ora di cenare e ci mettemmo a tavola. Vennero altre quattro signore e sedettero a tavola con noi. Dopo il primo piatto, una di loro si alzò, si inchinò davanti all’icona, poi davanti a noi, e andò a cercare il secondo; per il terzo piatto, un’altra volta si alzò nella stessa maniera. Vedendo questo, mi rivolsi alla padrona: – Posso chiedere se queste signore sono della vostra famiglia? – Sì, sono le mie sorelle, la cuoca, la moglie del cocchiere, la donna di servizio e la mia cameriera. Sono tutte sposate, non c’è una sola ragazza in tutta la casa. Al vedere e al sentire questo, ne fui ancora più stupito e ringraziai il Signore che mi aveva guidato verso persone così pie. Sentivo la preghiera salire nel cuore con forza; così, per trovare la solitudine, mi alzai e dissi alla signora: – Voi dovete riposare dopo il pranzo, io invece ho l’abitudine di camminare, così vorrei passeggiare un po’ in giardino. – No, non mi riposo mai – disse la signora –. Verrò con te in giardino e tu mi racconterai qualcosa di edificante. Se ci vai da solo, i bambini non ti lasceranno in pace; essi non ti lasceranno perché amano molto i mendicanti, fratelli di Cristo, e i pellegrini. Non c’era nulla da fare e andammo insieme in giardino. 

martedì 23 settembre 2014

domenica 21 settembre 2014

       PARROCCHIA S. MARIA ASSUNTA
SAN MAURO FORTE


MISSIONE AL POPOLO DI DIO CHE E’ IN 
SAN MAURO FORTE
21  SETTEMBRE 2014


Il Vescovo di Tricarico, Mons. Orofino, ha dato inizio, questo pomeriggio, alla missione al popolo di San Mauro Forte. Nel piazzale davanti al Monastero, verso le ore 18,00, i giovani di Calciano, Garaguso e Accettura hanno portato la Croce di San Damiano che è stata accolta dalla popolazione lì riunita ed è stata  poi consegnata ai giovani della nostra parrocchia all’ingresso della Chiesa Madre S. Maria Assunta.
In questa Chiesa, il vescovo ha concelebrato la S. Messa, mentre fra Massimo ha ricordato ai fedeli gli appuntamenti previsti giorno per giorno nel corso della settimana.
Nell’omelia il vescovo ha sottolineato l’importanza e la necessità di una scelta precisa e consapevole: con chi sto? Da che parte sto? Chi è il mio punto di riferimento? Di chi ho veramente bisogno?
Interrogativi fondamentali le cui risposte cambiano la vita, la cambiano radicalmente e per sempre.
Se nel dare le risposte concludiamo che è in Dio la nostra felicità, che solo Dio ci basta, allora siamo sicuri di stare dalla parte giusta, di essere al sicuro nel Cuore di Dio, perché Lui è ‘’sicuro’’ nel cuore nostro.
Al termine della celebrazione, il Vescovo ha consegnato la Bibbia e il cero alle famiglie che hanno dato la loro disponibilità per i Cenacoli del Vangelo.
La serata si è conclusa con un momento di fraternità, un ricco buffet nel salone parrocchiale.
Si riprende domani mattina con le lodi e la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Rocco a cui farà seguito la missione alla scuola e al paese, nel pomeriggio si continuerà con LA TENDA DELLA PAROLA e si terminerà  in serata con gli incontri con i giovani e i primi tre cenacoli nelle e per le famiglie.

Un primo seme è stato gettato… i suoi frutti dipenderanno dal tipo di terreno che incontrerà: se tra le pietre, i rovi, le spine o… nel terreno fertile del nostro cuore! 

giovedì 18 settembre 2014

PARROCCHIA S. MARIA ASSUNTA
SAN MAURO FORTE
MISSIONE AL POPOLO DI DIO CHE E’ IN TRICARICO
21 – 28 SETTEMBRE 2014

Lo scorso anno, il vescovo della Diocesi di Tricarico, S. E. Mons. Vincenzo Orofino, con una lettera a tutte le parrocchie della sua Diocesi comunicava l’indizione della ‘’MISSIONE AL POPOLO DI DIO CHE E’ IN TRICARICO’’ da parte dei FRATI MINORI DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE.
Un’iniziativa speciale rivolta a tutte le fasce della popolazione (bambini, ragazzi, giovani, adulti, famiglie, ammalati, scuole…) per portare al centro dell’attenzione di ciascun fedele la bellezza e la Sapienza dell’Eucarestia e la ricchezza e la responsabilità dell’annuncio evangelico, dal quale nessuno è escluso, ma del quale tutti sono parti in causa; ogni  cristiano, in virtù del Battesimo ricevuto, diventa un ‘’chiamato e un inviato’’ allo stesso tempo: chiamato ad ascoltare, inviato ad evangelizzare.
Tutte le attività previste negli incontri sono, in realtà, una ‘’chiamata al singolare e al plurale’’, si è chiamati, cioè, come singoli cristiani  e come collettività di fedeli, come comunità di cristiani; non è un semplice invito a partecipare, ma vuol essere qualcosa di più: un riconoscersi fratelli intorno ad una stessa mensa,  un formarsi reciproco per poter essere  ‘’annunciatori’’, secondo il compito assegnato da Gesù stesso ‘’Andate e fate discepoli tutti i popoli’’(MT 28,19), un andare che non necessariamente deve essere vicino, ognuno è chiamato ad essere annunciatore nel proprio ambiente di vita, da quello familiare a quello lavorativo a sociale.
È un invito, questo, a dare ragione della propria fede e a rendersi responsabili della propria fede, è un prendere coscienza della responsabilità che si ha verso se stessi e verso gli altri, verso la ‘’famiglia di Dio che è la Chiesa’’: non ci si può dire ‘’cristiani’’ se non si conoscono  le basi della propria fede, se non si conosce Colui su cui poggia tutta la nostra fede, se non si vive la profondità dei sacramenti cristiani, se non si sente il desiderio di prendere parte ‘’alla mensa del Signore’’, se non si è mai avvertito quella sete di Dio che inquieta e non dà pace finchè non ci si disseta dalla ‘’Fonte dell’Eterna Gioia’’.
No, non ci si può dire cristiani se non si è mai incontrato Gesù, se Cristo non è mai entrato a far parte integrante e necessaria del proprio vivere quotidiano, dei propri pensieri, delle proprie urgenze, delle proprie necessità, dei propri desideri, dei propri bisogni… se non è mai entrato a far parte dell’urgenza dei propri bisogni!
Non ci si può dire cristiani se non si è mai avvertito l’impellente bisogno di ‘’incontrare l’Amato’’.
Il desiderio dell’incontro scaturisce da un bisogno interiore, non da un semplice bisogno emotivo, ma da un profondo anelito spirituale, che non dura un’istante, come un’emozione sensoriale, ma tutta la vita, tutti gli attimi della propria vita, attimi che diventano ‘’urgenza’’, che bruciano dentro come un Fuoco Vivo, che arde e non consuma, ma che provocano un incendio che non si può estinguere se non nell’incontro e nell’abbraccio con l’Amato, e l’Amato non è Uno qualsiasi, ma il Figlio di Dio, morto e risorto per noi, Colui il Quale ci ha dato il più grande esempio di Amore totale, di fedeltà assoluta ‘’non c’è amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici… ed Io vi ho chiamati amici… non più schiavi… ma fratelli… eredi e coeredi di Cristo…’’.
La Missione diventa quindi ‘’l’incontro degli amici di Cristo’’, la festa dei fratelli nella fede, una festa in cui si è invitati a conoscere, a scoprire o a riscoprire la bellezza incomparabile del dirsi cristiano e la ricchezza dei doni ricevuti gratuitamente: Battesimo, Eucarestia, Spirito Santo…  
La ‘’Missione al popolo’’ è la ‘’festa dell’annuncio’’, è la festa dell’Amore, perché al centro c’è Colui che è Amore fatto ‘’carne’’ per insegnarci ad amare come e quanto Lui ha amato noi
La Missione, cominciata a Montemurro il 15 settembre 2013, è giunta quasi al termine del suo percorso diocesano; il 21 settembre prossimo vedrà coinvolta la parrocchia di San Mauro Forte in una settimana piena di incontri e catechesi da parte dei frati, con la presenza del vescovo stesso che darà inizio alla Missione con la celebrazione della S. Messa nella Chiesa Madre.

Riporto qui di seguito la LETTERA DI INDIZIONE DELLA MISSIONE’’ inviata a tutte le parrocchie lo scorso anno da S. E. Mons. Orofino e il programma degli incontri previsti nella nostra parrocchia.

Carissimi,
con gioia vi annuncio che nel prossimo anno pastorale 2013/2014 in tutte le parrocchie della Diocesi si terrà una straordinaria ‘’Missione al Popolo’’, che avrà ufficialmente inizio con un pellegrinaggio diocesano ad Assisi nei giorni  29-31 agosto 2013. Sarà guidata dai Frati Minori dell’Immacolata Concezione e ci accompagnerà per tutto il tempo che il programma diocesano ha previsto come periodo di riflessione sul sacramento dell’Eucarestia, ‘’Pane vivo… per la vita del mondo’’ (Gv 6,51)
LA ‘’MISSIONE AL POPOLO’’ si colloca dentro il cammino spirituale e pastorale ordinario della nostra Comunità diocesana, segnato in questi ultimi anni dalla mia prima Visita Pastorale alla Diocesi, dalla riflessione sugli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano e dalla scelta di ripartire dai sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia) per educarci alla vita buona del Vangelo, farci discepoli del Signore e crescere in santità di vita.
Più volte ci siamo detti che anche in mezzo a noi sono evidenti le conseguenze del processo di secolarizzazione che investe tutte le dimensioni della vita delle persone e tutti gli ambiti sociali e culturali; che anche  noi, come la maggior parte degli uomini  e delle donne del nostro tempo, non viviamo più in un prevalente ‘’contesto di cristianità’’ disposto ad  accogliere con immediatezza e con favore la proposta cristiana; che anche noi, in modo più o meno velato, siamo circondati da ostilità o comunque da perniciosa indifferenza.
È ben chiara tra noi la consapevolezza della necessità di una radicale conversione, personale e comunitaria , spirituale e pastorale.
Noi lo sappiamo! Non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore, così come non è possibile rifare il tessuto cristiano della società umana senza prima rinnovare il tessuto cristiano della comunità ecclesiale.
Noi  sappiamo anche che il cambiamento della nostra vita non accade casualmente, ma, come ci insegna Papa Francesco, deriva da un profondo e puntuale cammino ascetico e di purificazione che coinvolga il cuore, l’intelligenza e la volontà. Abbiamo bisogno, perciò, di essere sostenuti per vivere la fede più profondamente, più intensamente, più fedelmente, più virilmente, più efficacemente, più seriamente.
Questo è il primo e più intimo motivo per cui abbiamo chiesto ai Frati francescani di venire tra noi quali missionari di Gesù Cristo e del Suo messaggio di salvezza. I Frati vengono per riannunciarci la Parola di Dio in tutta la sua freschezza e aiutarci a compiere il percorso della fede  così come è arrivata a noi la prima volta, perché solo un avvenimento di felicità presente, qui e ora, piena e ininterrotta, rende ragionevole la nostra appartenenza alla Chiesa e la nostra adesione a Gesù Cristo.
Abbiamo bisogno, personalmente e comunitariamente, che ci riaccada ciò che è avvenuto all’inizio. Non ‘’come’’ è accaduto all’inizio (… perché ogni incontro è unico e sorprendente) , ma ‘’quello’’ che è successo all’inizio; non la nostalgia di un evento passato, ma un nuovo incontro, un vero incontro capace  di dare alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.
Il secondo motivo della ‘’MISSIONE AL POPOLO’’ è dentro la natura stessa della Chiesa, poiché ‘’evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda’’.
L’annuncio della buona novella è il principale compito che duemila anni fa Gesù ha assegnato ai suoi discepoli e che oggi assegna anche a noi: ‘’Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato’’ (Mc 16,15-16).
Nella vita della Chiesa la formazione e la missione vanno sempre insieme, poiché la  si rafforza donandola. Mentre, perciò, siamo chiamati a crescere spiritualmente siamo ugualmente invitati a uscire dalle ‘’sagrestie’’ per andare ‘’oltre’’ il ‘’gruppetto degli amici’’ e parlare con tutti e a tutti, annunciando loro Gesù Cristo in modo esplicito e deciso, chiaro e convincente, persuasivo e coinvolgente. Il diffondersi anche tra noi di un marcato ‘’infantilismo spirituale’’ e di un certo ‘’analfabetismo religioso’’ esige che ci ridiciamo con chiarezza e senza riduzioni tutte li ragioni della fede.
La ‘’MISSIONE AL POPOLO’’, pertanto, vuole essere il ‘’tempo opportuno’’ durante il quale possano imparare ad essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domanda ragione della speranza che è in noi , con la convinzione che far conoscere Gesù  Cristo è il dono più prezioso e più utile che possiamo fare ai nostri fratelli e la condizione prima per la ripresa della vita delle persone e delle nostre comunità. Con l’aiuto dei frati missionari ogni comunità parrocchiale avrà la possibilità di vivere una settimana di intensa vita spirituale ed ecclesiale per ‘’rivedere’’ il proprio stile di vita cristiana e ‘’ripartire’’ con rinnovato slancio apostolico nella sequela di Cristo e nella testimonianza della vita secondo lo Spirito.
Mentre vi esorto a prepararvi  adeguatamente a celebrare nel modo più proficuo questo decisivo evento ecclesiale e missionario, che si concluderà l’8 dicembre 2014 con affidamento della Diocesi alla Madonna nel 160° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
Il vostro vescovo
Vincenzo Orofino

PROGRAMMA DELLA PARROCCHIA DI SAN MAURO FORTE

DOMENICA 21

ORE 17,30 ACCOGLIENZA DEL CROCIFISSO E DEI MISSIONARI (PIAZZA MARCONI)
ORE 18,00 (CHIESA MADRE) CELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DA S.E. MONS.                         VINCENZO OROFINO, VESCOVO DI TRICARICO.
19,30 FESTA INSIEME AI MISSIONARI (SALONE PARROCCHIALE)

LUNEDI’ 22

ORE 7,30  ANNUNCIO AI GIOVANI IN PULLMAN
ORE 8,00 LODI MATTUTINE E CELEBRAZIONE EUCARISTICA (SAN ROCCO)
ORE 9,30 ANNUNCIO NELLA SCUOLA (ISTITUTO COMPRENSIVO)
ORE 10,00 ANNUNCIO NEL PAESE
ORE 12,00 ORA MEDIA (MONASTERO)
ORE 16,00/ 19,00  TENDA DELLA PAROLA (PIAZZA MONASTERO)
ORE 21,00 CENACOLI DEL VANGELO
                    FAM. ZEZZA GIUSEPPE – ARMENTO ANNA
                    FAM. RACANIELLO GIANNI –LAURA BRUNO
                    FAM. CAPORALE FRANCO – CILIBERTI TERESA
ORE 21,00 INCONTRO CON I GIOVANI (EX  SALA GIOCHI)

MARTEDI’ 23

‘’CONVERTITEVI PERCHE’ IL REGNO DEI CIELI E’  VICINO’’ (Mt 3,1 – 12)
ORE 8,00    LODI MATTUTINE E CELEBRAZIONE EUCARISTICA (SAN ROCCO)
ORE 10,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 12,00  ORA MEDIA E REPOSIZIONE DELLA SS.EUCARESTIA
ORE 16,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 16,30  INCONTRO RAGAZZI: SCUOLA ELEMENTARE E SCUOLA MEDIA (SALONE                               PARROCCHIALE)
ORE 18,00  VESPRI E CATECHESI (MONASTERO)
ORE 21,00  CENACOLI DEL VANGELO ‘’VOI CHI DITE CHE IO SIA’’
                    FAM. GRASSO CARMINE-TREMAMONDO NINA
                    FAM. DIRAGO ROCCO-GIANNOTTO LUCIA
                    FAM. FANIELLO SALVATORE-COLUCCI DONATA
ORE 21,00 INCONTRO CON I GIOVANI (EX  SALA GIOCHI)

MERCOLEDI’ 24

‘’SERVIRE E DARE LA PROPRIA VITA IN RISCATTO PER MOLTI’’ (Mt 20,20-28)
ORE 8,00 LODI MATTUTINE E CELEBRAZIONE EUCARISTICA (SAN ROCCO)
 ORE 10,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 12,00  ORA MEDIA E REPOSIZIONE DELLA SS.EUCARESTIA
ORE 16,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 16,30  INCONTRO RAGAZZI: SCUOLA ELEMENTARE E SCUOLA MEDIA (SALONE                               PARROCCHIALE)
ORE 18,00  VESPRI E CATECHESI (MONASTERO)
ORE 21,00  CENACOLI DEL VANGELO ‘’PARABOLA DEL SEMINATORE’’
                    FAM. LAMAGNA GIUSEPPE – LAURIA ROSA
                    FAM. DIRISO STEFANO – MEGA MARIELLA
                    FAM. MALACARNE ROCCO  – BELMONTE ROSA
ORE 21,00 INCONTRO CON I GIOVANI (EX  SALA GIOCHI)

GIOVEDI’ 25

‘’PRENDETE, QUESTO E’ IL MIO CORPO… QUESTO E’ IL MIO SANGUE’’ (Mt 26, 26-29)
ORE 8,00 LODI MATTUTINE (SAN ROCCO)
ORE 8,30 CELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I RAGAZZI DELLA SCUOLA (SAN ROCCO)
 ORE 10,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 12,00  ORA MEDIA E REPOSIZIONE DELLA SS.EUCARESTIA
ORE 16,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 16,30  INCONTRO RAGAZZI: SCUOLA ELEMENTARE E SCUOLA MEDIA (SALONE                               PARROCCHIALE)
ORE 18,00  VESPRI E CATECHESI (MONASTERO)
ORE 21,00  CENACOLI DEL VANGELO IN CHIESA MADRE
ORE 21,00 VEGLIA PER I GIOVANI E AFFIDAMENTO DEGLI STUDENTI A S. GIUSEPPE DA  
                   COPERTINO(MONASTERO)

VENERDI’ 26

ORE 8,00 LODI MATTUTINE (SAN ROCCO)
ORE 9,00 CELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I BAMBINI DELLA SCUOLA MATERNA                              (PRESSO LE SUORE)
 ORE 10,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
                    VISITA AGLI AMMALATI
ORE 12,00  ORA MEDIA E REPOSIZIONE DELLA SS.EUCARESTIA
ORE 16,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
ORE 16,30  ADORAZIONE EUCARISTICA CON I RAGAZZI DELLA SCUOLA ELEMENTARE E                       SCUOLA MEDIA (MONASTERO)
ORE 18,00  VESPRI E CATECHESI (MONASTERO)
ORE 21,00  VIA LUCIS PER IL PAESE
SABATO 27

’NON E’ QUI.E’ RISORTO’’ (Mt 28, 1-8)
ORE 8,00 LODI MATTUTINE  E CELEBRAZIONE EUCARISTICA (SAN ROCCO)
ORE 10,00  ESPOSIZIONE SS. EUCARISTICA E CONFESSIONI (MONASTERO)
ORE 12,00  ORA MEDIA E REPOSIZIONE DELLA SS.EUCARESTIA
ORE 18,00  CATECHESI DI S.E.MONS. VINCENZO OROFINO CON LA PARTECIPAZIONE                           DELLA ZONA PASTORALE (CHIESA MADRE)
ORE 21,00  FESTA FINALE CON IL BUFFET

DOMENICA 28

ORE 11,00 CONCLUSIONE DELLA MISSIONE CON LA  CELEBRAZIONE EUCARISTICA  -                          RINNOVO DELLE PROMESSE MATRIMONIALI E BENEDIZIONE DEI FIDANZATI
ORE 18,00  ROSARIO MEDITATO PER I CRISTIANI PERSEGUITATI  (MONASTERO)


Preghiera per la Missione al Popolo
31 agosto 2013 – 8 dicembre 2014

O Trinità Santissima,
 noi ti lodiamo e ti ringraziamo
per il dono della vita e della fede.
Converti il nostro cuore
per amare solo Te.
Accresci in noi la fede, la speranza e la carità
per essere nella nostra Comunità diocesana
 segni e strumenti della tua presenza.
Ravviva in noi il fascino della missione evangelica
per comunicare ai fratelli la vita che viene da Te.
O Maria,
Madre della Chiesa e Aiuto dei cristiani,
accompagnaci con la Tua materna protezione
perché questa Missione
sia per tutti noi il tempo favorevole
per imparare a seguire il Tuo Figlio Gesù,
che è “Pane vivo, ... per la vita del mondo”.
Amen.

                                                      + Vincenzo Orofino

Tricarico, 15 agosto 2013
Assunzione della Beata Vergine Maria