sabato 16 agosto 2014



UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 7)

SECONDO RACCONTO

Signore… Gesù… Cristo…

A lungo ho viaggiato per ogni sorta di paesi, accompagnato dalla preghiera di Gesù, che mi dava forza e consolazione in tutti i miei viaggi, in ogni occasione e in ogni incontro. Alla fine mi parve che avrei fatto bene a fermarmi in qualche luogo per trovare una solitudine più piena e studiare la Filocalia, che fino allora avevo potuto leggere solo di sera, quando mi fermavo, o durante la siesta di mezzogiorno. Avevo un desiderio ardente di immergermi a lungo in quella lettura per attingervi con fede la dottrina vera della salvezza dell’anima con la preghiera del cuore. Purtroppo, per soddisfare il mio desiderio, non potevo impegnarmi in alcun lavoro manuale, perché fin dalla prima infanzia avevo perduto l’uso del braccio sinistro; così, nell’impossibilità di fissarmi in qualche luogo, mi diressi verso i paesi della Siberia, verso sant’Innocente d’Irkutsk pensando che, attraverso le pianure e le foreste della Siberia, avrei trovato un grande silenzio e mi sarei potuto dedicare con più agio alla lettura e alla preghiera. Mi misi in viaggio recitando senza posa la preghiera. Dopo un po’ di tempo sentii che la preghiera scorreva da sola nel mio cuore, o meglio, il mio cuore, battendo regolarmente, si metteva in certo qual modo a recitare da sé le parole sante a ogni battito; per esempio, 1: Signore, 2: Gesù, 3: Cristo, e via dicendo. Cessai di muovere le labbra e ascoltai attentamente quel che diceva il mio cuore, ricordandomi quanto fosse piacevole, secondo le parole dello starets defunto. Poi avvertii un lieve dolore al cuore e nello spirito un amore così grande per Gesù Cristo che, se l’avessi veduto, mi sarei gettato ai suoi piedi, li avrei stretti, baciati e bagnati di lacrime, ringraziandolo per la consolazione che egli ci dà con il suo nome, nella sua bontà e nel suo amore per la sua creatura colpevole e indegna. Si accese presto nel mio cuore un confortevole calore che si diffuse in tutto il petto. Questo mi portò in particolare a un’attenta lettura della Filocalia per verificare in essa queste mie sensazioni e studiare così lo sviluppo della preghiera interiore del cuore; senza questo controllo avrei avuto paura di cadere nell’illusione, di scambiare le azioni della natura per quelle della grazia e di inorgoglirmi così per quella rapida conquista della preghiera, come mi aveva ben spiegato il mio starets defunto. Per questo camminavo soprattutto durante la notte e passavo la giornata a leggere la Filocalia seduto nei boschi sotto gli alberi. Quante cose nuove, profonde e ignorate scoprii con quella lettura! In quella occupazione gustai una beatitudine più perfetta di quanto mai avessi potuto immaginare fino a quel momento. Senza dubbio, alcuni passi rimanevano incomprensibili al mio spirito limitato, ma gli effetti della preghiera del cuore illuminavano quello che non riuscivo a comprendere; per di più, vedevo talvolta in sogno il mio starets defunto che mi spiegava molte difficoltà e piegava sempre di più la mia anima verso l’umiltà. Trascorsi i due mesi della piena estate in questa perfetta felicità. Passavo specialmente per i boschi e per i viottoli di campagna; quando arrivavo a un villaggio, domandavo un sacco di pane, un pugno di sale e riempivo d’acqua la mia borraccia, quindi ripartivo per altre cento verste.  Certamente per causa dei peccati commessi dalla mia anima incallita, o per il progresso della mia vita spirituale, verso la fine dell’estate si fecero sentire le tentazioni. Ecco come avvenne. Una sera che ero sbucato sulla via principale, incontrai due uomini che avevano un berretto militare sul capo; mi chiesero del denaro. Quando io risposi loro che non avevo un centesimo, non mi vollero credere e gridarono con violenza: – Non raccontarci storie; i pellegrini mettono sempre via un mucchio di soldi! Uno dei due aggiunse: – È inutile perder tempo a parlare! E mi colpì sul capo con il suo bastone: io ruzzolai per terra svenuto. Non so se rimasi così molto tempo, ma quando tornai in me, vidi che ero nel bosco vicino alla strada; ero tutto strappato e il mio sacco era scomparso; non c’erano più che i capi delle due cordicelle con le quali lo tenevo. Grazie a Dio, non mi avevano rubato il passaporto, che io serbavo nel mio vecchio berretto per poterlo esibire in fretta quando ce n’era bisogno. Rimesso in piedi, piansi amaramente non tanto per il dolore al capo, quanto piuttosto per i miei libri, la Bibbia e la mia Filocalia, che erano nel sacco rubato. Tutto il giorno, tutta la notte mi rammaricai e piansi. Dov’è finita la mia Bibbia, che leggevo da quando ero bambino e che avevo sempre portata con me? Dov’è la mia Filocalia, dalla quale traevo insegnamento e conforto? Infelice, ho perduto l’unico tesoro della mia vita, prima di essermene saziato fino in fondo. Sarebbe stato meglio morire che vivere così, senza nutrimento spirituale. Non li potrò mai comperare di nuovo. Per due giorni potei a malapena camminare tanto ero afflitto; il terzo giorno mi lasciai cadere stremato di forze presso un cespuglio e mi addormentai. Ecco che in sogno mi vedo nella cella del mio starets e gli racconto in lacrime la mia pena. Lo starets mi consola e mi dice: – Sia questa per te una lezione di distacco dalle cose terrene per andare più liberamente verso il cielo. Questa prova ti è stata mandata affinché tu non cada nella voluttà spirituale. Dio vuole che il cristiano rinunci alla sua volontà e a ogni attaccamento ad essa, al fine di affidarsi completamente alla volontà divina. Tutto quello che egli fa è per il bene e la salvezza dell’uomo. Egli vuole che tutti siano salvi (1Tm 2,4). Fatti animo, e credi che con la tentazione il Signore procurerà anche la via d’uscita (1Cor 10,13). Quanto prima tu riceverai una consolazione più grande di tutto il tuo dolore. A queste parole mi svegliai, sentii nel mio corpo delle forze nuove e nell’anima quasi un’aurora e una calma nuova. – Sia fatta la volontà del Signore! – dissi. Mi alzai, mi feci il segno della croce e partii. La preghiera agiva di nuovo nel mio cuore come un tempo e per tre giorni camminai serenamente. 

venerdì 15 agosto 2014


UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 6)


Obbedendo a questa regola, passai tutta l’estate a recitare senza posa la preghiera di Gesù e fui veramente sereno. Durante il sonno, sognavo a volte di star recitando la preghiera. E durante la giornata, quando mi capitava di incontrare delle persone, esse mi parevano così care come se fossero stati membri della mia famiglia. Le distrazioni si erano placate e io non vivevo che con la preghiera; cominciavo a indurre il mio spirito ad ascoltarla e a volte il mio cuore ne riceveva un senso di calore e di gioia immensi. Quando mi succedeva di entrare in chiesa, il lungo servizio della solitudine mi pareva breve e non mi stancava più come un tempo. La mia solitaria capannuccia mi pareva un palazzo meraviglioso, e non sapevo come ringraziare Dio di aver mandato a me, povero peccatore, uno starets dagli ammaestramenti così preziosi.

Ma non potei beneficiare a lungo della direzione del mio diletto e saggio starets: egli morì sul finire dell’estate. Gli dissi addio con le lacrime agli occhi e, ringraziandolo per il suo paterno insegnamento, gli chiesi di lasciarmi come benedizione il rosario con cui aveva sempre pregato. Così rimasi solo. L’estate finì, si raccolsero i frutti dell’orto; non avevo più un tetto. Il contadino mi diede due rubli d’argento per salario, riempì il mio sacco di pane per il viaggio e io ripresi la mia vita errante, ma non ero più povero come un tempo: l’invocazione del nome di Gesù Cristo mi sosteneva lungo il cammino e tutti mi trattavano con bontà; pareva che tutti si fossero messi a volermi bene.

Un giorno mi chiesi che cosa avrei potuto fare con i rubli che mi aveva dato il contadino. A che cosa mi servono? Ah, ecco: non ho più lo starets, non ho alcuno che mi serva di guida. Mi vado a comprare una Filocalia; ne trovai una, sì, ma il negoziante voleva tre rubli e io non ne avevo che due. Ebbi un bel contrattare, non volle scendere di un centesimo; alla fine mi disse:

– Va’ un po’ a vedere in questa chiesa, qui accanto. Chiedi del sagrestano. So che ha un vecchio libro come questo, e forse te lo cederà per due rubli.

Vi andai e infatti potei acquistare per due rubli una Filocalia quanto mai vecchia e sciupata. La aggiustai come mi fu possibile con della tela e la misi nel mio sacco in compagnia della Bibbia.

E ora eccomi pellegrino, recitando senza posa la preghiera di Gesù che mi è più cara e più dolce di ogni altra cosa al mondo. Talvolta percorro più di settanta verste in un giorno e non mi accorgo di camminare; sento soltanto che recito la preghiera. Quando un freddo violento mi colpisce, recito la preghiera con maggior attenzione e ben presto mi sento caldo e confortato. Se la fame si fa troppo insistente, invoco più spesso il nome di Gesù Cristo e non mi ricordo più di aver avuto fame. Se mi sento male e la schiena o le gambe mi dolgono, mi concentro nella preghiera di Gesù e non sento più dolore. Quando qualcuno mi insulta, non penso che alla benefica preghiera di Gesù; immediatamente collera o pena svaniscono e dimentico tutto. Il mio spirito è diventato semplice, veramente. Non mi do pena per nulla, nulla mi occupa, nulla di quanto è esteriore mi trattiene; vorrei essere sempre in solitudine; per abitudine, non ho che un bisogno solo: recitare senza posa la preghiera, e quando lo faccio divento allegro. Dio sa che cosa si compie in me. Naturalmente tutte queste cose sono soltanto impressioni sensibili o, come diceva lo starets, l’effetto della natura e di un’abitudine acquisita; ma non oso ancora mettermi a studiare la preghiera nell’intimo del cuore, sono troppo indegno e troppo stupido. Aspetto l’ora di Dio sperando nella preghiera del mio starets defunto. Così non sono giunto ancora alla preghiera spirituale del cuore, spontanea e perpetua: ma, grazie a Dio, comprendo chiaramente ora quel che significa la parola dell’Apostolo che avevo udita un tempo: Pregate senza posa.





UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 5)


Lo starets che non mi vedeva ormai da dieci giorni venne da me egli stesso, a sentire mie notizie; gli spiegai quel che mi accadeva. Mi ascoltò, poi disse:

– Eccoti abituato alla preghiera. Vedi, bisogna ora conservare quest’abitudine e rafforzarla; non perdere tempo e, con l’aiuto di Dio, impegnati a recitare dodicimila preghiere al giorno; rimani in solitudine, alzati un poco prima, coricati un poco più tardi e vieni a trovarmi due volte ogni mese.

Mi attenni agli ordini dello starets e, il primo giorno riuscii a malapena a recitare le mie dodicimila preghiere, terminando a sera molto avanzata. Il giorno dopo la cosa mi riuscì più facile e più gradevole; sentii dapprima una certa fatica, una specie di indurimento della lingua e una rigidezza nelle mascelle, ma senza alcuna sensazione sgradevole; quindi avvertii un leggero dolorino al palato, poi al pollice della mano sinistra che sgranava il rosario, mentre il braccio si riscaldava fino al gomito, il che provocava una sensazione deliziosa. E questo non faceva che incitarmi a recitare ancor meglio la mia preghiera. Così per cinque giorni io eseguii fedelmente le dodicimila preghiere e insieme con l’abitudine acquistai anche la gioia della preghiera.

In mattino per tempo fui, si può dire, svegliato dalla preghiera. Cominciai a dire le mie orazioni del mattino, ma la lingua mi si inceppava e non avevo altro desiderio che quello di recitare la preghiera di Gesù. Non appena cominciai, divenni tutto gioioso, le mie labbra si muovevano da sole e senza sforzo. Passai tutta la giornata in letizia. Ero come tagliato fuori da tutto e mi sentivo in un altro mondo; terminai senza difficoltà le mie dodicimila orazioni prima della fine della giornata. Avrei addirittura voluto continuare, ma non osavo superare la cifra che mi era stata imposta dallo starets. I giorni che seguirono continuai a invocare il nome di Gesù Cristo con facilità e senza mai stancarmi.

Andai a visitare lo starets e gli raccontai ogni cosa nei più minimi particolari. Alla fine egli mi disse:

– Dio ti ha dato il desiderio di pregare e la possibilità di farlo senza fatica. È un effetto naturale, prodotto dall’esercizio e dall’applicazione costante, come una ruota che si fa girare intorno a un perno; dopo una spinta essa continua a girare su se stessa, ma per far sì che il movimento duri bisogna ungere il meccanismo e dare nuove spinte. Tu vedi ora di quali facoltà meravigliose il Dio amico degli uomini ha dotato la nostra natura sensibile, e hai conosciuto le sensazioni straordinarie che possono nascere anche nell’anima peccatrice, nella natura impura che non è illuminata ancora dalla grazia. Ma quale grado di perfezione, di gioia e di rapimento non raggiunge l’uomo, quando il Signore vuole rivelargli la preghiera spirituale spontanea e purificare l’anima sua dalle passioni! È il dono che ricevono coloro che cercano il Signore nella semplicità di un cuore che trabocca d’amore!


Ormai ti permetto di recitare tante preghiere quante tu vorrai; cerca di consacrare alla preghiera tutto il tuo tempo, e invoca il nome di Gesù senza più contare, rimettendoti umilmente alla volontà di Dio e sperando nel suo aiuto; egli non ti abbandonerà e guiderà il tuo cammino.

giovedì 14 agosto 2014

UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO 
(pag. 4)
In chiesa sentii in me uno zelo che mi incitava a studiare con attenzione la preghiera perpetua e chiesi a Dio di volermi aiutare. Poi mi venne il timore che sarebbe stato molto difficile andare dallo starets per confessarmi e chiedergli consiglio; in foresteria non potevano ospitarmi più di tre giorni e nei dintorni non c’era alcun modo di essere alloggiato… Per fortuna, seppi che a quattro verste da lì c’era un villaggio; allora vi andai per cercare un posto e, con mia gioia, Dio mi aiutò. Potei sistemarmi come guardiano presso un contadino, a patto di passare l’estate da solo in una capanna in fondo all’orto. Grazie a Dio, avevo trovato un angolo tranquillo. Fu così che mi misi a vivere e a studiare, secondo i mezzi suggeriti, la preghiera interiore, andando spesso a vedere lo starets.

Per una settimana mi esercitai nella solitudine del mio orticello allo studio della preghiera interiore, seguendo esattamente i consigli dello starets. Da principio, tutto pareva andare bene. Ma poi sentii una gran pesantezza, pigrizia, noia, un sonno invincibile e i pensieri si abbatterono su di me come nuvole. Andai dallo starets pieno di rammarico e gli esposi il mio stato. Mi accolse con bontà e mi disse:

– Fratello caro, è la lotta che conduce contro di te il mondo oscuro, perché non c’è nulla che esso tema tanto quanto la preghiera del cuore. Ma il nemico non agisce che secondo la volontà e il permesso di Dio, nella misura che a noi è necessaria. È certamente opportuno che la tua umiltà venga ancora messa alla prova; è troppo presto per arrivare con uno zelo eccessivo alle soglie del cuore, perché correrai il rischio di cadere nell’avarizia spirituale. Ti leggerò ora quel che dice in proposito la Filocalia.

Lo starets cercò tra gli insegnamenti del monaco Niceforo e lesse:

"Se malgrado tutti gli sforzi, fratello, non puoi entrare nella regione del cuore, come io ti ho consigliato, fa’ quel che ti dico e, con l’aiuto di Dio, troverai quello che cerchi.

Tu sai che la ragione di ogni uomo sta nel petto… A questa ragione leva via dunque ogni pensiero (lo puoi se lo vuoi) e ripeti il "Signore Gesù Cristo, abbiate pietà di me". Cerca di sostituire con questa invocazione interiore ogni altro pensiero, e alla fine questo ti aprirà certamente la soglia del cuore: l’esperienza lo garantisce".

Accolsi con gioia le parole dello starets e tornai alla mia capanna. Mi misi a fare per filo e per segno quel che egli mi aveva insegnato. Per due giorni ci fu qualche difficoltà, poi questo divenne così facile che quando non dicevo la preghiera, sentivo il bisogno di riprenderla ed essa scorreva facile e leggera senza più l’applicazione costretta dell’inizio.

Narrai questo fatto allo starets, che mi ordinò di recitare seimila preghiere al giorno e mi disse:


Sta’ tranquillo e sforzati soltanto di attenerti fedelmente al numero di preghiere che ti è prescritto: Dio avrà misericordia di te. Per tutta una settimana rimasi nella mia capanna solitaria a recitare ogni giorno le mie seimila preghiere senza preoccuparmi di niente e senza dover lottare contro le distrazioni; cercavo solo di osservare fedelmente il comando dello starets. Che avvenne? Mi abituai così bene alla preghiera che, se mi fermavo anche solo un istante, sentivo un vuoto come se avessi perduto qualcosa; non appena ricominciavo la preghiera, mi sentivo di nuovo leggero e felice. Se incontravo qualcuno, non avevo più voglia di parlare, desideravo soltanto stare in solitudine e recitare la preghiera, tanto mi ero abituato nel giro di una settimana.


mercoledì 13 agosto 2014



UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 3)


Così conversando, eravamo arrivati senza accorgercene fino all’eremo. Per non separarmi da quel saggio vecchietto e soddisfare tutto il mio desiderio, mi affrettai a dirgli:

– Vi prego, venerando Padre, spiegatemi che cosa è la preghiera interiore perpetua e come la si può imparare; vedo che voi ne avete un’esperienza profonda e sicura.

Lo starets accolse la mia domanda con bontà e mi invitò a rimanere con lui:

– Vieni da me, ti darò un libro dei Padri che ti farà comprendere in modo chiaro che cosa sia la preghiera e te la farà imparare con l’aiuto di Dio.

Entrammo nella sua cella e lo starets mi rivolse queste parole:

– La preghiera di Gesù, interiore e costante, è l’invocazione continua e ininterrotta del nome di Gesù con le labbra, con il cuore e con l’intelligenza, nella certezza della sua presenza in ogni luogo, in ogni tempo, anche durante il sonno. Si esprime con queste parole: "Signore Gesù Cristo, abbiate pietà di me!"

Chi si abitua a questa invocazione ne riceve gran consolazione e prova il bisogno di dire sempre questa preghiera; dopo un po’ di tempo, non può più vivere senza ed essa scorre in lui da sola. Comprendi ora cos’è la preghiera perpetua?

– Lo comprendo benissimo, padre! In nome di Dio, insegnatemi ora come arrivarci! Esclamai pieno di gioia.

Come si impari la preghiera, lo vedremo in questo libro, che si chiama Filocalia, e contiene la scienza completa e particolareggiata della preghiera interiore perpetua esposta da venticinque Padri; è così utile e perfetto da essere considerato la guida essenziale della vita contemplativa e, come dice il beato Niceforo, "conduce alla salvezza senza pena e senza dolore".

– È allora più alto della Bibbia? Gli chiesi:

– Non è più alto né più santo della Bibbia, no. Ma contiene le spiegazioni luminose di tutto quel che rimane misterioso, nella Bibbia, a cagione della debolezza del nostro spirito, la cui vista non arriva fino a quelle altezze. Ecco un’immagine: il sole è un astro maestoso, splendente e superbo; ma non si può guardarlo a occhio nudo. Per contemplare questo re degli astri e sopportare il suo sguardo di fiamma, bisogna usare un vetro artificiale, infinitamente più piccolo e più opaco del sole. Bene: la Scrittura è quel sole splendente e la Filocalia quel pezzo di vetro. Ascolta, ora ti leggerò come esercitarsi alla preghiera interiore perpetua.

Lo starets aprì la Filocalia, scelse un passo di Simeone il Nuovo Teologo e cominciò. "Rimani assiso nel silenzio e nella solitudine, piega il capo, chiudi gli occhi; respira più dolcemente, guarda con l’immaginazione nell’intimo del tuo cuore, raccogli la tua intelligenza, ossia il tuo pensiero, dalla testa al cuore. Scandisci respirando: "Signore Gesù Cristo, abbiate pietà di me", a voce bassa, o anche soltanto con la mente. Sforzati di cacciar via ogni pensiero, sii paziente e ripeti questo esercizio".

Poi lo starets mi spiegò tutto questo con degli esempi, e leggemmo ancora nella Filocalia le parole di san Gregorio il Sinaita e dei beati Callisto e Ignazio. Tutto quel che leggemmo lo starets me lo spiegava con parole sue. Io stavo attento ed estatico, sforzandomi di fissare tutte quelle parole nella memoria con la maggior precisione. Passammo così tutta la notte e andammo a mattutino senza aver dormito mai. Lo starets, congedandomi, mi benedisse e mi esortò a tornare con franchezza e semplicità di cuore, perché è vano accingersi senza guida all’opera dello spirito.


martedì 12 agosto 2014

UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
(pag. 2)

Finalmente, una sera, incontrai un vecchietto che aveva l’aria di un religioso. Alla mia domanda, rispose che era monaco e che l’eremo in cui viveva con alcuni confratelli era a dieci verste dalla strada; mi invitò ad andare da loro. – Da noi, mi disse, si ricevono i pellegrini, li alloggiamo e diamo loro da mangiare nella nostra foresteria. Non avevo proprio alcuna voglia di andarci e gli dissi: – Il mio riposo non dipende da un alloggio, ma da un insegnamento spirituale; non cerco un pasto, ho abbastanza pane nel mio sacco. – Quale insegnamento vai cercando? Cosa desideri capire meglio? Vieni da noi, caro fratello: abbiamo alcuni starets così esperti che possono darti un indirizzo spirituale e guidarti sulla via vera alla luce della parola di Dio e degli insegnamenti dei santi Padri. – Vedete, padre, è un anno ormai che, ascoltando leggere l’Ufficio, ho inteso questo comando dell’apostolo: Pregate senza posa. Non sapendo come interpretare questa espressione, mi sono messo a leggere la Bibbia. E anche in essa, in molti passi, ho trovato il comando di Do: bisogna pregare senza posa, sempre, in ogni occasione, in ogni luogo, non solo durante il lavoro quotidiano, non solo quando si è svegli, ma anche nel sonno: Io dormo ma il mio cuore è desto. Questo mi ha molto sorpreso e non ho potuto comprendere come si possa compiere tal cosa e quali sono i mezzi per arrivarvi; si è destato in me un desiderio vivo e un’ardente curiosità: queste parole non mi hanno più dato pace né di giorno né di notte. Così mi sono messo a frequentare le chiese, ho ascoltato le prediche sulla preghiera; ma ascolta ascolta, non ho mai sentito dire come si fa a pregare senza posa. Si parlava sempre della preparazione alla preghiera o dei suoi frutti, senza che fosse insegnato come pregare senza posa e quel che significa una simile preghiera. Ho letto spesso la Bibbia e vi ho trovato quel che avevo sentito; ma non sono ancora riuscito a comprendere quello che vorrei sapere. Così dal quel tempo io continuo a essere incerto e inquieto. – Ringrazia Dio, fratello caro, perché ti ha rivelato un’attrazione così viva in te verso la preghiera interiore perpetua. Vedi in questo la chiamata di Dio e calmati, pensando che così l’accordo tra la tua volontà e la volontà divina è stato giustamente provato; egli ti ha dato di comprendere che né la saggezza di questo mondo, né un desiderio vano di conoscenza possono guidare alla luce celeste – la preghiera perpetua – ma la povertà di spirito e l’esperienza attiva nella semplicità del cuore. Ecco perché non fa meraviglia che tu non abbia inteso nulla di profondo sull’azione di pregare e che non abbia potuto imparare come giungere a questa attività perpetua. In verità si predica molto sulla preghiera e ci sono molti lavori recenti su questo argomento, ma tutti i giudizi dei loro autori sono basati sulla speculazione intellettuale, sui concetti della ragione naturale e non sull’esperienza nutrita dall’azione, parlano più di quel che è accessorio alla preghiera che non della sua essenza. Uno spiega magnificamente perché è necessario pregare; un altro parla della potenza e degli effetti benefici della preghiera; un terzo delle condizioni necessarie per pregare bene, ossia lo zelo, l’attenzione, il fervore del cuore, la purità di spirito, l’umanità, il pentimento, tutti sentimenti necessari per accingersi a pregare. Ma a che cosa sia la preghiera e a come si impari a pregare – problemi che pure sono essenziali e fondamentali – è raro trovare risposta nei predicatori di oggi; perché questo è più difficile di tutte le loro spiegazioni e richiede non una cultura scolastica, ma una conoscenza mistica. E quel che è più triste, questa saggezza elementare e vana porta a misurare Dio con una misura umana. Molti commettono un grande errore quando pensano che i mezzi preparatori e le buone azioni generano la preghiera, mentre in realtà la fonte delle opere e di tutte le virtù è proprio la preghiera. Essi, erroneamente, scambiano i frutti o le conseguenze della preghiera con i mezzi per arrivarci, e così ne diminuiscono la forza. È un punto di vista completamente opposto alla Scrittura, perché l’Apostolo Paolo così parla della preghiera: Vi scongiuro prima di tutto di pregare. Così l’Apostolo pone la preghiera al di sopra di tutto: vi scongiuro prima di tutto di pregare. Al cristiano si chiede di compiere molte opere buone, ma l’opera della preghiera è al di sopra di tutte le altre, perché senza di lei non si può trovare la via che conduce al Signore, conoscere la Verità, crocifiggere la carne con le sue passioni e i suoi desideri, essere illuminato nel cuore dalla luce di Cristo e unirsi a lui nella salvezza. Dico frequente, perché la perfezione e la correzione della nostra preghiera non dipendono da noi, come ancora dice l’Apostolo Paolo:  Non sappiamo quel che bisogna domandare.
Solo la frequenza è lasciata in nostro potere come mezzo per raggiungere la purezza di preghiera, che è la madre di ogni bene spirituale. Acquista la madre e avrai la discendenza, dice sant’Isacco il Siriaco, insegnando che bisogna acquistare prima la preghiera per poter mettere in pratica tutte le virtù. Ma conoscono male tali questioni e ne parlano poco quelli che non si sono familiarizzati con la pratica e gli insegnamenti misteriosi dei Padri.
UN RACCONTO PER L'ESTATE


RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
Primo racconto

                                        Pregate senza posa                               pag. 1

Per grazia di Dio io sono un uomo e cristiano, per azioni gran peccatore, per condizione un pellegrino senza terra, della specie più misera, sempre in giro da paese a paese. Per ricchezza ho sulle spalle un sacco con un po’ di pane secco, nel mio camiciotto la santa Bibbia, e basta. La ventiquattresima domenica dopo la Trinità sono entrato in chiesa per pregare mentre si recitava l’Ufficio; si leggeva l’Epistola dell’Apostolo ai Tessalonicesi, in quel passo dove è detto: "Pregate senza posa". Quella parola penetrò profondamente nel mio spirito, e mi chiesi come sarebbe stato possibile pregare senza posa dal momento che ognuno di noi deve occuparsi di tanti lavori per sostenere la propria vita. Ho cercato nella Bibbia e ho letto coi miei occhi proprio quel che avevo inteso:
Bisogna pregare senza posa, pregare con lo spirito in ogni occasione, pregare in ogni luogo alzando mani pure.
Avevo un bel riflettere, non sapevo proprio cosa decidere. "Che fare?", pensavo. Dove trovare qualcuno che mi possa spiegare quelle parole? Andrò nelle chiese dove predicano uomini di gran fama, e forse là troverò quel che cerco. E mi misi in cammino. Ho ascoltato molte prediche magnifiche sulla preghiera. Erano però istruzioni sulla preghiera in generale; che cosa è la preghiera, perché è necessario pregare veramente, su questo, nemmeno una parola. Ho sentito una predica sulla preghiera in spirito e sulla preghiera perpetua; ma non mi si diceva come fare per giungere a questa preghiera. Così, frequentando le prediche non sono riuscito ad avere quel che desideravo. Allora ho smesso di andare alle prediche e ho deciso di cercare con l’aiuto di Dio un uomo sapiente ed esperto, che mi sapesse spiegare quel mistero dal quale il mio spirito era rimasto invincibilmente attratto. Quanto tempo ho camminato! Leggevo la Bibbia e chiedevo se non si potesse trovare in qualche luogo un maestro spirituale o una guida saggia e piena di esperienza. Una volta mi fu detto che in un villaggio viveva da molti anni un signore che si occupava di salvare l’anima sua: "Egli ha una sua cappella, non si muove mai e senza posa prega Dio e legge libri spirituali". A queste parole non camminai più, ma mi misi addirittura a correre verso il villaggio; vi giunsi e mi diressi subito alla casa di quel signore. – Che vuoi da me? –, mi chiese. – Ho sentito dire che siete un uomo pio e saggio; per questo vi chiedo in nome di Dio di spiegarmi che cosa vuol dire questa espressione dell’Apostolo: "Pregate senza posa", e come sia possibile pregare in questo modo. Ecco quel che voglio capire e pure non ci so arrivare da solo. Il signore rimase qualche istante in silenzio, mi guardò con attenzione e disse: – La preghiera perpetua è lo sforzo incessante dello spirito umano per giungere a Dio. Per riuscire in questo benefico esercizio, conviene chiedere spesso al Signore di insegnarci a pregare senza posa. Prega di più, e con più zelo; la preghiera ti farà capire da sé come può diventare perpetua; per questo ci vuole molto tempo. Dopo queste parole mi fece servir da mangiare, mi diede qualche moneta per il viaggio e mi congedo. Ma non aveva saputo spiegare nulla. Ripresi la mia via; pensavo, leggevo, riflettevo come meglio potevo a quel che mi aveva detto quel signore, e pure mi era impossibile comprendere; avevo tanta voglia di arrivarci che le mie notti passavano senza sonno. Dopo aver percorso duecento verste, arrivai a un capoluogo di provincia. Vi scorsi un monastero. Nella locanda mi dissero che in quel monastero viveva un superiore pio, caritatevole e ospitale. Andai da lui. Mi accolse con bontà, mi fece sedere e mi offrì da mangiare. – Padre santo, gli dissi, non ho bisogno di un pranzo; vorrei invece che voi mi deste un insegnamento spirituale: come fare per salvare l’anima?

– Ecco: vivi secondo i comandamenti, prega Dio e sarai salvo!

– Ho sentito dire che bisogna pregare senza posa, ma non so come fare a pregare senza posa e non posso nemmeno comprendere che cosa significhi la preghiera perpetua. Vi prego, Padre, spiegatemi questo. – Non so, fratello, come spiegartelo meglio. Ma aspetta. Ho un piccolo libro dove questo è esposto bene – e prese L’istruzione spirituale dell’uomo interiore di san Dimitri –: prendi, leggi questa pagina. Cominciai a leggere questo passo:

Le parole dell’Apostolo: Bisogna pregare senza posa si applicano alla preghiera fatta con l’intelligenza; l’intelligenza, infatti, può essere sempre immersa in Dio e pregarlo senza posa.

– Vi prego, spiegatemi come l’intelligenza può rimanere sempre immersa in Dio senza distrarsi e pregarlo senza posa.


– È molto difficile, se Dio non avrà concesso questo dono, disse il superiore. Ma non aveva detto niente. Rimasi da lui tutta la notte, e il mattino, dopo averlo ringraziato per la sua cortese accoglienza, mi misi in cammino senza saper bene dove andare. Ero triste per la mia incapacità di capire, e per consolazione leggevo la santa Bibbia. Così per cinque giorni seguitai a camminare per la strada maestra;

UN RACCONTO PER L'ESTATE

RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO
Introduzione

In quest’estate ci farà compagnia un libro molto famoso, tradotto in diverse lingue: RACCONTI DI UN PELLEGRINO RUSSO.
Si tratta di un testo ascetico, scritto da un anonimo russo, che può essere considerato come la versione ortodossa dell’IMITAZIONE DI CRISTO.
Esso divulgò la pratica mistica della preghiera interiore perpetua, la preghiera del cuore ed è assieme alla Filocalia una delle opere più diffuse prodotte dalla spiritualità ortodossa.
L'origine del racconto è sconosciuta. La redazione è successiva al 1853 perché cita la guerra di Crimea e antecedente il 1861, quando ebbe luogo la liberazione dei servi della gleba russi.
 L'opera fu pubblicata per la prima volta a Kazan', in Russia, nel 1881 con il titolo "Откровенные рассказы странника духовному своему отцу" - letteralmente, "Resoconto sincero di un pellegrino al suo padre spirituale".
Il protagonista è un pellegrino che attraversa l'Ucraina e la Russia portando con sé solo pane secco e la Bibbia. Partecipando a una messa resta molto colpito dall'esortazione di San Paolo a "pregare incessantemente" (1 Tessalonicesi 5,17) e si mette alla ricerca di chi gli insegni come fare a vivere la vita di ogni giorno e contemporaneamente avere la propria mente continuamente rivolta a Dio in preghiera. Incontra, infine, uno "starec" che gli insegna la cosiddetta preghiera di Gesù o preghiera del cuore, che consiste nella ripetizione incessante, secondo il ritmo del respiro, della formula "Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore", una frase adattata dal Vangelo (Luca 18,13). Quando poco dopo il santo monaco muore lasciandogli il proprio rosario, il pellegrino riprende il viaggio completando il proprio bagaglio con l'acquisto di una copia consunta della Filocalia, il libro che insegna l'esicasmo.
Nei capitoli successivi si mostra il progresso spirituale del pellegrino e gli insegnamenti che trae dall'interazione con le persone che incontra nel suo cammino.
Nella prefazione all'edizione del 1884 troviamo una spiegazione dell'origine e del piano dell'opera
I racconti sono la trascrizione di un testo in possesso di un monaco sul Monte Athos, fatta dall'abate Paissy, superiore del monastero dei Ceremissi a Kazan', morto il 26 agosto 1883 (cfr. il suo necrologio sul "Monitore dell'Eparchia di Kazan'" il 21,1883). I racconti furono pubblicati per esaudire il desiderio di molti devoti, che li avevano letti in manoscritto. Non si conosce l'autore.
Probabilmente  i fatti si si sono svolti così: il pellegrino, giunto a Irkutsk, è accolto da un uomo devoto ai pellegrini e dimora presso di lui per un certo tempo, fino al giorno in cui scioglierà il suo voto sulla tomba di sant'Innocenzo, ricevendo, dal fedele che lo ospita, informazioni sul modo di arrivare a Gerusalemme. Frattanto egli cerca e trova un padre spirituale, come è costume dei pellegrini; questi, osservando in lui l'orazione della Preghiera di Gesù, gli domanda verosimilmente come e da chi l'abbia appresa. Questo episodio dà l'avvio alla narrazione e spiega anche perché il primo racconto cominci dal punto in cui il Pellegrino impara da un maestro in tale disciplina la Preghiera di Gesù, e perché, anziché parlare di se stesso, egli tocchi questo argomento solo nel terzo racconto e in modo marginale. Ma non gli riesce di raccontare tutto in una volta. Narra soltanto la metà dei suoi esercizi nella sacra scienza della Preghiera di Gesù, poiché l'ulteriore progresso in questo esercizio è interrotto dalla morte del maestro; la seconda parte degli esercizi è condotta a termine sotto la guida e l'aiuto degli scritti dei santi Padri, quando il Pellegrino è in viaggio verso Irkutsk. Tale è il tema del secondo racconto, che termina con l'arrivo in questa ultima città. Il terzo è un racconto breve, di congedo, prima della partenza verso Gerusalemme. Mentre si prepara al viaggio, il Pellegrino si reca ancora una volta a salutare il padre spirituale e in risposta a una sua domanda, racconta in breve la propria vita. Il quarto racconto comincia in modo occasionale. Il Pellegrino, in procinto di partire, si trattiene per caso in città per qualche giorno. Non resiste al desiderio di vedere ancora una volta il suo maestro, che gli chiede di raccontare qualche altro episodio edificante che gli sia capitato durante i suoi viaggi.
Si possono rintracciare nei testi ‘’Le tre chiavi’’ al tesoro dell'orazione interiore e alcuni ammaestramenti dei Santi Padri, celebri per l'insegnamento della Preghiera di Gesù, quali Simone il Nuovo Teologo, Gregorio il Sinaita, Niceforo il Monaco, e i solitari Ignazio e Callisto (parte prima). Importanti sono anche alcuni brevi sermoni di altri Padri, cioè di Esichio, sacerdote di Gerusalemme, di Filoteo il Sinaita, del metropolita Filippo, di Teolepto, e i detti di Barsanufio il Grande e di Giovanni, suo collaboratore (parte seconda). A conclusione c’è il racconto di abba Filemone."

Il libro ebbe un enorme successo tanto che venne tradotto in diverse lingue. 

lunedì 11 agosto 2014





MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

TESTIMONIANZA DI MIRJANA – FESTIVAL DEI GIOVANI - MEDJUGORJE  

  


4 agosto 2014
Per prima cosa vorrei salutare di cuore tutti i giovani. Vorrei ringraziarvi.
Vorrei farlo come fa sempre la nostra Mamma Celeste. Ringraziarvi perchè siete qui. Grazie perchè avete risposto alla chiamata. Grazie perchè volete seguire vostra Madre.
Tante grazie per questo.
Vorrei che tutti fossimo Suoi apostoli. Anche sabato Lei ci ha chiamato a seguirLa, ad essere Suoi apostoli di luce che divulgano nel mondo l’Amore misericordioso. In modo particolare voi giovani, perchè su di voi si basa il mondo, voi siete quelli che porteranno il bene nel mondo. Per fare questo dovete camminare insieme a Lei e tenerLa per mano, perchè Lei ci porta sulla via retta e ci conduce a Suo Figlio.
Vi prego, ricordatevi: in questo mondo potete avere tutto ciò che esiste, ma se non avete la pace non avete nulla. L’unica vera pace è quella che viene da Gesù Cristo. Per questo la Madre è con noi. Da 33 anni ci guida e ci insegna. Non si è stancata di noi. Io non l’ho mai vista nè stanca nè nervosa nè arrabbiata. L’ho vista sempre piena d’Amore e decisa ad aiutare noi, i Suoi figli.
Lei ha bisogno di noi e dice: “Aprite i vostri cuori e Io sarò con voi”.
Per questo vi prego: cominciate pian pianino a camminare insieme alla Madre.
La prima cosa che ci ha chiesto all’inizio delle apparizioni è stato il Credo e 7 Pater, Ave, Gloria. Non potete dirmi che nelle 24 ore che il Padre Celeste ci ha dato non c’è tempo per questo.
Iniziamo piano. Iniziamo con la prima parte del Rosario. Poi digiuniamo il venerdì. Poi la seconda parte del Rosario. Poi la terza. Poi cominciamo a digiunare il mercoledì. Passo dopo passo. E’ importante camminare insieme a Lei.
Non perdete tempo a giudicare la vostra preghiera; lasciate che la giudichi Dio. E’ importante che noi preghiamo. E’ importante che abbiamo contatto con il nostro Padre Celeste. Non esiste uomo sulla terra che possa dire: “Io prego come devo. Faccio proprio come Dio vuole”. Ho paura di queste persone. Tutti siamo sulla via della santità; tutti proviamo ad essere come piace al Padre Celeste e proviamo a seguire nostra Madre. Lei ci guiderà e Gesù giudicherà quanto ci siamo riusciti.
Sapete che Lei chiede a noi anche la preghiera in famiglia. In modo particolare voi giovani, voi che siete in famiglie giovani, voi che state pensando di fare una famiglia, non pensate che questo è possibile senza la benedizione del Padre Celeste. Non pensate che questo è possibile senza la preghiera in comune. No. Non si può avere la pace in una famiglia nella quale Dio non è al primo posto.
Pensate solo alla responsabilità che avete come genitori davanti ai vostri figli. Loro guardano noi, guardano i genitori. Fanno quello che vedono che facciamo noi. Se vedono che per noi Dio non è al primo posto cosa ci possiamo aspettare da loro? I genitori devono mettere la Messa al primo posto. I figli devono vederli pregare. Loro faranno solo quello che hanno visto dai propri genitori.
Spesso riporto l’esempio di ciò che è accaduto nella mia famiglia.
A mia figlia Maria, quando aveva solo due anni e mezzo, non avevo parlato delle apparizioni, perchè pensavo: “E’ così piccola. Non può ancora comprendere tutto questo”. Un giorno lei era con la sua amica nella sua camera e l’amica ha detto: “Mia madre guida la macchina”. Maria è stata zitta e poi ha detto: “Ma cosa importa; mia madre parla con la Madonna ogni giorno”. Senza che io le dicessi nulla lei aveva capito, perchè aveva visto ciò che succede in casa.
Perciò vi prego: fate che i vostri bambini vedano che Dio è al primo posto. Poi quando cresceranno proveranno a vivere una vita diversa da quella che abbiamo loro insegnato, ma con il nostro esempio e le nostre preghiere torneranno sulla via giusta, perchè noi abbiamo messo loro le radici. Le radici sono nel loro cuore.
La Madonna chiede a noi di essere d’esempio di fede.
Voi certamente sapete che la Madonna qui a Medjugorje ha dato a ciascuno di noi sei veggenti una missione. La mia è la preghiera per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio, quelli che noi chiamiamo “i non credenti”. La Madre Celeste non dice mai “non credenti”. Se tu dici a qualcuno “sei un non credente”, tu lo hai condannato. In questi 33 anni non L’ho mai sentita condannare qualcuno. Lei dice: “Coloro che non hanno ancora conosciuto l’Amore di Dio”. Lei ci chiede aiuto. Non penso solamente a noi sei veggenti; penso che lo chieda a tutti voi. Penso che come chieda a me chiede anche a voi.
Ha detto in un messaggio:”Cari figli, Io vi ho chiamati. Aprite i vostri cuori e permetteteMi di entrare per farvi apostoli”.
Lei vuole che tutti noi siamo apostoli che divulgano l’Amore di Dio. Vi prego di aiutare la nostra Madre Celeste. Ogni nostra preghiera per loro asciuga le Sue lacrime a causa dei non credenti. Lei vuole salvare tutti i Suoi figli. Vuole che tutti camminiamo sulla via retta. Noi possiamo convertire i non credenti solo con la nostra preghiera ed il nostro esempio. Lei vuole che per prima cosa preghiamo per loro. Ciò che di brutto accade nel mondo - guerre, divorzi, aborti… - viene da loro.
Quando pregate per loro pregate anche per voi stessi e per il vostro futuro. Chiede anche il nostro esempio. Non chiede che andiamo a fare la predica ad altri; chiede che parliamo con la nostra vita, affinchè i non credenti possano vedere attraverso di noi Dio ed il Suo Amore.
Vi prego di prendere sul serio queste cose, perchè ciascuno di noi ha un non credente vicino: o in famiglia o a casa o sul posto di lavoro. Questo non credente guarda noi e la nostra vita. Dobbiamo chiederci: “Vede Dio in noi? Vede l’Amore di Dio?” Perchè noi risponderemo di questo. Noi che diciamo di essere figli di Dio. Noi che diciamo di aver conosciuto l’Amore di Dio.
Vi racconterò un esempio simpatico. Ho problemi con la schiena. Una sera sono venuta a Messa e volevo sedermi. C’era posto e mi sono accomodata. Invece i pellegrini che erano lì hanno cominciato a sgridarmi: “Alzati. Questo è il nostro banco. Come osi? Noi siamo venuti prima di te”. Io mi sono alzata. Un attimo dopo è venuta una signora che faceva parte di quel gruppo e mi ha riconosciuta e ha riferito loro che sono una dei veggenti. A quel punto mi hanno offerto tutto il banco.
Ma come pensate che sia ciò davanti agli occhi di un non credente che per la prima volta la Madonna ha chiamato qui a Medjugorje? Se entro in una chiesa e dentro ci sono quelli che dicono di conoscere l’Amore di Dio e si comportano in quel modo. Non entrerei più in una chiesa. E di chi sarebbe la responsabilità?
Questo è quello che vuol dire la nostra Madre Celeste. In ogni nostra parola, in ogni nostro comportamento si deve vedere ciò che diciamo di essere; si deve vedere l’Amore di Dio. Perciò abbiamo una grande responsabilità.
Per poter essere apostoli della Madonna noi dobbiamo essere una cosa sola con i nostri pastori, perchè dice: “Mio Figlio si dona ogni giorno a voi attraverso di loro e ravviva la vostra anima”. Perciò dobbiamo capire una cosa: senza i pastori non possiamo essere apostoli.
La Madre Celeste dice: “Non hanno bisogno delle vostre critiche e del vostro giudizio. Loro hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro amore”. Dio giudicherà loro come erano come sacerdoti, ma giudicherà anche noi sul nostro rapporto con loro. Lei ci dice: “Se voi perdete l’amore e il rispetto verso di loro perderete anche l’amore verso la Chiesa e verso il buon Dio”.
Ogni volta, durante l’apparizione, quando ci benedice dice: “Io vi do la Mia benedizione materna, ma la più grande benedizione che potete ricevere sulla terra è quella dei sacerdoti, perchè quando loro vi benedicono vi benedice Mio Figlio”.
Così ha anche detto: “Non dimenticatevi di pregare per i vostri pastori. Loro hanno le mani benedette da Mio Figlio”.
Perciò vi prego, in modo particolare voi giovani, quando tornate nelle vostre parrocchie fate vedere come dovrebbe essere il nostro rapporto verso i sacerdoti. Se a voi pare che il vostro parroco non faccia quello che dovrebbe fare non andate in giro a giudicare; prendete il Rosario e pregate Dio. Questo è il modo per aiutarlo, non con il giudizio e la critica.
In questo mondo vediamo che c’è tantissimo giudizio e tantissima critica, ma così poco amore. La nostra Madre Celeste desidera che noi ci distinguiamo per il nostro amore e che con le nostre mani facciamo quello che vuole fare il Padre Celeste. Non giudicate.
Voi sapete che la Madonna in questi 33 anni ci sta preparando a qualcosa. A me spiace, perchè non vi posso dire di più. Posso dirvi una cosa sola. Lei ha detto: “Il Mio Cuore trionferà”. Ha aggiunto: “Quello che ho iniziato a Fatima lo finirò a Medjugorje”.
Vorrei dirvi di pensare un attimo in questo modo: adesso abbiamo un tempo. Ci sarà il tempo del trionfo del Cuore della Madonna. Tra questi due tempi c’è un ponte. Questo ponte sono i nostri sacerdoti. Perciò la Madonna invita in modo particolare alla preghiera per loro. Questo ponte, che sono i nostri sacerdoti, deve essere così forte che tutti noi possiamo attraversarlo. Lei dice: “Con loro trionferò. Con i sacerdoti il Mio Cuore trionferà”. Senza di loro non ci sarà neppure la vittoria del Cuore della Madonna.
Perciò di nuovo vi prego: pregate, pregate, affinchè i nostri pastori sappiano che sono amati e che siamo con loro. Questo è il desiderio della nostra Madre Celeste.
Mi chiedono: “Qual è il Suo più grande desiderio? E il più grande messaggio?” Per me è l’amore. L’Amore che Lei ci insegna vuole anche che lo viviamo.
In questi 33 anni che sono con la Madre Celeste ho capito che per Lei siamo tutti Suoi figli. Per Lei non esistono i privilegiati. E’ sbagliato se credete che noi veggenti siamo più importanti di voi; che Lei ci ascolta più di voi. Questo è impossibile per una Madre. Non sarebbe stata neanche una Madre se amasse un bambino più di un altro.
Lei ci ha scelti Ha scelto noi sei solo per dare i messaggi. Ha scelto me per dare i messaggi e voi per essere apostoli di questi messaggi. Allora tutti noi per Lei siamo i Suoi figli sulla terra. Lei non ha mai detto: “Cari croati, cari americani, cari italiani…” Dice sempre: “Cari figli”. Questa è una cosa bellissima, perchè in Cielo non ci sono nazioni o diversità. In Cielo ci sono solo figli di Dio. La Madre Celeste vuole che lo comprendiamo. Anche nel messaggio che ci ha dato sabato ci invita all’unione nell’Amore attraverso Suo Figlio Gesù, perchè solo così potremo essere forti. Potremo divulgare l’Amore se noi siamo uniti e se vediamo un fratello e una sorella in ogni persona.
Questo è il desiderio della nostra Madre Celeste: l’unione e l’Amore tra noi e l’unione con i nostri pastori. Quando faremo questo noi cambieremo il mondo. Chi potrà fermarci? Cosa potrà fermarci? Nessuno potrà fermare l’Amore che divulgheremo, perchè attraverso noi parlerà Gesù.
Vorrei dirvi ancora una volta “grazie”. Veramente vi ringrazio. Nel mio cuore sento un amore così grande verso di voi che mi trattengo per non piangere. Voi siete quelli che hanno scelto di essere qui. Potevate essere da qualche altra parte a riposarvi, invece avete voluto essere con la vostra Madre Celeste soffrendo sotto il sole. Per questo vi ringrazio di cuore.
Vi prego di non aver solamente sentito, ma di vivere i messaggi della Madonna. Metteteli in pratica nella vostra vita quotidiana. Perchè siete qui? Per portarli a casa vostra. Non parlate o fate le prediche. Vi chiederanno: “Perchè siete diversi? Cosa è successo?” Allora voi parlerete dell’Amore della Madre Celeste.
Vi prego di fare ciò per voi, per noi e per tutto il mondo. Lei ci aiuterà.
Se qualche volta vi sentite soli non credeteci. Non credeteci. Non è così. La Madre è sempre con noi. Vi darà una mano a rialzarvi, perchè per Lei ogni singola persona è importante. Ognuno di voi è Suo figlio ed il Suo Cuore palpita per ciascuno di voi. Vuole salvarvi tutti, senza distinzione. Non è difficile aprire il proprio cuore ad una Madre del genere.
Provate a sentirvi a casa vostra qui a Medjugorje. Dove c’è la propria madre si è a casa. Qui c’è la Madre Celeste. Voi tutti qui siete a casa vostra. Provate a portarLa nelle vostre case, dai vostri vicini.
Vi ringrazio di tutto cuore.
Non posso concludere senza ringraziare anche il nostro caro parroco. Noi siamo fieri di avere un parroco del genere.
Pregate per noi veggenti, affinchè possiamo fare tutto quello che la Madonna vuole da noi. Dobbiamo farlo nella maniera giusta, perchè è facile sbagliare.
Io prego affinchè la nostra Madre vi aiuti a capire perchè siete venuti qui e cosa vuole da voi.
Vi prego: pregate anche per i nostri sacerdoti qui a Medjugorje. Dicono che Medjugorje è il confessionale del mondo, allora pregate per loro per accompagnarli in questa missione. Accompagnateli.
Vi invito a concludere con una Ave Maria per tutto quello che abbiamo nel nostro cuore. Includiamo tutto ciò che Le vogliamo dire.
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Amen.
Ave Maria



MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

APPARIZIONE A IVAN - 4 agosto 2014 H.23.00- SUL PODBRDO  

  La Madonna è venuta stasera particolarmente gioiosa e felice. Ci ha salutati con il suo saluto materno “Sia Lodato Gesù, figli miei”; poi la Madonna ha steso le sue mani ed ha pregato su tutti noi, qui presenti, per un tempo prolungato, nella sua lingua, aramaica.

In particolare ha pregato sui malati e i giovani. Poi ha detto:

"Cari figli, anche oggi gioisco insieme a voi in questo tempo di grazia, particolarmente gioisco quando vedo così tanti miei figli che sono felici durante questi giorni. Vi invito cari figli, a pregare durante questo tempo per la pace. Pregate per la pace, la pace che viene nel cuore dell'uomo e mio Figlio dimorerà nei vostri cuori e vi porterà la pace perché Lui è la vostra pace. Io prego cari figli e intercedo presso mio Figlio per tutti voi. Perciò perseverate nella preghiera e non abbiate paura! Continuate a pregare. Grazie cari figli, per la vostra perseveranza e grazie perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata.

Messaggio a Mirjana del 2 Agosto 2014

"Cari figli, il motivo per cui sto con voi, la mia missione, è di aiutarvi affinché vinca il bene, anche se questo adesso a voi non sembra possibile. So che molte cose non le comprendete, come anch’ io non avevo compreso tutto quello che mio Figlio mi insegnava mentre cresceva accanto a me, ma io gli credevo e l'ho seguito. Questo chiedo anche a voi di credermi e di seguirmi, ma figli miei, seguire me significa amare mio Figlio al di sopra di tutti, amarlo in ogni persona senza distinzione. Per poter fare tutto ciò io vi invito nuovamente alla rinuncia, alla preghiera e al digiuno. Vi invito affinché la vita per la vostra anima sia l'Eucaristia. Io vi invito ad essere miei apostoli della luce, coloro che nel mondo diffonderanno l'amore e la misericordia. Figli miei, la vostra vita è solo un battito in confronto alla vita eterna. Quando sarete di fronte a mio Figlio, lui nei vostri cuori vedrà quanto amore avete avuto. Per poter nel modo giusto diffondere l'amore io prego mio Figlio affinché attraverso l'amore vi doni l'unione per mezzo suo, l'unione tra di voi e l'unione tra voi e i vostri pastori. Mio Figlio sempre vi si dona nuovamente attraverso di loro e rinnova le vostre anime. Non dimenticate questo. Vi ringrazio."

domenica 3 agosto 2014

PREGHIERA RIPARATRICE DELLE BESTEMMIE


GESU’ E MARIA VI AMO, SALVATE TUTTE LE ANIME.
 SIA BENEDETTA LA SANTA IMMACOLATA CONCEZIONE 
DELLA BEATA VERGINE MARIA ORA E NEI SECOLI 


Eterno Padre, vi offro le lodi degli Angeli, dei Santi e delle anime buone, per riparare le bestemmie e gl’insulti dei cattivi! Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro la purezza di Maria Santissima e delle anime vergini, per riparare la disonestà del mondo! Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro l’amore che eb­be Gesù nell’istituire l’Eucaristia, per ri­parare le Comunioni sacrileghe! Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro lo zelo che eb­be Gesù per la vostra Casa, in ripara­zione delle profanazioni che si fanno in Chiesa! Gloria al Padre…

Eterno Padre, vi offro l’atto di sotto­missione al vostro volere, che fece Gesù nell’orto, per riparare le ribellioni delle creature alla vostra volontà! Gloria al Padre…