domenica 16 febbraio 2014

San Valentino:

30mila fidanzati da Papa Francesco



14 feb. 2014 - Un cuscinetto bianco per le fedi nuziali a tutti i fidanzati, riuniti in piazza San Pietro nella giornata di San Valentino. E' il dono fatto da Papa Francesco ai ragazzi presenti all'incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la famiglia in occasione della festa degli innamorati. "Questo cuscinetto - ha spiegato ai 30mila ragazzi l'arcivescovo Vincenzo Paglia, capo del dicastero - e' una carezza del Papa che vuole essere presente il giorno del vostro matrimonio". "Tanti che si preparano al matrimonio dicono: 'stiamo insieme finche' dura l'amore'. E anche un seminarista disse al suo vescovo: 'voglio essere prete per 10 anni'". Papa Francesco - rispondendo alle domande dei fidanzati in piazza San Pietro - ha fatto questi esempi per sottolineare che "oggi tante persone hanno paura di fare scelte definitive, per tutta la vita, sembra impossibile". "Oggi - ha osservato Bergoglio - tutto cambia rapidamente, niente dura a lungo". Ma, ha scandito, "non dobbiamo lasciarci vincere dalla cultura del provvisorio".
Francesco ha suggerito ai fidanzati di riflettere su cosa cosa si intende per "amore". "E' solo - si e' chiesto - un sentimento, uno stato psicofisico? Certo, se e' questo, non si puo' costruirci sopra qualcosa di solido. Ma se invece l'amore e' una relazione, allora e' una realta' che cresce, e possiamo anche dire a modo di esempio che si costruisce come! una casa. E la casa si costruisce assieme, non da soli! Costruire qui significa favorire e aiutare la crescita".
"Cari fidanzati - ha detto ai 30 mila ragazzi di piazza San Pietro - voi vi state preparando a crescere insieme, a costruire questa casa, per vivere insieme per sempre. Non volete fondarla sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell'amore vero, l'amore che viene da Dio". "La famiglia - ha poi aggiunto Bergoglio - nasce da questo progetto d'amore che vuole crescere come si costruisce una casa che sia luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno.
  Come l'amore di Dio e' stabile e per sempre, cosi' anche l'amore che fonda la famiglia vogliamo che sia stabile e per sempre". Per Papa Francesco, in definitiva "la paura del 'per sempre' si cura giorno per giorno affidandosi al Signore Gesu' in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi, di crescita comune, di impegno a diventare donne e uomini maturi nella fede".
"Cari fidanzati - ha spiegato il Pontefice - il 'per sempre' non e' solo una questione di durata! Un matrimonio non e' riuscito solo se dura, ma e' importante la sua qualita'.
  Stare insieme e sapersi amare per sempre e' la sfida degli sposi cristiani". In proposito, Francesco ha ricordato il miracolo della moltiplicazione dei pani: "anche per voi - ha assicurato ai ragazzi - il Signore puo' moltiplicare il vostro amore e donarvelo fresco e buono ogni giorno. Ne ha una riserva infinita! Lui vi dona l'amore che sta a fondamento della vostra unione e ogni giorno lo rinnova, lo rafforza. E lo rende ancora piu' grande quando la famiglia cresce con i figli". "Chiedete a Gesu' - ha poi chiesto Francesco alla piazza gremita ricordando l'importanza della preghiera nella famiglia - di moltiplicare il vostro amore. Nella preghiera del Padre Nostro noi - ha concluso - diciamo: 'Dacci oggi il nostro pane quotidiano'. Gli sposi possono imparare a pregare anche cosi': "Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano", insegnaci ad amarci, a volerci bene! Piu' vi affiderete a Lui, piu' il vostro amore sara' 'per sempre', capace di rinnovarsi, e vincera' ogni difficolta'".
BISOGNA ENTRARE CON CORTESIA NELLA VITA DEGLI ALTRI
"Sappi che la cortesia e' una delle proprieta' di Dio: la cortesia e' sorella della carita', la quale spegne l'odio e conserva l'amore". Questa frase dei fioretti di San Francesco e' stata ricordata da Papa Francesco in risposta a una delle domande dei fidanzati. "L'amore vero - ha spiegato ai ragazzi - non si impone con durezza e aggressivita'. "Chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. A volte invece si usano maniere un po' pesanti, come certi scarponi da montagna!". "Chiedere permesso - per Francesco - e' la richiesta gentile di poter entrare nella vita di un altro con rispetto e attenzione. Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo cosi'? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo cosi' i figli? Vuoi che questa sera usciamo?...".
Il Papa ha incentrato parte della sua catechesi sulle famose tre parole magiche che piu' volte ha suggerito alle coppie: "permesso, grazie, scusa", precisando alla piazza gremita che i ragazzi "hanno inviato le domande in anticipo".
  "Si capisce: cosi' ho potuto riflettere e pensare una risposta un po' piu' solida".
  Secondo Francesco "la cortesia conserva l'amore. E oggi nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c'e' bisogno di molta piu' cortesia". "Grazie: sembra facile - ha continuato - pronunciare questa parola, ma sappiamo che non e' cosi' Pero' e' importante! La insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo! La gratitudine e' un sentimento importante: ricordate il Vangelo di Luca? Gesu' guarisce dieci malati di lebbra e poi solo uno torna indietro a dire grazie a Gesu'. E il Signore dice: e gli altri nove dove sono? Questo vale anche per noi: sappiamo ringraziare? Nella vostra relazione, e domani nella vita matrimoniale, e' importante tenere viva la coscienza che l'altra persona e' un dono di Dio, di cui sempre rendere grazie. E in questo atteggiamento interiore dirsi grazie a vicenda, per ogni cosa.
  Non e' una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme". Infine la parola "scusa". "Nella vita - ha detto Francesco - facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Forse non c'e' giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: scusa". "In genere - ha osservato - ciascuno di noi e' pronto ad accusare l'altro e a giustificare se stesso. E' un istinto che sta all'origine di tanti disastri". "Impariamo - ha suggerito Francesco ai ragazzi - a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa: scusa se ho alzato la voce"; scusa se sono passato senza salutare; scusa se ho fatto tardi; se questa settimana sono stato così silenzioso; se ho parlato troppo senza ascoltare mai; scusa se mi sono dimenticato". "Anche così - ha concluso - cresce una famiglia cristiana. Sappiamo tutti che non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Esistiamo noi, peccatori.
  Gesu', che ci conosce bene, ci insegna un segreto: è importante non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia. Se impariamo a chiederci scusa e a perdonarci a vicenda, il matrimonio durerà, andra' avanti".
FAR DURARE IL MATRIMONIO E' UN LAVORO DA OROLOGIAIO
"Il matrimonio e' anche un lavoro di tutti i giorni. Un lavoro artigianale, da oreficeria", ha affermato Papa Francesco. Secondo Bergoglio, "il marito ha il compito di fare piu' donna la moglie e il marito quello di fare piu' uomo il marito". "Quando camminerete per strada - ha detto a una coppia - a te diranno 'ma che bella signora, e' così perche' ha un bravo marito. E a te che sei così grazie a tua moglie. Questo significa crescere insieme.
  Procurare che l'altro cresca. Il Signore benedice questo".

venerdì 14 febbraio 2014

DIARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA 
DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA

Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti alla
cappella e sulla strada, perché non c'era posto nella cappella.
La cappella era addobbata per una solennità.
Vicino all'altare c'era un gran numero di ecclesiastici, poi le
nostre suore e molte di altre congregazioni. Aspettavano tutti la persona
che doveva prendere posto sull'altare. Ad un tratto sentii una voce che
diceva che io dovevo prendere il posto sull'altare. Però appena uscii
dall'abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il cortile ed andare in
cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta la gente
cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango, sassi, sabbia,
scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire o
meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed
allora, nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente.
Quando attraversai la soglia della cappella, i superiori, le suore, le
educande e perfino i genitori cominciarono a colpirmi con quello che
potevano tanto che, volente o nolente, dovetti salire in fretta al posto
destinato sull'altare. Non appena occupai il posto destinato, subito quella
stessa gente e le educande, e le suore, e i superiori, e i genitori, tutti
cominciarono a tendere le mani ed a chiedere grazie ed io non provavo
alcun risentimento verso di loro, che m'avevano scagliato addosso tutta
quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo
proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più
rapidamente nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu
inondata da una felicità inconcepibile ed udii queste parole: « Fa'
quello che vuoi, distribuisci grazie come vuoi, a chi vuoi e
quando vuoi». E subito la visione scomparve. Una volta sentii queste
parole: « Va' dalla Superiora e chiedi che ti permetta di fare
ogni giorno un'ora di adorazione per nove giorni; durante
questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia
Madre. Prega di cuore in unione con Maria; procura inoltre in
questo tempo di fare la Via Crucis ». Ottenni il permesso non per
un'ora intera, ma soltanto per il tempo che avevo, dopo compiuti i miei
doveri. Dovevo fare quella novena per la patria. Il settimo giorno della
novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con
le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal suo Cuore
uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo,
mentre gli altri coprivano la nostra terra. Quando parlai di alcune di
queste cose col confessore, mi rispose che potevano provenire realmente
da Dio, ma che potevano anche essere un'illusione. Siccome avevo spesso
dei cambiamenti, non avevo un confessore fisso e per di più facevo una
fatica incredibile ad esporre cose di quel genere. Perciò pregavo
ardentemente perché il Signore mi concedesse una grande grazia, quella
di avere un direttore spirituale. Ma questa grazia l'ottenni soltanto dopo i
voti perpetui, quando venni a Wilno. Si tratta di Don Sopocko. Il Signore
me l'aveva fatto conoscere interiormente, prima che arrivassi a WIIno. Se
avessi avuto fin dall'inizio un direttore spirituale, non avrei sprecato
tante grazie del Signore. Un confessore può essere di grande aiuto per
un'anima, ma può anche procurarle molto danno. Oh! come dovrebbero
stare attenti i confessori all'azione della grazia di Dio nell'anima dei loro
penitenti. Questa è una cosa di grande importanza. Dalle grazie di
un'anima si può conoscere il suo stretto rapporto con Dio. 

martedì 11 febbraio 2014

CANTO A TE, SIGNORE!
TUTTA LA NOTTE … E POI
Eccoci, Signore, davanti a te,
col fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
Ma se ci sentiamo sfiniti,
non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
o abbiamo coperto chissà quali interminabili rettilinei.
E’ perché, purtroppo, molti passi,
li abbiamo consumati sulle viottole nostre,
e non sulle tue:
seguendo i tracciati involuti
della nostra caparbietà faccendiera,
e non le indicazioni della tua Parola;
confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso
in te.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell’anno,
sentiamo nostre le parole di Pietro:
"Abbiamo faticato tutta la notte,
e non abbiamo preso nulla".
Ad ogni modo,
vogliamo ringraziarti ugualmente.

Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,

ci aiuti a capire che senza di te non possiamo fare nulla.
Ci agitiamo soltanto.

Grazie, perché obbligandoci a prendere atto

dei nostri bilanci deficitari,

ci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa,

invano vi faticano i costruttori.
E che, se tu non custodisci la città,
invano veglia il custode.
E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi,
o andare tardi a riposare
per assolvere ai mille impegni giornalieri,
o mangiare pane di sudore
come ci succede ormai spesso,
non è un investimento redditizio se ci manchi tu.
Il salmo 127, avvertendoci che, il pane
tu ai tuoi amici lo dai nel sonno,
ci rivela la più incredibile legge economica,
che lega il minimo sforzo al massimo rendimento.
Ma bisogna esserti amici.
Bisogna godere della tua comunione.
Bisogna vivere una vita interiore profonda.
Se no, il nostro è solo un tragico sussulto
di smanie operative, forse anche intelligenti,
ma assolutamente sterili sul piano spirituale.
Grazie, Signore, perché
Se ci fai sperimentare la povertà della mietitura
e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
tu dimostri di volerci veramente bene,
poiché ci distogli dalle nostre presunzioni
corrose dal tarlo dell’efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza,
e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
anzi di fronte alla cronaca.
                 Don Tonino Bello – Parole d’amore (ed. La meridiana)

Che le luci,
i colori,
i suoni,
le gioie
possano
sempre
superare
i dolori
nel mondo.
          Lucia Difato

domenica 9 febbraio 2014

A San Valentino, con Papa Francesco!   
Il prossimo 14 febbraio, l’incontro dei fidanzati
con Papa Francesco in Vaticano




Il 14 febbraio 2014, Festa di San Valentino, protettore degli innamorati, Papa Francesco incontrerà i fidanzati, per celebrare insieme “La gioia del Sì per sempre”. L’iniziativa è promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.
All’incontro con il Santo Padre − che si terrà in Piazza S. Pietro alle 11,00  e non più nell'aula Paolo VI a causa dell'enorme afflusso di giovani provenienti da tutto il mondo – sono invitati i fidanzati che hanno frequentato, o stanno vivendo, i percorsi di preparazione al matrimonio.
Per le iscrizioni, inviare una mail all’indirizzo: events@family.va.
«Il Santo Padre ha più volte esortato gli innamorati e i giovani sposi a vivere la gioia dell’amore fedele e fecondo, che cresce nella santità seguendo il modello della Santa Famiglia e accogliendo Cristo nella vita familiare, in cui si rinnova ogni giorno e per sempre il dono pieno e libero di sé nell’amore sacramentale, che riceve la grazia del mistero pasquale». Queste le parole del Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’Arcivescovo mons. Vincenzo Paglia, per presentare l’appuntamento, che sarà il primo incontro ufficiale di Papa Francesco con i fidanzati.
Nell’incontro ad Assisi con i giovani dell’Umbria, il 4 ottobre scorso, Papa Francesco ha detto: «Che cos’è il matrimonio? È una vera e propria vocazione, come lo sono il sacerdozio e la vita religiosa. Due cristiani che si sposano hanno riconosciuto nella loro storia di amore la chiamata del Signore, la vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita. E il Sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio, lo radica in Dio stesso. Con questo dono, con la certezza di questa chiamata, si può partire sicuri, non si ha paura di nulla, si può affrontare tutto, insieme!».
:36_1_19.gif:

AL NOSTRO CARO PARROCO
DON GIUSEPPE






festa-finale
TUTTA LA POPOLAZIONE
FA FESTA CON TE
COME TU HAI FATTO FESTA CON NOI
TANTE VOLTE

 


gif_animate_compleanno_07


2edm3wigif_animate_compleanno_07




gif_animate_compleanno_07



:Faccine%20small%20(3).gif::Faccine%20small%20(3).gif::Faccine%20small%20(3).gif:



C'è uno spettacolo più grandioso del mare,
ed è il cielo...
c'è uno spettacolo più grandioso del cielo,
ed è l'interno di un'anima.
( Victor Hugo )
E QUANDO NELL'ANIMA C'E' DIO
E L'AMORE PER IL POPOLO DI DIO
ALLORA QUELLO SPETTACOLO
E' ANCORA PIU' MERAVIGLIOSO!!!



IL NOSTRO MIGLIOR REGALO PER TE NON PUO' CHE ESSERE IL NOSTRO
GRAZIE
PER TUTTO QUELLO CHE HAI FATTO PER NOI
E PER COME LO HAI FATTO;
GRAZIE
PER ESSERE IN MEZZO A NOI;
GRAZIE
PER LO ZELO CHE METTI
NELL' ACCOMPAGNARCI IN QUESTO NOSTRO CAMMINO DI FEDE;
GRAZIE
PER L'AMORE, LA PAZIENZA E I BUONI ESEMPI CHE SEMPRE CI DAI;
GRAZIE!!!

:Faccine%20small%20(3).gif::17.gif::Faccine%20small%20(3).gif:



sabato 8 febbraio 2014


PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE TERZA (1 - 12) 
Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

[1]Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
[2]Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
[3]la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
[4]Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
[5]Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé:
[6]li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come un olocausto.
[7]Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
[8]Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
[9]Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;
coloro che gli sono fedeli
vivranno presso di lui nell'amore,
perché grazia e misericordia
sono riservate ai suoi eletti.
[10]Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,
essi che han disprezzato il giusto
e si son ribellati al Signore.
[11]Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice.
Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto,
inutili le opere loro.
[12]Le loro mogli sono insensate,
cattivi i loro figli,
maledetta la loro progenie.



PER RIFLETTERE INSIEME…

‘’I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie’’.
È alla luce di questa affermazione che vanno letti i versetti di questo terzo capitolo, infatti  essi ci presentano molto chiaramente le due logiche: quella di Dio e quella dell’uomo; e  ne rivela altrettanto chiaramente l’abissale diversità di senso che Dio e l’uomo danno al vivere umano e alle sue azioni.

Intanto ci danno una conferma fondamentale: ‘’ Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.’’.

L’attenzione e la preferenza di Dio è per l’uomo giusto, che sarà protetto da qualsiasi tormento.

Ma chi è l’uomo giusto? E da quali tormenti sarà protetto?

E qui nasce la prima apparente contraddizione: l’uomo giusto è colui che segue la legge del Signore, che porge l’altra guancia, che non segue la legge del taglione, che non si oppone, che non fa del male a nessuno, che cerca di essere gradito a Dio, che cerca di fare la sua volontà.

In una parola sono i ‘’santi o perlomeno coloro che cercano di camminare sulle strade della santità’’, coloro che cercano di vivere secondo la Volontà di Dio.

Ma quanti santi hanno vissuto una vita tranquilla, serena, pacifica, amati e benvoluti da tutti, priva di sofferenze sia fisiche che morali, quanti hanno vissuto ‘’una vita da salotto’’?

A voler sfogliare il martirologio non credo che fra le migliaia di vite riportate ce ne sia una, una sola che non abbia avuto tormenti di ogni genere, tormenti e torture, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Non un solo santo ha vissuto una vita tranquilla e senza tormenti.

Ed allora come spiegare l’affermazione di Dio che i giusti non saranno toccati dai tormenti?

Che Dio abbia voluto dire solo cose buone per fare bella figura e poi ingannarci?

Tanto poi, se le cose non andranno così ci sono mille modi per giustificarle… non mancheranno  certamente le parole e gli argomenti…

Se a dire quella frase fosse stato l’uomo, forse qualche dubbio potrebbe anche venirci, perché l’uomo è incline all’inganno, perché l’uomo trova mille modi per giustificare anche l’ingiustificabile, ma se a dirla è Dio, certo che no, dubbi sulla sua veridicità non ce ne sono  e non ce ne devono essere.

E allora come spiegare l’apparente contraddizione?

La spiegazione è questa: l’uomo legge tutto in maniera molto terrena, riportando cioè tutto ad un bisogno terreno, a situazioni che hanno a che fare con la sua vita corporale, con il soddisfacimento delle sue passioni, dei suoi sensi, dei suoi istinti, come a dire: la felicità sta nel denaro, nel potere, nel possedere, nell’avidità compiaciuta, nell’egoismo centralizzante, nell’egocentrismo sconfinato.

Nel momento in cui i bisogni corporali e quelli istintuali vengono soddisfatti, ecco che l’uomo dice di essere felice.

Ma si tratterà di una felicità temporanea, che passa nell’attimo stessa in cui la si prova.

Si tratta di una felicità che non ha niente a che fare con l’essere un uomo giusto, perché l’uomo giusto guarda un po’ più in là, va oltre i bisogni immediati, va oltre i bisogni della carne, guarda un po’ più in profondità e si rende conto che ci sono altri bisogni ben più urgenti, più preziosi, più importanti di quelli che appaiono nell’immediato.

E quali sono questi bisogni?

I bisogni dello spirito.

Si rende conto che c’è una fame che non si sente, ma che rode l’anima.

Si rende conto che c’è un bisogno di amore e di giustizia che non si vedono, ma che lacerano l’anima.

Si rende conto che c’è un vuoto immenso che non si tocca, ma si avverte nel tormento dell’anima che cerca la sua luce.

Si rende conto che c’è un bisogno primordiale che non riesce a saziare: il bisogno di Dio, di cui percepisce la presenza, ma che non riesce ad incontrare, a toccare, a vedere.

È un bisogno quasi ‘’fisico’’, possiamo dire, quello voler di toccare, incontrare, vedere, abbracciare Dio.

Ma se Dio è puro Spirito, qualcuno potrebbe dire, questo bisogno non potrà mai essere soddisfatto!

Dio conosce bene i nostri bisogni, sa bene di cosa l’uomo ha bisogno per essere felice, per essere un uomo giusto, per questo ci ha dato le istruzioni a suo tempo: ama il Signore Dio tuo con tutta l’anima, tutto il tuo cuore, tutte le tue forze ed ama il prossimo tuo come te stesso!

Ecco la risposta: se vuoi incontrare Dio, se vuoi abbracciarlo, toccarlo, stringerlo forte … allora corri incontro a tuo fratello, quello più povero, quello più abbandonato… a quei lebbrosi che san Francesco abbracciava.

Ecco, dunque, che le cose cambiano aspetto, cambiano senso, anzi… acquistano un senso: l’uomo giusto  non è colui che è privo di tormenti terreni, ma chi, pur straziato dai tormenti terreni… vive dell’Amore di Dio nell’incontro del fratello lebbroso, del fratello scomodo, insopportabile, di quello sconosciuto, venuto da lontano, di quello che tutti deridono, che nessuno vuole accanto…

Il giusto è colui che ama, secondo l’esempio dell’Unico Giusto che amò fino alla fine.

Non sono i tormenti terreni quelli dai quali sarà protetto, ma dai tormenti dell’inferno, dai tormenti eterni, che sono di gran lunga più temibili e più terribili dei peggiori tormenti di questa vita terrena.

È dai tormenti dell’anima che il giusto sarà salvato, mentre non gli saranno risparmiati i tormenti della carne,  così come affermato nei versetti successivi:  parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.

Morte, sciagura, rovina, castighi… sono queste le cose che spettano al giusto, queste le cose che il mondo riserva al giusto, questa la sua unica eredità in questo mondo.

Chi vorrebbe queste cose? Chi accetterebbe queste cose? Quale uomo giusto non griderebbe contro Dio: ti ho servito per tutta la vita e vedi come hai ricambiato il mio servizio?

È il grido di Giobbe, il grido del servo, il grido di chi ha amato Dio e il prossimo più di ogni altra cosa.

È il grido che giustifica la logica del mondo: vedi che cosa ne ha avuto? Ha aiutato questo e quello, si è speso tutto per tutti, ha vissuto in maniera esemplare e poi… come è finito? Nella solitudine, nel dolore, nella miseria. Lui che ha tanto amato Dio, è stato abbandonato da Dio. Ma si può essere più ingrati di così? Si può essere più bugiardi di così? Gli aveva promesso che nessun tormento lo avrebbe toccato e guarda come è finito… abbandonato da Dio e dagli uomini!

Questo è quello che gli uomini, secondo la loro logica, vedono, quello che riescono a capire dei disegni di Dio, del senso di questa nostra vita, è questa l’interpretazione che ne fanno delle promesse di Dio: ha promesso e non ha mantenuto!

Questa è l’interpretazione che fa colui che ragiona secondo la logica del mondo, che non è la stessa di Dio.

La logica dell’uomo dice che la felicità sta nell’avere, non nell’essere.

Se uno non ha, se non possiede, non è nessuno!

Per Dio, invece, le cose non stanno così: la felicità sta sia nell’avere che nell’essere: avere amore per farsi amore.

Disse Pietro: ‘’Non ho niente, ma quello che ho te lo dò,  alzati ti dico… e il paralitico si alzò’’.

Pietro non aveva denaro con sé, ma aveva l’amore di Dio, era pieno dell’amore di Dio, e si fece amore per il suo prossimo, fu manifestazione dell’Amore di Dio, portò l’Amore di Dio prima ancora di portare se stesso o le cose del mondo: aveva Amore e diede Amore e la Vita rifiorì improvvisamente.

Com’è che avviene questo?

Avviene perché la loro speranza è piena di immortalità, essi sono nella pace; anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, essi amano, vivono nell’amore, vivono d’amore e si fanno amore.

Ha amore, chi è amore! L’essere e l’avere condividono lo stesso obiettivo: amare!

Essere amore significa avere amore da dare!

Ricordate? L’amore è l’unica cosa che si moltiplica dividendolo!

L’uomo vede la povertà materiale del povero, Dio vede la ricchezza del suo spirito; l’uomo vede la rovina della sua vita, Dio vede la bellezza della sua anima; l’uomo vede la sofferenza del suo corpo, Dio vede l’esultanza della sua anima che si prostra davanti al Suo Trono e non trova Giustizia, ma misericordia, non trova il Giudice, ma il Salvatore che ‘’ Per una breve pena ricambia con  grandi benefici, perché li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

Ecco che si compiono le promesse di Dio, ecco che nessuna Parola venuta da Dio torna a Lui senza che si sia compiuta, ecco che quanti hanno confidato in lui hanno compreso la verità, hanno sperato sulla Sua Parola, hanno saputo attendere il tempo della ricompensa… e Dio è fedele alla Sua Parola, Dio mantiene la Sua Parola e la mette in atto al tempo giusto.

Il giusto, nel giorno del giudizio risplenderà  come scintilla nella stoppia, correrà di  qua e di là, esulterà nella misericordia che Dio gli aveva promesso e che adesso ha ricevuto.

Essi, che sono stati il disprezzo del mondo, governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

La ricompensa del giusto è sicura. Alta ne è la misura, colma, piena e sovrabbondante.
Coloro che sono stati disprezzati dal mondo, saranno i padroni del mondo, governeranno le nazioni e renderanno lode al Signore che regnerà  su di loro per sempre.

Questo è ciò che è riservato all’uomo giusto.

Beato l’uomo che spera nel Signore, che spera nella Sua Parola!

Beato l’uomo che confida nel Signore!

Ma se questo sarà del giusto, che ne sarà dello stolto?

Ciò che agli occhi degli stolti era sciagura, rovina, castigo…   agli occhi di Dio sono meriti di Salvezza.

E ciò che agli occhi dell’uomo era felicità, ricchezza, desiderio… agli occhi di Dio sono spazzatura che rendono vana la Redenzione stessa.

Che ne sarà, dunque, dello stolto? Di colui che ha deriso il giusto per il suo vano spendersi per amore di un Dio che non sa proteggerlo?

Il Signore non ci ha nascosto niente, non ci ha detto menzogne, non ci ha ingannati, ma ci ha detto chiaramente, molto chiaramente l’unica verità di cui dobbiamo tener conto: gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo, essi che han disprezzato il giusto e si son ribellati al Signore.

Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice.

Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto, inutili le opere loro.
Le loro mogli sono insensate, cattivi i loro figli, maledetta la loro progenie.

Non c’è altro da aggiungere, non c’è altro da dire: la verità è tutta qua!

A questo punto è solo questione di scelta: essere un uomo giusto o essere uno stolto?

Temere le rovine temporanee del mondo o quelle eterne del Regno delle Tenebre?

Soffrire temporaneamente su questa terra o soffrire per sempre nel luogo  destinato a chi ha rinnegato Dio?

La scelta è personale, ovviamente, ma attenti: attenti a non scegliere, stia attento chi, per paura di sbagliare, sceglie di non scegliere o chi, per indifferenza verso questi argomenti, non si preoccupa di scegliere, stia attento chi crede di non aver bisogno di scegliere, perché la sua fine sarà peggiore di quella dell’empio, dello stolto;  chi non sceglie , in realtà, ha già fatto una scelta: ha lasciato che qualcun altro scelga per sé, ha delegato qualcuno che non si fa scrupoli nel togliere all’uomo la sua libertà, scegliendo per lui, operando una scelta che spetta solo all’uomo; chi sceglie di non scegliere, lascia che qualcuno scelga al suo posto; Dio rispetta la libertà dell’uomo e non si sostituisce mai a lui; l’altro, invece, il nemico di Dio, finge di essere amico dell’uomo, per scegliere al suo posto, per trascinarlo lontano da Dio, per poi ‘’accusarlo, notte e giorno, davanti al suo Trono’’.

Chi sceglie di non scegliere o chi non ritiene importante fare questa scelta si mette, automaticamente, dalla parte di coloro che pensano di poter vivere fuori da Dio, senza Dio e vivere senza di Lui  è morire, è stare nelle tenebre, non c’è alternativa: o con Dio e nella Luce o con il suo nemico e nelle tenebre.

A colui che non sceglie la Luce, restano solo le tenebre.

Ed attenti anche quelli che rimandano le scelte all’ultimo momento, al tempo che verrà, attenti perché quel tempo non si sa quando sarà: se prima o dopo, se presto o tardi… attenti anche coloro che sono tiepidi… il Signore li vomiterà dalla Sua Bocca, perché non sono nè carne né pesce, né ardenti né freddi, vivono inconsapevoli dell’importanza di una scelta decisiva che animi, che infiammi la loro fede; non si preoccupano di alimentare la fiamma, mantengono semplicemente viva la scintilla, che non diventerà mai un incendio, sarà un fuoco che non divamperà mai… quindi… un fuoco inutile!

Quel mancato incendio non sarà senza conseguenze, niente è senza conseguenze: l’agire o il non agire, lo scegliere o il non scegliere, la scintilla o l’incendio, ogni cosa fatta o non fatta avrà la sua relativa conseguenza.

Ora sta a noi il decidere, il capire, lo scegliere, l’alimentare o lo spegnere quella scintilla… e se scegliamo di agire facciamolo alla luce del sole, non nel buio della notte… il sole rivela la ricompensa del giusto, la notte nasconde la mano peccaminosa dell’empio.

Scegliere di essere tra i giusti è difficile, impegnativo, ma possibile.

Scegliere di essere tra gli stolti è facile, immediato, possibile anche questo.

La scelta è coraggiosa… misura il tuo coraggio… scegli!

Misurati con il tuo coraggio… ed abbi il coraggio di scegliere!

Non riesci a capire perché c’è bisogno di coraggio per compiere questa scelta?

Semplicemente perché ci vuole coraggio per dire  ciò che santa Teresa d’Avila diceva:          ‘’ Sono tua, Signore, sono nata per te! Sono tua perché mi hai amata, sono tua perché mi hai redenta, sono tua perché mi hai sopportata, sono tua perché mi hai chiamata, sono tua perché mi hai dato la vita, sono tua e questo mi basta!’’

Credi di avercelo il coraggio per dire questo?

Sono solo due parole ‘’SONO TUA/O’’, ma sono due parole che fanno tremare l’inferno e fanno esultare il paradiso; sono due parole che ti cambiano, ti ribaltano la vita sulla terra; sono due parole che ti tolgono quel tutto che credi avere e ti danno quel tutto che non immagini nemmeno che ci possa essere.

Due parole che ti aprono le porte dell’Eternità!

Pensaci e vedi quanto è difficile pronunciarle, quanto è difficile mettersi in questo stato d’animo… provaci… e vedi quanto sono dolci queste parole… provaci… sono le chiavi che apriranno il tuo cuore!

Pensaci… provaci… metti alla prova il tuo coraggio… scoprirai che il coraggio ti viene a  mancare… ma puoi sempre chiederlo… allora comincia da qui: chiedi e ti verrà dato!

Certo ci vorrà coraggio a chiedere il coraggio per poter fare questa scelta… ma il coraggio è dell’uomo giusto… avercelo o non avercelo… fa la differenza!

E che differenza!!!

E se dovessi scoprire di non averlo questo coraggio… beh… questo vuol dire che il tempo di scegliere è proprio giunto ed è anche piuttosto … urgente!