domenica 26 gennaio 2014

DIARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA
DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA


Le sofferenze non
diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie.

Venerdì Santo.

Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell'amore. Ciò è avvenuto

durante l'adorazione serale. Improvvisamente la presenza di Dio

s'impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere quanto ha

sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia tremenda.

Un desiderio ardente di amare Dio. I primi voti. Un ardente desiderio di

annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all'occhio

anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però

l'oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà dell'anno.

Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l'anima mia. L'oscurità

scomparve. Udii nell'intimo queste parole: «Tu sei la Mia gioia, tu sei

delizia del Mio cuore ». Da quel momento percepii nel cuore, cioè nel

mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera sensibile mi sentii inondata

di luce divina. Da allora la mia anima vive in intimità con Dio, come un

bimbo col proprio padre affezionato. Una volta Gesù mi disse: « Va'

dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti a portare il

cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta e

verrai in cappella ». Risposi di sì, ma avevo una certa difficoltà a

recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: « Fino a quando

rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al primo

incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre

Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la

stanzetta di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre

Superiora nella stanzetta di Suor Luisa e le riferii la richiesta di Gesù. La

Madre mi rispose: « Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo

più assoluto. Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste

mortificazioni ». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo

ed uscii dalla stanzetta. All'improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta della

cucina e Gli dissi: « Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze, che la

Madre Superiora non intende permettere ». Allora Gesù mi disse: «Ero

qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e non voglio

le tue mortificazioni, ma l'obbedienza. Con questo Mi dai una

grande gloria ed acquisti dei meriti per te ». Una delle Madri,

quando venne a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che

ero una povera illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo

coi santi « e non con anime peccatrici come lei, sorella ». Da quel

momento fu come se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a

Gesù: « Gesù, non sei per caso un'illusione? ». Gesù mi rispose: « Il Mio

amore non delude nessuno ». Una volta stavo riflettendo sulla SS.

Trinità, sull'Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e

conoscere chi è questo Dio... In un istante il mio spirito venne come

rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre

sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano

parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla

terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto.

Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile uscì il nostro amato

Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da

quella luce si udì questa voce: « Qual è Dio nella Sua essenza,

nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana ».

Gesù mi disse: « Procura di conoscere Dio attraverso la

meditazione dei Suoi attributi ». Un momento dopo Gesù tracciò

con la mano il segno della croce e scomparve.

La Coroncina alla Divina Misericordia

(Per la recita si usa una normale corona del rosario

Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Padre Nostro, l'Ave Maria e il Credo.

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio

nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu

crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla

destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa

Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:

Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e

Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.

Sui (50) grani minori del rosario si dice:

Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice per tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

Si conclude dicendo:

O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,

confido in te!

Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

giovedì 23 gennaio 2014

«No ai mercanti di carne umana, i Paesi accolgano i migranti»

   
Il Pontefice
Il Pontefice

Il Papa all’Angelus: «Mettere al posto del prestigio il servizio». E poi sui migranti e rifugiati nella loro Giornata mondiale: «Custodire i valori delle culture di origine»


 

«Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l'innocenza, al posto della forza l'amore, al posto della superbia l'umiltà, al posto del prestigio il servizio». È quanto ha detto papa Francesco oggi ai fedeli all'Angelus in piazza San Pietro. «Un buon lavoro - ha aggiunto - noi cristiani dobbiamo fare questo».

«Essere discepoli dell'Agnello - ha spiegato - significa non vivere come una “cittadella assediata”, ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente e solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi».

«Nel Nuovo Testamento - ha ricordato il Papa - il termine “agnello” ricorre più volte e sempre in riferimento a Gesù». «Questa immagine dell'agnello potrebbe stupire - ha sottolineato - infatti, un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente», quello di «liberare il mondo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell'umanità». «La massa enorme del male - ha proseguito il Pontefice - viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé». «L'agnello non è dominatore, ma è docile - ha aggiunto - non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo».

E dopo la recita della Preghiera mariana, il Papa si è rivolto ai migranti e rifugiati: «Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore”, che ho sviluppato nel messaggio pubblicato già da tempo», ha detto il Pontefice.

«Rivolgo un saluto speciale alle rappresentanze di diverse comunità etniche qui convenute, in particolare alle comunità cattoliche di Roma», ha proseguito. «Cari amici, voi siete vicini al cuore della Chiesa, perché la Chiesa è un popolo in cammino verso il Regno di Dio, che Gesù Cristo ha portato in mezzo a noi. Non perdete la speranza di un mondo migliore!».

«Vi auguro di vivere in pace nei Paesi che vi accolgono, custodendo i valori delle vostre culture di origine», ha detto ancora Papa Bergoglio. «Vorrei ringraziare - ha aggiunto “a braccio” - coloro che lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nei loro momenti difficili per difenderli da quelli che il beato Scalabrini ha chiamato i mercanti di carne umana, che vogliono schiavizzare i migranti, quindi i Missionari di San Carlo, i Padri scalabriniani che tanto bene fanno alla Chiesa e si fanno migranti con i migranti».

«In questo momento - è stato l’invito del Papa - pensiamo a tanti migranti, tanti, a tanti rifugiati, alle loro sofferenze, alla loro vita tante volte senza lavoro, senza documenti, tanto dolore». E poi Francesco ha recitato con i fedeli un'Ave Maria: «In questo momento possiamo tutti insieme rivolgere una preghiera per i migranti e i rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili».

martedì 21 gennaio 2014

La fede va vissuta con le opere, non solo a parole"

Papa Francesco
Papa Francesco

Il magistero della testimonianza di papa Francesco.

  

«Non basta dire di essere cristiani, bisogna vivere la fede non solo con le parole ma con le opere», raccomanda Francesco, lanciando un nuovo tweet dal suo account @Pontifex. Una riflessione che appare come l'ultima tessera di un vasto mosaico: il magistero bergogliano della testimonianza.

Quindi, il Vangelo si annuncia innanzitutto con la vita.



“Predicate sempre il Vangelo, se necessario usate le parole”.
 
Il mandato di san Francesco ai suoi frati, rilanciato da Bergoglio come modello di evangelizzazione, è l'antidoto alla tentazione di nascondersi dietro maschere di finta religiosità staccata dalla vita concreta.

Il 16 maggio nella messa del mattino alla residenza Santa Marta il Pontefice aveva esortato a non diventare "cristiani da salotto” e, due giorni dopo, nella veglia di Pentecoste con i movimenti ha indicato come esempio negativo i “cristiani inamidati".

Una insistenza che "si inserisce nell'insegnamento evangelico", spiega a "Vatican Insider" monsignor Dario Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano (Ctv). "Gesù parla di sepolcri imbiancati e dice ai farisei e agli scribi che mettono sulle spalle delle persone dei fardelli che loro si guardano bene dal toccare con un dito - osserva Viganò - Le meditazioni di Francesco richiamano il valore della testimonianza al quale anche Benedetto XVI ha dedicato interventi molto precisi".

In questo modo Bergoglio vuole far emergere un fatto e cioè che "l'esperienza della fede si narra con le opere vissute nel nome di Gesù". Infatti, "non è necessario che la Chiesa dica di accogliere i poveri quando l'esperienza stessa della fede si fa capace di dare accoglienza agli indigenti", evidenzia Viganò, e "in Italia abbiamo una Chiesa estremamente generosa che nelle parrocchie e nei movimenti fa vivere il Vangelo nella storia attraverso la creatività dello spirito".

Ed è proprio "il fascino di chi offre testimonianza a permettere al Vangelo di crescere". Inoltre "la conoscenza diretta in Sudamerica di realtà particolarmente disagiate enfatizza l'attenzione di papa Bergoglio, ma la centralità della testimonianza non è un dato culturale e deriva dall'esperienza di essere discepoli e di vivere il dono dell'esperienza di fede". 

Il teologo francescano padre Ugo Sartorio evidenzia a Vatican Insider come "papa Bergoglio parlando il 4 ottobre ad Assisi ai giovani davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli ha riecheggiato la regola di san Francesco (‘predicate il Vangelo, se necessario anche con le parole’) perché mette in prima linea la testimonianza, il cristiano impegnato nel fare il Vangelo".

Dunque, "il Vangelo è anche da dire e da proclamare ma l'incarnazione del Vangelo è un atto pratico e le parole devono sorreggere ed esplicitare l'azione piuttosto che essere un momento isolato della proposta cristiana, altrimenti si rischia un cristianesimo parolaio, chiacchierato". E invece, aggiunge, padre Sartorio, "c'è bisogno di fatti di Vangelo, che è poi quello che papa Francesco fa concretamente ogni giorno accorciando le distanze e annunciando il Vangelo nella relazione e non nel proselitismo che è  manipolazione".

Francesco sa  che "il problema della Chiesa di oggi è incontrare di nuovo la gente, riconoscere i volti". Per questo nella esortazione apostolica "Evangelii gaudium" il Pontefice chiarisce che "la realtà è più importante dell'idea, mentre noi spesso pensiamo piuttosto a difendere le idee rischiando così il nominalismo, l'astrattismo, l'ideologia". E invece, sottolinea padre Sartorio, "dobbiamo incontrare la gente". E "Francesco parte dalla concretezza non dal sistema.

... e basterebbe già questo per fare di noi ''cristiani migliori ovvero cristiani veri'; ma perché questo accada occorre volerlo... è sempre una decisione che sta alla base del nostro agire.

Dobbiamo deciderci per Dio, come ci dice Maria a Medjugorje, dobbiamo decidere se davvero ci interessa Cristo, se davvero siamo disposti a seguirlo, ad amarlo, ad ascoltarlo,  a mettere in pratica ciò che ci dice di fare... dobbiamo decidere quanto sia importante per noi Gesù e non sono ammesse risposte a metà, del tipo: ''Sì, mi piace Gesù, però..., mi piace Gesù ma..., preferirei Gesù se...''
I però, i ma e i sé parlano di un Cristianesimo a metà, un Cristianesimo di compromessi, di cedimenti, di concessioni ... un Cristianesimo spurio... un Cristianesimo che offende Dio, che lo mortifica perché sembra  quasi che nelle parole di Gesù possa esserci qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato, come se non bastasse che Cristo fosse morto in Croce, occorre qualche effetto strabiliante, uno spettacolo  con effetti speciali che ci spinga a credere.
Ciò che Cristo ha fatto per noi supera di tanto la nostra misera ragione perché non è in grado di cogliere il mistero di quanto è accaduto e tutt'ora accade in ognuno di noi.
Che cosa accade in ognuno di noi?
Una cosa semplicissima e meravigliosa: accade che la Parola di Dio si incarna in noi, così che potremo dire un  giorno '' non son più io che vivo, ma Cristo vive in me''.

Meraviglioso incontro tra la miseria finita della nostra condizione umana  e l'Onnipotenza gloriosa del Suo Essere eterno.

Dovrebbe bastarci questo... ma... si vuole di più... ma di più del massimo... non è possibile, è fuori da ogni logica, anche da quella della Ragione, che nonostante i suoi limiti riesce a comprendere che ad un Amore senza misura si può soltanto rispondere con un altro amore senza misura!!!

domenica 19 gennaio 2014




MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE
  
        

“ Apparizione avuta da Ivan Venerdì 3 gennaio 2014 alla Croce blu alle 22:00       
          
                
«Anche stasera, come ogni volta, la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice e, all’inizio, ha salutato tutti noi col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei!”. Poi la Madonna ha steso le mani ed ha pregato qui su tutti noi presenti per un tempo prolungato. Poi ha pregato in particolare su voi malati presenti qui e poi io ho raccomandato in modo particolare tutti voi malati presenti.
Poi la Madonna ha detto:

“Cari figli, anche oggi desidero invitarvi: vivete i messaggi che vi sto dando. Vivete i miei messaggi, solo così potrò darvi nuovi messaggi. Pregate particolarmente in questo tempo per i miei progetti che desidero realizzare: progetti col mondo, progetti di pace. Grazie, cari figli, anche oggi per aver risposto alla mia chiamata”.

Poi la Madonna ha benedetto tutti noi con la sua benedizione materna ed ha benedetto tutto quello che voi avete portato perché venisse benedetto. Poi io ho raccomandato tutti voi, tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie ed in particolare i malati. Poi la Madonna ha continuato a pregare qui su tutti noi ed in questa preghiera se n’è andata, se n’è andata nel segno della luce e della croce col saluto: “Andate in pace, cari figli miei!”.»”.

 

 



MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE
       
Apparizione avuta da Ivan, Lunedì 30 dicembre 2013, sul Podbrdo, alle ore 22:00            


martedì 31 dicembre 2013  
  
«Vorrei avvicinare e descrivere anche a voi ciò che è più importante dell’incontro di stasera. Anche stasera la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice. Ci ha salutato tutti col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei!”. Poi la Madonna ha pregato per un tempo prolungato qui su tutti noi con le mani distese e dopo ha detto:

“Cari figli, anche oggi in modo particolare desidero invitarvi: siate miei portatori di pace in questo mondo inquieto. Pregate per la pace. Vi invito, cari figli, a perseverare nella preghiera. Sappiate che io prego insieme con voi e che intercedo per tutti voi presso mio Figlio. Grazie, cari figli, anche oggi per aver risposto alla mia chiamata”.

Poi la Madonna ha benedetto tutti noi con la sua benedizione materna e ha benedetto tutto quello che voi avete portato perché fosse benedetto.
Ho raccomandato tutti voi, tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e in modo particolare gli ammalati. Poi è seguita una conversazione mia con la Madonna e della Madonna con me, che rimane solo tra di noi. Dopo questa conversazione, la Madonna se n’è andata in preghiera, nel segno della luce e della croce, col saluto: “Andate in pace, cari figli miei”.
Questo è ciò che è più importante dell’incontro di stasera»”.






MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE


Messaggio a Jakov del 25 Dicembre 2013      
         

“Figlioli, Gesù oggi in particolar modo desidera abitare nei vostri cuori e condividere con voi ogni vostra gioia e ogni dolore. Perciò figlioli in special modo guardate nel vostro cuore e chiedetevi se veramente la pace e la gioia con la nascita di Gesù ha conquistato il vostro cuore. Figlioli non vivete nel buio, ma cercate di andare verso la luce e verso la salvezza di Dio. Figli decidetevi per Gesù e donate a lui la vostra vita e i vostri cuori, solo così l’Onnipotente potrà lavorare con voi e per mezzo di voi”. ”.
 


   

mercoledì 15 gennaio 2014


PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE SECONDA (10 - 24) 

 [10]Spadroneggiamo sul giusto povero,
non risparmiamo le vedove,
nessun riguardo per la canizie ricca d'anni del vecchio.
[11]La nostra forza sia regola della giustizia,
perché la debolezza risulta inutile.
[12]Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo
ed è contrario alle nostre azioni;
ci rimprovera le trasgressioni della legge
e ci rinfaccia le mancanze
contro l'educazione da noi ricevuta.
[13]Proclama di possedere la conoscenza di Dio
e si dichiara figlio del Signore.
[14]E' diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti;
ci è insopportabile solo al vederlo,
[15]perché la sua vita è diversa da quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
[16]Moneta falsa siam da lui considerati,
schiva le nostre abitudini come immondezze.
Proclama beata la fine dei giusti
e si vanta di aver Dio per padre.
[17]Vediamo se le sue parole sono vere;
proviamo ciò che gli accadrà alla fine.
[18]Se il giusto è figlio di Dio, egli l'assisterà,
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
[19]Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti,
per conoscere la mitezza del suo carattere
e saggiare la sua rassegnazione.
[20]Condanniamolo a una morte infame,
perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà».

Errore degli empi

[21]La pensano così, ma si sbagliano;
la loro malizia li ha accecati.
[22]Non conoscono i segreti di Dio;
non sperano salario per la santità
né credono alla ricompensa delle anime pure.
[23]Sì, Dio ha creato l'uomo per l'immortalità;
lo fece a immagine della propria natura.
[24]Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo;
e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono


PER RIFLETTERE INSIEME…
Il Libro della Sapienza è stato scritto tra il 20 a.C. e il 38 d.C.; inizialmente lo si attribuì a Salomone, ma san Girolamo e san Bonaventura  pensano che sia stato scritto dall’ebreo Filone di Alessandria.

L’arco di tempo in cui viene collocato va da  poco prima dell’Incarnazione di Cristo a poco dopo la sua Resurrezione ed è una data sicura perché in alcuni capitoli ci sono dei riferimenti ben chiari ad alcuni imperatori romani.

È stato scritto, dunque, negli anni in cui Cristo, Figlio Unigenito di Dio, era sulla Terra, era in mezzo a noi, cresceva in santità e grazia in mezzo ad altri bambini ebrei; frequentava la sinagoga come gli altri uomini ebrei, predicava nelle strade, nelle piazze, sulle rive del mare e sulle cime delle montagne.

Operava segni meravigliosi, parlava della libertà e della giustizia, insegnava ai discepoli perché potessero tramandare la Sua Parola, quella Parola che guiderà il mondo ed anticipava loro la sua morte e la sua resurrezione.

Ora, se pensiamo a tutto questo, ci rendiamo conto di una cosa importante: questo Libro conferma pienamente quanto verrà successivamente affermato nei Vangeli e soprattutto dà conferma del fatto che ‘’LA PAROLA SI SPIEGA CON LA PAROLA’’, tutto quello che è stato scritto ha una sua compattezza e una sua logica che mai si smentisce, sia che i fatti vengano anticipati sia che vengano scritti a posteriori.

Sia i Libri dell’Antico che quelli del Nuovo Testamento sono in perfetta sintonia fra loro, non solo non si contraddicono mai, per essendo stati scritti in un arco temporale piuttosto vasto, da autori molto diversi, in luoghi e circostanze estremamente diversi, ma si confermano anche a vicenda, si spiegano a vicenda… come a dire… tanti autori ma una sola Sapienza, quella Divina!

Nessuna sapienza umana avrebbe potuto seguire una logica con una chiarezza e una coerenza tale per migliaia di anni, con modi di pensare diversi, modi di scrivere diversi, contesti culturali e motivazioni diverse.

L’uomo, per sua natura, è contraddittorio, incoerente, soggettivo, facilmente condizionabile dalla cultura in cui vive, dalle ideologie che prevalgono, pensiamo a tutte quelle eresie che si sono sviluppate nel tempo come l’arianesimo, l’antropomorfismo di Dio e tantissime altre, a quanti adepti hanno fatto non fra i pagani, ma fra i cristiani, fra coloro che si occupavano a pieno titolo delle cose di Dio.

Quante eresie, quanti errori esegetici, quante contraddizioni ideologiche, quanti scismi che hanno segnato la storia cristiana… quante lacerazioni e quanti errori abominevoli, basti pensare al periodo della Santa Inquisizione, quasi una persecuzione ad opera di cristiani verso i cristiani stessi, molto più grave di quella dei Romani pagani verso i cristiani, perché si trattava di abusi e sopraffazioni tra fratelli, tra seguaci dello stesso Cristo!

La logica o meglio l’illogicità umana ha portato l’uomo ad errori terribili, eppure era convinto di essere nel giusto, di agire per una santa causa, in nome di Dio addirittura!

Naturalmente si tratta di uomini che si autoconsideravano guidati dallo Spirito di Dio, in realtà erano ben altri spiriti che facevano da padroni.

L’uomo di Dio si distingue per mitezza, bontà, umiltà, benevolenza, pace interiore… chi, per presunzione, arroganza, superbia, ha la violenza nel cuore…  non viene certo da Dio!

Se la Bibbia fosse stata soltanto opera dell’uomo… quante contraddizioni ci sarebbero state, quante deviazioni  e incoerenze!

Invece noi troviamo un solo filo conduttore, un solo Pensiero-Guida espresso attraverso una molteplicità di pensieri fedeli all’Unico Pensiero!

Non è meraviglioso questo?

Non è eccezionale questo?

Non è prova di una Presenza Superiore che interviene nella nostra Storia guidandola con Mano Sicura e Potente?

No, certo che non è una dittatura, non è un muovere semplicemente dei fili… Dio non è un burattinaio…  chi pensa questo, pensa da stolto… perché è un cammino, invece, Mano nella mano, Cuore a cuore, nel cuore dell’uomo il Cuore di Dio, nel pensiero dell’uomo la Sapienza Divina.

È l’uomo che viene reso grande, che viene valorizzato ed innalzato dalla Potenza Divina, che viene accompagnato, guidato, formato, educato dalla Sapienza Divina, che mai fa violenza alla libertà dell’uomo, ma sempre lo istruisce… anche di notte… perché non si smarrisca nelle tempeste diaboliche!

Ma noi, purtroppo, abbiamo perso la capacità di stupirci, di meravigliarci, ci facciamo scivolare tutto addosso come acqua che scorre senza incidere, siamo diventati impermeabili, ci facciamo scorrere tutto addosso senza mai permettere all’acqua di penetrare in noi e dare ristoro all’aridità del cuore, indurito come la terra rimasta asciutta per anni… se non per secoli!

Siamo impenetrabili a noi stessi, impermeabili alla Sapienza Divina, inaccessibili ed inespugnabili nelle nostre arroganze, perché troppi impegni gravano sulle nostre giornate… occuparsi anche dello spirito sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso… ma, in questo caso, sarebbe una Goccia salutare, una Goccia che porterebbe vita laddove vi abita la morte da troppo… lungo tempo!

Pensiamoci!

Pensiamoci non nel senso di pensare e basta, ma nel senso di PENSIAMO-CI cioè pensiamo a noi stessi, per una volta pensiamo davvero a noi stessi, in ciò che è fondamentale per noi; per una volta usiamo un sano egoismo e diamo ascolto ai nostri bisogni interiori che languiscono, che deperiscono nell’astinenza di cibo ai quali sono sottoposti da sempre!

Pensiamo a noi stessi, a ciò che siamo veramente dentro, ascoltiamo i nostri bisogni, i bisogni di quello spirito che anche se ignorato e maltrattato, non ci abbandona certo per nostra innaturale volontà.

Ma resta nel silenzio, in attesa, nella speranza…

PENSIAMO-CI e diamo una risposta a questa speranza… ormai senza speranza da tempo!

 
Ma vediamo, ora, cosa ci dicono, nello specifico, questi versetti del secondo capitolo: nei versetti 10-12 e dal 21 al 24 ritornano a descrivere gli errori dell’empio, la stoltezza del suo pensare, la miseria del pensiero corrotto dal peccato e sotto l’egida del nemico.

Nei versetti centrali, invece, (12-20) si fa un esplicito riferimento alla figura di Cristo: viene espressamente chiarito il ruolo di Cristo nei confronti del peccato, la condanna del peccato, perché noi sappiamo bene che Cristo è venuto a condannare il peccato non il peccatore.

E in che cosa consiste il peccato?

In questo caso riguarda il comportamento di coloro che sono contrari alla Sapienza divina, alla Sapienza dell’Unico Giusto: questa Sapienza è di imbarazzo all’uomo iniquo… perché?

Ovviamente perché rivela le sue iniquità, le sue malvagità, le sue intemperanze, è contrario alle sue azioni, rinfaccia le sue mancanze, condanna la corruzione dei suoi sentimenti, cammina su strade diverse dalle sue, considera ‘’moneta falsa’’ ogni sua azione, li considera spazzatura… dall’altra parte esalta il giusto e il povero, coloro che il mondo considera invece insignificanti.

Ha poi la presunzione di dichiararsi Figlio di Dio… se così pensa… allora mettiamolo alla prova, vediamo se    ’’ verranno gli angeli a salvarlo’’: sono le parole dei versetti 18 e 20, ma sono anche le parole di coloro che lo derivano mettendogli in testa una corona di spine, schiaffeggiandolo e sputandogli in faccia il giorno della crocifissione!

Sono anche le parole dell’uomo che nega la sua divinità e in cuor suo se ne ride per la fine ignominiosa del Figlio Unigenito di Dio!

Queste sono le ignominie umane, la stupidità umana che continua a negare l’evidenza, che continua a mettersi su un Trono che non gli appartiene; è la reazione di chi, scoperto nelle sue fragilità, reagisce innalzandosi al di sopra di se stesso e tuona contro la Verità che ha osato mettere a nudo la vergogna della sua stoltezza.

È come il solito bambino che accusato di aver fatto un danno, reagisce rinfacciando, ad alta voce, i danni a chi lo accusa; è la reazione di chi non vuole o non riesce ad accettare la realtà, semplicemente la realtà.

Al bambino questo è perdonato… dall’uomo che invece si considera adulto… questo è inaccettabile!

Chi tende insidie al Giusto è dunque colui che non accetta che qualcuno gli dica di aver sbagliato, pretende di essere nel giusto e pretende che il mondo riconosca questa sua presunzione, come qualcosa che gli è dovuta, in virtù della sua superiorità autonomamente e liberamente arrogatasi!

E chi asseconda questi atteggiamenti non è meno responsabile di chi li mette in pratica, anzi, se vogliamo, lo è di più, perché vede ciò che non va… e non interviene a favore della Giustizia, per la correzione fraterna, responsabilità di ogni uomo di buon senso e di buona volontà.

Lo stolto è ‘’moneta falsa’’, cioè inganno a se stesso, illusione che prima o poi verrà  sventata, che prima o poi si ritorcerà su se stessa e distruggerà il castello di carte che si era costruito credendolo una fortezza inespugnabile.

Il nostro impegno sarà dunque quello di essere ‘’monete autentiche’’, magari dal valore di pochi centesimi, ma autentiche, perché non è il valore monetario-economico che interessa, quanto l’autenticità del proprio essere, la luce che si riesce ad emanare; una moneta autentica, cioè d’oro, se pur piccola nella sua dimensione, risplende di luce propria, è un raggio di luce che acceca; una moneta falsa, invece, se pur grande nel suo valore commerciale, non emanerà mai luce essendo di bronzo, di rame o magari di ferro.

È la materia ciò che fa la differenza, il materiale provato al fuoco, come oro nel crogiolo… è lì che si stabilisce il vero valore: nel fuoco della sofferenza!

Beato chi viene provato come oro nel crogiolo… il suo valore sarà inestimabile e la sua luce durerà in eterno… perché è stato provato col fuoco e non è stato trovato mancante… ma degno della Vita eterna!

E certo non è un Premio da poco… nonostante questa società tende a minimizzarlo (nel migliore dei casi!)

Ma su questo argomento vi lascio una disquisizione sicuramente di gran lunga migliore di quanto io, nell’immensità della mia ignoranza, potrei indebitamente esprimere … vi riporto uno dei discorsi di Teofilo, che dal 385 al 412 fu «papa» di Alessandria, cioè  il patriarca di quella città, che nel 399 promulgò una dura condanna dell’antropomorfismo, eresia piuttosto diffusa in quel periodo, che attribuiva a Dio sembianze umane e un corpo soggetto alle passioni e alle debolezze umane.

Questo suo discorso sembra sia stato scritto proprio in risposta al pensiero dell’empio, all’errore madornale dell’empio che, nel presupporre di sé, pensa di conoscere i segreti di Dio … allo stesso tempo non crede alla ricompensa delle anime pure… a simili affermazioni la ragione stessa ne viene mortificata e offesa: chi  davvero conosce Dio, non può negare la sua divinità e la sua eternità… chi lo fa… beh, vuol dire che ha un problema di misura: porta troppo in alto se stesso e … chi troppo in alto sale… si sa… cade sovente…  precipitevolissimevolmente!

 Lo stesso padre Teofilo disse: «Con quanto timore, tremore e angustia dobbiamo pensare al momento in cui il corpo si separerà dall’anima. Si muoverà contro di noi l’esercito e la potenza delle forze nemiche, i principi della tenebra, i dominatori cosmici della malvagità, i principati e le potestà, gli spiriti del male. Essi sottoporranno l’anima a una specie di giudizio, ponendole di fronte i peccati commessi consapevolmente e inconsapevolmente, dalla giovinezza fino all’età in cui fu colta dalla morte. Sorgeranno accusandola di tutte le sue azioni. Quale tremore pensi dunque che avrà l’anima in quell’ora, finché non sarà pronunciata la sentenza e verrà liberata? Questa è l’ora della sua angustia, finché non vedrà che cosa le è riservato. Ma anche le potenze divine si ergeranno contro quelle nemiche e metteranno innanzi il bene che essa ha compiuto. Comprendi dunque con quale timore e tremore l’anima starà là in mezzo, finché il suo giudizio riceverà la sentenza da parte del giusto giudice. E, se è degna, ne avranno scorno le potenze nemiche e sarà strappata dalle loro mani. E vivrà libera da ogni preoccupazione, anzi, avrà dimora stabile, come sta scritto: In te è la dimora di tutti coloro che si rallegrano. Allora si compirà la parola: Là è travaglio, dolore e gemito. L’anima liberata se ne andrà verso quella ineffabile gioia  e gloria, in cui avrà dimora. Ma se si troverà che nella sua vita è stata negligente, udrà la terribile voce: Sia tolto l’empio, così che non veda la gloria di Dio. Allora piomberà su di lei il giorno dell’ira, della tribolazione, dell’angustia, giorno di oscurità e di caligine. Condannata alle tenebre esteriori e al fuoco eterno, sarà punita per secoli infiniti. Dove sarà allora la gloria del mondo? Dove la vanità? Dove le delizie, il piacere, i sogni? Dove il riposo? Dove le lodi, le ricchezze, le nobili origini? Dove padre, madre, fratello? Chi di loro potrebbe liberare l’anima arsa dal fuoco e prigioniera di tormenti terribili? Di fronte a ciò, quali dobbiamo essere, in santi comportamenti e pietà? Quale amore dobbiamo possedere? Quali i nostri costumi, quale il modo di vivere, quale il nostro comportamento? Quanta l’esattezza, la preghiera, la fermezza? Dice infatti: Aspettando queste cose cercate di essere trovati in lui senza macchia e senza colpa, in pace, per essere resi degni di udire lui che dice: Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, nei secoli dei secoli. Amen».

Si dice ancora che…

 Il beato arcivescovo Teofilo si recò un giorno sul monte di Nitria. L’abate del luogo gli venne incontro. L’arcivescovo gli dice: «Padre, che cosa hai trovato di speciale in questa via?». «L’accusare e biasimare sempre se stessi», gli dice l’anziano. Il padre Teofilo dice: «Non c’è altra via che questa» .

Non c’è altra via che questa per chi non sopporta la vista del Giusto che si dichiara Figlio di Dio; non c’è altra via per lui, se vuole riservarsi una qualche possibilità di salvezza  che ‘’piangere i suoi peccati’’ come ci dice anche Antonio il Grande, che si ritirò nel deserto per piangere i suoi peccati di vanità.

L’empio vorrebbe distruggere il Giusto, perché gli è d’imbarazzo; nella sua sragionevolezza, non comprende che ‘’ chi è causa del suo mal, pianga se stesso!’’

lunedì 13 gennaio 2014


GLI APOFTEGMI DI ANTONIO IL GRANDE 

(2)
Il padre Antonio, volgendo lo sguardo all’abisso dei giudizi di Dio, chiese:
«O Signore, come mai alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi?

Perché alcuni sono poveri, e altri ricchi?

Perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri?».

E giunse a lui una voce che disse:

«Antonio, bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli»
 
Le risposte di Dio, quelle autentiche, ci sorprendono sempre, perché le sue vie non sono le nostre vie e i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e quando l’uomo, presumendo di sé, vorrebbe fare da giudice al Grande Giudice allora supera ogni limite.
Regina et Mater Monachorum
ora pro nobis




 

Noi che non conosciamo giustizia e non sappiamo amministrare la giustizia vorremmo sindacare la giustizia dell’Unico Giusto!?

È vero che alcune situazioni di ciò che noi consideriamo ingiustizia emergono immediatamente agli occhi, ma è anche vero che molte di quelle ingiustizie sono conseguenze dell’incongruenza umana e non divina.

Il Giudizio divino è un abisso, ci dice Antonio, un abisso rispetto alla pochezza del nostro pensare.

Noi vorremmo scrutare i suoi abissi, ci sentiamo capaci di fare questo, quasi ce lo arroghiamo come diritto e come dovere… in realtà è soltanto l’abisso della nostra miseria che ci porta a questo.

Capita, molte volte, di sentir gente che pone quesiti su fatti reali o biblici, su quelli che considera ingiustizie, per esempio molti dicono:’’ Perché Dio ha permesso ad Adamo di peccare? Se lui non avesse peccato… noi non vivremmo così, per causa di un uomo perché dobbiamo pagare tutti noi?’’.

E poi ancora:’’ Perché ci manda i terremoti, perché fa morire tante persone innocente? Dov’è Dio? Perché permette questo? Perché ha permesso la strage degli innocenti? Come può essere  giusto se permette la morte di chi non ha colpe?’’ e così via, domanda dopo domanda si distrugge la Giustizia divina, quasi che l’uomo ritenesse di essere più giusto di Lui.

Spaventa vedere con quanta superficialità l’uomo si avvicina alla Giustizia divina, con quanta facilità vorrebbero far ragionare Dio secondo i suoi parametri umani, con quanta presunzione ci si permette di giudicare Dio, quasi si fosse alla pari, anzi… quasi ci si senta superiori a Lui e lo si accusa di ingiustizia. Quanta presupponenza c’è nell’uomo? Quanta boria! Quanta superbia!

Come si risponde, dunque, alle accuse che l’uomo muove a Dio?

Innanzitutto… molte volte, o quasi sempre, quelle che chiamiamo ‘’ingiustizie divine’’ sono frutto delle nostre vanità umane, della nostra presunzione e della nostra imprudenza, la responsabilità è unicamente nostra in virtù della libertà di scelta dataci all’origine; siamo noi che causiamo le stragi, come la casa dello studente crollata in Abruzzo nella quale sono morti tanti studenti: quella casa era stata costruita al di fuori delle regole, con sabbia e non con cemento… quel sangue innocente urla vendetta presso Dio, non è certamente Dio da mettere alla gogna, ma l’abusivismo umano!

In secondo luogo, il Signore le risposte ce le ha già fornite sin dall’inizio: se noi conoscessimo un po’ di più e un po’ meglio la Bibbia, la sua Parola,  che ci ha dato con larghezza e magnanimità, capiremmo che non ci ha tenuto nascosto nessun segreto, Egli ha sempre rivelato all’uomo i suoi giudizi, la sua logica è molto chiara, comprensibile a chiunque… a chiunque, ovviamente, si ponga come ascoltatore e non come inquisitore, come giudice supremo nei confronti di Dio.

 Le risposte ai nostri quesiti sono già stati scritti all’alba della Vita, ma noi pensiamo di sapere già tutto, per cui non andiamo più a cercar le risposte, giudichiamo e basta.

Se conoscessimo una milionesima parte della Parola dataci da Dio… quelle domande che tanto ci fanno sentire grandi e potenti… le butteremmo da soli nel cestino, comprenderemmo da soli la gravità della nostra presunzione.

Ed invece non conosciamo niente e siamo convinti di conoscere tutto!

Povero uomo! Povera Umanità! Ripiena di miseria e convinta di poter puntare il dito verso Dio!

I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri! Ce l’ha detto chiaramente!

È questa l’unica Verità per l’uomo che crede, che crede in Dio… naturalmente!

Per l’uomo che crede solo in se stesso… la verità è un’altra… certo è una sua libertà costruirsi le verità che vuole… ma non può e non deve mai assegnare a Dio le sue misere verità!

Le nostre ingiustizie superano anche la capacità del mondo di contenerle, ma ci autoassolviamo sempre, sul banco degli imputati non restiamo che pochi attimi!

Le ingiustizie apparterrebbero, invece, tutte a Dio!

Certo che la scelleratezza umana non ha proprio limiti!