domenica 22 dicembre 2013


PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
PARTE PRIMA (12-15)

DIO E’ PER LA VITA
[12]Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,
non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,
[13]perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
[14]Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza;
le creature del mondo sono sane,
in esse non c'è veleno di morte,
né gli inferi regnano sulla terra,
[15]perché la giustizia è immortale.




PER RIFLETTERE INSIEME…
Dio è per la vita.


Dio è il Signore della Vita, il Creatore della Vita, l’unico Padrone della Vita, perché Lui stesso è VITA e solo nelle sue Mani può germogliare la Vita, Egli solo può generarla, Egli solo può donarla.

Dio stesso è il principio della Vita.

Se Egli è il Dio della Vita, non può aver in sé la Morte, non può aver creato la Morte, non può aver desiderato la morte per quelle stesse creature che ha creato per la Vita; ci ha creati sani, ci ha creati per l’eternità, per prendere parte al suo banchetto nuziale, per vivere con Lui, per sempre.

Ce l’ha detto. Ce l’ha promesso. Ci ha dato la Sua Parola!

Il Principio della Vita non può coesistere con quello della Morte, sarebbe incoerente per natura.

La Morte è opposta alla Vita, non può convivere con essa.

Se ha creato tutto per l’esistenza, non può smentire se stesso e lasciar precipitare ogni cosa nell’oblìo della Morte.

Il Signore è fedele alle Sue Parole, mantiene la Sua Parola, se la Sua Parola genera la Vita stessa: come potrebbe essere allo stesso tempo generatore di Morte?

Egli non vuole la morte delle sue creature, ma che si convertano e vivano, con Lui, in Lui, per Lui.

È chiaro dunque il progetto di Dio, è chiara la Sua posizione: Egli dona la Vita, vuole la Vita, la Morte non gli appartiene.

Quanto è difficile capire, però, il perché della morte, soprattutto di quella precoce ed innocente, delle  sofferenze che appartengono un po’ a tutti; non ci mettiamo molto ad attribuirgli colpe e responsabilità, lo riteniamo responsabile del male che ci colpisce, della morte che ci strappa ai nostri cari, che lascia famiglie nella disperazione.

Perché Dio ha fatto questo?

Dov’era Dio quando è successo questo?

Perché Dio permette questo?

Le tragedie dei terremoti, delle alluvioni, dei tornadi, dei cicloni, degli tsunami, delle nevicate distruttive, delle estati torride, delle bufere travolgenti, di tutti quei fenomeni che distruggono l’opera dell’uomo e strappano via affetti, incutono timore, lasciano ferite sulla pelle e dentro il cuore.

Come può un Dio che si autodefinisce buono e misericordioso permettere tutto questo?

Come può contraddirsi così clamorosamente? In maniera così evidente?

Che Dio è mai questo che dice di amare le sue creature tanto da mandare Suo Figlio a morire per loro e poi le flagella con ogni tipo di sofferenza?

Chi può più credere alle Sue Parole davanti a questi fatti devastanti?

Chi può più dargli fiducia?

 È un Dio che non merita la fiducia dell’uomo, perché si prende gioco di lui, lo inganna, gli mente, lo tradisce alle spalle.

Gli fa credere che si prende cura di lui e poi appena ha la sua fiducia ecco che lo percuote con la verga della morte, della malattia, della solitudine, dei drammi familiari!

La realtà è questa… o almeno l’uomo è convinto che questa sia la realtà.

 Come rispondere a queste domande schiaccianti? Che non lasciano margini di difesa?

Come rispondere a queste accuse confermate dalle esperienze di ciascuno?

Come rispondere?

La risposta non richiede discorsi teologici né arringhe filosofiche, non richiede nemmeno molte parole, né discorsi arzigogolanti… niente di tutto questo… la risposta è semplice, semplicissima: quando l’uomo vuole scaricarsi dalle sue responsabilità esce fuori di sé e trova qualcun altro a cui affibbiare responsabilità che non vuole prendersi, che non vuole assegnare a se stesso per non frantumare quell’idea beatifica o  peggio ‘’deifica’’ che ha di se stesso.

C’è un modello che rappresenta perfettamente tutta l’Umanità, di oggi, di ieri e di domani: Pilato!

Sì, Pilato, perché come lui l’uomo si lava eternamente le mani, così può credersi pulito, senza colpe, senza responsabilità, pulito davanti alla legge, a quella degli uomini naturalmente, non davanti a quella di Dio.

Dio ci chiama a scegliere, a decidere, a prenderci le nostre responsabilità, a metterci in gioco in maniera consapevole e ad avere il coraggio di riconoscere i nostri errori, i nostri fallimenti, le nostre sconfitte, così come le nostre vittorie e i nostri eventuali meriti.

L’uomo non deve andare fuori da sé e cercare colpevoli per i suoi errori, I SUOI ERRORI, SUOI non quelli di Dio, ma SUOI, ciò che l’uomo condanna ed assegna a Dio è soltanto conseguenza dei suoi errori, delle sue scelte sbagliate, delle sue decisioni sbagliate, delle sue esperienze sbagliate, del suo pensare in maniera sbagliata, del suo autoconsiderarsi in maniera sbagliata, del suo autoelevarsi su piani che non gli appartengono, del suo credersi onnipotente, del suo sperimentare il non sperimentabile, del suo autoconvincersi che tutto gli è possibile.

È l’uomo che sta distruggendo questa Terra, non Dio… non Dio… non Dio!

Dio l’ha creata, è frutto della sua Opera, del Suo Amore: come può volere la sua distruzione?

Il Signore l’ha affidata all’uomo perché se ne prenda cura, ma egli se n’è fatto padrone, l’ha sottomessa, l’ha sfruttata senza criterio, l’ha violentata nelle sue leggi naturali in virtù di una scienza che non fa altro che contraddirsi di epoca in epoca.

Ciò che sembra definitivo, viene ben presto smentito da altre formule che ne contraddicono la certezza definitiva che le era stata attribuita.

Basta guardarsi intorno, basta leggere le relazioni internazionali, basta documentarsi un po’ e si apre un baratro di errori e di sperimentazioni fallimentari che hanno portato il nostro pianeta sull’orlo dell’autodistruzione. Tutto questo è frutto della volontà dell’uomo, non di quella di Dio.

‘’ Non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani’’  è un monito forte, che il Signore mette all’alba della Vita terrena, che non lascia spazi ad interpretazioni errate: la rovina viene dall’uomo, dalle opere che compie con le sue mani.

Se l’uomo avesse il coraggio di guardarsi un po’ dentro, la risposta è lì, sulla porta, non deve nemmeno faticare tanto per cercarla, la risposta è lì: l’uomo è l’autore della sua rovina, della sua morte, delle sue sofferenze.

Basta pensare agli ultimi fatti che la cronaca ci ha proposto: la terra dei fuochi, terra di morte, terra di malattia, terra di sofferenza. Sono morti bambini per tumori: non l’ha voluto Dio, ma sono la conseguenza dei comportamenti dell’uomo!

 Ogni azione ha la sua conseguenza, che non riguarda solo chi la compie, ma tutti, essendo noi una società e quindi legati gli uni agli altri.

L’azione di uno si ripercuote su tutti.

E l’azione dell’uomo si deve relazionare anche con quella di Dio.

La nostra vita è un intreccio tra la volontà di Dio e la libertà dell’uomo.

Questa libertà non consiste nel fare ciò che si vuole, ma nello scegliere liberamente se seguire la Volontà di Dio o la propria.

L’uomo deve decidere fra ‘’ L’amore di Dio fino al disprezzo di se stesso o l’amore per se stesso fino al disprezzo di Dio’’ (Sant’Agostino).

Tutta la vita dell’uomo si gioca su queste due scelte: Dio o il proprio io!

E ci sembra proprio che la scelta sia chiara, chiarissima, e tragica, tragicissima: l’uomo sceglie se stesso e rinnega Dio.

L’uomo è libero di fare la sua scelta, ma l’uomo deve anche essere coerente con le sue scelte: se sceglie di vivere fuori da Dio, deve anche accettare le conseguenze disastrose del suo operare senza Dio!

La morte è entrata nell’uomo per invidia del diavolo, questo lo sappiamo, il C.C.C. ce lo dice molto chiaramente; la morte non era né nei progetti né nella volontà di Dio, ma è stata conseguenza diretta di una scelta dell’uomo: il serpente mi ha ingannata, mi ha detto che potevo mangiare il frutto proibito ed io ne ho mangiato!

Allora capirono di essere nudi e si nascosero.

La cacciata dell’Eden è stato frutto del tradimento di Adamo ed Eva, non del ripensamento di Dio.

Il peccato di superbia che sta all’origine della nostra creazione ci accompagna di Era in Era, non ci ha mai lasciato, non è mai diminuito, anzi negli ultimi tempi è aumentato a dismisura, l’uomo che si crede onnipotente, che crede di poter ‘’generare vita’’ con le sue sperimentazioni a tutto campo.

L’uomo che delira. L’uomo che vive di sé.

L’uomo che si crede Dio… o forse anche superiore a Dio!

Ecco il nostro male. Ecco la causa della nostra autodistruzione.

Ecco la causa della nostra morte. Delle nostre malattie, delle nostre sofferenze.

 Con la fertilizzazione in vitro … oggi tutte le situazioni sembrano superabili… poi ci sono la fecondazione assistita, l’inseminazione artificiale, l’ovodonazione, la maternità surrogata, la maternità per donne single… le manipolazioni genetiche che sembrano a favore dell’uomo… ma che poi si rivolgono contro l’uomo e a quel punto l’uomo non può puntare il dito contro Dio, non è stato Dio a decidere, a scegliere, ma l’uomo: si prenda dunque l’uomo le sue responsabilità.

Quest’uomo che si crede onnipotente fa fatica ad assumersi le sue responsabilità!

Come un bambino di tre anni che dopo aver rubato la marmellata dice che è stato suo fratello!

L’uomo vuole arrogarsi il titolo di ‘’creatore della vita’’, simile e potente al pari di Dio, ma è solo un manipolatore, la scienza umana viene deificata, diventa ‘’SCIENZA DIVINA’’, o meglio… l’uomo si convince che la sua scienza sia scienza divina, suprema, assoluta… che può tutto… che tutto gli è possibile, stravolgendo la Legge stessa alla quale la sua stessa natura è sottomessa… di esempi ce ne sono tanti, ne riporto uno per tutti… in un forum su un sito riguardante la procreazione, un dottore ha risposto così a chi gli chiedeva su come poter aver un figlio: ‘’Con la fertilizzazione in vitro e soprattutto la ICSI oggi tutte le situazioni sembrano essere superabili, questo permette di superare anche la migrazione verso centri esteri che era giustificato negli anni bui della piena applicazione della legge 40 del 2004 che rendeva la regolamentazione italiana molto restrittiva. Oggi però per fortuna la legge 40 è nella sua quasi totalità abrogata per incostituzionalità… il vasto dibattito che si svolge a proposito della fecondazione eterologa fa sperare che anche questo divieto cadrà in Italia e le coppie saranno in grado di curarsi pienamente nel nostro paese.’’

È una risposta che non necessita di commenti, solo una sottolineatura: quella che questo dottore  chiama ''fortuna... speranza'' e definisce ‘’cura’’ altro non è se non una serie di omicidi legali, ancora più inaccettabili perché si tratta di bambini, bambini fin dall’inizio… un bambino non diventa bambino a 6 mesi, ma lo è fin dal primo momento del suo concepimento… si nasce bambini non lo si diventa nel corso del tempo!

Noi siamo stati bambini sin dal primo istante, non dopo 3... 6... o 9 mesi, non dopo la nascita.

La distruzione del genere umano viene per mano dell’uomo che uccide i bambini nel grembo materno con iniezioni di acido che corrode le membra di una creatura indifesa e innocente!

Ecco come la rovina viene per mano dell’uomo!

Ecco come l’uomo uccide se stesso. Ecco come l’uomo è causa del suo stesso male.

Ecco come l’uomo nella sua superbia si libera da ogni responsabilità e punta in alto il dito!

L’uomo per una volta faccia i conti con se stesso. Con se stesso. Con se stesso!

Troverà quelle risposte scomode alle domande fatte sopra, le troverà da solo, le troverà per forza… perché la verità non si nasconde, la verità viene subito dopo le bugie!

L’uomo ha stravolto la logica della Vita, fa passare per cosa buona ciò che buono non è!

Non si può chiamare ‘’cura’’ ciò che passa per la morte di qualcun altro!

 È un controsenso. È incoerenza!

Ciò che viene chiamata ‘’cura’’ è frutto di morte: come può pensare di avere come scopo la vita se prima uccide la vita stessa?

Ecco le risposte davvero scomode, le risposte impossibili, perché richiedono una rilettura di se stessi, un chiarimento a se stessi di ciò che si vuole: se si vuole la vita non si può passare attraverso la morte!

E poi… basti pensare a quella che viene definita ‘’dolce morte’’, all’inganno perpetrato alle spalle dell’uomo da parte dell’uomo stesso che pensa di sapere ciò che è bene e ciò che è male, quando è tempo per vivere e quando è tempo per morire.

Come ci facciamo ingannare facilmente, basta cambiare un termine e tutto diventa il contrario di tutto: la parola ‘’morte’’ basta farla procedere dall’aggettivo ‘’dolce’’ e tutto diventa buono, giusto, anzi necessario.

Alla parola ‘’bambino’’ basta sostituire ‘’feto, ovulo… ovocita…’’ e diventa una ‘’non-vita’’, quindi cavia di sperimentazione, oggetto da manipolare e da uccidere all’occorrenza!

Se cambia la terminologia non cambia la sostanza!
E' vita sin dall'inizio, non diventa vita improvvisamente dopo tre mesi, ma lo è dal primo istante!

Ciò che vita  non è  non potrà mai diventarlo !
Se invece è vita... lo sarà per sempre!

Ma come possiamo farci ingannare così!

La morte viene per mano dell’uomo.

Il Signore non ha messo veleno di morte dentro di noi, il veleno ci viene dal nemico di Dio che l’ha iniettato dentro di noi all’origine della Vita e noi gli permettiamo ancora oggi, anzi oggi più che mai,  di fare il suo corso… e siamo convinti che è cosa buona!

Basterebbe che l’uomo usasse un po’ la sua logica e già capirebbe l’inganno… ma la sua logica è avvelenata e da solo non riuscirà mai a leggere le cose per quelle che sono veramente!

Dio ci porge la Sua Mano, ci dà la sua Sapienza, ci aiuta a leggere tutto nella giusta ottica… ma noi siamo troppo orgogliosi per afferrare la sua Mano e dire GRAZIE!

Basterebbe dire solo ‘’Grazie’’ e tutto sarebbe diverso!

Basterebbe un semplice grazie e sparirebbe tutto l’odio, la superbia, l’orgoglio, l’arroganza, la presunzione … il veleno satanico che distrugge l’Amore riversato da Dio nella sua creatura.

Basterebbe un grazie!

Ma quel GRAZIE costa il riconoscimento degli errori umani, del delirio umano, costa il riconoscimento della miseria umana, della fragilità umana… perciò è un grazie che non verrà mai;  è più facile accusare altri e tirarsi fuori dal gioco che mettersi in gioco e riconoscere di aver ingannato se stesso credendosi ciò che non è e che non potrà mai essere: l’uomo è uomo, Dio è Dio.

DIO SI È FATTO UOMO, MA L’UOMO NON POTRÀ MAI FARSI DIO!

Dio ha creato tutto per l’esistenza, l’uomo distrugge tutto per negligenza!

Dio è per la vita.

L’uomo, invece, che ha dentro se il veleno della morte, non potrà mai darsi la vita, potrà solo chiamare vita ciò che è morte, bene ciò che è male… potrà solo continuare ad illudersi… come un bambino… raccontarsi le favole…. ma le favole sono per i bambini per questo hanno il lieto fine… non vanno bene per gli adulti… la cui fine farà i conti con la giustizia di Dio che è immortale!
PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE PRIMA (6 - 11)
 
[6]La sapienza è uno spirito amico degli uomini;
ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra,
perché Dio è testimone dei suoi sentimenti
e osservatore verace del suo cuore
e ascolta le parole della sua bocca.
[7]Difatti lo spirito del Signore riempie l'universo
e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.
[8]Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste,
la giustizia vendicatrice non lo risparmierà.
[9]Si indagherà infatti sui propositi dell'empio,
il suono delle sue parole giungerà fino al Signore
a condanna delle sue iniquità;
[10]poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa,
perfino il sussurro delle mormorazioni
non gli resta segreto.
[11]Guardatevi pertanto da un vano mormorare,
preservate la lingua dalla maldicenza,
perché neppure una parola segreta sarà senza effetto,
una bocca menzognera uccide l'anima.


PER RIFLETTERE INSIEME…
È bello vedere come il Signore parla apertamente alla sua creatura, senza nascondergli niente, rivelandogli le viscere della Sua Sapienza, permettendo alla pochezza dell’intelligenza umana di poter attingere alla Fonte dell’Eterna Sapienza!
Egli dice:’’ La Sapienza è uno spirito amico degli uomini’’ e beati noi che abbiamo come amico lo spirito di Sapienza del nostro Dio!

E  poveri noi… perché non solo non sappiamo rendere grazie al Signore per il Dono della Sua Sapienza, ma glielo rifiutiamo anche, rifiutiamo la sua amicizia, rifiutiamo i suoi Doni, rifiutiamo la sua Bontà, rifiutiamo la sua attenzione per noi… rifiutiamo Dio e confidiamo unicamente nella miseria della sapienza umana.

Il nostro pensiero è talmente corrotto che ci impedisce di comprendere la grandezza di questo Dono che non solo dovremmo accogliere come una Grazia immensa, ma implorarla ogni giorno, affinchè le nostre azioni e i nostri comportamenti siano giusti, retti e graditi a Lui.

 Beati noi che siamo sotto lo sguardo amorevole e misericordioso del Signore, sotto il suo occhio attento che non ci lascia mai da soli, che non si stanca mai di noi, che non è mai distratto, che  non ci abbandona mai, che è pronto a sostenerci, a soccorrerci in qualunque momento, a difenderci dalle ingiustizie, a farci giustizia, a proteggerci in ogni occasione…

Beati noi… perché Egli è grande e riempie di sé ogni cosa.

Beati noi che siamo suoi figli… non potevamo avere un Padre migliore di Lui!!

Un Padre che ci culla tra le sue braccia, che ci riscalda col suo respiro, che ci stringe al suo cuore, che ci protegge con le parole della sua bocca e ci accudisce come una Madre, che ci istruisce anche di notte, che ci guida con Mano sicura, che ci copre con la sua ombra se un nemico si accampa per tenderci un tranello, che esce di notte per ritrovarci se ci siamo persi, che  ci riporta al sicuro nella Sua Casa anche quando siamo fuggiti rinnegando il suo Amore e sperperato i suoi doni !

Beati noi che abbiamo un Padre così!

Beati noi!

Beati noi che abbiamo un Padre che riconosce ogni singola voce dei suoi figli, che conosce ogni singolo nome, che scruta ogni singolo cuore, che veglia su ogni singolo pensiero, che porge l’orecchio ad ogni suono, ad ogni bisbiglio, ad ogni sussurro  della nostra bocca… oh beati noi! Beati noi!

Beati noi che abbiamo un Dio che ci fa giustizia, un Dio che ama alla follia la sua creatura!
Sì beati noi!

Beati noi se potremo dire  ’ho scrutato le mie vie, ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti (salmo 118, 59-60);

Sarò sicuro nel mio cammino perché ho ricevuto i tuoi voleri (salmo 118, 45).

Scrutami signore e mettimi alla prova raffinami al fuoco  il cuore e la mente (salmo25, 2)’’.

Beato chi affida al Signore il suo peso,  Egli lo sosterrà,  non permetterà mai che il giusto vacilli.

Poveri noi, però, se la nostra bocca è come quella degli stolti che pensano: ‘’ Dio non esiste’’.  

Poveri noi!

‘’Guai a chi ha la sua bocca più untuosa del burro è nel cuore ha la guerra; più fluide dell’olio le sue parole, ma sono pugnali sguainati.’’(salmo  54,22)

Guai a chi proferisce cose ingiuste, perché il Signore non lascerà impunito chi insulta con le labbra, chi compie iniquità, chi mormora vanamente, chi proferisce maldicenze, chi moltiplica discorsi superbi,  chi fa uscire dalla sua bocca arroganza … perché il Signore è il Dio che sa tutto e le sue opere sono rette (1 Sam 2, 4); perché il Signore è un Dio geloso ed ama pienamente, un Padre premuroso ed ama profondamente, un Giudice misericordioso e perdona abbondantemente, ma  è anche un Giudice giusto, Egli fa giustizia ai poveri, agli orfani e alle vedove, all’uomo indifeso, all'uomo perseguitato, all'uomo che ha subito ingiustizia da parte dell'uomo, a colui che a Lui s’affida.

Dice il Signore: ‘’ Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza. Hanno paura a Sion i peccatori, lo spavento si è impadronito degli empi. Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante? Chi di noi può abitare tra fiamme perenni? Chi cammina nella giustizia ed è leale nel parlare, chi rigetta un guadagno frutto di angherie e scuote le mani per non accettare regali’’ (Is 33,13 – 16).

Beato chi cammina nella giustizia e parla con lealtà perché il Signore ‘’giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine’’ (salmo 97)

La Giustizia si addice solo a Dio, l’Unico Giusto e tre volte santo ‘’ Re potente che ami la giustizia, tu hai stabilito ciò che è retto, diritto e giustizia tu eserciti in Giacobbe’’ (salmo  98).

mercoledì 18 dicembre 2013

DIARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA
 
 G.M.G. DIO E ANIME.

Varsavia, I.VIII.1925 L'INGRESSO IN CONVENTO. (II PARTE)
A casa mia però, non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare
contro molte difficoltà, ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò
ad invadermi sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava,
per quanto fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della
vita religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi
altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande, che
nulla avrebbe potuto colmarlo. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia
anima assetata di Lui. Fu durante l'ottava del Corpus Domini. Dio inondò
l'anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più
profondamente come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi
quanto Dio mi amasse: dall'eternità il suo amore per me! Fu durante i
vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano dal cuore, feci a Dio
voto di castità perpetua. Da quel momento provai una maggiore intimità
con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel mio cuore una celletta
dove m'incontravo sempre con Gesù. Venne finalmente il momento in cui
s'aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia
della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di
essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la
preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m'accorsi che qui
era così poco il tempo dedicato all'orazione e che c'erano molte altre cose
che mi spingevano nell'intimo ad entrare in un convento di regola più
stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non
era questa la volontà di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella
tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di
parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento.
Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere
alla Madre Superiora. Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina
e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni
nulla nel mio intimo; solo s'impadronì di me una strana inquietudine che
non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di
rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S.
Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore
erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta,
nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a
pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio,
come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse
dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il
gemito di un'anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era
consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento,
nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto
addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla
coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare,
domandai a Gesù: « Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù
rispose: « Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo
ordine. È qui che t'ho chiamata e non altrove e ho preparato
per te molte grazie ». Domandai perdono a Gesù e mutai all'istante la
decisione che avevo presa. Il giorno dopo ci fu la nostra confessione.
Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia anima ed il confessore
mi rispose che era evidente in ciò la volontà di Dio, che dovevo rimanere
in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno pensare ad un altro
ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta. Poco tempo
dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre
due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po' fuori Varsavia. In quel
tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù
mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi
dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un
momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una
folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande
fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare.
Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode
non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il
loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro
maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che
visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del
Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con
loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla
porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse:
« La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia».
Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del
purgatorio.

martedì 17 dicembre 2013


Per il compleanno di papa Francesco abbiamo pensato
ad un regalo speciale
una cosa che sicuramente gli sarà molto gradita
e gli farà senz’altro piacere:
 UNA PREGHIERA… LA NOSTRA PREGHIERA:
‘’Eterno Padre,
Tu ci hai dato un santo Padre
che è molto simile a te
e noi che gli vogliamo tanto bene,
vogliamo affidartelo
e vogliamo pregarti di custodirlo sempre,
di benedirlo e di lasciarlo in mezzo a noi
 ancora per un lungo tempo
perché ne abbiamo bisogno tutti,
abbiamo bisogno di uno  che…
 è uguale a Te… ma  è anche uno di noi;
che conosce la Tua Parola
ma parla la lingua del popolo;
che parla con Te
e parla ad ognuno di noi;
che ama te ed ama noi, uno per uno;
che bacia la Croce di Tuo Figlio
 e bacia ogni nostro figlio;
che soffre con Te e per Te
e soffre per ogni uomo che è lontano da Te;
che prega Te  e prega per ogni uomo
che ha smarrito la strada che porta a Te
che  segue Te che ci guidi col tuo vincastro
e poi cerca noi negli angoli bui delle nostre periferie;
che è gradito a Te perché è mite e umile di cuore
come Tuo Figlio
ed è gradito a noi
perché conosce la sofferenza
le debolezze, la povertà dei tuoi figli;
perché ci accoglie nel Tuo Santo Nome
e ci fa sentire il calore della Tua Misericordia;
perché ama la Madre di Tuo Figlio
e ci raduna tutti nel grembo della Madre Chiesa;
perché lui ha Te al centro del suo cuore
e riposiziona Te al centro di ogni nostro cuore
chiuso, smarrito o lontano che sia!
 
Grazie, Eterno Padre, per avercelo donato
grazie per amarci così tanto
da donarci i Tuoi figli migliori!
AUGURI PAPA FRANCESCO!

venerdì 13 dicembre 2013

 
CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

S. Lucia davanti al giudice
(Lorenzo Lotto)
MARTIRIO DI SANTA LUCIA
SECONDO IL CODICE PAPADOPULO

13 dicembre 
La narrazione del martirio di S. Lucia ci è pervenuta in una duplice relazione: quella degli Atti greci e quella degli Atti latini. A giudizio degli studiosi, i più attendibili sono gli Atti greci, che vanno sotto il nome di "Codice Papadopulo", dal nome del prete di rito greco di Palazzo Adriano presso il quale li scoprì lo storico siracusano P. Ottavio Gaetani (1566-1620). Ecco il testo nella traduzione del benedettino Lancia di Brolo e del can. Concetto Barreca, opportunamente ritoccato da Mons. Ottavio Garana.
 
"Lucia nasce a Siracusa sul finire del III secolo, in un periodo compreso fra il 280 e il 290 d.C. (probabilmente nell’anno 284/285). La sua famiglia nobile e molto ricca è tra le più importanti della città. La madre si chiama Eutichia (in greco, Fortunata). Del padre non si hanno notizie certe.
L’infanzia di Lucia è particolarmente felice sia per la sua fede in Cristo sia  per i notevoli mezzi economici della famiglia. Purtroppo all’età di 5-9 anni rimane orfana del padre e questo evento obbliga Eutichia a provvedere da sola alla sua educazione. Intanto Lucia e la madre sono costrette, per sfuggire alle persecuzioni,  a professare di nascosto la religione cristiana. Lucia,  ancora ragazzina, sebbene non manifesti alcun interesse per il matrimonio, è promessa in sposa dalla madre ad un giovane patrizio.
La serenità della famiglia però è turbata dall’aggravarsi delle continue emorragie di cui soffre Eutichia, per la quale i medici non nutrono speranze di sopravvivenza.
Lucia convince la madre a recarsi in pellegrinaggio a Catania presso la tomba di S. Agata,  in occasione dell’anniversario del suo martirio (secondo la tradizione il 5 febbraio) per chiedere la grazia della guarigione. Giunte a Catania, durante la celebrazione della messa Lucia e la madre sono colpite dalle parole del brano del Vangelo che racconta dell’emorroissa che aveva ricevuto il dono della guarigione toccando il lembo della veste di Gesù. Dopo la messa, Lucia, mentre prega sul sepolcro, si  addormenta e in sogno le appare S. Agata che  le promette la guarigione della madre e le anticipa che diventerà santa.  
Appena sveglia, Lucia si accorge dell’avvenuto miracolo:  la promessa della Santa si è avverata. La giovane, che già da tempo aveva deciso di consacrarsi a Dio, sostenuta dalla forza delle parole pronunciate da S. Agata, torna a Siracusa e comunica alla madre la volontà di non sposarsi  e di aiutare i poveri e i bisognosi della città donando tutte le loro ricchezze. La madre tenta di dissuaderla, ma alla fine ne accetta la volontà e l’ aiuta nella realizzazione dei suoi progetti.
La notizia che le due donne vendono i loro averi per distribuirne il ricavato ai poveri si diffonde rapidamente e arriva all’orecchio del pretendente di Lucia, il quale chiede spiegazioni ad Eutichia. La donna lo rassicura, dicendogli che la vendita sarebbe servita per un buon investimento. Tranquillizzato, il ragazzo torna a casa, ma quando viene a sapere che Lucia è cristiana, preso dall’ira, la denuncia all’arconte di Siracusa (Pascasio) che subito la fa arrestare.
Pascasio, fatta prendere Lucia, le ordinò di sacrificare agli dei.

Lucia gli disse: "Sacrificio puro presso Dio è il visitare le vedove, gli orfani, i pellegrini, gli afflitti e i bisognosi ed è da tre anni che offro tale sacrificio, erogando tutto il mio patrimonio; e poiché non è possibile sacrificare nell'aldilà, offro me stessa, ostia vivente a Dio, e faccia Egli della mia vita ciò che gli piace".
"Tutto ciò - disse Pascasio - vai a contarlo agli stolti come te, non a me che debbo eseguire gli ordini degli imperatori e perciò non posso prendere in considerazione simili fandonie".
Lucia disse: "Tu osservi i decreti degli imperatori così come io giorno e notte medito la legge del mio Dio; tu temi i loro ordini, io adoro il mio Dio; tu non vuoi loro resistere, né in alcun conto disubbidire, e come dunque potrei io dire o fare cosa contro il mio Dio? Tu cerchi di piacere a loro, io al mio Dio; fai tu dunque quel che credi dover fare, ed io opero secondo è grato all'animo mio".
Pascasio disse: "Tu hai dissipato le tue ricchezze fra i crapuloni e i dissoluti".
Lucia rispose: "Io ho messo al sicuro i miei beni e il mio corpo non ha tollerato l'impurità".
Pascasio soggiunse: "Tu sei la dissolutezza in persona".
Lucia rispose: "Siete voi che costituite la stessa disonestà, voi, di cui l'Apostolo dice: Corrompete le anime degli uomini per apostatare dal Dio vivente e servire al diavolo e agli angeli suoi, che sono in perdizione, voi, i quali anteponendo la caduca volontà ai beni eterni, venite esclusi dai gaudi sempiterni".
Pascasio disse: "Finiranno le parole quando verranno i fatti".
Lucia rispose: "Io sono una serva dell'Eterno Iddio ed Egli ha detto: Quando sarete condotti dinnanzi ai re ed ai principi non vi date pensiero del come o di ciò che dovete dire poiché non sarete voi che parlate ma lo Spirito santo è che parla in voi".
"Oh, dunque, tu credi - disse Pascasio - di avere lo Spirito Santo?".
Lucia rispose: "L'Apostolo ha detto: I casti sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi".
Pascasio disse: "Ti farò condurre in un luogo infame e quando incomincerai a vivere nel disonore, cesserai di essere il tempio dello Spirito Santo".
Lucia disse: "Non viene deturpato il corpo se non dal consenso della mente; se metterai incenso nelle mie mani e con esse sacrificherai agli idoli, Dio sa in qual modo si offre, poiché Egli giudica la coscienza ed aborrisce dal violentatore della pudicizia come da una specie di ladro o di sanguinario. Che se tu ordini che io subisca violenza contro la mia volontà sarà duplicata la corona della mia castità".
Pascasio disse: "Se non ubbidirai alle leggi degli imperatori avrai crudelissimi tormenti".
Lucia rispose: "Giammai potrai smuovermi dal mio proposito e farmi acconsentire al peccato; ecco che il mio corpo è in tuo potere, pronto ad ogni tortura. Perché indugi? Comincia ad eseguire quello che vuole il diavolo, tuo padre".
Allora Pascasio, furioso, comanda ai lenoni di prenderla e di adunare a vergogna di lei tutta la plebaglia, affinché le fosse fatto oltraggio e morisse nel disonore. Ma quando si tentò di trascinarla verso il luogo infame, lo Spirito Santo le diede tale immobilità che nessuno riusciva a smuoverla dal sito in cui era.

Si aggiunse un gran numero di soldati, che la spingevano violentemente; anch'essi, sfiniti dal grave sforzo, venivano meno, mentre la Vergine di Cristo restava immobile. Indi le avvinghiarono delle funi alle mani ed ai piedi, e tutti insieme cominciarono a tirarla, ma essa stava ferma come un monte.
1Allora l'Arconte cominciò ad infastidirsi e, convocati i maghi e i sacerdoti idolatri, comandò che scongiurassero gli dei per farla muovere; ma, accintisi, a nulla valsero.
Allora Pascasio comandò che la cospargessero di urina, stante che i sacerdoti andavano dicendo che certamente stava immobile per forza di sortilegi.
Indi ordinò che si aggiogassero dei buoi per trascinarla ma neanche ricorrendo a ciò riuscirono a smuovere la Vergine di Cristo, che lo Spirito Santo manteneva immobile.
Come avrebbero infatti potuto smuoverla le mani dei peccatori? Pascasio disse: "O Lucia quali sono le tue arti magiche?"
La Santa però rispose: "Queste non sono arti magiche, ma è la potenza di Dio".

Il seppellimento di S. Lucia
(Caravaggio)
Pascasio disse: "Come e perché, fanciulla come sei, neppur mille ti hanno potuto smuovere?"
Al che la Santa: "Anche quando ne aggiungerai altri mille sperimenteranno quello che disse lo Spirito Santo: Cadranno mille alla tua destra e diecimila alla tua sinistra, ma nessuno potrà accostarsi a te.
Si crucciava intanto l'insano, ricercando con qual supplizio potesse far perire la Vergine, la quale gli disse gridando: "Misero Pascasio, a che ti affliggi? Perché impallidisci? Perché, perché ti struggi per il furore nei pensieri? Ecco tu hai avuto la prova che io sono tempio di Dio, credi dunque in Lui?"

Quegli invece, udendo queste cose, diveniva più furibondo ed ecco comanda che fosse acceso un gran fuoco attorno a lei e che vi si gettassero pece, resina, olio e fascine, affinché fosse al più presto consumata la Vergine che pubblicamente li confondeva.

Ella però nel nome del Signore rimaneva immobile dicendo: "Io pregherò il Signor Nostro Gesù Cristo affinché questo fuoco non mi molesti; io poi che ho fede nella Croce di Cristo dimostrerò intanto a te che ho impetrato un prolungamento alla mia lotta, così farò vedere ai credenti in Cristo, la virtù del martirio e ai non credenti toglierò l'accecamento della loro superbia".
Allora gli amici dell'arconte spregiando queste parole, la condussero altrove per finirla con la spada. E S. Lucia, piegate le ginocchia, pregò alquanto e rivoltasi agli astanti disse: "Ecco, io annunzio a voi che sarà data la pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano intanto decadranno dall'impero e, come la città dei catanesi ha in venerazione S. Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore Nostro Gesù Cristo osservando di cuore i suoi comandamenti".
Dette queste cose, la decapitarono. Nello stesso luogo poi, dove rese lo spirito, edificarono a Lei un tempio, nel quale i fedeli accorrono alle Sue reliquie, ottengono, per Sua intercessione, grazie e guarigioni dalle malattie, glorificando il Signor Nostro Gesù Cristo, al Quale sia onore e potenza nei secoli dei secoli.