lunedì 25 novembre 2013




CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...



B. LUIGI BELTRAME QUATTROCCHI
B. MARIA CORSINI
25 NOVEMBRE
Luigi Beltrame Quattrocchi nacque a Catania il 12 gennaio 1880. Laureato in giurisprudenza, conobbe Maria Corsini con cui si sposò. Dalla loro unione nacquero quattro figli.
Maria si impegnò in una indefessa  attività apostolica. Nel 1914, a seguito del terremoto di Avezzano, si prodigò nell’assistenza ai feriti e iniziò la catechesi alle donne preso la parrocchia di S. Vitale.
Nel 1915 soccorse spiritualmente i soldati della Prima guerra mondiale ricoverati nei diversi ospedali di Roma. Nel 1917 divenne Terziaria Francescana e nel 1919 venne accolta nella congregazione delle Dame dell’Immacolata. Nel 1920 entrò nelle file del Consiglio Centrale dell’Azione Cattolica Femminile e divenne membro effettivo del Segretariato Centrale di Studio. Morì il 25 agosto 1965.
Luigi si prodigò in un proficuo apostolato e prese parte all’associazionismo cattolico: cooperò con l’ASCI, fondò un oratorio festivo nella basilica di S. Pudenziana, poi Reparto Scout Roma XX.
Dal 1921 al 1927 fu Consigliere generale dell’ASCI. Collaborò anche all’Azione Cattolica Maschile e nei Comitati Civici. Preziosa fu, infine, la sua presenza come barelliere per l’UNITALSI.
Morì il 9 novembre 1951.
 Furono beatificati il 21 ottobre 2001 da Giovanni Paolo II.


S. CRISOGONO
24 NOVEMBRE

Crisogono è uno dei martiri menzionati nella prima preghiera eucaristica della Messa di rito romano. Di lui si sa soltanto che ha subìto il martirio ad Aquileia intorno all’anno 300.
Venerato nell’Italia settentrionale, il culto fu introdotto anche a Roma dove venne dedicata a lui una chiesa a Trastevere.

FOGLIO LITURGICO SETTIMANALE

trentaquattreesima settimana del Tempo ORDINARIO Anno C


Cristo, Signore della pace e dell'unità

Commento al Vangelo Lc 23,35-43
 
Sulla croce sembra finire tutto. Tutto sembra tornare come prima. Anzi, peggio di rima, perché il male sembra aver vinto ancora e le delusioni seguono le illusioni. Non è così. Gesù, morendo per noi, ha vinto e contemplarlo Crocifisso è vederlo Signore e Re, principio della nuova sapienza, amore senza limiti.
 
I capi, insieme ai soldati, lo deridono e scuotono il capo. Il solo pensiero dell’uomo – la propria salvezza – è sempre concepito a spese dell’altro, ma il contrario. Questa salvezza egoistica è perdizione, solo chi si perde per amore, si salva. A chi ci ha donato l’acqua della vita, abbiamo dato in cambio l’aceto della morte.
 
Il titulum inciso sulla croce è cosa seria. La signoria di Gesù è quella dell’amore, la sua debolezza è la forza di Dio. Bestemmia è non riconoscere un amore che si mostra, in croce, tutto svelato. Uno dei criminali a fianco del Signore lo intuisce ed entra in paradiso; l’altro è accecato e si dispera. Il ‘’buon ladrone’’ sente la vicinanza di Dio alla sua maledizione e si salva.
 
Ogni altro miracolo non ci avrebbe convinti del suo amore. L’impotente vicinanza e la solidarietà con la nostra morte tolgono ogni dubbio: Dio è amore e ci ama. È significativo che il ladrone in croce è l’unico che chiama Gesù per nome. Gesù: Dio salva. Muore a braccia aperte perché nessuno potesse sentirsi abbandonato, Gesù è l’Emanuele, il paradiso di Dio in mezzo a noi.
 
La grande preghiera di Gesù al Padre per i peccatori: ‘’Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno’’ dice tutta la misericordia di Dio. Sarà la stessa preghiera di quelli di Cristo , a cominciare dal diacono Stefano, primo martire.
 
Attorno alla croce ci sono molte persone: malfattori, popolo, capi, soldati… sono Gentili e Giudei. In realtà c’è tutta l’umanità, fin dal primo uomo. Golgota, vuol dire cranio. E lì – si pensa ò sia stato sepolto il primo uomo, Adamo, ad aver perso il paradiso.

 
CARITA’
 
Un ‘’GIACINTO’’ per le Filippine e le missioni
Acquista un giacinto e sostieni le Filippine
nel dramma dell’alluvione
 
 
Domenica 24 novembre2013
34ª DEL TEMPO ORDINARIO
GESU’ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
2 Sam 5,1-3; Col 1,12-20; Lc 23,35-43
 
Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno

Ore 11.00 S. Messa

Ore 17.00 S. Messa

                 Ore 18.00 Catechesi AC Adulti
Lunedì 25 novembre
Dn 1,1 – 20; C Dn 3,52-56; Lc 21,1-4

Vide una vedova povera, che gettava due monetine.
 
 Ore16.45 Rosario
 
Ore17.00 S. Messa – Chiesa San Rocco
Martedì 26 novembre
Dn 2,31-45; C Dn 3,57-61; Lc 21,5-11

Non sarà lasciata pietra su pietra.
 
Ore16.45 Rosario
 
Ore17.00 S. Messa
Mercoledì 27 novembre
Dn 5,1-6.13-17.23-28; Lc 21,12-19

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
 
 Ore16.45 Rosario
 
Ore17.00 S. Messa
Giovedì 28 novembre
Dn 6,12-28; Lc 21,20-28

Gerusalemme sarà calpestata dai pagani.
Ore 15.00 Esposizione SS. Sacramento

Ore 16.45 Adorazione ragazzi

Ore 17.30 Adorazione Comunitaria
Venerdì 29 novembre
Dn 7,2,14; C Dn 3,757-81; Lc 21,29-33

Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino
 
Ore16.45 Rosario
 
Ore17.00S. Messa - Novena Imm.

Ore 21.00 Catechesi biblica
Sabato 30 novembre
Rm 10,9-18; Sal 18; Mt 4,18-22

Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono
 
Ore16.45 Rosario
 
Ore17.00 S. Messa – Novena Imm.
Domenica 1 dicembre 2013
1ª DI AVVENTO (letture  del ciclo A)
Is 2,1-5; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44
 
Vegliate, per essersi pronti al suo arrivo
 Ore 11.00 S. Messa

Ore 17.00 S. Messa
                 
                   Ore 18.00 Catechesi AC Adulti
 
 
VITA PARROCCHIALE
  • Domenica 24 novembre ore 18.00 A.C. Catechesi Adulti
  • Giovedì, giornata eucaristica - Confessioni ore 15.30-17.30
  • Venerdì, ore 21.00 Scuola della Parola
  • Sabato , Catechesi ore 17.00 giovanissimi, ore 18.30 giovani
  • Domenica 1 dicembre ore 18.00 A.C. Catechesi Adulti
 
 
 
Azione Cattolica Parrocchiale
  • A. C. R. - domenica ore 15.30 Salone parrocchiale
  • A. C. R. - giovedì ore 16.45 Adorazione Eucaristica
  • ADULTI - domenica ore 18.00 Catechesi
  • GIOVANI – Sabato: incontro ore 18.30


UDIENZA GENERALE di PAPA FRANCESCO

Piazza San Pietro Mercoledì, 20 novembre 2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!  … Oggi proseguiamo sul tema della remissione dei peccati, ma in riferimento al cosiddetto “potere delle chiavi”, che è un simbolo biblico della missione che Gesù ha dato agli Apostoli.
Anzitutto dobbiamo ricordare che il protagonista del perdono dei peccati è lo Spirito Santo. Nella sua prima apparizione agli Apostoli, nel cenacolo, Gesù risorto fece il gesto di soffiare su di loro dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23). Gesù, trasfigurato nel suo corpo, ormai è l’uomo nuovo, che offre i doni pasquali frutto della sua morte e risurrezione. Quali sono questi doni? La pace, la gioia, il perdono dei peccati, la missione, ma soprattutto dona lo Spirito Santo che di tutto questo è la sorgente. Il soffio di Gesù, accompagnato dalle parole con le quali comunica lo Spirito, indica il trasmettere la vita, la vita nuova rigenerata dal perdono.
Ma prima di fare il gesto di soffiare e donare lo Spirito, Gesù mostra le sue piaghe, nelle mani e nel costato: queste ferite rappresentano il prezzo della nostra salvezza. Lo Spirito Santo ci porta il perdono di Dio “passando attraverso” le piaghe di Gesù. Queste piaghe che Lui ha voluto conservare; anche in questo momento Lui in Cielo fa vedere al Padre le piaghe con le quali ci ha riscattato. Per la forza di queste piaghe, i nostri peccati sono perdonati: così Gesù ha dato la sua vita per la nostra pace, per la nostra gioia, per il dono della grazia nella nostra anima, per il perdono dei nostri peccati. È molto bello guardare così a Gesù!
E veniamo al secondo elemento: Gesù dà agli Apostoli il potere di perdonare i peccati. È un po’ difficile capire come un uomo può perdonare i peccati, ma Gesù dà questo potere. La Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di aprire o chiudere al perdono. Dio perdona ogni uomo nella sua sovrana misericordia, ma Lui stesso ha voluto che quanti appartengono a Cristo e alla Chiesa, ricevano il perdono mediante i ministri della Comunità. Attraverso il ministero apostolico la misericordia di Dio mi raggiunge, le mie colpe sono perdonate e mi è donata la gioia. In questo modo Gesù ci chiama a vivere la riconciliazione anche nella dimensione ecclesiale, comunitaria. E questo è molto bello. La Chiesa, che è santa e insieme bisognosa di penitenza, accompagna il nostro cammino di conversione per tutta la vita. La Chiesa non è padrona del potere delle chiavi, ma è serva del ministero della misericordia e si rallegra tutte le volte che può offrire questo dono divino.
Tante persone forse non capiscono la dimensione ecclesiale del perdono, perché domina sempre l’individualismo, il soggettivismo, e anche noi cristiani ne risentiamo. Certo, Dio perdona ogni peccatore pentito, personalmente, ma il cristiano è legato a Cristo, e Cristo è unito alla Chiesa. Per noi cristiani c’è un dono in più, e c’è anche un impegno in più: passare umilmente attraverso il ministero ecclesiale. Questo dobbiamo valorizzarlo; è un dono, una cura, una protezione e anche è la sicurezza che Dio mi ha perdonato. Io vado dal fratello sacerdote e dico: «Padre, ho fatto questo…». E lui risponde: «Ma io ti perdono; Dio ti perdona». In quel momento, io sono sicuro che Dio mi ha perdonato! E questo è bello, questo è avere la sicurezza che Dio ci perdona sempre, non si stanca di perdonare. E non dobbiamo stancarci di andare a chiedere perdono. Si può provare vergogna a dire i peccati, ma le nostre mamme e le nostre nonne dicevano che è meglio diventare rosso una volta che non giallo mille volte. Si diventa rossi una volta, ma ci vengono perdonati i peccati e si va avanti.
Infine, un ultimo punto: il sacerdote strumento per il perdono dei peccati. Il perdono di Dio che ci viene dato nella Chiesa, ci viene trasmesso per mezzo del ministero di un nostro fratello, il sacerdote; anche lui un uomo che come noi ha bisogno di misericordia, diventa veramente strumento di misericordia, donandoci l’amore senza limiti di Dio Padre. Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i Vescovi: tutti siamo peccatori. Anche il Papa si confessa ogni quindici giorni, perché anche il Papa è un peccatore. E il confessore sente le cose che io gli dico, mi consiglia e mi perdona, perché tutti abbiamo bisogno di questo perdono. A volte capita di sentire qualcuno che sostiene di confessarsi direttamente con Dio…. Sì, come dicevo prima, Dio ti ascolta sempre, ma nel sacramento della Riconciliazione manda un fratello a portarti il perdono, la sicurezza del perdono, a nome della Chiesa.
Il servizio che il sacerdote presta come ministro, da parte di Dio, per perdonare i peccati è molto delicato ed esige che il suo cuore sia in pace, che il sacerdote abbia il cuore in pace; che non maltratti i fedeli, ma che sia mite, benevolo e misericordioso; che sappia seminare speranza nei cuori e, soprattutto, sia consapevole che il fratello o la sorella che si accosta al sacramento della Riconciliazione cerca il perdono e lo fa come si accostavano tante persone a Gesù perché le guarisse. Il sacerdote che non abbia questa disposizione di spirito è meglio che, finché non si corregga, non amministri questo Sacramento. I fedeli penitenti hanno il diritto, tutti i fedeli hanno il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio.
Cari fratelli, come membri della Chiesa siamo consapevoli della bellezza di questo dono che ci offre Dio stesso? Sentiamo la gioia di questa cura, di questa attenzione materna che la Chiesa ha verso di noi? Sappiamo valorizzarla con semplicità e assiduità? Non dimentichiamo che Dio non si stanca mai di perdonarci; mediante il ministero del sacerdote ci stringe in un nuovo abbraccio che ci rigenera e ci permette di rialzarci e riprendere di nuovo il cammino. Perché questa è la nostra vita: rialzarci continuamente e riprendere il cammino.


 


PENSIERI EUCARISTICI
 


LODE E GLORIA A TE, RE DELL’UNIVERSO

Signore, vengo ad offrirmi a te affinchè possa rinnovare le mie forze,
rialzare il mio coraggio, ravvivare il mio entusiasmo.
Vengo per lasciarmi unire a te, con un aumento di fede, di speranza, di carità.
Sii con me, o Signore, e prolunga nel mio cuore il dono del tuo amore!

(Elena Guerra)


 
A TE LA LODE E LA GLORIA NEI SECOLI
 
O Signore, tu hai fatto tutte le cose capaci di annunziare te.
Fa che, per me, la loro voce sia l’eco della tua voce.
Solo se  mi parlano così le ascolterò.
Se saranno la testimonianza della tua Signoria,
 mi inseriranno nella storia più vera:
l’avvento del tuo regno e della tua gloria.
(Louis Evely)
 
 
SOLENNITA’ DI CRISTO RE
IL SIGNORE REGNA, SU RIVESTA DI SPLENDORE
 
‘’Il mio regno non è di questo mondo’’
Il regno di Gesù coinvolge le persone concrete, ma dal di dentro;
non cerca la guerra con i potenti per contendere un potere solo umano.
Il suo regno si realizza nel cuore degli uomini e si proietta nel futuro:
in questa esistenza e nell’altra.
(Claudio Sartorato)
 
 
IL SIGNORE HA MANIFESTATO LA SUA GIUSTIZIA

Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre comunità il desiderio della comunione. Per questo Gesù le ha create: perché, come tante particole eucaristiche disseminate sulla terra, esse abbiano ad introdurre nel mondo gli stimoli e la nostalgia della comunione trinitaria.

(Tonino Bello)

venerdì 22 novembre 2013


CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

B. MICHELE AGOSTINO PRO
23 NOVEMBRE

Miguel Pro Juarez nacque a Guadalupe, in Messico, il 13 gennaio del 1891.
Ebbe un'adolescenza felice e piacevole, durante la quale recepì l'esempio dei genitori, molto devoti.
Il mestiere del padre, ingegnere minerario, costringeva la famiglia a trasferirsi continuamente.
Per dargli una maggiore stabilità e una buona istruzione, a dieci anni, fu mandato nel collegio dei gesuiti di S. Josè, a Città del Messico.
Poco dopo il suo arrivò iniziò a manifestare i primi sintomi di una malattia di cui avrebbe sofferto per tutta la vita.
A quindici anni terminò la sua istruzione primaria;  diventò segretario di suo padre e passava il suo tempo libero svolgendo attività di carità tra i poveri e gli ammalati.
Successivamente trascorse un periodo di crisi spirituale, ma quando una delle sue sorelle entrò nel noviziato per diventare monaca, lui decise di entrare nella Compagnia di Gesù a EL  Llano nel Michoacan. Due anni dopo pronunciò i voti perpetui semplici.
Nel frattempo la situazione politica in Messico si stava deteriorando; un generale ribelle, Venustiano  Carranza, e un bandito, Pancho Villa, oppositori del dittatore Porfirio Diaz, avevano preso come particolare bersaglio la Chiesa cattolica.
Un gruppo di uomini di Carranza saccheggiò l’edificio principale del noviziato e la biblioteca e la congregazione fu costretta a disperdersi.
Michele rimase per un anno in California e circa dieci anni in Spagna per studiare teologia.
Il 30 agosto 1925 fu ordinato sacerdote; la malattia si riacutizzò e dovette sottoporsi a numerose operazioni dolorose; ma lui non permise mai al dolore e alla pena di diventare un peso per gli altri e li nascose con la consueta allegria.
L’anno successivo tornò in Messico, proprio quando il governo aveva dichiarato illegale i servizi religiosi nelle chiese messicane, aprendo la strada a nuove persecuzioni.
Michele cominciò a svolgere il suo ministero clandestinamente, esponendosi a un grande pericolo.
Per tutto questo riceveva forza dalla preghiera giornaliera, offrendo se stesso a Dio  per il bene del suo Paese e dei suoi fratelli Umberto e Roberto che contribuivano alla stampa e alla diffusione della Lega per la difesa della libertà religiosa.
Il 18 novembre 1927 fu arrestato insieme ai fratelli ed accusato di essere stato l’ideatore di un attentato  contro il presidente Alvaro Obregon.
Non esistevano prove né contro di lui né contro i fratelli, ma il generale Obregon decise di usare Michele come esempio per tutti i cattolici, nonostante il responsabile dell’attentato si fosse costituito.
Non vi fu processo né nessuna procedura giudiziaria, il 23 novembre Michele fu preso e fucilato da un plotone di esecuzione.
Mentre aspettava che fosse dato l’ordine di sparare, formò una croce con le braccia e disse con voce ferma: VIVA CRISTO REY.
Anche Umberto fu giustiziato, mentre Roberto fu liberato all’ultimo momento.
Il tentativo del governo di spaventare i cattolici fallì, perché circa ventimila persone assistettero alla sua sepoltura e la notizia della sua morte giunse in tutto il mondo, divenendo uno dei martiri più conosciuti dei tempi moderni.

È stato beatificato il 25 settembre 1988.

giovedì 21 novembre 2013



CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

SANTA CECILIA
22 novembre

Oggi si festeggia S. Cecilia, martire del III sec. e conosciuta come protettrice dei cantanti e dei musicisti, perché mentre i musicisti cantavano al suo matrimonio, lei ‘’cantava a Dio’’ nel suo cuore.

Si narra che nacque in una famiglia patrizia di Roma e venne educata come cristiana; desiderava consacrare la vita a Dio, ma il padre la promise in matrimonio a un altro patrizio, Valerio, pagano.

Il  giorno del matrimonio, Cecilia se ne stava in disparte, cantando a Dio ‘’nel suo cuore’’ e pregando di essere aiutata.

Una volta soli, confidò a Valerio il suo ‘’segreto’’ vale a dire che era protetta da un angelo del Signore, che gli avrebbe procurato sofferenza se avesse tentato di consumare il matrimonio, ma che anche lui avrebbe potuto vedere l’angelo se fosse arrivato a credere nell’unico vero Dio e avesse accettato il battesimo.

Valerio, convinto della sua sincerità, andò a trovare il vescovo Urbano (222 – 230) tra la povera gente, sulla via Appia e venne battezzato.

Al suo rientro trovò vicino a Cecilia un angelo, che pose sulle teste di entrambi una corona di fiori; subito dopo arrivò Tiburzio, il fratello di Valerio, che all’inizio rimase incredulo ascoltando il racconto di Cecilia, ma presto anche lui fece visita al vescovo Urbano e gli chiese di essere battezzato.

Da quel momento i due fratelli fecero sempre del bene e alla fine furono arrestati per aver seppellito i corpi dei martiri. Nessuno dei due ritrattò sotto interrogatorio; il prefetto li condannò  a morte insieme ad un ufficiale di nome Massimo, convertitosi al cristianesimo grazie al loro esempio coraggioso, furono decapitati a Pagus Triopus, a pochi kilometri da Roma e Cecilia seppellì i loro corpi.

Furono inviati degli ufficiali per convincere Cecilia a compiere sacrifici alle divinità pagane; essi però furono convertiti da lei al cristianesimo.

Urbano riuscì a battezzare circa quattrocento persone che si erano recate a casa di Cecilia; uno di loro, chiamato Gordiano, fece riconoscere la casa come chiesa, che successivamente Urbano dedicò a Cecilia.

Alla fine Cecilia fu chiamata a comparire in tribunale e, dal momento che non ritrattò, fu condannata a morte per soffocamento nella sua stanza da bagno; tuttavia, malgrado l’enorme quantità di legna gettata nella fornace, l’esecuzione non riuscì, così un soldato ricevette l’ordine di decapitarla, ma fallì nel suo incarico.

Cecilia agonizzò per tre giorni durante i quali cedette formalmente la sua casa a Urbano.

Fu sepolta nelle catacombe di s. Callisto, vicino alla cripta dei papa.



               PREGHIERA DEI MUSICISTI


Santa Cecilia
O Cecilia, Martire santa e gloriosa
che con il tuo sangue prezioso
hai testimoniato un amore ardente per Cristo Signore,
ti invochiamo nostra patrona e protettrice.
Tu, che hai fatto della tua vita un canto d'amore a Cristo,
tuo celeste Sposo,
sostieni il nostro lavoro
affinchè le nostre opere cantino la gloria di Dio;
lo Spirito Santo, Amore e Bellezza eterna,
guidi il nostro intelletto e il nostro cuore
perchè sappiamo esprimere in modo giusto ed efficace
lo splendore della verità di Dio che è presente nelle sue creature.
Intercedi presso il Signore
affinchè apra i nostri occhi e le nostre orecchie
affinchè, contemplando il volto di Cristo,
facciamo della musica l'eco della divina bellezza.
Le nostre opere portino consolazione e gioia,
suscitando nel cuore degli uomini la nostalgia del Paradiso,
aggiungano splendore e solennità alla preghiera della Chiesa,
e diano luce e speranza al mondo.
Per i tuoi grandi meriti ottienici la grazia di unirci un giorno
al coro stupendo dei beati del cielo,
lì dove risplende la sublime armonia di Dio.
Amen.
mons. Marco Frisina
CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

Non sempre ( o almeno non tutti) abbiamo  il concetto giusto di santità; spesso tendiamo a considerare i santi  come dei supereroi, cioè dotati di privilegi particolari che hanno permesso loro una vita ‘’superiore, cioè diversa da quella dell’uomo comune’’, fatta di gioie indicibili  e priva di problemi e sofferenze.
Niente di più sbagliato, perché se c’è una cosa che caratterizza ed accomuna tutti i santi è proprio la sofferenza ( fisica, spirituale, morale) quale  filo conduttore della loro esistenza, a cominciare dal primo martire della Chiesa, Santo Stefano, fino agli ultimi due che saranno canonizzati la prossima primavera : papa Giovanni XXXIII e papa Giovanni Paolo II.
Quando  ci rivolgiamo a loro, poi, lo facciamo solo per chiedere grazie di guarigioni, fisiche perlopiù, altre volte per aiuti materiali o legati ai bisogni della quotidianità.
Niente di male in questo, i santi hanno il compito di intercedere per noi presso il Signore, la loro preghiera è potente, tanto più potente quanto più hanno amato Dio sulla terra;  ciò che però va sottolineato è che fra la varietà delle grazie che vengono chieste manca, spesso, quella essenziale, quella che è al di sopra di tutte le altre: la grazia della santità.
E sì, perché la santità è una grazia e per questo va chiesta, va desiderata profondamente  e ardentemente, va implorata  e poi va accolta, va vissuta, va meditata, va amata.
Tutti i santi hanno intensamente desiderato l’unione con Gesù, il Santo dei Santi, per questo sono diventati santi come ‘’ LUI E’ SANTO’’.
A conferma di tutto questo, apriamo questa rubrica  che vuole essere un cammino in compagnia di chi, come dice san Paolo :  Ha combattuto la buona battaglia, ha terminato la corsa, ha conservato la fede’’.
Tre verbi che trasformano una vita qualunque in una vita speciale: combattere, perseverare, conservare.
  1. Combattere per la vittoria del Bene.
  2. Perseverare contro le forze avverse.
  3. Conservare il dono più grande: la fede.

E' San Paolo che ci indica la strada per la santità, ma prima ancora di indicarcela a parole, ce la conferma con la sua vita ’’ Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele… Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione’’ (2 Tm 4, 6-8)

San Giovanni Crisostomo, in una sua omelia, ci chiarisce il segreto della santità, quello di san Paolo, in questo caso, ma che è lo stesso di tutti i santi che dopo di lui hanno fatto bella la Chiesa, con il loro dare testimonianza dell’amore grande di Gesù per l’uomo e dell’uomo per il suo Signore:
'’Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma sta’ bene attento in qual senso lo diceva. Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1,23), mentre restare nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancora più necessaria.
L’essere separato da Cristo costituiva per lui lotta e dolore, anzi assai più che lotta e dolore. Essere con Cristo era l’unico premio al di sopra di ogni cosa. Paolo per amore di Cristo preferì la prima cosa alla seconda.
Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch’io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. Ma perché io ricordo i pericoli ed i travagli? Poiché egli si trovava in grandissima afflizione e per questo diceva: « Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo che io non ne frema? » (2Cor 11,29).
Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi.
Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso  Apostolo che dice: « Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione » (2Tm 4,7-8). Puoi vedere chiaramente come chiama tutti alla partecipazione della medesima gloria.
Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi.
Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, per cui egli è come noi in tutto. Così anche le cose assai difficili ci sembreranno facili e leggere e, affaticandoci in questo tempo così breve, porteremo quella corona incorruttibile ed immortale, per grazia e misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e la potenza ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.''

Iniziamo questo percorso proprio nel giorno della Presentazione della B.V. Maria al Tempio, perché Maria è la Regina dei Santi, la Madre dei figli di Dio, dei fratelli di Suo Figlio… la Mamma Buona che ha santificato la sua vita sotto la Croce del Figlio di Dio; è stato proprio  nello strazio più atroce che la sua anima ha raggiunto il Cuore di Dio, vivendo l’Amore nella sua massima espressione per una Creatura umana.
Lei, che è Madre dei santi e Maestra di santità,  ci insegna che
Santità e Dolore sono compagni di viaggio…
chi desidera la Prima sa già che dovrà sposare il Secondo!







canta con noi...
https://www.youtube.com/watch?v=ZcsuWojzb00

mercoledì 20 novembre 2013

PENSIERI EUCARISTICI

BENEDETTO O SIGNORE IL TUO NOME SANTO

O Signore, nell'Eucarestia, la tua luce illumina il mio intelletto
e lo rende idoneo a conoscerti sempre più;
tu mi dai te stesso e ti unisci strettamente
alla tua misera creatura.
Per questa tua inconcepibile bontà, ti adoro,
o Creatore e Signore,
 con tutto il cuore e con tutta l’anima.

(Sr. Faustina Kowalska)

martedì 19 novembre 2013

LA NOSTRA PARROCCHIA ESPRIME LA SUA VICINANZA
 ALLE POPOLAZIONI DELLA SARDEGNA COLPITE DAL CICLONE
ED ASSICURA LE SUE PREHIERE PER LE VITTIME,
PER I LORO FAMILIARI
E PER TUTTI COLORO CHE HANNO SUBITO DANNI
O SI TROVANO IN DIFFICOLTA'.

Ti affidiamo, o Vergine Immacolata, le necessità delle popolazioni colpite dal ciclone,
che ti riconoscono e ti invocano come Madre:

’Tutta bella sei, o Maria! Tu gloria, tu letizia, tu onore del nostro popolo.’’

Tu confortali e sostienili nelle difficoltà; nelle tue Mani deponiamo le loro necessità,
raccomandandoti in modo particolare coloro che hanno perso i loro cari,
specialmente i bambini.

AVE MARIA…

lunedì 18 novembre 2013



DOMANDE AL PARROCO


Il nostro caro vescovo, S.E. Vincenzo Orofino, che affettuosamente salutiamo da questo blog,
usa dire che
''tutto quello che riguarda l'uomo riguarda anche la Chiesa''.
Facendo tesoro di queste sue parole, apriamo questa rubrica dal titolo ''DOMANDE AL PARROCO'', nella quale chiunque può rivolgere domande al parroco, riguardanti tanto la sua vita di fede quanto quella sociale, familiare o personale o su qualsiasi altro argomento che si ritenga opportuno, firmandolo o mantenendo l'anonimato, così come la legge del blog consente.

Inserite, dunque, i vostri commenti o le vostre domande e... don Giuseppe vi risponderà...
UN GESTO DI CARITA'


DOMENICA 10 NOVEMBRE 2013
don Giuseppe ha celebrato una S. Messa
per ricordare le 366 vittime di Lampedusa
del 3 ottobre scorso.
Ecco alcune foto della celebrazione della S. Messa:
 un altare pieno di 366 fiori!



All'interno di ogni fiore c'è un numero: uno per ogni vittima del naufragio.




Intorno alla Croce ci sono 11 fiori bianchi:
sono i bambini che hanno perso la vita
insieme ai loro genitori.


Al termine della celebrazione, Giuseppe legge alcune pagine tratte da un libro
che racconta la tragica odissea degli immigrati
e la crudeltà efferata degli scafisti
che considerano la vita umana meno che ''carne da macello''.

FOGLIO LITURGICO SETTIMANALE

trentatreesima settimana del Tempo ORDINARIO Anno C

Il Regno di Dio:
una presenza incompiuta

Commento al  Vangelo Lc 21,5-19

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. Lc 21, 19

Come vivere questa Parola?
Siamo quasi al termine dell'anno liturgico e la Parola di Dio ci invita a meditare sulle ultime realtà. Guerre, rivoluzioni, carestie, persecuzioni e altri avvenimenti tristi sono situazioni tipiche e ricorrenti da cui il vero discepolo di Cristo non si lascia spaventare, perché ha posto la sua fiducia nella parola di Dio e non nei "profeti di sventura". Le difficoltà che si incontrano nella vita sono occasioni per dimostrare la nostra saldezza nella fede e la concretezza della nostra carità.
Perseverare nell'attesa è il segreto della salvezza per l'incontro finale con l'amore di Dio.
Il tempo che ci separa dalla fine è il tempo della testimonianza (tale è il significato della parola "martirio" in greco), in cui si esperimenta la vicinanza di Dio e il suo amore, che non abbandona il discepolo, ma gli è accanto anche suggerirgli le parole di fronte ai persecutori (cf Lc 21,15).
Gesù ci incoraggia a rimanere fedeli a lui fino alla fine: così egli trasformerà le nostre infelicità e paure e persino la morte in una risurrezione gloriosa.


Le parole di un Padre della Chiesa

Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza.
(EFREM IL SIRO, Commenti dal Diatessaron, IV sec.)
 
 
Domenica 17 novembre 2013
33ª DEL TEMPO ORDINARIO
Ml 3,19-20; 2 Ts 3,7-12; Lc 21,5-19
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Ore 11.00 S. Messa
Ore 17.00 S. Messa
Ore 18.00 Catechesi AC Adulti
Lunedì 18 novembre
Dedic. Basiliche dei Ss. Pietro e Paolo
1 Mac 1,10-15.41-43.54-57.62-64; Sal 118; Lc 18,35-43
Che cosa vuoi che io faccia per te?
Ore 16.45 Rosario
Ore 17.00 S. Messa
Martedì 19 novembre
2 Mac 6,18-31; Sal 3; Lc 19,1-10
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto
Ore 16.45 Rosario
Ore 17.00 S. Messa
Mercoledì 20 novembre
2 Mac 7,1.20-31; Sal 16; Lc 19,11-28
Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?
Ore 16.45 Rosario
Ore 17.00 S. Messa
Giovedì 21 novembre
Presentazione della B. Vergine Maria
1 Mac 2,15-29; Sal 49; Lc 19,41-44
Se avessi compreso quello che porta alla pace!
Ore 15.00 Esposizione SS. Sacramento
Ore 16.45 Adorazione ragazzi
Ore 17.30 Adorazione Comunitaria
Venerdì 22 novembre S. Cecilia
1 Mac 4,36-37.52-59; Lc 19,45-48
Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri.
Ore 16.45 Rosario
Ore 17.00 S. Messa
Ore 21.00 Catechesi biblica
Sabato 23 novembre
1 Mac 6,1-13; Sal 9; Lc 20,27-40
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Ore 8.00 S. Messa (Chiesa San Rocco)
Domenica 24 novembre 2013
34ª DEL TEMPO ORDINARIO
GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
2 Sam 5,1-3; Col 1,12-20; Lc 23,35-43
Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
Ore 11.00 S. Messa
Ore 17.00 S. Messa
Ore 18.00 Catechesi AC Adulti


VITA PARROCCHIALE 
  • Domenica 17 novembre ore 18.00 A.C. Catechesi Adulti
  • Giovedì, giornata eucaristica - Confessioni ore 15.30-17.30
  • Venerdì, ore 21.00 Scuola della Parola
  • Sabato , Catechesi ore 17.00 giovanissimi, ore 18.30 giovani
  • Domenica 24 novembre ore 18.00 A.C. Catechesi Adulti


Azione Cattolica Parrocchiale
 
  • A. C. R. - domenica ore 15.30 Salone parrocchiale
  • A. C. R. - giovedì ore 16.45 Adorazione Eucaristica
  • ADULTI - domenica ore 18.00 Catechesi
  • GIOVANI – Sabato: incontro ore 18.30
 

Giovedì 21 novembre ore 21.00
Consiglio Pastorale Parrocchiale
 

Vuoi approfondire la tua conoscenza della Bibbia,
o iniziare un percorso di conoscenza della Parola di Dio?

Partecipa alla Scuola della Parola ogni Venerdì ore 21.00


VITA DIOCESANA
Domenica 24 “AC - Ritiro spirituale per giovani “Sichem”
 
 
 
FILIPPINE - Tifone Haiyan: un'emergenza umanitaria
Il Tifone Haiyan che ha colpito negli ultimi giorni le Filippine, ha lasciato dietro di sé, secondo fonti Caritas, decine di migliaia di morti, feriti, dispersi, probabilmente con numeri molto superiori alle stime attuali. Il disastro si configura pertanto come “un’emergenza umanitaria di massa”, di altissimo livello per devastazione e complessità, vista l’alta densità della popolazione e la vastità del territorio colpito. Moltissime regioni interne non sono ancora state raggiunte dai soccorritori, cosa che fa pensare e rafforza la probabilità che il numero delle vittime e l’entità dei danni siano destinati a crescere.
 
«Desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine e di quella regione, che sono state colpite da un tremendo tifone. Purtroppo le vittime sono molte e i danni enormi. Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto»,ha detto domenica scorsa all'Angelus Papa Francesco.
Domenica 1 dicembre 2013 in tutte le chiese d’Italia si terrà una colletta nazionale indetta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a sostegno delle popolazioni colpite. Le offerte raccolte verranno inviate a Caritas Italiana che si è prontamente mobilitata accanto alla Caritas locale, in collegamento con la rete internazionale, mettendo subito a disposizione 100.000 euro e attivando una raccolta fondi a sostegno degli interventi nelle zone colpite. La Presidenza della Cei ha inoltre già stanziato tre milioni di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille, da destinarsi alla prima emergenza, sottolineando l'attivazione di Caritas Italiana e le parole del Direttore don Francesco Soddu, circa «l’importanza di un aiuto concreto e immediato».
La situazione

La regione centrale delle Filippine, il gruppo di grandi isole “Visayas”, già recentemente colpita da un grave terremoto nell’isola di Bohol, è storicamente quella più a rischio sia dal punto di vista della vulnerabilità alle frequenti tempeste tropicali, sia per la scarsa qualità delle abitazioni. Il devastante tifone Haiyan, chiamato localmente Yolanda e definito una tempesta “killer”, ha colpito proprio le isole più povere del gruppo delle Visayas, quelle meno raggiungibili anche logisticamente, Samar in particolare e Leyte. Più di 4 milioni di persone avrebbero perso tutto, dovendo abbandonare le proprie case distrutte e rifugiandosi in ripari di fortuna. Oltre ai drammi vissuti dalla popolazione, i danni alle infrastrutture sarebbero incalcolabili: numerose frane hanno, infatti, distrutto linee elettriche e strade, manca l’acqua potabile in numerose provincie, le comunicazioni sono completamente interrotte in ampie porzioni di territorio.
«La situazione è assolutamente caotica» ha confermato al telefono Fr. Edwin Gariguez, direttore di Caritas Filippine (NASSA), durante una teleconferenza organizzata per fare il punto della situazione. «Si tratta di una catastrofe che ha colpito tutta la parte centrale del paese, e la situazione peggiore è quella delle piccole isole che si trovano sulla rotta del ciclone, con cui è difficile mettersi in contatto».«Attualmente, i bisogni più urgenti sono quelli di cibo, acqua e medicine - ha continuato Fr. Edwin – e nelle parrocchie è già iniziata la distribuzione degli aiuti. Nelle zone colpite la maggior parte delle case sono completamente distrutte e la gente vaga senza meta alla ricerca di un riparo. I cadaveri delle vittime della furia del ciclone sono dappertutto, e si fatica anche soltanto a contarli».
Caritas Italiana nel sollecitare tutti alla solidarietà, invita in particolare le Caritas diocesane a rilanciare l’appello per la raccolta fondi (e non di materiale) e a tenersi in stretto coordinamento con Caritas Italiana per garantire la massima efficacia degli aiuti. Caritas Italiana è attiva da decenni nelle Filippine, in particolare nell’ambito delle ricorrenti emergenze naturali, come terremoti, alluvioni, frane, tempeste e tifoni tropicali. L’intervento si realizza a supporto di Caritas Filippine e in collaborazione con altre realtà locali, lavorando anche nella ricostruzione e nelle fasi successive.