lunedì 18 aprile 2016


LAUDATO SI' 

 LETTERA ENCICLICA
DEL SANTO PADRE FRANCESCO
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE


CAPITOLO QUARTO 

UN’ECOLOGIA INTEGRALE 

137. Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali.
I. Ecologia ambientale, economica e sociale 

138. L’ecologia studia le relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente in cui si sviluppano.
 Essa esige anche di fermarsi a pensare e a discutere sulle condizioni di vita e di sopravvivenza di una società, con l’onestà di mettere in dubbio modelli di sviluppo, produzione e consumo.
Non è superfluo insistere ulteriormente sul fatto che tutto è connesso.
Il tempo e lo spazio non sono tra loro indipendenti, e neppure gli atomi o le particelle subatomiche si possono considerare separatamente.
Come i diversi componenti del pianeta – fisici, chimici e biologici – sono relazionati tra loro, così anche le specie viventi formano una rete che non finiamo mai di riconoscere e comprendere.
Buona parte della nostra informazione genetica è condivisa con molti esseri viventi.
Per tale ragione, le conoscenze frammentarie e isolate possono diventare una forma d’ignoranza se fanno resistenza ad integrarsi in una visione più ampia della realtà.

139. Quando parliamo di “ambiente” facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati. Le ragioni per le quali un luogo viene inquinato richiedono un’analisi del funzionamento della società, della sua economia, del suo comportamento, dei suoi modi di comprendere la realtà. Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema.
È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi
e nello stesso tempo per prendersi cura della natura.
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140. A causa della quantità e varietà degli elementi di cui tenere conto, al momento di determinare l’impatto ambientale di una concreta attività d’impresa diventa indispensabile dare ai ricercatori un ruolo preminente e facilitare la loro interazione, con ampia libertà accademica. Questa ricerca costante dovrebbe permettere di riconoscere anche come le diverse creature si relazionano, formando quelle unità più grandi che oggi chiamiamo “ecosistemi”.
Non li prendiamo in considerazione solo per determinare quale sia il loro uso ragionevole, ma perché possiedono un valore intrinseco indipendente da tale uso. Come ogni organismo è buono e mirabile in sé stesso per il fatto di essere una creatura di Dio, lo stesso accade con l’insieme armonico di organismi in uno spazio determinato, che funziona come un sistema. Anche se non ne abbiamo coscienza, dipendiamo da tale insieme per la nostra stessa esistenza.
Occorre ricordare che gli ecosistemi intervengono nel sequestro dell’anidride carbonica, nella purificazione dell’acqua, nel contrasto di malattie e infestazioni, nella composizione del suolo, nella decomposizione dei rifiuti e in moltissimi altri servizi che dimentichiamo o ignoriamo.
Quando si rendono conto di questo, molte persone prendono nuovamente coscienza del fatto che viviamo e agiamo a partire da una realtà che ci è stata previamente donata, che è anteriore alle nostre capacità e alla nostra esistenza. Perciò, quando si parla di “uso sostenibile” bisogna sempre introdurre una considerazione sulla capacità di rigenerazione di ogni ecosistema nei suoi diversi settori e aspetti.

141. D’altra parte, la crescita economica tende a produrre automatismi e ad omogeneizzare, al  fine di semplificare i processi e ridurre i costi. Per questo è necessaria un’ecologia economica, capace di indurre a considerare la realtà in maniera più ampia. Infatti, «la protezione dell’ambiente dovrà costituire parte integrante del processo di sviluppo e non potrà considerarsi in maniera isolata ».
 Ma nello stesso tempo diventa attuale la necessità impellente dell’umanesimo, che fa appello ai diversi saperi, anche quello economico, per una visione più integrale e integrante.
Oggi l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’ analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente.
C’è una interazione tra gli ecosistemi e tra i diversi mondi di riferimento sociale, e così si dimostra ancora una volta che «il tutto è superiore alla parte ».
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 142. Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società, comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: «Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali».
 In tal senso, l’ecologia sociale è necessariamente istituzionale e raggiunge progressivamente  (Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (14 giugno 1992), Principio 4. 115 Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 237: AAS 105 (2013), 1116. 116 Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 51: AAS 101 (2009), 687.) le diverse dimensioni che vanno dal gruppo sociale primario, la famiglia, fino alla vita internazionale, passando per la comunità locale e la Nazione. All’interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano le istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza. Diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della popolazione e a beneficio di coloro che lucrano su questo stato di cose.
Tanto all’interno dell’amministrazione dello Stato, quanto nelle diverse espressioni della società civile, o nelle relazioni degli abitanti tra loro, si registrano con eccessiva frequenza comportamenti illegali. Le leggi possono essere redatte in forma corretta, ma spesso rimangono come lettera morta. Si può dunque sperare che la legislazione e le normative relative all’ambiente siano realmente efficaci? Sappiamo, per esempio, che Paesi dotati di una legislazione chiara per la protezione delle foreste, continuano a rimanere testimoni muti della sua frequente violazione. Inoltre, ciò che accade in una regione esercita, direttamente o indirettamente, influenze sulle altre regioni. Così per esempio, il consumo di droghe nelle società opulente provoca una costante o crescente domanda di prodotti che provengono da regioni impoverite, dove si corrompono i comportamenti, si distruggono vite e si finisce col degradare l’ambiente.

domenica 3 aprile 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

“Cari figli, non abbiate cuori duri, chiusi e pieni di paura. Permettete al mio amore materno di illuminarli e riempirli d’amore e di speranza, affinché, come Madre, io lenisca i vostri dolori: io li conosco, io li ho provati. Il dolore eleva ed è la preghiera più grande. Mio Figlio ama in modo particolare coloro che patiscono dolori. Ha mandato me a lenirli e a portarvi speranza. Confidate in lui! So che per voi è difficile, perché attorno a voi vedete sempre più tenebra. Figli miei, essa va squarciata con la preghiera e l’amore. Chi prega ed ama non teme, ha speranza ed amore misericordioso. Vede la luce, vede mio Figlio. Come miei apostoli, vi invito a cercare di essere un esempio di amore misericordioso e di speranza. Pregate sempre di nuovo per avere quanto più amore possibile, perché l’amore misericordioso porta la luce che squarcia ogni tenebra, porta mio Figlio. Non abbiate paura, non siete soli: io sono con voi! Vi chiedo di pregare per i vostri pastori, affinché abbiano amore in ogni momento e agiscano con amore verso mio Figlio, per mezzo di lui e in memoria di lui. 
Vi ringrazio!”

giovedì 31 marzo 2016


caravaggio
Vieni in mezzo a noi Signore Risorto

Entra, Signore risorto,
nei nostri luoghi protetti,
nei nostri rifugi sicuri,
nel chiuso delle nostre comunità.
Entra e spalanca le porte
della paura e della diffidenza
perché una nuova solidarietà diventi possibile.
fano fidarsi non vedere






Signore  risorto,
che hai spezzato le catene della morte,
vieni in mezzo a noi e spezza tutto ciò
che ci trattiene dal seminare nel mondo
gesti di misericordia, semi di accoglienza,
pane di riconciliazione.
Amen.

martedì 29 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE


"Cari figli!
Oggi vi porto il mio amore. Dio mi ha permesso di amarvi 

e per amore invitarvi alla conversione. 
Figlioli, voi siete poveri nell’amore e non avete ancora compreso che  mio figlio Gesù per amore ha dato la Sua vita per salvarvi e per donarvi la vita eterna. 
Perciò pregate figlioli, pregate, per poter comprendere nella preghiera l’amore di Dio. 
Grazie per aver risposto alla mia chiamata ".

mercoledì 23 marzo 2016

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LA MISERICORDIA è…  UNA PAROLA BUONA

Qualche anno fa, andai a far visita ad una persona ammalata 
della nostra parrocchia.
Era una persona anziana di circa 80 anni, che non conoscevo bene personalmente, ciò che sapevo di lei erano solo le cose cattive 
che dicevano  gli altri.
Era una persona piuttosto nervosa, agitata, sempre arrabbiata per tutto e con tutti, per questo bestemmiava spesso.
Insoddisfatta di tutto.
Per alcune ore al giorno aveva una badante, ma per buona parte della giornata  era quasi sempre sola.
Seduta su una piccola sedia a sdraio, impossibilitata a muoversi, perché le gambe non le reggevano più, aveva bisogno dell’aiuto di qualcun altro per ogni cosa.
La sua porta era sempre aperta, perché non avrebbe potuto aprire da sola.
Avendo qualche minuto a disposizione, 
quel pomeriggio decisi di passare da casa sua.
Bussai alla sua porta ed entrai quando mi rispose  avanti.
Rispose al mio saluto con un accenno di sorriso che si spense subito sul suo volto rugoso e aspro. Cominciò subito a lamentarsi di questo e di quello, della sua condizione, della famiglia che l’aveva abbandonata, dell’autonomia che più non aveva, di tutto il male vissuto…
Non la interruppi e la lasciai parlare, le sue parole avevano un tono duro, polemico, arrabbiata con tutti, arrabbiata con la vita, arrabbiata con Dio.
Quando ebbe finito, le chiesi se avesse bisogno di qualche cosa, se c’era qualcosa che potevo fare per lei, visto che la badante sarebbe tornata 
solo dopo qualche ora.
Lei mi guardò.
Aveva uno sguardo amaro.
Non era tristezza, ma amarezza.
Sofferenza.
Un’angoscia che esplodeva in rabbia.
No – rispose lei , con un tono tra il melodrammatico e la violenza che l’agitava dentro – in questo momento non ho bisogno di niente.
Allora –ripresi  io – me ne vado, non posso fermarmi più, 
ho da fare ancora tante cose.
-         Aspetta – continuò lei – non te ne andare, forse c’è una cosa che  puoi fare per me: ho bisogno di una parola buona!
Lì per lì, presa alla sprovvista, ebbi un attimo di perplessità, 
di disorientamento emotivo.
Tutto quello che mi aveva appena detto, mi aveva lasciata senza replica, non c’era spazio d’intervento; qualunque cosa avessi detto, rischiava di scatenare ancora di più la sua ira fino a giungere alla bestemmia.
Aveva la bestemmia troppo facile, anche in un semplice colloquio immancabilmente ne scappava qualcuna.
Volevo assolutamente evitare questo, perciò mi ero limitata 
a pochi e brevi interventi.
Ma ora? Ora che cosa potevo dirle?
Mi chiedeva la carità di una ‘’parola buona’’.
Ma quale?
Quale era la parola buona di cui aveva bisogno?
Era l’ultima cosa che mi sarei aspettata da lei.
La carità di una parola buona?
Cosa avrei potuto dirle?
Il tono usato fino a quel momento aveva fatto piazza pulita 
di ogni buon discorso e tentativo di consolazione.
Quello che avevo avvertito nel suo parlare, era stato il rifiuto del bene, 
la sua avversità per le cose buone!
Ma ora?
Ora perché quella richiesta?
Non avevo colto in lei il benchè minimo spazio per ‘’qualcosa di buono’’.
Era completamente piena di quell’insoddisfazione del vivere che ti fa considerare la Vita come una Matrigna, come una Giustiziera ingiusta, che si diverte a vedere soffrire le persone.
Il dolore e la rabbia accumulati per una vita l’avevano resa dura e spietata. 
Avevano bruciato in lei ogni germoglio di bene.
Litigava con tutti. A torto o a ragione.
Sembrava quasi che quel litigare fosse il suo unico modo di relazionarsi.
Non ne conosceva altri.
Ma adesso… quella richiesta… mi aveva letteralmente spiazzata!
Da lei… era l’ultima cosa che mi sarei aspettata!
Cosa potevo dirle?
Aveva una visione così dolorosa e perversa della vita, che poche parole non avrebbero avuto nessuna speranza di darle quell’attimo di sollievo 
che mi stava chiedendo.
Una parola buona!
E quale!
In una frazione di secondo, mi chiesi se era possibile che in un cuore così indurito e oppresso dalle sofferenze di una vita c’era ancora posto per qualcosa di buono.
La risposta venne poi da sé.
Feci una rapida ricognizione dentro di me e cercai quella che  poteva essere la parola più buona e più utile per quella situazione.
La parola ‘’buona’’ mi riportò alla mente il frutto del lavoro dei Vescovi nel loro ultimo convegno e valevole per questo decennio: 
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LA VITA BUONA DEL VANGELO.

VITA-BUONA-VANGELO.

Il modo in cui si armonizzavano queste  tre parole mi sembrò perfetto.

Il Vangelo che fa la vita ‘’buona’’  è Gesù.

Gesù è il Volto misericordioso del Padre.
E allora dissi: ‘’ La parola più buona per me è sicuramente questa: 

Padre nostro che sei nei cieli…’’.

Continuammo insieme.

Non pregava da tanto.
Qualche parola le sfuggiva anche.
Ma continuò lentamente insieme a me, cercando di recuperare 
ciò che aveva dimenticato.
-         Perché non continuiamo? – mi chiese alla fine della preghiera.
-         Ave o Maria, piena di grazia… -
E conclusi: ’’La misericordia del Signore consoli il nostro cuore 
e ci aiuti a ritrovare la strada giusta’’.
Concludemmo con il segno della Croce.
L’abbracciai e feci per andare via.
Lei mi afferrò per il braccio: ‘’E adesso perché te ne vai, 
non puoi fermarti ancora un po’?’’.
-         Mi dispiace, ma non posso. Ho delle cose urgenti da risolvere. –
-         Ma poi torni? –
-         Sì, torno a trovarti se lo vuoi.-
-         E quando torni? Non ti dimenticare di me! –
-         Tornerò presto. Appena potrò. 
Stai tranquilla che non mi dimentico di te! –
     -  Voglio proprio vedere. Dicono tutti così, poi… -

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Aveva gli occhi lucidi.

Le promisi che non l’avrei abbandonata.

La lasciai sulla sua sedia circondata da telecomando e telefonini.

Un po’ di stracci le ricoprivano le gambe.

Ma forse ora… un sassolino in meno le premeva sul cuore.
Sì, aveva il cuore schiacciato da enormi massi di pietra.
Quella ‘’Parola Buona’’ forse  ne aveva frantumato uno; un sollievo durato un istante, un breve attimo; 
il tempo di un respiro.
Breve, brevissimo atto.
Insignificante di fronte agli anni di pietra che si portava addosso.
Ma quell’attimo di respiro aveva contribuito a distendere una ruga sul suo volto.
Dire che fosse più serena certo che no, ma sicuramente aveva assorbito quella preghiera come il deserto l’acqua dell’oasi.
Una preghiera. Una lacrima.
Una vibrazione sconosciuta.
Un attimo di respiro per un cuore in apnea.
Non è niente.
Non hanno un potere prolungato.
Durano giusto il tempo del loro esistere.
Eppure… mi sembrò di vederla sorridere per un attimo.
Di un sorriso vero.
Diverso da quello appena accennato quando ero arrivata.
Un sorriso di speranza.
Il sorriso della misericordia.
Capivo che per riconciliarsi con Dio e con la vita e soprattutto con se stessa e gli altri, ci voleva ben altro.
Era terreno arido e duro, resistente e impermeabile.
Ma andava bene anche così.
Ero andata con il pensiero di porgerle un sorso d’acqua, se caso mai ne avesse avuto bisogno… le avevo dato un’acqua diversa.
Avevo attinto alla sorgente della Misericordia.
Ecco…Misericordia è…  la carità di una parola buona!
Sì, era una figlia in guerra con il Padre… pensava di essere stata messa fuori ormai dal suo Amore, di essere una figliastra, una dimenticata da tutti, dagli uomini e da Dio, una persona dalla quale tutti stavano lontano per la sua cattiveria, per il suo essere insopportabile, per il suo astio, il suo odio verso tutti… 
Aveva vissuto per un attimo il Volto Misericordioso di Dio, aveva per un istante provata la Gioia dell’essere dentro un Cuore misericordioso che non si dimentica di nessuno dei suoi figli, qualunque sia il loro grado di perversione.
Nessuno è escluso dall’Amore Misericordioso del Padre.
Per un attimo l’aveva sperimentato anche lei.
Nessuno aveva mai avuto ‘’misericordia’’ di lei e con lei.
Aveva vissuto nella convinzione di non meritare misericordia da parte di nessuno, tanto meno da Dio, convinta che neanche Lui l’avesse mai amata 
e si fosse mai occupata di lei.

Sono tornata da lei molte volte ancora.
All’inizio il suo tono era sempre aspro e sfiduciato.
Ma poi qualcosa in lei si muoveva sempre … 
non era facile riconciliarsi con Dio… 
ma cominciava a credere che forse era davvero  possibile, 
che anche per lei c’era ancora una speranza! 
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Adesso lei non c’è più.
Ma adesso lei conosce la Verità.
Nessuno può dire se quell’attimo possa essere servito per sciogliere qualche nodo dentro di lei, ma sicuramente quell’istante di respiro non è passato inosservato alla Misericordia di Dio.
Ai suoi occhi non è andato perso.
Un solo istante… chissà… se può salvare un’anima… chissà… però… però…  di una cosa sono certa: senza quell’istante ogni speranza sarebbe stata davvero persa… adesso aveva un’opportunità… un’alternativa… una speranza… 
piccola piccola, sicuramente, … ma c’era!

Se c’è una cosa di cui ho piena certezza è che … 
di fronte alla Misericordia di Dio… tutto è possibile!

Tornando a casa, per strada, mi resi conto di aver ricevuto io più di quello che avevo dato.
Quella ‘’Parola Buona’’ aveva fatto prima di tutto bene a me… Padre Nostro
Avevo capito che la nostra logica è davvero lontana come l’Oriente dall’Occidente dalla logica di Dio: il bisogno di una parola buona  è scritto dentro il cuore di tutti
ed anche se macigni di pietra cercano di soffocarlo, niente possono davanti alla Sapienza di Dio che cerca e trova sempre la strada più giusta , a volte anche più impensabile, per far emergere quella goccia di Bene che ha posto dentro ognuno di noi. Il bisogno di Bene non potrà mai essere schiacciato nemmeno dai peccati più scarlatti. Il Male non avrà mai l’ultima parola!
Adesso ne avevo piena conferma.
Inoltre, da quel giorno, grazie a lei, quando anch’ io mi trovo in mezzo alle tempeste e alle difficoltà della vita ed ho bisogno di una parola buona, adesso so qual è: Padre Nostro che sei nei cieli… sia fatta la tua volontà… rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori  e…  non c’indurre in tentazione, ma facci strumento della tua misericordia.

E funziona davvero, perché da quel momento… quella notte non è più notte, davanti a me… il buio come Luce risplende… e quel freddo ed amaro turbamento che agita il mio cuore… lascia il posto all’abbraccio caloroso e dolce della Misericordia!
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BUONA PASQUA A TUTTI.

CHE IL SIGNORE RISORTO FACCIA RISORGERE ANCHE NOI DALLE TOMBE SCAVATE NEI NOSTRI CUORI E IN CUI ABBIAMO SEPPELLITO QUELLA PAROLA BUONA CHE E’ … 
GESU’ MORTO E RISORTO… 
PAROLA BUONA DI CUI TUTTI 
ABBIAMO BISOGNO!

sabato 19 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

"Cari figli, con cuore materno pieno d’amore verso voi, desidero insegnarvi l’abbandono completo a Dio Padre. Io desidero che voi impariate, guardandovi ed ascoltandovi dentro, come seguire la volontà di Dio. Desidero che voi impariate come avere fiducia nella Sua grazia e nel Suo amore come l’ho sempre avuta io. Per questo, cari figli, purificate i vostri cuori, liberatevi da tutto quello che è terreno e permettete a ciò che è di Dio, attraverso le vostre preghiere e il sacrificio, di formare la vostra vita cosicché nei vostri cuori, possiate avere il regno di Dio, possiate iniziare a vivere partendo da Dio Padre e a camminare sempre con mio Figlio. Per tutto questo, cari figli, dovete essere puri nello spirito ed essere pieni di amore e di misericordia. Dovete avere cuori puri e semplici e dovreste essere sempre pronti a servire.
Cari figli, ascoltatemi! 
Io dico tutto questo per la vostra salvezza. 
Vi ringrazio

martedì 15 marzo 2016

CANTO A TE, SIGNORE!

Assaporare l’amore
Signore Gesù,
il mondo ha sete di amore,
ha bisogno di assaporare perdono,
di sentirsi accarezzato dalla tenerezza:
ha bisogno di essere amato.
Estirpa da noi la resistente radice del risentimento,
della misura, del dono condizionato.
Insegnaci ad amare come te,
a essere desti e pronti nel correre
incontro a ogni fratello e sorella,
per condividere con loro
l’incontenibile amore di Dio Padre.
Amen

venerdì 11 marzo 2016

Apprezza ciò che nella tua esistenza c'è, non sottolineare ciò che manca. E ringrazia di cuore.




IL GIUBILEO IN FAMIGLIA
di BRUNO FERRERO - ANNA PEIRETTI, da Bollettino salesiano, gennaio 2016

La riconoscenza

Esiste un sentimento che è costruttivo e indispensabile per la famiglia, i rapporti umani, l'educazione e la vita. Sembra una cosa da niente. È la fibra dell'amore e quasi nessuno ci pensa. La chiamano “gratitudine” e con un sinonimo molto bello “riconoscenza”. Per don Bosco era importantissima. Aveva perfino inventato una festa apposita.

Era vicino l'inizio della stagione dei monsoni e un uomo assai vecchio scavava buchi nel suo giardino.
«Che cosa stai facendo?» gli chiesero.
«Pianto alberi di mango» rispose.
«Pensi di riuscire a mangiarne i frutti?»
«No, io non vivrò abbastanza, ma gli alberi sì. Ho pensato che per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il modo di dimostrare la mia riconoscenza». 


Ringraziare

L'uomo moderno s'indigna, protesta, si vendica, raramente ringrazia. Eppure tutto quello che abbiamo, lo dobbiamo a qualcuno. Cominciando dalla vita. Una bellissima preghiera che un tempo conoscevano anche i bambini comincia così: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato».
Dovremmo guardarci allo specchio ogni mattina e ogni sera ringraziando per ciò che siamo, ciò che abbiamo raggiunto, le gioie che abbiamo vissuto, i dolori che abbiamo superato e le lezioni che abbiamo appreso. Dovremmo “riscoprire” ogni giorno il miracolo dell'esistenza. 




Meravigliarsi

«Sì».
«Sì? Ma ne hai mai visto uno?»
«Un miracolo? Sì».
«Quale?»
«Tu».
«Io? Un miracolo?»
«Certo».
«Come?»
«Tu respiri. Hai una pelle morbida e calda. Il tuo cuore pulsa. Puoi vedere. Puoi udire. Corri. Mangi. Salti. Canti. Pensi. Ridi. Ami. Piangi...»
«Aaah... Tutto qui?» 


Tutto qui. È tragico non essere capaci di meravigliarsi. Il bambino si apre alla vita attraverso una catena di “stupori” e di meraviglie. Il compito più importante di un educatore è conservare questa capacità nei ragazzi che crescono: sarà la qualità più preziosa della loro esistenza. Perché chi sa stupirsi non è indifferente: è aperto al mondo, all'umanità, all'esistenza. Si viene al mondo con questa sola dote: lo stupore di esistere. L'esistenza è un miracolo. Gli altri, gli animali, le piante, l'universo, ci parlano di questo miracolo. E noi siamo miracolosi come loro. Per questo dobbiamo essere attenti e rispettosi.
Chi considera meravigliosa la vita, sente di amare l'umanità, la rispetta in sé e negli altri. Donando agli altri l'importanza che meritano, noi scopriamo la nostra importanza. La vita ha un valore, una dignità. Nessuno ha il diritto di deturparla. 


Sentirsi amati
 
Alessio, tre anni, chiede alla sorellina: «Raccontami la storia del lupo cattivo».
Lisa, dieci anni, risponde: «Ma no, non esistono lupi cattivi, ci sono solo lupi infelici».
Non esistono uomini cattivi. Gli esseri umani non sono cattivi, sono tristi. E i tristi diventano cattivi. Sono tristi perché non percepiscono la bellezza dell'esistenza.
La gratitudine è una virtù che nasce dalla gioiosa umiltà di sentirsi amati e di lasciarsi amare. Non è merce di scambio e non è “dovere”, ma purissimo, gratuito amore. 


È il segreto della famiglia. Significa dirsi a vicenda “Grazie perché esisti!” Si tratta soprattutto di imparare a “vedere”, accorgersi del valore delle persone che vivono con noi, di ciò che ci è accaduto o di qualcosa che magari già era nostro e non sapevamo quanto meraviglioso fosse.
In questo modo si formano due qualità essenziali dell'amore familiare. La prima è la stima. La seconda è il rispetto. Di qui nasce il vero collante della famiglia: il piacere di stare insieme


Diventare persone riconoscenti

Per coltivare la gratitudine nella quotidianità è necessario viverla come un allenamento. Occorre iniziare con piccoli pensieri quotidiani che vanno poi tradotti in parole, che conseguentemente si trasformano in azioni. Ecco alcuni semplici esercizi quotidiani. 

I tuoi genitori ti hanno donato quanto di più bello, importante e anche impegnativo esista: la vita. Prenditi cura di loro con piccoli gesti quotidiani (una telefonata, un sms, una sorpresa, ...) e sii loro grato per tutto ciò che hanno fatto per te, anche se e quando hanno commesso errori.
Non invidiare chi consideri essere più fortunato, solo perché ritieni che abbia o sia di più di te. Apprezza ciò che nella tua esistenza c'è, non sottolineare ciò che manca. E ringrazia di cuore. 


Ogni persona che incontri sta combattendo contro dolori di cui tu non sai niente. Sii gentile, offri il tuo contributo e fa' in modo che la tua presenza sia sempre migliore della tua assenza. Sii grato anche per chi non ti piace o per chi ti fa arrabbiare: è proprio grazie a loro che puoi imparare, crescere, migliorare e mettere in pratica un po' di pazienza, compassione. 
La notte precedente la sua esecuzione, Jacques Decour, un partigiano francese, scrive un'ultima lettera alla famiglia: «Ora che ci prepariamo a morire, pensiamo a ciò che verrà. È il momento di ricordarci dell'amore. Abbiamo amato abbastanza? Abbiamo passato molte ore del giorno a meravigliarci degli altri uomini, a essere felici insieme, a sentire il peso del contatto, il peso e il valore delle mani, degli occhi, del corpo?».

Preghiera del grazie
 
Grazie è la preghiera felice
Di chi fa quel che dice.
Grazie è la preghiera forte
Di chi del cuore apre le porte.
Grazie è la preghiera grata
Di chi risponde con la risata.
Grazie è la preghiera quotidiana
Di chi fa una vita buona e sana.
Grazie è la preghiera migliore
Di chi è capace d'amore.

giovedì 3 marzo 2016


MARIA REGINA DELLA PACE

    MEDJUGORJE

“Cari figli la mia venuta a voi è per voi un dono del Padre Celeste. Per mezzo del suo amore vengo per aiutarvi a trovare la via verso la verità, a trovare la via verso mio Figlio. Vengo a confermarvi la verità. Desidero ricordarvi le parole di mio Figlio. Egli ha pronunciato parole di salvezza per il mondo intero, parole d’amore per tutti, l’amore che ha mostrato col suo sacrificio. Anche oggi però molti miei figli non lo conoscono, non vogliono conoscerlo, sono indifferenti. A causa della loro indifferenza, il mio Cuore soffre amaramente. Mio Figlio è sempre stato nel Padre. Nascendo sulla terra, ha portato la Divinità, mentre da me ha assunto l’umanità. Con lui la Parola è giunta in mezzo a noi. Con lui è giunta la Luce del mondo, che penetra nei cuori, li illumina, li ricolma d’amore e di consolazione. Figli miei, possono vedere mio Figlio tutti quelli che lo amano, poiché il suo volto è visibile attraverso le anime che sono ricolme d’amore verso di lui. Perciò, figli miei, apostoli miei: ascoltatemi! Lasciate la vanità e l’egoismo. Non vivete soltanto per ciò che è terreno, materiale. Amate mio Figlio e fate sì che gli altri vedano il suo volto attraverso il vostro amore verso di lui. Io vi aiuterò a conoscerlo il più possibile. Io vi parlerò di lui. Vi ringrazio”