sabato 11 aprile 2015


Domenica della

DIVINA MISERICORDIA 


Misericordia, mio Signore,
misericordia imploro,
misericordia supplico
al tuo pietosissimo cuore,
misericordia chiedo
per me,
per i miei cari,
per questa parrocchia,
per tutta la tua Santa Chiesa,
per i tuoi ministri che ti hanno rinnegato,
per quelli che sono stati freddi nel servirTi,
per chi non ha saputo ascoltare la Tua chiamata;

misericordia imploro, Signore,
misericordia per questo mondo,
per questa umanità dispersa e sofferente,
per questo tuo popolo disorientato e smarrito;

misericordia, dolcissimo Gesù, misericordia
per i tuoi figli che a Te si ribellano,
per i tuoi figli che ancora non ti conoscono,
per i tuoi figli che non sanno dove cercarti;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per chi piange,
misericordia per chi è solo,
misericordia per chi soffre,
misericordia per chi è tormentato,
misericordia per chi è stanco della vita,
misericordia per chi ti cerca su strade sbagliate,
misericordia per chi non ti ha mai cercato,
misericordia per chi ha bisogno di Te,
misericordia per chi ti prega
misericordia per chi non sa pregarti,
misericordia per chi non sa amarti
misericordia per chi non sa amare,
misericordia per chi non sa farsi amare,
misericordia per chi non sa perdonare,
misericordia per chi non sa chiederti perdono,
misericordia per chi non sa ascoltarti,
misericordia per chi non sa lodarti,
misericordia per chi non sa servirti;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per chi è tiepido nell’amore per Te
misericordia per chi è indifferente al Tuo Amore
misericordia per chi disprezza il Tuo Amore,
misericordia per chi non sa comprendere il Tuo Amore,
misericordia per chi è lontano da Te,
misericordia per chi non Ti ha ancora trovato,
misericordia per chi Ti ha offeso,
misericordia per chi dubita della Tua Misericordia,
misericordia per chi dubita del Tuo perdono,
misericordia per chi ha paura di Te,
misericordia per chi non ha fiducia in Te,
misericordia per chi non sa accogliere la Tua Volontà;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per chi non è battezzato,
misericordia per chi ti ha rinnegato,
misericordia per chi ti ha deluso,
misericordia per chi ti ha tradito;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per chi vive nella guerra,
misericordia per chi sta morendo,
misericordia per chi sta nascendo,
misericordia per chi ti ha bestemmiato,
misericordia per chi ti ha abbandonato,
misericordia per chi è stato violentato,
misericordia per chi non è stato mai capito,
misericordia per chi si è suicidato,
misericordia per chi ha ucciso senza capire,
misericordia per chi ha ucciso nel Tuo Nome;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per chi non ha fatto in tempo a chiederti perdono,
misericordia per chi ha seguito altri dei,
misericordia per chi non ha avuto sepoltura,
misericordia per chi ha profanato il Tuo Corpo,
misericordia per chi non ti ha mai conosciuto,
misericordia per chi è prigioniero,
misericordia per chi vive in terra straniera,
misericordia per chi è stato maltrattato,
misericordia per chi è povero,
misericordia per chi è ricco,
misericordia per chi governa,
misericordia per chi è perseguitato per la sua fede,
misericordia per chi perseguita chi crede in Te;

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per i vivi e per i morti,
misericordia per chi è morto per Te,
misericordia per chi è morto senza di Te,
misericordia per tutti coloro per i quali nessuno prega;
misericordia per chi ha bisogno della Tua Misericordia,

misericordia, Signore, misericordia,
misericordia per tutti noi peccatori!!!



DIARIO DELLA 
DIVINA MISERICORDIA 
DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA

 Sono passata al tema del silenzio, ma non voglio parlare di questo, bensì della vita dell'anima con Dio e della sua risposta alla grazia. 
Dopo che l'anima è stata purificata ed il Signore ha rapporti di intimità con lei, ora con tutte le forze tende verso Dio. Però essa da sola non può niente. Qui soltanto Iddio dispone tutto; l'anima lo sa; ne è consapevole. Essa vive
ancora in esilio e sa molto bene che possono esserci ancora giornate
nuvolose e piovose; ma essa guarda a tutto ciò con un atteggiamento
diverso da quello tenuto finora. Non si rifugia in una pace falsa, ma si
slancia nella lotta. Essa sa di essere di una progenie cavalleresca. Ora si
rende conto meglio di tutto. Essa sa di essere di stirpe regale: tutto ciò
che è grande e santo la riguarda. Una serie di grazie che Dio riversa
sull'anima dopo quelle prove di fuoco. Gode di una stretta unione con
Dio. Ha molte visioni sensibili ed intellettuali. Sente molte parole
soprannaturali e talvolta degli ordini precisi.
Ma nonostante queste grazie, non basta a se stessa.
Proprio in quanto Iddio la visita con queste
grazie, è esposta a diversi pericoli e può facilmente cadere nella illusione.
Ora dovrebbe pregare Dio perché le mandi una guida spirituale; e non
solo pregare per la guida, ma bisogna darsi da fare e cercare un tale
condottiero, che conosce le cose, come il condottiero deve conoscere le
strade, attraverso le quali deve condurre i suoi soldati in battaglia.
Un'anima che è unita a Dio, bisogna prepararla a grandi ed accaniti
combattimenti. Dopo questa purificazione e queste prove, Iddio tratta
con l'anima in modo particolare, ma l'anima non collabora sempre con
queste grazie. Non perché essa stessa non voglia collaborare, ma perché
incontra così grandi difficoltà esterne ed interne, che ci vuole veramente
un miracolo, perché quell'anima si mantenga su quelle altezze. Ora ha
necessariamente bisogno di un direttore spirituale. Queste difficoltà
spesso riempirono la mia anima di dubbi e talvolta anch'io ero
spaventata poiché pensavo fra me: « Dopo tutto sono una povera
ignorante: molte cose non le conosco, e tanto meno le cose spirituali ».
Però se i dubbi aumentavano, cercavo luce presso un confessore o presso
le Superiore. Ma non ottenevo quello che desideravo. Quando mi aprii
alle Superiore, una di esse conobbe la mia anima e la via attraverso la
quale il Signore mi vuole condurre. Quando mi uniformai alle sue
indicazioni cominciai a progredire rapidamente sulla via della perfezione.
Purtroppo però la cosa non durò a lungo. Quando aprii più a fondo la mia
anima, non ottenni quello che desideravo; ed alla Superiora quelle grazie
sembrarono inverosimili, quindi non potei attingere più nulla da lei. Mi
disse che non era possibile che Dio avesse rapporti di tale intimità con
una creatura. « Io ho paura per lei, sorella, che si tratti di un'illusione. Si
consigli con un sacerdote ». Ma il confessore non mi capì e disse: « È
meglio che lei parli di queste cose con le Superiore ». E così andavo dalle
Superiore al confessore e dal confessore alle Superiore e non trovavo
pace. Queste grazie divine cominciarono a essere per me una grande
sofferenza. Dicevo talvolta direttamente al Signore: « Gesù, io ho paura
di Te. Non sei per caso un fantasma? ». Gesù mi tranquillizzava sempre,
ma io non sempre mi fidavo. La cosa strana era che più io non mi fidavo,
e più Gesù dava dimostrazione di essere Lui l'artefice di queste cose.
Quando mi resi conto che non ottenevo alcuna tranquillità dalle
Superiore, decisi di non parlare più con loro di queste cose puramente
interiori. Per l'esterno cercai, da buona religiosa, di parlare di tutto con le
Superiore; ma per quanto riguarda la necessità dell'anima, d'ora in poi
parlerò solo in confessione. Per molti ed assai ragionevoli motivi ho
capito che una donna non è portata a discernere questi misteri. Mi sono
esposta a tante sofferenze che avrei potuto evitare. Per molto tempo sono
stata ritenuta invasata dallo spirito maligno e venivo guardata con
commiserazione. La Superiora poi aveva messo in atto certi accorgimenti
cautelativi nei miei confronti. Era giunto alle mie orecchie che le suore
mi tenevano d'occhio come tale, come indemoniata. E tutt'attorno mi si
oscurò l'orizzonte. Cominciai ad evitare quelle grazie divine, ma che
potevo fare? Dopotutto non era in mio potere. Improvvisamente fui presa
da un così profondo raccoglimento che, malgrado la mia volontà,
sprofondai in Dio ed il Signore mi trattenne presso di Sé. Nei primi
momenti la mia anima è sempre un po' spaventata, ma poi viene riempita
da una calma e da una forza singolare. Tutto ancora era da sopportare.
Infatti quando il Signore chiese che dipingessi quell'immagine, allora
cominciavano veramente a parlare di me ed a guardarmi come se fossi
un'isterica od un'esaltata e la cosa cominciò a propagarsi un po' di più.
Una delle suore venne da me, per parlarmi in confidenza. E cominciò a
commiserarmi. Mi dice: « Sento che dicono di lei che è un'esaltata, che
ha delle visioni. Povera sorella, si difenda da ciò ». Era sincera
quell'anima e mi disse sinceramente quello che aveva sentito dire. Ma
cose simili dovetti ascoltarle ogni giorno. Che tormento sia stato per me,
Dio solo lo sa. Decisi però di sopportare tutto in silenzio e di non dare
spiegazioni quando mi venivano rivolte domande. Alcune suore erano
irritate dal mio silenzio, specialmente le più curiose; le altre, più
riflessive, dicevano: « Di certo Suor Faustina dev'essere molto vicino a
Dio, dato che ha la forza di sopportare tante sofferenze ». E vedevo
davanti a me quasi dei giudici. Mi preoccupai di avere il silenzio
interno ed esterno. Non dicevo nulla che riguardasse la mia persona,
sebbene venissi interrogata direttamente da alcune suore. La mia bocca
si chiuse. Soffrii come una colomba senza lamentarmi. Alcune suore però
provavano quasi piacere nel darmi fastidio in qualsiasi modo. Le irritava
la mia pazienza, ma Dio mi diede tanta forza interiore, che sopportai
tutto ciò con serenità. Mi ero resa conto che in quei momenti non potevo
essere aiutata da nessuno e cominciai a pregare ed a chiedere al Signore
un confessore. Desideravo ardentemente che un sacerdote mi dicesse
quest'unica parola: « Stai tranquilla, sei sulla buona strada ».
Oppure «Butta via tutto, perché non viene da Dio ».
Purtroppo però un sacerdote così deciso, che mi dicesse quelle parole chiare
in nome del Signore, non riuscivo a trovano.
Perciò andavo avanti nell'incertezza.
O Gesù, se è la Tua volontà che io viva in tale incertezza, sia benedetto il Tuo Nome.
Ti prego, Signore, dirigi Tu stesso la mia anima e resta con me, perché da
sola sono nulla. Ecco, sono già stata giudicata da ogni lato: non c'è più
nulla in me che sia sfuggito al giudizio delle suore. Ma ormai tutto in un
certo senso si è esaurito ed hanno cominciato a lasciarmi in pace; la mia
anima martoriata ha potuto prendersi un po' di riposo.

venerdì 10 aprile 2015

CANTO A TE, SIGNORE!
La croce




Il legno della Croce,
quel "legno del fallimento",

è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza                                       
con le mani inchiodate sulla Croce,
che con le mani stese sui malati.
Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell'aiutarti a portare la Croce,
di aiutarci a vedere
anche nelle nostre croci
e nella stessa Croce un mezzo per ricambiare
il Tuo Amore.


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Aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di resurrezione.
Se ci sentiamo sfiniti, Signore,
è perché, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non sui Tuoi,
ma proprio i nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.
(don Tonino Bello)

mercoledì 8 aprile 2015




Papa Francesco \ Udienza Generale  8.3.15

Francesco: bambini che soffrono, "grido che sale a Dio''
“La passione dei bambini, rifiutati, abbandonati, derubati del loro futuro è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che abbiamo costruito”. E’ un forte appello alla responsabilità delle persone e dei Paesi nei confronti dei piccoli sofferenti, il filo conduttore della catechesi del Papa oggi all’udienza generale. Davanti a migliaia di fedeli in una Piazza San Pietro assolata, Francesco ripete “con i bambini non si scherza! Nessun sacrificio sarà troppo grande pur di evitare di farli sentire uno sbaglio”. Il servizio di Gabriella Ceraso:
Torna sulla catechesi dedicata alla famiglia il Papa in questo luminoso mercoledì di Pasqua per completare la riflessione sui bambini, visti quest’oggi col volto della sofferenza. “Storie di Passione” le chiama Francesco: piccoli rifiutati, abbandonati, derubati della loro infanzia e del loro futuro o, nei Paesi ricchi, vittime di crisi familiari, di vuoti educativi e condizioni di vita disumane:
“Qualcuno osa dire, quasi per giustificarsi, che è stato un errore farli venire al mondo. Questo è vergognoso! Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore! I bambini non sono mai “un errore”.
Un sistema sbagliato
In queste situazioni hanno bisogno semmai di più amore, prosegue il Papa, ribadendo più di una volta le responsabilità singole e collettive degli adulti nei drammi dei più piccoli:
“Ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando e con ogni genere di espedienti, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito”.
Dio non dimentica nessuna lacrima
“Il Padre non dimentica nessuna lacrima come neppure la responsabilità sociale delle persone e dei Paesi va perduta”, sottolinea ancora Francesco. E responsabilità sociale significa, spiega il Pontefice, non nascondersi dietro “difese legali d’ufficio” - del tipo 'non possiamo farci nulla', oppure 'non siamo un ente di beneficenza'" - come anche accompagnare le fatiche dei genitori che generosamente accolgono bambini con gravi difficoltà:
“E’ vero che grazie a Dio i bambini con gravi difficoltà trovano molto spesso genitori straordinari, pronti ad ogni sacrificio e ad ogni generosità. Ma questi genitori non dovrebbero essere lasciati soli! Dovremmo accompagnare la loro fatica, ma anche offrire loro momenti di gioia condivisa e di allegria spensierata, perché non siano presi solo dalla routine terapeutica”.
Nessun bambino "è un errore"
Voce della Chiesa di oggi, il Papa offre dunque tenerezza materna e benedizione di Dio per genitori e figli, ma anche condanna e rimprovero fermo, perché, dice, ”con i bambini non si scherza!”. Infine, Francesco consegna alle migliaia di fedeli che lo ascoltano, l’immagine di una società ideale che troverebbe misericordia anche nel giudizio divino, se stabilisse un principio di fondo:

“E’ vero che non siamo perfetti e che facciamo molti errori. Ma quando si tratta dei bambini che vengono al mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini”. Che bella sarebbe una società così! Io dico che a questa società, molto sarebbe perdonato, dei suoi innumerevoli errori. Molto, davvero”.

martedì 7 aprile 2015

DIARIO DELLA 
DIVINA MISERICORDIA 
DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA

 Ma ora voglio parlare ancora dei momenti della prova. 
In quei momenti è necessario
che i confessori abbiano pazienza con tale anima provata. Ma la più
grande pazienza deve averla l'anima con se stessa.
O mio Gesù, Tu sai quello che prova la mia anima al ricordo di quelle sofferenze.
Talvolta mi son meravigliata che gli angeli ed i santi restino silenziosi mentre un'anima sopporta simili sofferenze. 
Tuttavia essi ci amano in modo particolare in quei momenti. 
L'anima mia certe volte ha gridato verso
Dio, come un bambino quando la madre nasconde il suo volto ed egli non
può riconoscerla e grida con quante forze ha. O Gesù mio, per queste
prove d'amore sia onore e gloria a Te. Grande ed insondabile è la Tua
Misericordia! O Signore, tutto quello che hai progettato nei riguardi della
mia anima, è pervaso della Tua Misericordia. Ricordo questa cosa: coloro
che vivono insieme non dovrebbero aggiungere sofferenze esterne,
poiché in verità quando un'anima ha il calice pieno fino all'orlo, talvolta
proprio la goccia che gettiamo noi nel suo calice sarà esattamente quel di
più, che farà traboccare il calice dell'amarezza. E chi risponde per
quell'anima? Guardiamoci bene dall'aggiungere sofferenze agli altri,
poiché questo non piace al Signore. Se le suore oppure i superiori
sapessero o supponessero che una certa anima sta attraversando tali
prove e, ciò nonostante, da parte loro le aggiungessero altre sofferenze,
peccherebbero mortalmente e Dio stesso rivendicherebbe quell'anima.
Non parlo qui di casi che per loro natura costituiscono peccato, ma parlo
di una cosa che in un altro momento non sarebbe peccato. Stiamo attenti
a non avere quelle anime sulla coscienza. E un grave difetto della vita
religiosa e della vita in genere, che quando si vede un'anima che è nella
sofferenza, si tende sempre ad aggiungerne ancora di più. Non parlo di
tutti, ma ci sono persone che si comportano così. Ci permettiamo di
esprimere giudizi di ogni genere e parliamo là dove non avremmo mai
dovuto dire quello che abbiamo detto. La lingua è un organo piccolo, ma
provoca cose grosse. La religiosa che non rispetta il silenzio, non
giungerà mai alla santità, cioè non diventerà santa. Non s'illuda. Se per
caso accade che per suo mezzo parla lo Spirito di Dio, allora non è lecito
tacere. Ma per poter ascoltare la voce di Dio bisogna avere la quiete
nell'anima ed osservare il silenzio: non un silenzio tetro, ma il silenzio
interiore, cioè il raccoglimento in Dio. Si possono dire molte cose e non
interrompere il silenzio, ed al contrario si può parlar poco ed infrangere
continuamente il silenzio. Oh! che danni irreparabili provoca
l'inosservanza del silenzio! Si fanno molti torti al prossimo, ma
soprattutto alla propria anima. Secondo il mio pensiero e la mia
esperienza, la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio
non si dona ad un anima ciarliera che come un fuco nell'alveare ronza
molto, ma non produce miele. Un'anima che chiacchiera molto è vuota
nel suo interno. Non ha né virtù fondamentali, né intimità con Dio. Non è
il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace e tranquillità
nella quale abita Iddio. Un'anima che non ha gustato la dolcezza della
quiete interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità degli altri.
Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato il
silenzio. Loro stesse me l'hanno detto, quando ho chiesto loro quale era
stata la causa della loro rovina. Erano anime consacrate. O mio Dio,
quale dolore! Eppure avrebbero potuto non solo essere in paradiso, ma
essere perfino sante. O Gesù, Misericordia, tremo quando penso che
debbo rendere conto della mia lingua. Nella lingua c'è la vita, ma anche la
morte. E talvolta con la lingua uccidiamo, commettiamo dei veri omicidi;
e possiamo ancora considerare ciò una piccola cosa? Per la verità non
riesco a comprendere tali coscienze. Ho conosciuto una persona, che
avendo saputo da un'altra una certa cosa che si diceva di lei... si ammalò
gravemente e di conseguenza versò molto sangue e molte lacrime e poi
avvenne la dolorosa conclusione che fu causata quindi non dalla spada,
ma dalla lingua. O mio Gesù silenzioso, abbi misericordia di noi.

lunedì 6 aprile 2015

E' RISORTO

ALLELUIA! ALLELUIA! ALLELUIA

2015



MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

Messaggio a Mirjana del 2 Aprile 2015  

  

“Cari figli
ho scelto voi, apostoli miei, perché tutti portate dentro di voi qualcosa di bello. Voi potete aiutarmi affinché l’amore per cui mio Figlio è morto, ma poi anche risorto, vinca nuovamente. Perciò vi invito, apostoli miei, a cercare di vedere in ogni creatura di Dio, in tutti i miei figli, qualcosa di buono e a cercare di comprenderli. Figli miei, tutti voi siete fratelli e sorelle per mezzo del medesimo Spirito Santo. Voi, ricolmi d’amore verso mio Figlio, potete raccontare a tutti coloro che non hanno conosciuto questo amore ciò che voi conoscete. Voi avete conosciuto l’amore di mio Figlio, avete compreso la sua risurrezione, voi volgete con gioia gli occhi verso di lui. Il mio desiderio materno è che tutti i miei figli siano uniti nell’amore verso Gesù. Perciò vi invito, apostoli miei, a vivere con gioia l’Eucaristia perché, nell’Eucaristia, mio Figlio si dona a voi sempre di nuovo e, col suo esempio, vi mostra l’amore e il sacrificio verso il prossimo. 

Vi ringrazio”.


La Madonna era decisa nella sua intenzione di aiutarci. Mirjana ha detto che ha raccomandato tutti e che la Madonna ha benedetto tutti

mercoledì 1 aprile 2015

"Quando Gesù apparve ai discepoli la sera di Pasqua " mostrò loro le mani e i piedi",

                                      di don Tonino Bello

Carissimi,

Io non so se nell'ultima cena, dopo che Gesù ebbe ripreso le vesti, qualcuno dei dodici si sia alzato da tavola e con la brocca, il catino e l'asciugatoio si sia diretto a lavare i piedi del maestro. Probabilmente no. C'è da supporre comunque che dopo la sua morte ripensando a quella sera, i discepoli non abbiano fatto altro che rimproverarsi l'incapacità di ricambiare la tenerezza del Signore.  Possibile mai, si saranno detti, che non ci è venuto in mente di strappargli dalle mani quei simboli del servizio, e di ripetere sui suoi piedi ciò che egli ha fatto con ciascuno di noi? Dovette essere così forte il disappunto della Chiesa nascente per quella occasione perduta, che, quando Gesù apparve alle donne il mattino della risurrezione, esse non seppero fare di meglio che lanciarsi su quei piedi e abbracciarli. "Avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono". Ce lo riferisce Matteo, nell'ultimo capitolo del suo Vangelo. Gli cinsero i piedi. Non gli baciarono le mani o gli strinsero il collo. No. Gli cinsero i piedi! Erano già bagnati di rugiada. Glieli asciugarono, allora con l'erba del prato e glieli scaldarono col tepore dei loro mantelli. Quasi per risarcire il maestro, sia pure a scoppio ritardato, di una attenzione che la notte del tradimento gli era stata negata. Gli cinsero i piedi. Fortunatamente avevano portato con sé profumi per ungere il corpo di Gesù. Forse ne ruppero le ampolle di alabastro e in un rapimento di felicità riversarono sulle caviglie del Signore gli olii aromatici che furono subito assorbiti da quei fori: profondi e misteriosi, come due pozzi di luce. Gli cinsero i piedi. Finalmente! Verrebbe voglia di dire. Ma chi sa in quel ritardo ci doveva essere anche tanto pudore. Forse la chiesa nascente rappresentata dalle due Marie prima di cadergli davanti nel gesto dell'adorazione aveva voluto aspettare di proposito che Gesù riprendesse davvero le vesti. Non quelle che aveva momentaneamente deposto prima della lavanda. Ma quelle veramente inconsutili del suo corpo glorioso.

 

Carissimi fratelli, oggi voglio dirvi che la Pasqua è tutta qui. Nell'abbracciamento di quei piedi. Essi devono divenire non solo il punto di incontro per le nostre estasi d'amore verso il Signore, ma anche la cifra interpretativa di ogni servizio reso alla gente, e la fonte del coraggio per tutti i nostri impegni di solidarietà con la storia del mondo. Non c'è da illudersi. Senza questa dimensione adorante, espressa dal gruppo marmoreo di donne protese dinanzi al risorto, saremo capaci di organizzare solo girandole appariscenti di sussulti pastorali. Se non afferriamo i piedi di Gesù, lavare i piedi ai marocchini, o agli sfrattati, o ai tossici, non basta. Non basta neppure lavarsi i piedi a vicenda, tra compagni di fede. Se la preghiera non ci farà contemplare speranze ultramondane attraverso quei fori lasciati dai chiodi, battersi per la giustizia, lottare per la pace e schierarsi con gli oppressi, può rimanere solo un'estenuante retorica. Se, caduti in ginocchio, non interpelleremo quei piedi sugli orientamenti ultimi per il nostro cammino, giocarsi il tempo libero nel volontariato rischia di diventare ricerca sterile di sé e motivo di vanagloria. Se l'adorazione dinnanzi all'ostensorio luminoso di quelle stigmate non ci farà scavalcare le frontiere delle semplici liberazioni terrene, impegnarsi per le promozione dei poveri potrà sfiorare perfino il pericolo dell'esercizio di potere. Non basta avere le mani bucate. Ci vogliono anche i piedi forati. E' per questo che quando Gesù apparve ai discepoli la sera di Pasqua "mostrò loro le mani e i piedi". E poi, quasi per sottolineare con la simbologia di quei due moduli complementari che senza l'uno o l'altro, ogni annuncio di risurrezione rimarrà sempre mortificato, aggiunse: "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io". Mani e piedi, con tanto di marchio! Ecco le coordinate essenziali per ricostruire la carta d'identità del risorto. Mani bucate. Richiamo a quella inesauribile carità verso i fratelli, che si fa donazione a fondo perduto. Piedi forati. Appello esigente a quell'amore verso il Signore, che ci fa scorgere il senso ultimo delle cose attraverso le ferite della sua carne trasfigurata.