sabato 8 febbraio 2014


PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE TERZA (1 - 12) 
Confronto tra la sorte dei giusti e quella degli empi

[1]Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
[2]Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
[3]la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
[4]Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
[5]Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé:
[6]li ha saggiati come oro nel crogiuolo
e li ha graditi come un olocausto.
[7]Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
[8]Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
[9]Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;
coloro che gli sono fedeli
vivranno presso di lui nell'amore,
perché grazia e misericordia
sono riservate ai suoi eletti.
[10]Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo,
essi che han disprezzato il giusto
e si son ribellati al Signore.
[11]Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice.
Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto,
inutili le opere loro.
[12]Le loro mogli sono insensate,
cattivi i loro figli,
maledetta la loro progenie.



PER RIFLETTERE INSIEME…

‘’I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie’’.
È alla luce di questa affermazione che vanno letti i versetti di questo terzo capitolo, infatti  essi ci presentano molto chiaramente le due logiche: quella di Dio e quella dell’uomo; e  ne rivela altrettanto chiaramente l’abissale diversità di senso che Dio e l’uomo danno al vivere umano e alle sue azioni.

Intanto ci danno una conferma fondamentale: ‘’ Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.’’.

L’attenzione e la preferenza di Dio è per l’uomo giusto, che sarà protetto da qualsiasi tormento.

Ma chi è l’uomo giusto? E da quali tormenti sarà protetto?

E qui nasce la prima apparente contraddizione: l’uomo giusto è colui che segue la legge del Signore, che porge l’altra guancia, che non segue la legge del taglione, che non si oppone, che non fa del male a nessuno, che cerca di essere gradito a Dio, che cerca di fare la sua volontà.

In una parola sono i ‘’santi o perlomeno coloro che cercano di camminare sulle strade della santità’’, coloro che cercano di vivere secondo la Volontà di Dio.

Ma quanti santi hanno vissuto una vita tranquilla, serena, pacifica, amati e benvoluti da tutti, priva di sofferenze sia fisiche che morali, quanti hanno vissuto ‘’una vita da salotto’’?

A voler sfogliare il martirologio non credo che fra le migliaia di vite riportate ce ne sia una, una sola che non abbia avuto tormenti di ogni genere, tormenti e torture, del corpo, dell’anima e dello spirito.

Non un solo santo ha vissuto una vita tranquilla e senza tormenti.

Ed allora come spiegare l’affermazione di Dio che i giusti non saranno toccati dai tormenti?

Che Dio abbia voluto dire solo cose buone per fare bella figura e poi ingannarci?

Tanto poi, se le cose non andranno così ci sono mille modi per giustificarle… non mancheranno  certamente le parole e gli argomenti…

Se a dire quella frase fosse stato l’uomo, forse qualche dubbio potrebbe anche venirci, perché l’uomo è incline all’inganno, perché l’uomo trova mille modi per giustificare anche l’ingiustificabile, ma se a dirla è Dio, certo che no, dubbi sulla sua veridicità non ce ne sono  e non ce ne devono essere.

E allora come spiegare l’apparente contraddizione?

La spiegazione è questa: l’uomo legge tutto in maniera molto terrena, riportando cioè tutto ad un bisogno terreno, a situazioni che hanno a che fare con la sua vita corporale, con il soddisfacimento delle sue passioni, dei suoi sensi, dei suoi istinti, come a dire: la felicità sta nel denaro, nel potere, nel possedere, nell’avidità compiaciuta, nell’egoismo centralizzante, nell’egocentrismo sconfinato.

Nel momento in cui i bisogni corporali e quelli istintuali vengono soddisfatti, ecco che l’uomo dice di essere felice.

Ma si tratterà di una felicità temporanea, che passa nell’attimo stessa in cui la si prova.

Si tratta di una felicità che non ha niente a che fare con l’essere un uomo giusto, perché l’uomo giusto guarda un po’ più in là, va oltre i bisogni immediati, va oltre i bisogni della carne, guarda un po’ più in profondità e si rende conto che ci sono altri bisogni ben più urgenti, più preziosi, più importanti di quelli che appaiono nell’immediato.

E quali sono questi bisogni?

I bisogni dello spirito.

Si rende conto che c’è una fame che non si sente, ma che rode l’anima.

Si rende conto che c’è un bisogno di amore e di giustizia che non si vedono, ma che lacerano l’anima.

Si rende conto che c’è un vuoto immenso che non si tocca, ma si avverte nel tormento dell’anima che cerca la sua luce.

Si rende conto che c’è un bisogno primordiale che non riesce a saziare: il bisogno di Dio, di cui percepisce la presenza, ma che non riesce ad incontrare, a toccare, a vedere.

È un bisogno quasi ‘’fisico’’, possiamo dire, quello voler di toccare, incontrare, vedere, abbracciare Dio.

Ma se Dio è puro Spirito, qualcuno potrebbe dire, questo bisogno non potrà mai essere soddisfatto!

Dio conosce bene i nostri bisogni, sa bene di cosa l’uomo ha bisogno per essere felice, per essere un uomo giusto, per questo ci ha dato le istruzioni a suo tempo: ama il Signore Dio tuo con tutta l’anima, tutto il tuo cuore, tutte le tue forze ed ama il prossimo tuo come te stesso!

Ecco la risposta: se vuoi incontrare Dio, se vuoi abbracciarlo, toccarlo, stringerlo forte … allora corri incontro a tuo fratello, quello più povero, quello più abbandonato… a quei lebbrosi che san Francesco abbracciava.

Ecco, dunque, che le cose cambiano aspetto, cambiano senso, anzi… acquistano un senso: l’uomo giusto  non è colui che è privo di tormenti terreni, ma chi, pur straziato dai tormenti terreni… vive dell’Amore di Dio nell’incontro del fratello lebbroso, del fratello scomodo, insopportabile, di quello sconosciuto, venuto da lontano, di quello che tutti deridono, che nessuno vuole accanto…

Il giusto è colui che ama, secondo l’esempio dell’Unico Giusto che amò fino alla fine.

Non sono i tormenti terreni quelli dai quali sarà protetto, ma dai tormenti dell’inferno, dai tormenti eterni, che sono di gran lunga più temibili e più terribili dei peggiori tormenti di questa vita terrena.

È dai tormenti dell’anima che il giusto sarà salvato, mentre non gli saranno risparmiati i tormenti della carne,  così come affermato nei versetti successivi:  parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.

Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.

Morte, sciagura, rovina, castighi… sono queste le cose che spettano al giusto, queste le cose che il mondo riserva al giusto, questa la sua unica eredità in questo mondo.

Chi vorrebbe queste cose? Chi accetterebbe queste cose? Quale uomo giusto non griderebbe contro Dio: ti ho servito per tutta la vita e vedi come hai ricambiato il mio servizio?

È il grido di Giobbe, il grido del servo, il grido di chi ha amato Dio e il prossimo più di ogni altra cosa.

È il grido che giustifica la logica del mondo: vedi che cosa ne ha avuto? Ha aiutato questo e quello, si è speso tutto per tutti, ha vissuto in maniera esemplare e poi… come è finito? Nella solitudine, nel dolore, nella miseria. Lui che ha tanto amato Dio, è stato abbandonato da Dio. Ma si può essere più ingrati di così? Si può essere più bugiardi di così? Gli aveva promesso che nessun tormento lo avrebbe toccato e guarda come è finito… abbandonato da Dio e dagli uomini!

Questo è quello che gli uomini, secondo la loro logica, vedono, quello che riescono a capire dei disegni di Dio, del senso di questa nostra vita, è questa l’interpretazione che ne fanno delle promesse di Dio: ha promesso e non ha mantenuto!

Questa è l’interpretazione che fa colui che ragiona secondo la logica del mondo, che non è la stessa di Dio.

La logica dell’uomo dice che la felicità sta nell’avere, non nell’essere.

Se uno non ha, se non possiede, non è nessuno!

Per Dio, invece, le cose non stanno così: la felicità sta sia nell’avere che nell’essere: avere amore per farsi amore.

Disse Pietro: ‘’Non ho niente, ma quello che ho te lo dò,  alzati ti dico… e il paralitico si alzò’’.

Pietro non aveva denaro con sé, ma aveva l’amore di Dio, era pieno dell’amore di Dio, e si fece amore per il suo prossimo, fu manifestazione dell’Amore di Dio, portò l’Amore di Dio prima ancora di portare se stesso o le cose del mondo: aveva Amore e diede Amore e la Vita rifiorì improvvisamente.

Com’è che avviene questo?

Avviene perché la loro speranza è piena di immortalità, essi sono nella pace; anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, essi amano, vivono nell’amore, vivono d’amore e si fanno amore.

Ha amore, chi è amore! L’essere e l’avere condividono lo stesso obiettivo: amare!

Essere amore significa avere amore da dare!

Ricordate? L’amore è l’unica cosa che si moltiplica dividendolo!

L’uomo vede la povertà materiale del povero, Dio vede la ricchezza del suo spirito; l’uomo vede la rovina della sua vita, Dio vede la bellezza della sua anima; l’uomo vede la sofferenza del suo corpo, Dio vede l’esultanza della sua anima che si prostra davanti al Suo Trono e non trova Giustizia, ma misericordia, non trova il Giudice, ma il Salvatore che ‘’ Per una breve pena ricambia con  grandi benefici, perché li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell'amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti.

Ecco che si compiono le promesse di Dio, ecco che nessuna Parola venuta da Dio torna a Lui senza che si sia compiuta, ecco che quanti hanno confidato in lui hanno compreso la verità, hanno sperato sulla Sua Parola, hanno saputo attendere il tempo della ricompensa… e Dio è fedele alla Sua Parola, Dio mantiene la Sua Parola e la mette in atto al tempo giusto.

Il giusto, nel giorno del giudizio risplenderà  come scintilla nella stoppia, correrà di  qua e di là, esulterà nella misericordia che Dio gli aveva promesso e che adesso ha ricevuto.

Essi, che sono stati il disprezzo del mondo, governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro.

La ricompensa del giusto è sicura. Alta ne è la misura, colma, piena e sovrabbondante.
Coloro che sono stati disprezzati dal mondo, saranno i padroni del mondo, governeranno le nazioni e renderanno lode al Signore che regnerà  su di loro per sempre.

Questo è ciò che è riservato all’uomo giusto.

Beato l’uomo che spera nel Signore, che spera nella Sua Parola!

Beato l’uomo che confida nel Signore!

Ma se questo sarà del giusto, che ne sarà dello stolto?

Ciò che agli occhi degli stolti era sciagura, rovina, castigo…   agli occhi di Dio sono meriti di Salvezza.

E ciò che agli occhi dell’uomo era felicità, ricchezza, desiderio… agli occhi di Dio sono spazzatura che rendono vana la Redenzione stessa.

Che ne sarà, dunque, dello stolto? Di colui che ha deriso il giusto per il suo vano spendersi per amore di un Dio che non sa proteggerlo?

Il Signore non ci ha nascosto niente, non ci ha detto menzogne, non ci ha ingannati, ma ci ha detto chiaramente, molto chiaramente l’unica verità di cui dobbiamo tener conto: gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo, essi che han disprezzato il giusto e si son ribellati al Signore.

Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice.

Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto, inutili le opere loro.
Le loro mogli sono insensate, cattivi i loro figli, maledetta la loro progenie.

Non c’è altro da aggiungere, non c’è altro da dire: la verità è tutta qua!

A questo punto è solo questione di scelta: essere un uomo giusto o essere uno stolto?

Temere le rovine temporanee del mondo o quelle eterne del Regno delle Tenebre?

Soffrire temporaneamente su questa terra o soffrire per sempre nel luogo  destinato a chi ha rinnegato Dio?

La scelta è personale, ovviamente, ma attenti: attenti a non scegliere, stia attento chi, per paura di sbagliare, sceglie di non scegliere o chi, per indifferenza verso questi argomenti, non si preoccupa di scegliere, stia attento chi crede di non aver bisogno di scegliere, perché la sua fine sarà peggiore di quella dell’empio, dello stolto;  chi non sceglie , in realtà, ha già fatto una scelta: ha lasciato che qualcun altro scelga per sé, ha delegato qualcuno che non si fa scrupoli nel togliere all’uomo la sua libertà, scegliendo per lui, operando una scelta che spetta solo all’uomo; chi sceglie di non scegliere, lascia che qualcuno scelga al suo posto; Dio rispetta la libertà dell’uomo e non si sostituisce mai a lui; l’altro, invece, il nemico di Dio, finge di essere amico dell’uomo, per scegliere al suo posto, per trascinarlo lontano da Dio, per poi ‘’accusarlo, notte e giorno, davanti al suo Trono’’.

Chi sceglie di non scegliere o chi non ritiene importante fare questa scelta si mette, automaticamente, dalla parte di coloro che pensano di poter vivere fuori da Dio, senza Dio e vivere senza di Lui  è morire, è stare nelle tenebre, non c’è alternativa: o con Dio e nella Luce o con il suo nemico e nelle tenebre.

A colui che non sceglie la Luce, restano solo le tenebre.

Ed attenti anche quelli che rimandano le scelte all’ultimo momento, al tempo che verrà, attenti perché quel tempo non si sa quando sarà: se prima o dopo, se presto o tardi… attenti anche coloro che sono tiepidi… il Signore li vomiterà dalla Sua Bocca, perché non sono nè carne né pesce, né ardenti né freddi, vivono inconsapevoli dell’importanza di una scelta decisiva che animi, che infiammi la loro fede; non si preoccupano di alimentare la fiamma, mantengono semplicemente viva la scintilla, che non diventerà mai un incendio, sarà un fuoco che non divamperà mai… quindi… un fuoco inutile!

Quel mancato incendio non sarà senza conseguenze, niente è senza conseguenze: l’agire o il non agire, lo scegliere o il non scegliere, la scintilla o l’incendio, ogni cosa fatta o non fatta avrà la sua relativa conseguenza.

Ora sta a noi il decidere, il capire, lo scegliere, l’alimentare o lo spegnere quella scintilla… e se scegliamo di agire facciamolo alla luce del sole, non nel buio della notte… il sole rivela la ricompensa del giusto, la notte nasconde la mano peccaminosa dell’empio.

Scegliere di essere tra i giusti è difficile, impegnativo, ma possibile.

Scegliere di essere tra gli stolti è facile, immediato, possibile anche questo.

La scelta è coraggiosa… misura il tuo coraggio… scegli!

Misurati con il tuo coraggio… ed abbi il coraggio di scegliere!

Non riesci a capire perché c’è bisogno di coraggio per compiere questa scelta?

Semplicemente perché ci vuole coraggio per dire  ciò che santa Teresa d’Avila diceva:          ‘’ Sono tua, Signore, sono nata per te! Sono tua perché mi hai amata, sono tua perché mi hai redenta, sono tua perché mi hai sopportata, sono tua perché mi hai chiamata, sono tua perché mi hai dato la vita, sono tua e questo mi basta!’’

Credi di avercelo il coraggio per dire questo?

Sono solo due parole ‘’SONO TUA/O’’, ma sono due parole che fanno tremare l’inferno e fanno esultare il paradiso; sono due parole che ti cambiano, ti ribaltano la vita sulla terra; sono due parole che ti tolgono quel tutto che credi avere e ti danno quel tutto che non immagini nemmeno che ci possa essere.

Due parole che ti aprono le porte dell’Eternità!

Pensaci e vedi quanto è difficile pronunciarle, quanto è difficile mettersi in questo stato d’animo… provaci… e vedi quanto sono dolci queste parole… provaci… sono le chiavi che apriranno il tuo cuore!

Pensaci… provaci… metti alla prova il tuo coraggio… scoprirai che il coraggio ti viene a  mancare… ma puoi sempre chiederlo… allora comincia da qui: chiedi e ti verrà dato!

Certo ci vorrà coraggio a chiedere il coraggio per poter fare questa scelta… ma il coraggio è dell’uomo giusto… avercelo o non avercelo… fa la differenza!

E che differenza!!!

E se dovessi scoprire di non averlo questo coraggio… beh… questo vuol dire che il tempo di scegliere è proprio giunto ed è anche piuttosto … urgente!

venerdì 7 febbraio 2014

S. Giovanni Bosco
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")
SABATO
Il Paradiso.


1. Quanto fa spavento il pensiero e la considerazione dell'inferno, altrettanto consola quello del Paradiso, preparato da Dio a tutti coloro che l'amano e lo servono nella vita presente. Per fartene un'idea considera una notte serena. Quanto è mai bello a vedersi il cielo con quella moltitudine e varietà di stelle! Quali son piccole, quali più grandi: mentre le une nascono sull'orizzonte, le altre già tramontano; ma tutte con ordine e secondo la volontà del lor Creatore. Aggiungi a ciò la vista di un bel giorno, ma in modo che lo splendore del sole non impedisca di veder bene le stelle e la luna. Supponi altresì di avere quanto di bello si può ritrovar nel mare, nella terra; nei paesi, nelle città, nei palazzi dei re e dei monarchi di tutto il mondo. Aggiungi ancora ogni più squisita bevanda, ogni cibo più saporito; la più dolce musica, l'armonia più soave. Or bene tutto questo insieme è un nulla a paragone dell'eccellenza, dei beni, dei godimenti del paradiso. Oh come è desiderabile e amabile quel luogo, ove si godono tutti i beni! Il beato non potrà a meno di esclamare: Io sono saziato dalla gloria del Signore: Satiàbor cum apparùerit gloria tua.
2. Considera poi la gioia che proverà l'anima tua nell'entrare in Paradiso; l'incontro e l'accoglienza dei parenti e degli amici; la nobiltà, la bellezza dei Cherubini, dei Serafini, di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, che a milioni e milioni lodano il Creatore; il coro degli Apostoli, l'immenso numero dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini. V'è pure una gran moltitudine di giovani, i quali, perché conservarono la virtù della purità, cantano a Dio un inno che niun altro può imparare. Oh quanto godono in quel regno i beati! Sono sempre in allegrezza, senza infermità, senza dispiaceri e senza affanni che turbino la loro pace, il loro contento.

3. Osserva inoltre, o figliuolo, che tutti i beni ora considerati sono un nulla, a confronto della grande consolazione che si prova nel vedere Iddio. Egli consola i beati col suo amorevole sguardo, e sparge nel loro cuore un mare di delizie. Nello stesso modo che il sole illumina e abbellisce tutto il mondo, così Iddio colla sua presenza illumina tutto il Paradiso e ne riempie i fortunati abitatori di piaceri inesprimibili. In Lui. vedrai come in uno specchio tutte le cose, godrai tutti i piaceri della mente e del cuore. S. Pietro sul monte Tabor, per aver mirato una sola volta il viso di Gesù raggiante di luce, fu ripieno di tanta dolcezza, che fuori di sé esclamò: «O Signore, buona cosa è per noi lo star qui: Domine, bonum est nos hic esse». E vi sarebbe rimasto per sempre. Quale gioia sarà dunque il contemplare non per un istante, ma per sempre, per sempre godere questo viso divino che innamora gli Angeli e i Santi, che abbellisce tutto il Paradiso! E la bellezza ed amorevolezza di Maria; di quanto gaudio deve pur riempire il cuore del beato! Oh sì! quanto sono amabili i tuoi tabernacoli, o Signore! Quam dilécta tabernàcula tua, Domine virtutum! Perciò tutte le schiere degli Angioli e dei Beati cantano la sua gloria dicendo: Santo, Santo, Santo è il Dio degli eserciti; a Lui sia onore e gloria per tutti i secoli.

Coraggio dunque, figliuolo: ti toccherà patire qualche cosa in questo mondo, ma non importa: il premio che avrai in Paradiso compenserà infinitamente tutti i tuoi patimenti. Che consolazione sarà la tua, quando ti troverai in Cielo in compagnia dei parenti, degli amici, dei Santi, dei Beati, e dirai: Sono salvo e sarò sempre col Signore: Semper cum Domino érimus. Allora sì che benedirai il momento in cui lasciasti il peccato; il momento in cui facesti quella buona confessione e cominciasti a frequentare i Sacramenti, il giorno in cui lasciasti i cattivi compagni e ti desti alla virtù; e pieno di gratitudine ti volgerai al tuo Dio, e a Lui canterai lode e gloria. per tutti i secoli. Così sia.

giovedì 6 febbraio 2014

S. Giovanni Bosco
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")
VENERDÌ

L'eternità delle pene.

1. Considera, figliuolo mio, che se andrai all'inferno, non ne uscirai mai più. Là si patiscono tutte le pene e tutte in eterno. Passeranno cent'anni da che tu sarai nell'inferno, ne passeranno mille, e l'inferno incomincerà allora; ne passeranno centomila, cento milioni, passeranno milioni di secoli, e l'inferno sarà da principio. Se un Angelo portasse la nuova ai dannati, che Dio li vuol liberare dall'inferno quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante sono le gocce d'acqua del mare, le foglie degli alberi e i granelli di sabbia della terra, questa nuova porterebbe loro la più grande consolazione. È vero, direbbero, che hanno da passare tanti secoli, ma un giorno avranno da finire. Invece passeranno tutti questi secoli e tutti i tempi immaginabili e l'inferno sarà sempre da capo. Ogni dannato farebbe volentieri questo patto con Dio: Signore, accrescete quanto vi piace questa mia pena, fatemi stare in questi tormenti quanto tempo vorrete, purché mi diate la speranza che un giorno finiranno. Ma no: questa speranza, questo termine, non verranno mai.

2. Almeno il povero dannato potesse ingannar se stesso e lusingarsi col dire: Chi sa, forse un giorno Dio avrà pietà di me, e mi caverà da questo baratro! Ma no, neppur questo: egli si vedrà sempre scritta dinanzi la sentenza della sua eternità infelice. Dunque, andrà dicendo, tutte queste pene, questo fuoco, queste grida non hanno più da finire per me? No, gli verrà risposto, no, mai. E dureranno sempre? Sempre, per tutta l'eternità. Sempre, vedrà scritto su quelle fiamme che lo bruciano; sempre, sulla punta delle spade che lo trafiggono; sempre, su quei demoni che lo tormentano; sempre, su quelle porte chiuse per lui in eterno. Oh eternità! oh abisso senza fondo! oh mare senza sponda! oh caverna senza uscita! chi non tremerà pensando a te? Maledetto peccato! che tremendo supplizio prepari a chi ti commette! Ah! non più, non più peccati in vita mia.


3. Quello poi che ti deve colmar di spavento, è il pensare che quella orrenda fornace sta sempre aperta sotto i tuoi piedi, e che basta un sol peccato mortale a farviti cadere. Capisci, figliuol mio, ciò che leggi? Una pena eterna per un sol peccato mortale, che commetti con tanta facilità. Una bestemmia, una profanazione dei giorni festivi, un furto, un odio, una parola, un atto, un pensiero osceno basta per farti condannare alle pene dell'inferno. Ah! dunque, figliuolo, ascolta il mio consiglio: se la coscienza ti rimorde di qualche peccato, va' presto a confessartene per cominciare una buona vita; pratica ogni mezzo che ti suggerirà il confessore; se è necessario, fa' una confessione generale; prometti di fuggire le occasioni pericolose, i cattivi compagni, e se Dio ti chiamasse anche a lasciare il mondo, arrenditi presto. Qualunque cosa si faccia per iscampare da un'eternità di pene, è poco, è niente: Nulla nimia securitas, ubi periclitatur aetérnitas. (San Bernardo). Oh quanti nel fior di loro età abbandonarono il mondo, la patria, i parenti, e andarono a confinarsi nelle grotte, nei deserti, vivendo soltanto di pane ed acqua, anzi talvolta di sole radici d'erbe, e tutto questo per evitare l'inferno! E tu che fai? dopo tante volte che hai meritato l'inferno col peccato, che fai? Mettiti ai piedi del tuo Dio e digli: «Signore, eccomi pronto a far quello che volete; non più peccati in vita mia; già troppo vi ho offeso; datemi pure ogni pena in questa vita, purché io possa salvare l'anima mia».


CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

SS. Paolo Miki e compagni

Martiri
Paolo Miki nacque da una nobile e famiglia benestante di Kyoto, in Giappone. Suo padre era un nobile samurai, convertito al Cristianesimo assieme ad alcuni monaci buddisti. Ricevette il battesimo a 5 anni e a 22 entrò nei gesuiti come novizio: studiò presso i collegi dell'ordine di Azuchi e Takatsuki e divenne un missionario, ma non poté essere ordinato subito sacerdote a causa dell’assenza di un vescovo in Giappone. Paolo riusciva a dialogare con ogni tipo di persona, colta o senza cultura, ricca e nobile o povera ed umile. E sempre con efficacia. Con il suo modo di fare e di dialogare si guadagnò la stima ed il rispetto di tutti. Era inoltre un predicatore valente e convincente sia con la parola sia con la testimonianza di vita.

Il lavoro di evangelizzazione tra la sua gente sembrava avere un sicuro avvenire, ricco di soddisfazioni apostoliche e di risultati di conversioni. Ma all’orizzonte si intravedono nubi foriere non di pace ma di dolore e di persecuzione.
Nel 1587, infatti, lo shogun al potere, Hideyoshi Toyotomi, promulgò un editto di espulsione di tutti i predicatori cristiani. Cominciava così la persecuzione: minacce di morte sul rogo a famiglie di giapponesi convertiti, chiese bruciate nei villaggi, proprietà confiscate di autorità. Missionari costretti a lavorare in semiclandestinità. Finché lo shogun dittatore ordinò l’arresto dei missionari e dei loro collaboratori catechisti specialmente nelle città di Kyoto, Osaka e Nagasaki. Paolo Miki fu arrestato nel 1596. E quando fu trasferito in carcere vi trovò altri missionari (alcuni francescani con Pietro Battista), catechisti laici, ragazzi chierichetti giovanissimi (15 anni circa).

Anche in questa circostanza difficile, Paolo emerse con la sua personalità e con la sua santità: diventando per tutti un punto di riferimento, di esempio e di coraggio, di pazienza e di costanza nella sofferenza per la propria fede.
Furono invitati tutti a rinnegare la propria religione ma nessuno lo fece. Furono minacciati a morte, mutilati (taglio di un orecchio), esposti al ludibrio e alla vergogna durante il viaggio di trasferimento, ma nessuno cedette. L’esecuzione doveva avvenire per crocifissione, a Nagasaki. Così erano gli ordini, che furono eseguiti il giorno 5 febbraio.

 Da Le Lettere, del missionario francescano spagnolo San Pietro Battista Blasquez, dei giorni 4 gennaio e 2 febbraio 1597, l’ultima scritta tre giorni prima di morire
Dei frati che ci troviamo qui, sei siamo stati presi e per molti giorni tenuti in carcere. La stessa sorte è toccata a 17 nostri terziari giapponesi, a un sacerdote della Compagnia di Gesù (il giapponese padre Paolo Miki) e a due suoi catechisti.
Siamo ora in viaggio in questi freddi mesi invernali... Ciò nonostante, ripieni di consolazione e di gioia nel Signore, andiamo avanti, poiché nella sentenza emessa contro di noi è stato detto che saremo crocifissi per aver predicato il santo Vangelo. Gli altri, perché seguaci del Vangelo.
Per coloro che desiderano morire per Cristo, ora si presenta una buona occasione. Sono persuaso che i fedeli di questo luogo si sentirebbero molto confortati se qui ci fossero i religiosi del nostro Ordine...
Sapevamo che eravamo stati condannati a morte, ma solo a Osaka siamo stati informati che ci dirigevamo a Nagasaki per esservi crocifissi.
La vostra carità ci raccomandi molto al Signore, perché il nostro sacrificio sia a lui gradito...
Fratelli carissimi, aiutateci con le vostre preghiere perché la nostra morte sia accetta alla divina Maestà.
Nel cielo, dove a Dio piacendo speriamo di arrivare, ci ricorderemo di voi...

Dalla Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni scritta da un autore contemporaneo

Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi affido alle tue mani»(Sal 30,6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre Nostro e l’Ave Maria.

Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il Vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Quindi soggiunse: « Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a voi che non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri perdono all’imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi istruire intorno al battesimo cristiano ».

Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all’estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento.

Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in Paradiso, ed egli, con gesti pieni di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori. Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo «Laudate, pueri, Dominum», che aveva imparato a Nagasaki durante l’istruzione catechista; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.

Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.


Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.

 
Insieme a Paolo Miki, sulla collina di Tateyama, presso Nagasaki, furono crocifissi altri 25 martiri:

·        Juan da Goto Soan, James Kisai (S.J.);

·        Pedro Bautista Blázquez, Martino dell'Ascensione Aguirre, Francesco Blanco (sacerdoti

         O.F.M.);

·        Filippo di Gesù de Las Casas, Gonsalvo Garcìa, Francesco di San Michele de la Parilla

         (religiosi O.F.M.);

·        Leone Karasuma, Pedro Sukejiroo, Cosme Takeya, Paolo Ibaraki, Tommaso Dangi,

         Pablo Suzuki (catechisti);
·       Ludovivo Ibaraki, Antonio, Miguel Kozaki, Thomas Kozaki (figlio di Miguel),   
        Bonaventura di Miyako, Gabriel de Duisco, Giovanni Kinuya, Mathias di Miyako,
        Francesco de Meako, Joaquim Sakakibara, Francesco Adaucto (neofiti).
Sono i primi martiri dell'Estremo Oriente iscritti nel martirologio.


Dio, forza dei martiri, che hai chiamato alla gloria eterna S. Paolo Miki e i suoi compagni attraverso il martirio della croce, concedi anche a noi per loro intercessione di testimoniare in vita e in morte la fede del nostro Battesimo.

mercoledì 5 febbraio 2014

S. Giovanni Bosco
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")
GIOVEDÌ
L'Inferno.

1. L'inferno è un luogo destinato dalla divina Giustizia a punire con supplizio eterno quelli che muoiono in peccato mortale. La prima pena che i dannati patiscono nell'inferno si è la pena dei sensi, i quali sono tormentati da un fuoco che brucia orribilmente senza mai diminuire. Fuoco negli occhi, fuoco nella bocca, fuoco in ogni parte. Ogni senso patisce la propria pena. Gli occhi sono accecati dal fumo e dalle tenebre, atterriti dalla vista dei demoni e degli altri dannati. Le orecchie giorno e notte non odono che continui urli, pianti e bestemmie. L'odorato soffre oltremodo pel fetore di quello zolfo e bitume ardente che soffoca. La bocca è crucciata da ardentissima sete e fame canina: Et famem patiéntur ut canes. Il ricco Epulone in mezzo a quei tormenti alzò lo sguardo al cielo e chiese per somma grazia una piccola goccia di acqua, per temperare l'arsura della sua lingua, e anche una goccia d'acqua gli fu negata. Onde quegli sventurati, arsi dalla sete, divorati dalla fame, tormentati dal fuoco, piangono, urlano e si disperano. Oh inferno, inferno, quanto sono infelici quelli che cadono ne' tuoi abissi! Che ne dici, figliuolo mio? se tu avessi a morire in questo momento, dove andresti? Se ora non puoi tenere un dito sopra la fiammella di una candela, se non puoi soffrire nemmeno una scintilla di fuoco sulla mano senza gridare, come potrai reggere allora tra quelle fiamme per tutta l'eternità?

2. Considera inoltre, figliuolo mio, il rimorso che proverà la coscienza dei dannati. Essi soffriranno un inferno nella memoria, nell'intelletto; nella volontà. Si ricorderanno continuamente del motivo per cui si sono perduti, cioè per aver voluto dare sfogo a una qualche passione: questo ricordo è quel verme che non muore mai: Vermis eorum non moritur. Si ricorderanno del tempo che fu loro dato da Dio per salvarsi ancora dalla perdizione, dei buoni esempi dei compagni, dei propositi fatti e non eseguiti. Ripenseranno alle prediche udite, agli avvisi del confessore, alle buone ispirazioni avute di lasciare il peccato, e vedendo che non c'è più rimedio, manderanno urla disperate. La volontà poi non avrà mai più niente di quello che vuole, è al contrario patirà tutti i mali. L'intelletto infine conoscerà il gran bene che ha perduto. L'anima separata dal corpo, presentandosi al divin tribunale, intravede la bellezza di Dio, conosce tutta la sua bontà, quasi contempla per un istante lo splendore del Paradiso, forse ode anche i canti dolcissimi degli Angeli e dei santi. Che dolore, vedendo che tutto ha perduto per sempre! Chi potrà mai resistere a tali tormenti?

3. Figlio mio, che ora non curi di perder il tuo Dio e il Paradiso, conoscerai la tua cecità quando vedrai tanti tuoi compagni più ignoranti e più poveri di te trionfare e godere nel regno de' cieli, e fu maledetto da Dio sarai cacciato via da quella patria beata, dal godimento di Lui, dalla compagnia della Santissima Vergine e dei Santi. Su dunque, fa’ penitenza; non aspettare che non vi sia più tempo: datti a Dio. Chi sa che non sia questa l'ultima chiamata, e che se non vi corrispondi, Iddio non t'abbandoni e non ti lasci piombare giù in quegli eterni supplizi! Deh! Gesù mio, liberatemi dall'inferno! A poenis inférni libera me, Domine!

martedì 4 febbraio 2014



MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE
Messaggio a Mirijana del 2 febbraio 2014  


''Cari figli, con materno amore desidero insegnarvi la sincerità, perché desidero che, nel vostro operare come miei apostoli, siate corretti, decisi, ma soprattutto sinceri. Desidero che con la grazia di Dio siate aperti alla benedizione. Desidero che, col digiuno e la preghiera, otteniate dal Padre Celeste la consapevolezza di ciò che è naturale, santo, divino. Colmi di consapevolezza, sotto la protezione di mio Figlio e la mia, sarete miei apostoli che sapranno diffondere la Parola di Dio a tutti coloro che non la conoscono, e saprete superare gli ostacoli che si troveranno sulla vostra strada. Figli miei, con la benedizione la grazia di Dio scenderà su di voi e voi potrete conservarla col digiuno, la preghiera, la purificazione e la riconciliazione. Avrete l’efficacia che vi chiedo. Pregate per i vostri pastori, affinché un raggio della grazia di Dio illumini le loro vie. Vi ringrazio”.
S. Giovanni Bosco
 
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")
 MERCOLEDÌ
 
Il Giudizio
1. È la sentenza che il Salvatore pronuncerà in fine della nostra vita, sentenza con cui sarà fissata la sorte di ciascuno per tutta l'eternità. Appena uscita l’anima dal corpo, subito comparirà davanti al Divin Giudice. La prima cosa che rende questa comparsa terribile all'anima del peccatore, si è il trovarsi sola al cospetto di un Dio disprezzato, di un Dio che conosce ogni segreto del nostro cuore, ogni nostro pensiero. E quali cose porteremo con noi? Porteremo quel tanto di bene e di male che avremo fatto in vita: Ut réferat unusquisque propria corporis, prout gessit, sive bonum, sive malum. Non si può trovare né scusa, né pretesto. S. Agostino parlando di questa tremenda comparsa dice: «Quando, o uomo, comparirai davanti al Creatore per essere giudicato avrai sopra di te un Giudice sdegnato; da un canto i peccati che ti accusano; dall'altro i demoni pronti ad eseguire la condanna; dentro una coscienza che ti agita e ti tormenta; al di sotto un inferno spalancato che sta per ingoiarti. In tali strette dove andrai, dove fuggirai?». Beato te, o figliuolo, se avrai operato bene in vita tua. Intanto il Giudice divino aprirà i libri della coscienza, e comincerà l'esame: Judicium sedit, et libri apérti sunt.
2. Dirà allora questo Giudice inappellabile: - Chi sei tu? - Sono un cristiano, - risponderai. - Bene, - egli ripiglierà, - se sei cristiano, vedrò se hai operato da cristiano. - Indi comincerà a rammentarti le promesse fatte nel S. Battesimo, colle quali rinunziasti al demonio, al mondo, alla carne; ti rammenterà le grazie che t'avrà concesse, i Sacramenti frequentati, le prediche, le istruzioni, gli avvisi dei confessori, le correzioni de' parenti: ogni cosa ti verrà schierata dinanzi. - Ma tu, dirà il divin Giudice, a dispetto di tanti doni, di tante grazie, oh quanto male hai corrisposto alla tua professione di cristiano! Già nell'età in cui appena cominciavi a conoscermi, cominciasti a offendermi con bugie, con mancanze di rispetto in chiesa, con disobbedienze a' tuoi genitori, e con molte altre trasgressioni de' tuoi doveri. Almeno col crescere negli anni tu avessi meglio regolate le tue azioni; ma no, coll'età purtroppo crebbe in te anche il disprezzo alla mia legge. Messe perdute, profanazioni de' giorni festivi, bestemmie, vigilie non osservate, Confessioni mal fatte, Comunioni talvolta sacrileghe, scandali dati a' tuoi compagni: ecco quel che hai fatto invece di servirmi.

Verso lo scandaloso poi si volgerà tutto pieno di sdegno, dicendo: - Vedi quell'anima che cammina per la strada del peccato? Sei tu, che co' tuoi discorsi scandalosi le insinuasti la malizia. Tu come cristiano dovevi col buon esempio insegnare a' tuoi compagni la via del Paradiso; invece, tradendo il mio Sangue, hai loro insegnato la strada della perdizione. Vedi quell'anima laggiù nell'inferno? Sei tu che co' tuoi perfidi consigli la togliesti a me per consegnarla al demonio: tu fosti causa della sua eterna perdizione. Ora vada l'anima tua per l'anima che hai fatto perdere col tuo scandalo: Répetam animam tuam pro anima illius.

Che te ne pare, figliuolo, di questo esame? Che cosa ti dice la tua coscienza? Sei ancora a tempo, se vuoi: chiedi perdono a Dio de' tuoi peccati, con una sincera promessa di non peccar più; e comincia fin d'oggi una vita da buon cristiano, per prepararti un corredo di opere buone pel giorno in cui dovrai comparire davanti al tribunale di Gesù Cristo.

3. Al conto rigoroso che il Giudice supremo esige dal peccatore, questi tenterà di opporre qualche scusa o pretesto, dicendo che non sapeva di dover venire a tanto stretto esame. Ma gli sarà risposto: - E non udisti quella predica e quel catechismo? non lo leggesti in quel libro, che io ti avrei domandato conto di ogni cosa? - Il disgraziato allora si raccomanderà alla misericordia divina, ma questa non sarà più per lui, perché non merita misericordia chi per tanto tempo ne ha abusato, e perché colla morte finisce il tempo della misericordia. Si raccomanderà agli Angeli, ai Santi, a Maria Santissima; e Maria risponderà a nome di tutti; - Adesso chiedi il mio aiuto? Non m' hai voluta per madre in vita, ed ora io non ti voglio più per figlio, non ti conosco più. - Allora il peccatore, non trovando più alcuno scampo, griderà alle montagne, alle pietre, che lo coprano, e non si muoveranno. Invocherà l'inferno, e lo vedrà aperto: Inférius horréndum chaos; quello è l'istante in cui l'inesorabile Giudice proferirà la tremenda sentenza: - Figlio infedele, dirà, va' lungi da me: il mio Padre celeste ti ha maledetto: io pure ti maledico; vattene al fuoco eterno a gemere e a penare coi demoni per tutta l'eternità: Discédite a me, maledicti, in ignem aetérnum. - Quell'anima infelice, prima di allontanarsi per sempre dal suo Dio, volgerà per l'ultima volta lo sguardo al Cielo, e nel colmo della desolazione dirà: - Addio, compagni, addio, amici, che abitate nel regno della gloria; addio, padre, madre, fratelli, sorelle; voi godrete per sempre, io sarò per sempre tormentato. Addio, Angelo custode, Angeli e Santi tutti del Paradiso; io non vi rivedrò mai più. Addio, o Salvatore; addio, o Croce santa; addio, o Sangue sparso invano per me, io non vi rivedrò mai più. Da questo momento io non son più figlia di Dio, e sarò per sempre schiava dei demoni nell'inferno. - E allora i demoni, resi padroni di lei, trascinandola ed urtandola la faranno piombare nei loro abissi di pene, di miserie, di tormenti eterni.
 
Figliuolo,non temi per te una simile sentenza? Ah! per amor di Gesù e di Maria! preparati con opere buone una sentenza favorevole, e ricòrdati che quanto è spaventosa la sentenza proferita contro del peccatore, altrettanto consolante sarà l'invito che Gesù farà a chi visse cristianamente. - Vieni, gli dirà, vieni al possesso della gloria che t' ho preparata. Tu mi hai servito fedelmente nel breve tempo di tua vita, ora godrai in eterno: Intra in gaudium Dòmini tui. - Gesù mio, fatemi la grazia ch'io possa esser uno di questi benedetti. Vergine Santissima, aiutatemi Voi; proteggetemi in vita ed in morte, e specialmente quando mi presenterò al divin vostro Figlio per essere giudicato.

lunedì 3 febbraio 2014

 S. Giovanni Bosco
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")

MARTEDÌ

La morte.
 
1. La morte è una separazione dell'anima dal corpo, con un totale abbandono delle cose di questo mondo. Considera pertanto, figliuolo, che l’anima tua avrà da separarsi dal corpo: ma non sai dove avverrà questa separazione. Non sai se la morte ti coglierà nel tuo letto, o sul lavoro, o per istrada, o altrove. La rottura di una vena, un catarro, un impeto di sangue, una febbre, una piaga, una caduta, un terremoto, un fulmine, basta a privarti della vita. Ciò può essere di qui a un anno, a un mese, a una settimana, a un'ora, e forse appena finita la lettura di questa considerazione. Quanti la sera si posero a dormire stando bene, e la mattina furon trovati morti! Quanti, colpiti da qualche accidente, morirono all'istante! e poi dove andarono? Se erano in grazia di Dio, beati loro! sono per sempre felici; se invece erano in peccato mortale, sono eternamente perduti. Dimmi, figliuolo mio, se tu dovessi morire in questo momento, che ne sarebbe dell'anima tua? Guai a te se non ti tieni apparecchiato! Chi non è preparato oggi a morir bene, corre grave pericolo di morir male.
 
2. Quantunque sia incerto il luogo e incerta l'ora di tua morte, ne è però certa la venuta. Speriamo pure che l'ora estrema di tua vita non venga in maniera repentina o violenta, ma lentamente e con ordinaria malattia. Verrà ad ogni modo un giorno in cui, steso in un letto, sarai vicino a passare alla eternità, assistito da un sacerdote che ti raccomanderà l'anima, col crocifisso da un canto, una candela accesa dall'altro, e attorno i parenti che piangono. Avrai la testa addolorata, gli occhi oscurati, la lingua arsa, le fauci chiuse, oppresso il petto, il sangue gelato, la carne consunta, il cuore trafitto. Spirata che avrai l'anima, il tuo corpo vestito di pochi cenci verrà gettato a marcire in una fossa... Quivi i sorci ed i vermi ti roderanno tutte le carni, e di te non rimarrà niente altro che quattr'ossa spolpate ed un po’ di polvere fetente. Apri un sepolcro e vedi a che è ridotto quel giovane ricco, quell'ambizioso, quel superbo. Leggi attentamente queste righe, figliuolo mio, e ricòrdati che si applicano anche a te come a tutti gli altri uomini. Adesso il demonio per indurti a peccare vorrebbe distoglierti da questo pensiero, e scusare la colpa, dicendoti che non c'è gran male in quel piacere, in quella disobbedienza, nel tralasciare la Messa nei giorni festivi; ma in morte ti scoprirà la gravezza di questi e di altri tuoi peccati, e te li metterà innanzi. E che farai tu allora, sul punto d'incamminarti per la tua eternità? Guai a chi si trova in disgrazia di Dio in quel momento!
 
3. Considera che da quel momento dipende la tua eterna salute, o la tua eterna dannazione. Vicini a morire, vicini a quell'ultimo chiuder di bocca, al lume di quella candela, quante cose si vedranno! Due volte ci si tiene accesa dinanzi una candela: quando siamo battezzati e al punto di morte; la prima volta per farci conoscere i precetti della divina legge che dobbiamo osservare; la seconda per farci vedere se li abbiamo osservati. Perciò, o figlio mio, alla luce di questa vedrai se avrai amato il tuo Dio, oppure se l'avrai disprezzato; se avrai onorato il suo santo nome, o se l'avrai bestemmiato; vedrai le feste profanate, le Messe tralasciate, le disobbedienze fatte a' superiori, gli scandali dati ai compagni; vedrai quella superbia, quell'orgoglio, che ti lusingarono; vedrai... oh Dio! tutto vedrai in quel momento, nel quale ti s'aprirà dinanzi la via dell'eternità: Moméntum a quo pendet aetérnitas. Oh grande, terribile momento, da cui dipende un'eternità di gloria o di pena! Capisci quel che ti dico? Voglio dire che da quel momento dipende l'andare in Paradiso o all'inferno; l'essere per sempre contento, o per sempre afflitto; per sempre figlio di Dio, o per sempre schiavo del demonio; per sempre godere cogli Angioli e coi Santi in Cielo, o gemere ed ardere per sempre coi dannati nell'inferno!
Temi grandemente per l'anima tua, e pensa che dal viver bene dipende una buona morte ed un'eternità di gloria. Perciò non tardar più, e preparati fin d'ora a fare una buona confessione e ad aggiustar bene le partite della tua coscienza, promettendo al Signore di perdonare a' tuoi nemici, di riparare gli scandali dati, di essere più obbediente, di astenerti dalle carni nei giorni proibiti, di non più perder tempo, di santificare la feste, di adempiere i doveri del tuo stato.
 
Intanto mettiti dinanzi al tuo Signore, e digli di cuore così: «Mio Signore, sin da questo momento io mi converto a Voi; vi amo, voglio amarvi e servirvi sino alla morte. Vergine Santissima, Madre mia, aiutatemi in quel punto terribile. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia».

sabato 1 febbraio 2014

S. Giovanni Bosco:
Sette considerazioni per i giorni della settimana
(Estratto da: "Il giovane provveduto"
LUNEDÌ

Il peccato mortale.

1. Oh se tu sapessi, figliuolo, mio, che cosa fai quando commetti un peccato mortale! Tu volti le spalle a quel Dio che ti creò e ti fece tanti benefizi; disprezzi la sua grazia e la sua amicizia. Chi pecca, dice col fatto al Signore: «Va' lontano da me, io non ti voglio più obbedire, non ti voglio più servire, non ti voglio più riconoscere per mio Signore: Non sérviam. Il mio Dio è quel piacere, quella vendetta, quella collera; quel discorso cattivo, quella bestemmia». Si può immaginare un'ingratitudine più mostruosa di questa? Pure, o il figliuol mio, questo tu hai fatto ogni volta che hai offeso il tuo Signore.

2. Più grande ancora poi ti apparirà questa ingratitudine, se rifletti che per peccare tu ti servi di quelle medesime cose che ti diede Iddio. Orecchie, occhi, bocca, lingua, mani, piedi, san tutti doni di Dio, e tu te ne sei servito per offenderlo! Oh! ascolta dunque ciò che ti dice il Signore: «Figlio, io ti creai dal niente; ti diedi quanto hai presentemente, ti feci nascere nella vera Religione, ti feci dare il santo Battesimo. Potevo lasciarti morire quando eri in peccato: ti conservai in vita per non mandarti all'inferno: e tu, dimenticando tanti benefizi, vuol servirti di questi stessi miei doni per offendermi»? Chi non si sente compreso da rincrescimento per aver fatto un'ingiuria così enorme a un Dio sì buono, sì benefico verso di noi, miserabili sue creature?

3. Tu devi pur considerare che questo Dio, quantunque buono ed infinitamente misericordioso, tuttavia resta grandemente sdegnato quando l'offendi. Perciò, quanto più a lungo tu vivi nel peccato, tanto più vai provocando e accrescendo l'ira di Dio contro di te. Quindi hai molto da temere che i tuoi peccati diventino così numerosi, ch'Egli alla fine ti abbandoni. In plenitùdine peccatorum puniet. Non già che sia per mancarti la misericordia divina, ma ti mancherà il tempo per chieder perdono, perché non merita la misericordia del Signore chi ne abusa per offenderlo. Infatti, quanti già vissero nel peccato colla speranza di convertirsi, e intanto giunse la morte, mancò loro il tempo di aggiustare le cose di coscienza, ed ora sono eternamente perduti! Trema che lo stesso non sia per avvenire a te. Dopo tanti peccati che il Signore t' ha perdonato, devi giustamente temere che ad un nuovo peccato mortale l'ira divina ti colpisca: e ti mandi all'inferno.

Ringrazialo di averti aspettato sinora, e fa' in questo punto una ferma risoluzione dicendo: «Basta, Signore: quel po' di vita che mi resta non lo voglio più spendere ad offendervi: lo spenderò invece ad amarvi e a piangere i miei peccati. Me ne pento con tutto il cuore.

Gesù mio, vi voglio amare, datemi forza. Vergine Santissima, Madre del mio Gesù, aiutatemi. Così sia».

CAMMINIAMO SULLA STRADA
CHE HAN PERCORSO I SANTI TUOI...

SAN GIOVANNI BOSCO

Restiamo ancora per qualche giorno in compagnia di san Giovanni Bosco, conosciuto da tutti come ‘’il santo dei giovani’’.

I giovani di cui lui si occupava erano molto particolari, non appartenevano certo all’alta borghesia, ma erano ragazzi di strada, galeotti, orfani o figli di ladri e delinquenti, ragazzi violenti, analfabeti, che conoscevano la legge della strada, ma non quella di Dio.

Don Bosco non vedeva in loro la violenza, l’analfabetismo, l’irruenza… egli vedeva dei giovani bisognosi di una guida, di un padre, di un amico, di un fratello e lui si è fatto questo per loro, li ha presi sotto la sua protezione, li ha protetti dal mondo e da se stessi, ha parlato loro chiaramente e li ha introdotti all’amore di quel Padre che loro non conoscevano, ha fatto di loro ‘’un gregge per i pascoli di Dio’’.

Ma di cosa parlava loro?

Parlava di quelle che erano le conseguenze dei loro comportamenti, non nascondeva loro la verità sul loro destino eterno, li metteva davanti alle responsabilità nei confronti di sè stessi, diceva loro che ogni azione porta con sé una conseguenza: le conseguenze del peccato portano alla perdizione eterna, quelle delle buone azioni portano alla vita eterna in paradiso.

E loro capivano. E loro ascoltavano. E loro lo seguivano. E loro cambiavano vita.

Parlare oggi di questi argomenti sembra quasi impossibile, si viene immediatamente etichettati come ‘’retrogradi,  conservatori, creduloni, antiquati’’ quasi che la civiltà e il progresso abbiano il potere di cancellare il destino eterno dell’uomo, quasi che l’uomo con la sua scienza possa annullare anche l’eternità che si porta dentro, quello Spirito di Vita che gli è stato messo dentro prima ancora del suo ingresso in questo mondo.

L’uomo si illude che ignorando l’argomento, risolva il suo problema, che non debba più fare i conti con la Giustizia Divina. Certo, può esserne convinto come e quanto vuole… ma le sue convinzioni non cambiano la realtà, che resta quella che è.

La Realtà Eterna non appartiene a nessun tempo, non è un argomento di questo  o di quel secolo, perchè è un argomento relativo alla natura umana, per l’uomo di tutti i tempi, per cui è un argomento senza tempo, perché senza tempo è il cammino umano, che lo vede sulla scena del mondo solo per un breve tratto della sua esistenza; sicuramente sarà dalla qualità di questo suo breve cammino terreno che dipenderà la qualità della sua vita eterna.

Che l’uomo neghi la sua eternità, è una sua libertà, ma questo non vuol dire che l’eternità non ci sia più.

Don Bosco era molto chiaro in questo quando parlava ai suoi giovani.

Coloro che la pensano diversamente da don Bosco, possono decidere, al termine della lettura delle sue riflessioni previste per ogni giorno della settimana, se restare o meno nelle proprie convinzioni iniziali; coloro che, invece, volessero riservare in un angolino del loro cuore e della loro mente un dubbio sulle proprie iniziali convinzioni… mostrano sicuramente di avere maggior rispetto per se stessi, perché non si chiudono nelle convinzioni, ma hanno il coraggio di aprirsi a qualcosa di diverso, nel quale possono credere o non credere, ma decidono di darsi un’opportunità, una possibilità che prima non avevano messo in conto.

Vi riporto dunque, la prima delle sette meditazioni per ogni giorno della settimana, preparata da san Giovanni Bosco per i suoi ragazzi…  il mio augurio è che la forza delle sue parole possa ancora convertire il nostro cuore indurito e inaridito e renderlo terreno fertile sul quale poter seminare i semi dell’Eterna Parola!


S. Giovanni Bosco:
Sette considerazioni per i giorni della settimana

(Estratto da: "Il giovane provveduto")

Siccome desidero grandemente che ogni giorno facciate qualche poco di lettura spirituale, e penso che non tutti potete avere i libri a ciò convenienti, così vi presento qui sette brevi considerazioni, distribuite per ciascun giorno della settimana, perché servano a quelli di voi che non possono leggere altri libri di tal genere. Prima di cominciar la lettura, fate in ginocchio questa preghiera:

Mio Dio, mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso; fatemi la grazia ch'io ben conosca le verità che sono per meditare, e mi accenda d'amore per voi. Vergine Maria, Madre di Gesù, Angelo mio Custode, Santi e Sante del Paradiso, pregate per me.


DOMENICA
Fine dell'uomo.

1. Considera, o figliuolo, che questo tuo corpo, quest'anima tua ti furono dati da Dio senza alcun tuo merito, col crearti Egli a sua immagine. Egli poi ti fece suo figlio col Santo Battesimo; ti amò e ti ama con tenerezza di padre, e t' ha creato per l'unico fine che tu lo ami e lo serva in questa vita, e possa così essere un giorno eternamente felice con Lui in Paradiso. Sicché non sei al mondo solamente per godere, né per farti ricco, né per mangiare, bere e dormire come le bestie; il tuo fine è di gran lunga più nobile e più sublime; il tuo fine è amare e servire il tuo Dio, e salvarti l'anima. Se farai questo, quante consolazioni proverai in punto di morte! Ma se non attendi a servire Iddio, quanti rimorsi proverai in fin di vita! Le ricchezze, i piaceri tanto da te ricercati, non serviranno più che ad amareggiarti il cuore, venendo tu allora a conoscere il danno che queste cose han cagionato all'anima tua.

Figliuol mio, guàrdati bene dall'essere di quei tali, che pensano solo a soddisfare il corpo con opere, discorsi e divertimenti cattivi: in quella ultim'ora costoro si troveranno in gran pericolo di andare eternamente perduti. Un segretario del Re d'Inghilterra moriva dicendo: «Povero me! ho consumato tanta carta a scriver lettere per il mio principe, e non ne ho mai usato un foglio per notare i miei peccati e fare una buona confessione!».

2. Cresce poi ai tuoi occhi l'importanza di questo fine, se consideri che da esso dipende la tua salvezza o la tua perdizione. Se salvi l'anima, tutto va bene, e godrai per sempre; ma se la sbagli, perderai anima e corpo, Dio e Paradiso, e sarai per sempre dannato. Non imitare quei disgraziati che vanno illudendosi col dire: «Fo questo peccato, ma dopo me ne confesserò». Non ingannare in tal modo te stesso: Dio maledice colui che pecca colla speranza del perdono: Maledictus homo qui peccat in spe. Ricòrdati che tutti quelli che sono all'inferno, avevano speranza di emendarsi poi, e intanto si sono eternamente perduti. Chi sa se poi avrai il tempo di confessarti? Chi ti assicura che tu non muoia subito dopo il peccato, e l'anima tua non precipiti giù nell'inferno? Oltre a ciò che pazzia è mai questa, di farti una piaga colla speranza di avere poi un medico che te la guarisca? Metti dunque in disparte la fallace lusinga di poterti dare a Dio più tardi; in questo stesso momento detesta ed abbandona il peccato, che è il sommo di tutti i mali, e che, allontanandoti dal tuo fine, ti priva di tutti i beni.

3. Qui per altro voglio farti osservare un laccio terribile, con cui il demonio coglie e conduce alla perdizione tanti cristiani, ed è di permettere che imparino le cose di Religione, ma non che le mettano in pratica. Sanno costoro di essere creati da Dio per amarlo e servirlo, e intanto colle loro opere sembra non cerchino nient' altro che la propria rovina. Quante persone infatti non si vedon nel mondo, le quali pensano a tutto fuorché a salvarsi! Se io dico ad un giovane che frequenti i Sacramenti, che faccia un po' di orazione, risponde: «Ho altro da fare, ho da lavorare, ho da divertirmi». Oh infelice! e non hai un'anima da salvare?

Perciò tu, o giovane cristiano che leggi questa considerazione, procura di non lasciarti in questo modo ingannare dal demonio; prometti al Signore che quanto farai, dirai e penserai in avvenire, sarà tutto per l'anima tua; perché sarebbe la più grande fama occuparti tanto seriamente di quello che finisce così presto, e pensar sì poco all'eternità che non avrà più fine. S. Luigi poteva godere piaceri, ricchezze ed onori, ma a tutto rinunziò dicendo: «Che mi giova questo per la mia eternità? Quid haec ad aeter nitatem»?

Conchiudi anche tu così: «Ho un'anima; se la perdo ho perduto ogni cosa. ! Se guadagno anche tutto il mondo, ma con danno dell' anima mia, a che mi giova? Quidenim prodest homini, si mundum univérsum lucrétur, animae vero suae detriméntum patiatur? Se divento un grand'uomo, un riccone; se mi acquisto la fama di sapiente col farmi padrone di tutte le arti e le scienze di questo mondo, ma poi perdo l'anima mia, a che mi giova»? A nulla ti giova tutta la sapienza di Salomone, se te ne vai perduto. Di' dunque così: «Sono stato creato da Dio per salvarmi l'anima, e la voglio salvare a qualunque costo, e voglio che per l'avvenire l'amare Iddio e il salvar l'anima mia sia l'unico scopo, delle mie azioni. Si tratta di essere o sempre beato o sempre infelice: vada dunque ogni cosa, purch'io mi salvi! Mio Dio, perdonatemi i miei peccati e fate che non mi accada mai più la disgrazia di offendervi: anzi aiutatemi colla vostra santa grazia, affinché io possa fedelmente amarvi e servirvi per l'avvenire. Maria, mia speranza, intercedete per me».