giovedì 9 gennaio 2014

DIARIO DELLA DIVINA MISERICORDIA
DI SANTA FAUSTINA KOWALSKA
 
Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i

voti, la mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la

comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia

preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti,

mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha

permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio

operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente

nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della

fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si

tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo

momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo

pensiero spaventoso mi trafisse l'anima da parte a parte; per questa

sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non

potevo. Mi venne il pensiero: « A che scopo cercare di acquistare le virtù?

Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai

con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che

Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in

paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù

». il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in

realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo

parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento

ancora maggiore. Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire

a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il

bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se

pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura.

Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua

bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma

la Tua Parola dura in eterno». Però non trovai sollievo nemmeno per un

istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre mi metto alla presenza

di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio estremo nella mia

anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle ore

pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte;

mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella

cella e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad

implorare misericordia. Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi

vengono a mancare del tutto le forze fisiche; cado a terra; la disperazione

si è impadronita della mia anima. Sto vivendo pene infernali che

realmente non differiscono in nulla da quelle dell'inferno. Sono rimasta

in quello stato per tre quarti d'ora. Avrei voluto andare dalla Maestra -

non ne ebbi la forza. Volevo gridare - la voce mi venne a mancare. Per

fortuna però entrò nella cella una suora. Quando mi vide in quello stato

così fuori dal normale, avverti subito la Maestra. La Madre venne subito.

Appena entrò nella cella, disse queste parole: « In virtù della santa

obbedienza, le chiedo di alzarsi da terra ». Immediatamente una forza

misteriosa mi sollevò da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara

Maestra. Con parole affettuose mi spiegò che quella era una prova

mandata da Dio: « Sorella, abbia tanta fiducia; Iddio è sempre Padre,

anche quando mette alla prova ». Tornai ai miei doveri, come se fossi

uscita dalla tomba. I miei sensi erano come impregnati di ciò che aveva

sperimentato la mia anima. Durante la funzione serale la mia anima

cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso. Sento che sono in balia

del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In quei terribili

momenti ho detto a Dio: « O Gesù, che nel Vangelo Ti paragonasti alla

più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola, poiché Tu sei la verità

e la vita. Gesù, confido in Te contro ogni speranza, contro ogni

sentimento, che ho nel mio intimo ed è contrario alla speranza. Fa' di me

quello che vuoi; non mi allontanerò da Te, poiché Tu sei la sorgente della

mia vita ». Quanto sia tremendo questo tormento dell'anima, lo può

capire soltanto chi ha provato su di sé simili momenti. Nella notte mi fece

visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena

di gioia e dissi: « O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro?

». E la Madonna mi rispose: « Lo so quanto soffri, ma non temere, io

partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise

amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la

forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava

quasi che l'inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo

cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è

santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero

far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al

Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: « O Gesù, Sposo della mia anima,

non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi

nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami

Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una

colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un

solo gemito di doloroso lamento ». Fine del noviziato.




La Coroncina alla Divina Misericordia
(Per la recita si usa una normale corona del rosario)
Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 
Padre Nostro, l'Ave Maria e il Credo
Credo
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu
crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla
destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa
Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Sui (5) grani maggiori del rosario si dice:
Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e
Signore Nostro, Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.

Sui (50) grani minori del rosario si dice:
Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine si dice per tre volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

Si conclude dicendo:
O Sangue ed Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,
confido in te!

Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

domenica 5 gennaio 2014


PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE SECONDA (1 - 9) 

[1]Dicono fra loro sragionando:
«La nostra vita è breve e triste;
non c'è rimedio, quando l'uomo muore,
e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.
[2]Siamo nati per caso
e dopo saremo come se non fossimo stati.
E' un fumo il soffio delle nostre narici,
il pensiero è una scintilla
nel palpito del nostro cuore.
[3]Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere
e lo spirito si dissiperà come aria leggera.
[4]Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo
e nessuno si ricorderà delle nostre opere.
La nostra vita passerà come le tracce di una nube,
si disperderà come nebbia
scacciata dai raggi del sole
e disciolta dal calore.
[5]La nostra esistenza è il passare di un'ombra
e non c'è ritorno alla nostra morte,
poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.
[6]Su, godiamoci i beni presenti,
facciamo uso delle creature con ardore giovanile!
[7]Inebriamoci di vino squisito e di profumi,
non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,
[8]coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;
[9]nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.
Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia
perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.



PER RIFLETTERE INSIEME…
Eccoci qua… ad interpretare e commentare, indegnamente, l’ETERNA  SAPIENZA DIVINA, la Sapienza che sedeva sul trono di Dio in principio di tutte le cose… siamo qui a parlare di queste cose… noi… uomini e donne del Terzo Millennio.

La Sapienza di Dio ci porta una PAROLA che viene dall’eternità, quella stessa Parola che ha creato ogni cosa e che dice, ancora oggi a noi, ogni cosa, ci svela ogni verità, ci rivela ogni nostra empietà, ci mette davanti ad una realtà che non è quella di mille e mille anni fa, ma la nostra, la nostra quotidianità: sembra, infatti, che questa Parola sia stata scritta stamattina per fotografare la nostra realtà, il nostro  modo di pensare, quale sintesi dei frutti della nostra cultura post-moderna.

È sconcertante questo, è sconvolgente leggere questi versetti e poi leggere le cronache quotidiane e vedere quanto i primi si rispecchino nelle seconde, quanto vere e attuali siano queste parole, nessuno scrittore avrebbe meglio potuto descrivere il pensiero dell’uomo moderno.

Ma vediamo nello specifico cosa ci dicono questi versetti e a chi parlano.

Cominciamo dalla seconda domanda: a chi parlano?

Qui c’è poco da discutere e poco da quantificare: parlano a tutti, a tutti noi, ma proprio a tutti noi, a me che scrivo, a voi che leggete, a quelli che ascoltano… all’uomo di questo nostro tempo.

E che cosa ci dicono?

Anche questo è molto semplice… innanzitutto dobbiamo chiarire una cosa che potrebbe sembrare scontata, ma scontata non lo è: queste parole ci dicono qualcosa!

Sì, perché non è detto che tutte le parole dicano qualcosa, siamo abituati a sentire di tutto su tutto, discorsi vuoti, arzigogolati, parole astratte, parole belle, parole pesanti… ma parole che non sempre o quasi mai ci dicono qualcosa di significativo, di importante, di fondamentale, di veramente utile per noi, che ci aiutino concretamente a cambiare la nostra vita o per lo meno a migliorarla, a farla maturare… non dobbiamo dimenticare che non si ascolta per ascoltare, ma si ascolta per maturare, per riempirci di cose che ci aiutino ad andare oltre il nostro iniziale pensiero, pensiero che, da infantile, deve farsi adulto.

Noi consideriamo adulto un soggetto soltanto guardando i suoi cambiamenti fisici e il suo abbigliamento, ma il vero adulto si distingue dal suo ragionare, dai suoi discorsi maturi, dalle sue parole dense di significato.

Questa Parola che andiamo oggi a commentare è una Parola Piena, cioè significativa in tutte le sue parti, in tutti i suoi molteplici significati, per cui va ascoltata con attenzione e va meditata, riflettendoci sopra; non la si può leggere e basta, archiviandola come un qualsiasi articolo di cronaca rosa o nera.

È una Parola che dice, che parla, che ha qualcosa di importante da dire, da dirci, a noi uomini e donne del Duemila.


Leggendo questi versetti mi sembra di sentire i discorsi che si fanno in piazza, nei negozi, nelle strade passeggiando e purtroppo anche durante i funerali: ‘’ Si muore, tutto finisce, chi gliel’ha fatti fare tutti quei sacrifici, quanto lavoro, quanta fatica, quante preoccupazioni e poi, vedi… tutto finisce in una bara sotto terra! Mangiamo e divertiamoci ora che possiamo, prendiamocela allegra la vita, facciamo tutto quello che ci va di fare: divertimento, passatempi, giochi d’azzardo, piaceri di ogni genere… godiamoci la vita finchè  possiamo… quando la morte verrà almeno non avremo rimpianti…’’

O certo questo modo di pensare fila liscio come l’olio, è una filosofia che non lascia dubbi, è talmente semplice che chiunque può comprenderla.

Un tempo, la filosofia si occupava dell’immortalità dell’anima, per lo meno ci provava a dare delle spiegazioni, delle risposte, non sempre ne comprendeva tutta l’ampiezza ma almeno non la negava. Lasciava il discorso aperto ad altre speculazioni, ad altre discussioni, ad altre possibilità.

Oggi, invece, ogni discorso è chiuso, definitivo. Oggi la filosofia ha messo la parola ‘’fine’’ ai suoi interrogativi di sempre, concludendo, miseramente, con quella corrente che viene chiamata ‘’esistenzialismo’’, che la vita è questa, che non c’è altra vita al di fuori di questa; che non abbiamo un’anima. Che non ci sono altre verità se non queste.


E questo assunto filosofico che liquida con così intensa superficialità un argomento tanto alto quanto vasto e profondo, altro non è se non la logica del mondo, di questo mondo, incarnata nei pensieri di tutti o di quasi tutti.

L’uomo della strada esprime con semplicità queste verità stabilite dai filosofi moderni con discorsi, i loro, alquanto altisonanti; ma che siano discorsi semplici o discorsi cattedratici la sostanza non cambia assolutamente, il nocciolo del pensiero dell’uomo moderno è fin troppo chiaro: l’uomo è finito, tutta la sua vita si esprime in un arco temporale definito e circoscritto. L’anima… un’invenzione della religione per spaventare i bambini!

La vita eterna? Una favola per vecchietti sprovveduti!

La giustizia divina? Ma chi ci crede più? Siamo uomini moderni! Evoluti! Non siamo più nel Settecento.

La vita va vissuta qui ed ora perché solo di questo abbiamo certezza; del doman non c’è certezza… per cui  godiamoci il presente… poi si vedrà!

Tradotto in parole spicciole, paesane direi, in discorsi tipici dell’uomo comune, potremmo dire così: nessuno è tornato dall’altro mondo a darci conferma che ci sia un altro mondo! La vita è oggi, risparmiamo i soldi per il funerale, che costa tanto, magari ci mettiamo pure la banda, speriamo che ci portino tanti fiori così facciamo pure bella figura da morti; quello che possiamo fare oggi lo facciamo per i figli, per lasciare magari loro una casa;  per il resto… non ci pensiamo più, quando saremo morti non resterà più niente di noi… quell’altro mondo non sappiamo se veramente esiste e se esistesse davvero… ci penseremo al momento opportuno, inutile preoccuparsi oggi!

Ecco qui, il discorso dell’ateo direte!

Sono gli atei che la pensano così!

E no, non è il discorso dell’ateo, che nega ciò che non sa e che non vuole sapere, ma è il discorso del cristiano che viene a messa tutte le domeniche, fa la comunione tutte le domeniche, magari anche durante la settimana, prega e si ritiene  un cristiano perfetto, un cristiano modello!

È il discorso dell’uomo comune, che viene al funerale per dare le condoglianze alle famiglie del defunto, che entra in chiesa alla fine della messa oppure che fa il sacrifico formale di assistere alla messa per rispetto dei familiari dell’amico che è venuto a mancare; è la persona della porta accanto, il familiare con cui mangiamo, l’amico/a del cuore con cui ci confidiamo, l’anziano  novantenne, il giovane studente, l’ammalato che sta per morire, perfino il bambino che viene al catechismo settimanale… è il nostro comune e quotidiano ragionare!

È il nostro ateismo cristiano!

Proprio così, anche il cristianesimo ha subito una variazione, è diventato un cristianesimo ateo, un cristianesimo fai-da-te, un cristianesimo usa-e-getta, un cristianesimo scristianizzato, un’appartenenza formale… ma molto formale, talmente formale che non ha più molti legami con il cristianesimo vero, quello che ha la forza di farti cambiare i tuoi punti di vista mondani, quello che ti guida interiormente con Mano potente, quello che è Rifugio e Scudo dai mali del mondo, quello che è un Volo d’Aquila che ti solleva dalle miserie umane; il cristianesimo è una Strada, una Guida sicura nelle cadute quotidiane, una Mano Sicura che trattiene il tuo passo dalle cadute e se dovessi cadere è pronta a rialzarti

Il Cristianesimo è stato corrotto nella sua intimità, è stato devastato nella sua libertà, è stato demolito nella sua altezza spirituale che rendeva belle tutte le cose; gli è stato tolto spessore, altezza, profondità, ampiezza; è stato appiattito, ridotto a brandelli, sfigurato nel suo Volto di Maestro di vita.

Il Cristianesimo vero non ci piace, preferiamo spogliarlo del Suo Splendore Potente, lo modernizziamo mettendogli un look mondano che sa di amaro, di inconsistenza, di invisibilità; un tempo si partiva per ‘’cristianizzarlo’’ questo mondo, oggi si fa a gara per ‘’scristianizzarlo’’, come quel ragazzo che mi chiedeva, un giorno,  se si poteva ‘’sbattezzare’’ in virtù di una libertà di scelta che… era tutt’altro che una scelta.

La scelta la si fa conoscendo le parti in causa, se invece non conosco né ciò che lascio né ciò che prendo, non posso parlare di scelta, ma di scelleratezza umana che si erge a presunzione di sé!

Ciò detto, ritorniamo all’argomento principale e cioè al modo di intendere la vita: l’Esistenzialismo è una filosofia così ovvia e così facile da comprendere che la conoscono anche gli analfabeti; se chiedo ad un vecchietto cosa pensa della vita, mi risponde da filosofo esistenzialista: la vita è tutta qua, dopo non c’è più niente, nessun altro mondo, nessun altro giudizio, nessun’altra vita, è vero solo ciò che vedo e tocco, non c’è altro.

Or dunque così dicendo ha demolito millenni di storia: già l’uomo primitivo aveva capito che c’era qualcosa di ‘’speciale’’ nell’uomo e questo lo portò a seppellire i morti, orientando il loro corpo verso oriente, il luogo della luce, del sorgere del sole, della nascita o, nella sua intenzione, della ri-nascita.

L’uomo primitivo nella sua estrema esemplificazione intellettiva aveva intuito il sacro che c’è nell’uomo; non seppelliva le carcasse degli animali, ma i corpi dei familiari, perché la sepoltura ne conservasse il ricordo insieme a qualcos’altro che non sapeva definire, ma che sapeva cogliere intuitivamente, spiritualmente oserei dire, per una sapienza che né da carne né da sangue gli era stata rivelata.

E la sepoltura dei morti e l’immortalità dell’anima non è stata certamente un’ invenzione degli stregoni o degli sciamani!

Quei corpi rannicchiati dentro una buca riempiono oggi i nostri musei archeologici.

Quei corpi primitivi danno oggi risposte alle nostre domande di uomini moderni, sul senso della vita, sul cosa c’è oltre la morte?

Loro ci rispondono in coro: oltre questa vita c’è una Vita più bella!

Quei corpi che venivano adornati con gioielli, e circondati con armi e utensili di vita quotidiana ci dicono, oggi,  che loro, nella loro più assoluta ignoranza, credevano in una vita nuova, più bella, più piena, più libera.

Loro ci credevano, per questo ci mettevano tutto l’occorrente per poter vivere tranquillamente.

Noi, che ci diciamo civilizzati, cristianizzati, tecnolocizzati, quasi autosantificati in alcuni casi, noi… non crediamo più o peggio ancora… non ci abbiamo mai creduto!

E che a nessuno venga in mente di ribaltare il filo del discorso e dire ’’credere, dunque, è cosa da primitivi’’; è l’errore più banale e grossolano oltre che grottesco che potesse fare.

Il loro credere ci dice una cosa molto più importante: ci dice che il credere è accessibile tanto all’ ignorante, all’ebete, a chi è privo di ragione, privo di cultura, privo anche di logica quanto a coloro che si ergono al di sopra delle cattedre, si auto-statuizzano sui piedistalli, così come è accessibile all’uomo comune, alla donna moderna, al giovane disorientato, al bambino incantato dal mistero della Creazione.

È questo l’insegnamento degli uomini primitivi: credere non richiede ragionamenti filosofici, ma l’ascolto della propria interiorità accessibilissima a chiunque, a chiunque voglia ascoltare, naturalmente, a chiunque voglia stare ‘’dentro di sé’’, perché ciò che veramente serve è soltanto la disponibilità all’ascolto, poi ogni cosa scorrerà come un fiume in piena, non servono né mezzi di fortuna né grandi santoni, non servono enciclopedie teologiche o anni di ricerca disperata, serve solo la disponibilità ad ascoltare ciò che ognuno di noi si porta dentro, un’eredità che è stata data a tutti, una possibilità donata a tutti, occorre solo volerla metterla in pratica, farne uso, prenderne coscienza e disporsi all’ascolto.

La Verità è Verità, per coglierla basta desiderarla; dice il Signore:’’Io non ho parlato in un’orrida regione, non ho tenuto nascosta la Verità tutta per me, ma certamente non ai sapienti ma ai piccoli Io l’ho rivelata’’.

Perché ai piccoli e non ai sapienti?

Perché i sapienti si lasciano ingannare dalla loro sapienza, per le tante sovrastrutture che si sono accumulate negli strati del suo pensiero; i piccoli, invece, nella loro genuinità e spontaneità, colgono immediatamente la verità, l’essenziale che è invisibile agli occhi.

Se ci facciamo piccoli, non nel senso di regressione cronologica, ma di pulizia interiore, mentale e spirituale, cioè semplici, umili, bisognosi e desiderosi di apprendere un insegnamento paterno, come un bambino che si affida alle braccia del padre ed ascolta incuriosito ed affascinato le cose che il padre gli racconta, sicuro che il padre non può mentire a chi è frutto delle sue viscere.

La Verità la può cogliere chiunque, tanto i sapienti quanto l’uomo comune, l’uomo analfabeta, il bambino o la vecchietta.

La Verità è semplice. È trasparente. È visibile. È innegabile. È reale.

Ma per coglierla bisogna volerlo.

È questo il nostro sforzo, l’unico sforzo che ci viene richiesto.

Ci viene chiesto di prendere una decisione. Di esprimere una volontà.

Di prendere coscienza di un proprio bisogno.

Di ascoltare i moti dell’anima prima che il mondo li sopprima totalmente.

Se la nostra anima resta sepolta sotto gli stratosferici enigmi che il mondo ci propone, certo la fatica diventa così dura che uno ci rinuncia e prende la prima offerta a buon mercato che gli viene fatta, credendola un affare, una vincita al lotto: ho trovato la verità!

La Verità, però, non la si trova in scatole di cartone, ma negli scrigni preziosi; la Verità è Luce che dura in eterno, non un bagliore provvisorio, che acceca e ti brucia la vista; la Verità ti dona occhi nuovi, nuova vista, ti apre ad un mondo sconosciuto potenziando la tua vista, permettendoti di guardare più lontano, con i tuoi stessi occhi, non quelli del mondo, non quegli degli altri, ma sarai tu a dire: ho visto ed ho creduto.

Ho visto con i miei occhi. Ho creduto perché davanti a ciò che ho visto non potevo non credere.

La Verità ti dona una vista nuova.

La menzogna che il mondo offre, invece, offusca la tua vita e ti acceca con le sue false luci.

La verità del mondo ovvero le tante verità del mondo sono racchiuse in scatole di cartone, preconfezionate, impacchettate, comprate, commercializzate, corruttibili, sgualcibili, temporanee, come temporanee sono le verità che propone.

La Verità vera, l’Unica Verità è racchiusa nello scrigno prezioso che è la Parola, la Sacra Scrittura, eterna, incorruttibile, luminosa, aperta, offerta, donata, proposta liberamente e liberamente accettata.

La Verità rende liberi, non imprigiona, non mente, non inganna. Ma ti libera dalle zavorre mondane che impediscono di vedere la verità che è sotto i nostri occhi, davanti a noi e non aspetta altro che di essere colta in tutta la sua ampiezza e in tutta la sua bellezza.

Nel primo versetto di questo secondo capitolo c’è una frase chiarissima nel significato e nelle intenzioni ‘’dicono fra loro… sragionando’’.

Parafrasando i versetti proposti all’inizio,  andiamo a scoprire cosa dicono coloro che sragionano.

Sragionare, intanto, è un termine forte, indica coloro che vaneggiano, delirano, danno letteralmente i numeri, sono fuori di sé… ecco… essere fuori di sé, dicono queste cose coloro che sono fuori da se stessi, che sono nel mondo e del mondo, che non conoscono se stessi, che non si appartengono più, che appartengono al mondo e a ciò che il mondo dice loro di fare.

Ma la verità non la si trova fuori da se stessi, è pazzo colui che crede di trovare la verità fuori da se stesso; soltanto rientrando in se stessi si è in grado di ‘’ragionare’’, fino a quando si è fuori si continuerà a ‘’sragionare’’

E chi sragiona dice queste cose, queste stoltezze che non sono stoltezze da niente, nel senso che non sono ragionamenti buttati lì e tutto finisce lì, ma sono ragionamenti che hanno una conseguenza terribile: portando lontano dalla Verità, quindi dalla Luce che illumina l’intelletto, li precipita nel regno delle tenebre, dove c’è pianto e stridor di denti.

Che lo si voglia credere o no, che piaccia o no, è questa la fine che tocca a chi si mette fuori da se stesso e fuori dalla Verità che salva, fuori dalla Parola che salva, fuori… fuori da ogni cosa buona e desiderabile e giusta e veritiera.

Vediamo dunque come ragiona o meglio come ‘’sragiona’’ lo stolto:


«La nostra vita è breve e triste; non c'è rimedio, quando l'uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.

Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati.
E' un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore. Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera.

Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo e nessuno si ricorderà delle nostre opere.
La nostra vita passerà come le tracce di una nube, si disperderà come nebbia scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore.
La nostra esistenza è il passare di un'ombra e non c'è ritorno alla nostra morte, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.
Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile!
Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza.
Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte. ‘’

Alzi la mano chi non ha mai sentito questi discorsi almeno una volta nella sua vita.

Oggi. Nel 2014.

E ieri. Nell’appena trascorso 2013.

Mi sembra di sentire le voci dei tanti parrocchiani, i discorsi dei tanti che si dicono credenti.

I discorsi che si fanno oggi. Non duemila anni fa.

Oggi, dopo duemila anni dal Segno di Giona, dalla realizzazione delle promesse dei Millenni precedenti, dalla realizzazione delle parole del Cristo, Parola incarnata, morto e RISORTO per noi.

RISORTO.

Chiunque ancora dice ‘’Non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. Una volta morti, il corpo diventa cenere e lo spirito si dissolve come l’aria. La nostra vita è come il passare di un’ombra e non c’è ritorno. E' un fumo il soffio delle nostre narici…’’ chiunque afferma convintamente queste cose e cerca di convincere anche gli altri della sua verità sulla vita, della giustezza delle sue affermazioni… chiunque fa questo… SRAGIONA.

SRAGIONA perché va contro l’evidenza. Contro la ragionevolezza dell’evidenza.

Cristo è risorto. Coloro che l’hanno visto, e sono stati in tanti, lo testimoniano e l’hanno testimoniato fino al martirio della loro vita.

Con la vita, non con le parole facili, ma con la loro stessa vita.

Con quale altra cosa più preziosa della propria vita… potevano darne testimonianza concreta?

Nessuno è disposto a morire per affermare una bugia.

Si è disposti a morire, anche di morte violenta, soltanto per affermare una Verità.

Tutto questo è evidente perché la Storia, adeguatamente e contestualmente documentata, ce lo dice chiaramente.

L’evidenza non la si può negare.

Chi nega l’evidenza… SRAGIONA.

Se vogliamo, dunque ragionare e ragionare da persone adulte e mature, allora non possiamo negare l’evidenza e l’evidenza è che CRISTO E’ RISORTO E NOI RISORGEREMO IN LUI E CON LUI.

Solo lo stolto e l’empio, cioè il corrotto, negano l’evidenza.

E tu da che parte stai?

Sei tra quelli che RAGIONANO o tra quelli che SRAGIONANO?

giovedì 2 gennaio 2014





MARIA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE

Messaggio a Mirijana del 2 Gennaio 2014  

“Cari figli, per poter essere miei apostoli e per poter aiutare tutti coloro che sono nella tenebra a conoscere la luce dell’amore di mio Figlio, dovete avere cuori puri ed umili. Non potete essere d’aiuto affinché mio Figlio nasca e regni nei cuori di coloro che non lo conoscono, se Egli non regna, se non è il Re nel vostro cuore. Io sono con voi, cammino con voi come Madre, busso ai vostri cuori: non possono aprirsi, perché non sono umili. Io prego - ma pregate anche voi, figli miei amati, - affinché possiate aprire a mio Figlio cuori puri ed umili e ricevere i doni che vi ha promesso. Allora sarete guidati dall’amore e dalla forza di mio Figlio. Allora sarete miei apostoli, che diffonderanno ovunque attorno a loro i frutti dell’amore di Dio. A partire da voi e attraverso di voi agirà mio Figlio, perché sarete una cosa sola. A questo anela il mio Cuore materno: all’unità di tutti i miei figli per mezzo di mio Figlio. Con grande amore benedico e prego per gli eletti di mio Figlio: per i vostri pastori. Vi ringrazio”. 


   

PANE SPEZZATO

''Venite e gustate quant'è buono il Signore''
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA

PARTE PRIMA (16) 
La vita secondo gli empi

[16]Gli empi invocano su di sé la morte

con gesti e con parole,

ritenendola amica

si consumano per essa

e con essa concludono alleanza,

perché son degni di appartenerle.



PER RIFLETTERE INSIEME…
L’ultimo versetto del primo capitolo del Libro della Sapienza fa sintesi del concetto di empietà.

Se cerchiamo dei sinonimi per definire e per meglio chiarire il concetto di ‘’empietà’’ troveremo ‘’malvagità, sacrilegio ’’.

Se il termine ‘’malvagità’’ è più immediato come significato, quello di ‘’sacrilegio’’ potrebbe essere un po’ più discutibile, perché lo si usa con molta superficialità e spesso per qualsiasi argomento al punto da abusare del suo stesso significato.

Chiariamo dunque il concetto di ‘’SACRILEGIO’’ per meglio capire quello di ‘’EMPIETÀ:  sacrilegio è un’offesa, una violazione, un’ingiuria, una bestemmia, una profanazione.

Or bene, chiarito questo, vediamo in che cosa consistono e a chi sono riferite queste azioni ‘’malvagie’’.

L’essere in un contesto religioso spesso trae in inganno, perché la società tende a separare il mondo religioso da quello profano: ma non esistono due mondi, non ci sono compartimenti stagni, non ci sono separazioni nette tra questi due ambiti, il religioso e il mondano, perché esiste un solo mondo che è quello dell’uomo, della vita umana in tutta la sua interezza ed integralità.

Per cui la divisione in  ’sacro e profano’’ va un po’ rivista e riletta alla luce della Sapienza divina, perché il nome ‘’profano ‘’ viene dal verbo ‘’profanare’’, che è un’azione riferita al sacro: il profano non esiste come realtà, ma esiste l’azione del profanare che è una violazione riferita al sacro.

La realtà è dunque una sola:  esiste solo ciò che è sacro.

La profanazione esiste in quanto relativa alla sacralità delle cose create.

Spieghiamo meglio: ciò che veramente esiste è ‘’il Sacro’’, il profano è una derivazione dell’azione del profanare, in questo caso un abuso ed un uso sbagliato della lingua parlata, perché il profano in sé non esiste, mentre esiste l’azione del profanare  cioè del dissacrare.

Tutto è sacro! Esiste solo il sacro!

Perché!?

Perché tutto viene da Dio e Dio non può non santificare ciò che crea con le sue Mani Sante.

La vita è santa.

L’uomo è santo.

Il mondo è santo.

Se tutto viene da Dio, tutto è degno di santità, tutto è rivestito di santità.

Ho detto ‘’degno di santità’’ perché questo è lo stato originario di tutte le cose: ‘’Tutte le cose furono create in vista di Lui e per mezzo di Lui’’.

Tutto il Creato è dunque rivestito di santità.

In principio … tutto era cosa buona … e santa!

Era.

Uso un verbo al passato perché oggi, è sotto gli occhi di tutti, non è più così.

Oggi tutto è stato violentato, deturpato,  corrotto… profanato… cioè privato della sua santità iniziale o meglio dire…  dissacrato!

Per  ’santità del Creato’’ intendo ‘’la purezza iniziale, la bellezza prima della violazione, la perfezione prima della corruzione’’.

La Vita era santa prima che vi entrasse la morte; santa nel senso  di purezza, di immortalità.

Il Creato era santo prima che  la serpe fosse precipitata sulla Terra con un terzo dei suoi angeli.

L’uomo era santo prima che con la sua disubbidienza rifiutasse Dio, scegliendo di diventare Dio al posto di Dio, obbedendo all’insinuazione della serpe.

L’uomo dunque profana ogni cosa perché è lui il primo ad essere stato profanato, il primo ad essere diventato ‘’corruttibile’’; e se l’uomo è stato profanato, cioè violentato nella sua santità iniziale, nella bellezza che Dio aveva messo nel suo cuore, ecco che ciò che egli tocca rischia di essere  a sua volta profanato, cioè corrotto, trasformato nella sua originaria natura.

Il profano, dunque, non esiste, mentre esiste il profanare, l’azione dell’uomo di trasformare ciò che viene in contatto con lui e privarlo della santità iniziale.

La prima ad essere profanata e privata della sua santità è la vita, il versetto 16 è chiarissimo: Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle.

La morte come amica è una delle convinzioni che più ha spopolato da sempre; si è sempre considerata la morte come liberazione, come fuga, come libertà, come riposo dopo il travaglio della vita terrena.

La morte salva l’uomo dalle croci quotidiane, a volte insopportabili, a volte dolorosissime, a volte al di sopra delle proprie forze.

La morte viene a liberare l’uomo dalle catene della carne, dalle sue preoccupazioni, dalle sue sofferenze, da ogni genere di responsabilità.

La morte è la salvezza!

Non è questo un modo di pensare che appartiene al passato, ma è terribilmente radicato nel presente, anzi oggi più che mai  radicato in questa nostra realtà, sintomatico del malessere che appartiene al presente.

Quando si soffre molto, soprattutto gli anziani, la prima cosa che dicono ‘’ morte vieni  a prendermi presto, perché non ce la faccio più, i dolori sono insopportabili, sono stanca!’’

Quando muore qualcuno che ci è caro, si dice ‘’vieni presto a prendere anche me, perché non ce la faccio a stare qui senza di te’’.

Quando qualcuno ci ha deluso, offeso, maltrattato, si desidera morire perché il peso di questa mortificazione, di questa violenza alla nostra persona non lo sopportiamo ed invochiamo la morte, che ci salvi da questa sofferenza che ci schiaccia a terra e ci riduce a larve incapaci di reagire.

Per non parlare poi di quella che è stata coniata come una perla del progresso postmodermo: ‘’dolce morte ovvero eutanasia’’; chi è diventato solo un peso per la famiglia, per la società allora è meglio che muoia, lo si toglie di mezzo e il problema è risolto.

E poi il culmine dell’empietà, manifestazione della corruzione totale del cuore umano, è l‘aborto, l’omicidio della vita nascente nel pieno della sua fragilità, quando più ha bisogno di protezione tanto più viene annientata crudelmente disciolta con acidi, tagliuzzata con pinze e forbici, avvelenata con pillole.

Per l’empio la vita vale meno di una ghianda data ai porci!

La profanazione della vita è al suo massimo livello nei nostri tempi, mai l’uomo ha violentato la vita fin dal suo primo istante di concepimento come nei tempi moderni.

Lasciamo stare le guerre, gli attentati, i kamikaze, gli omicidi, gli assassini, le tragedie familiari che stanno lievitando come la massa per il pane preparata dal fornaio… lasciamo stare queste situazioni che fanno orrore a chiunque, che nessuno che abbia buon senso può approvare consapevolmente, ma non meno gravi sono ‘’le guerre fatte alla vita’’, non un ad un nemico che indossa una divisa diversa, non all’invasore che ha colonizzato la mia terra, ma alla Vita che mi dà vita, che mi sostiene, che mi parla dell’Amore di Colui che mi ha creato.

Noi facciamo guerra alla Vita!!!

Noi odiamo la vita!

Ci alleiamo con la morte, siamo immersi in una cultura di morte; il valore della morte supera quello della vita!

È impressionante rendersi conto che la corruzione del nostro animo giunge a tanto.

È la morte che dovrebbe spaventarci, non la vita!

Invece la morte sembra che ci appartenga più della vita!

La morte è l’estrema e più assoluta profanazione della Vita!

La morte ci toglie la Vita!

La morte dissacra la vita!

La morte offende, violenta la Vita!

Invece noi la consideriamo amica, la invochiamo come ancòra di salvezza, come refrigerio dalle angustie terrene!

Ma la morte è entrata nell’uomo per invidia del diavolo… dunque la morte appartiene al diavolo, è un suo strumento, una sua opera, una sua volontà.

Che sia solo opera sua è provata dal fatto che Colui che ci ha creato ha dovuto mandare Suo Figlio per ridarci la vita che ci era stata negata, tolta, rubata per invidia dal diavolo.

Cristo è morto per noi per restituirci la Vita che ci era stata tolta, non per farci morire per i nostri peccati.

Lui ha lavato le nostre colpe con il Suo Sangue e ci ha riaperto le porte della Vita, della Vita Eterna, ci ha dato la possibilità di tornare a vivere la santità della vita insieme con Lui!

La morte non viene da Dio!

Chi implora la morte, chi gestisce la morte facendola passare come una forma di aiuto contro il dolore e la sofferenza, non è con Dio, non ama la vita, ma ha sposato la cultura della morte come panacea di tutti i mali!

Orrenda è la sua situazione! Orrenda di fronte al mondo e di fronte a Dio.

Ma la vita è più forte della morte, perché la vita viene da Dio, la morte dal diavolo che vorrebbe essere come Dio, ma non lo è; è e continuerà ad essere sottomesso a Dio, perché l’Onnipotente è Uno solo!

Qual è dunque il pensiero degli stolti, il ragionare degli empi?

Chi è l’empio?

L’empio è colui che profana la vita e tutto ciò che ad essa è relativa e cioè l’intero Creato, perché tutta la Creazione è Vita, è il Regno della Vita perché è stata fatta dal Signore della Vita.

L’empio è colui che si oppone alla Vita, cioè a tutto ciò che è sacro e quando dico ‘’sacro’’ non intende riferirlo al ristretto ambito religioso, come è abitudine fare oggi, ma  a tutto ciò che è uscito dalle Mani di Dio, quindi ad ogni cosa, tutto è stato creato da Dio e tutto a Lui appartiene.

E Lui che è il Signore della Vita ha sottomesso anche la morte, ha sconfitto la morte.

La morte, dunque, non è da Dio, ma è stata da Lui sconfitta, ricreando la Vita, restaurando ogni cosa che era stata corrotta dalla morte.

Gli empi, dunque, si alleano con la morte per distruggere la Vita creata da Dio.

E chi è colui che brama distruggere le cose create da Dio se non il diavolo?

Chi si allea con la morte sta dunque dalla parte del diavolo, diventa suo strumento, suo complice; mette la sua vita a disposizione di colui che vuole, ad ogni costo, distruggere la cosa più grande, più bella e più santa che Dio ha creato: la VITA!

Se invochiamo la morte, dunque, se ci consumiamo per essa, se con essa stringiamo alleanza, se la consideriamo amica… siamo degni di essa! Apparteniamo ad essa!

Siamo, cioè, coloro che, seguendo e condividendo l’invidia del diavolo, ci opponiamo a tutto ciò che è vita, a tutto ciò che viene dalla vita, a tutta la pienezza che riempie la vita, a tutta la bellezza che c’è nella vita, a tutta la santità di cui la vita è rivestita e di cui è la massima espressione.

Questo versetto ci chiama dunque  a fare discernimento su queste cose, a verificare da che parte stiamo, a stabilire, consapevolmente, da che parte vogliamo stare, senza lasciarci trascinare dai venti di pseudoprogressismo, dalle bufere di retoricismo, dagli inganni della cultura moderna che fa, sfacciatamente, passare per buona e giusta anche la morte!

Se dunque questo è il nostro pensiero, se di questo siamo convinti, se con queste cose sta il nostro cuore, abbiamo l’obbligo di  esserne consapevoli, di affermarlo davanti a noi stessi, di dirsi chiaramente e coraggiosamente in faccia: io sto con la morte!

Non continuiamo ad ingannarci, non continuiamo ad illuderci, a fuggire a noi stessi, a rivestirci di una falsa veste di progressismo che ci rende orribili a noi stessi, non scegliamo la morte facendola passare come l’amica che ci toglie dai guai.

La vita è molto di più delle ansie e delle preoccupazioni quotidiane.

La vita è qualcosa di molto più grande, più immensa, più profonda, più preziosa di quanto il mondo voglia farla sembrare.

La vita è cosa sacra, perché viene dal 3 VOLTE SANTO!

Che io sia credente o meno, ateo convinto o per convenzione, per pigrizia o per formalismo… non c’entra con la realtà della Vita.

La Vita è al di sopra dei nostri scampoli di intelligenza; la vita è cosa buona, molto buona ed è al di sopra di ogni cosa…  per sua stessa natura.

L’uomo, qualunque uomo, indipendentemente dal suo credo religioso o politico, non può negare che la Vita viene prima della morte.

Il Dio della Vita ha sconfitto la Morte; l’uomo, impastato di vita, ma corrotto dalla morte, può scegliere, usando la sua intelligenza, e decidere se stare con il Vincitore o con il perdente.

La Vita ha trionfato!

La Morte è stata annientata!

Ora tocca a noi decidere con chi stare: con la Vita o con la Morte!

L’empio ha già scelto… tu, invece, puoi ancora scegliere!

mercoledì 1 gennaio 2014